"Il curricolo nella Scuola
dell'Infanzia" (II)
di Miguel Zabalza Beraza, Università
di Santiago de Compostela
| Il curricolo nella
scuola dellinfanzia Parte (I)
|
1. A che cosa si riferisce il curricolo
Immaginate che
vi stiano facendo unintervista per un lavoro come
insegnante di bambini piccoli. Lintervistatore pone
domande su alcuni dei seguenti argomenti:
- Di
che cosa ha bisogno, secondo la sua opinione, un bambino
piccolo per il suo sviluppo, oggi?
- Come
organizzerebbe lo spazio delle attività e del gioco
dei bambini?
- Quale
tipo di materiali vorrebbe avere, come lo distribuirebbe
e per quale utilizzo per ognuno di essi?
- Quali
sono, secondo la sua opinione, le esigenze principali
che chiedono alla scuola le famiglie dei bambini di
questa età?
- Quali
modelli di lavoro con i bambini piccoli conosce e che
cosa richiama la sua attenzione di ognuno di essi?
Tutte queste
domande hanno un contenuto corricolare. Ai suoi committenti
interessa sapere che cosè per lei leducazione
infantile per vedere fino a che punto le sue idee sono
compatibili o meno con il modello educativo (il curricolo)
che questa scuola sta portando avanti.
Spodek (1996) [1] ha scritto che un modello curricolare è una rappresentazione
ideale di premesse teoriche, politiche, amministrative e
componenti pedagogiche di un programma destinato ad ottenere
un risultato educativo. Si ricava da teorie che spiegano
come i bambini si sviluppano ed imparano, informano sul
modo migliore di organizzare le risorse a disposizione e
le opportunità di apprendimento per i bambini ed i giudizi
di valore sulle cose importanti che i bambini debbono saper
riconoscere (pag. 15).
Quando parliamo di curricolo ci stiamo
riferendo, perciò, al progetto formativo che desideriamo
portare avanti. E diciamo che un buon curricolo è soprattutto
un progetto formativo integrato. Se analizziamo più
profondamente la questione, dobbiamo prestare speciale attenzione
alle tre parole richiamate (progetto, formativo, integrato),
poiché da ciascuna di esse derivino connotazioni concettuali
e pratiche importanti per comprendere che cosè il
curricolo:
1.1.
Si tratta di un Progetto:
Quando parliamo di un progetto ci riferiamo
a:
a) qualcosa di pensato
e pianificato anticipatamente come un tutto.
Questa prospettiva
dinsieme ci permettere di tracciare un disegno ben
organizzato, con senso, sistematico e graduale.
Si pensi ad
esempio a quando un architetto fa il progetto di un nuovo
edificio: deve pensarlo nella sua totalità per stabilire
lunitarietà del disegno. In questo senso, lidea
di progetto si oppone a quella di improvvisazione,
di costruzione per parti e stralci (come avviene invece
nel caso di alcune costruzioni: andare avanti a pezzi, senza
un progetto globale, facendo pasticci, ecc.). Questo accade
anche in educazione, quando non esiste un progetto: ciascuno
va a suo modo, agendo da free lancer ed improvvisando
secondo quello che nellimmediato gli appare la cosa
migliore, aggiunge il suo apporto anche se in qualche caso
non ha nulla a che fare con ciò che gli altri colleghi stanno
facendo, ecc.
Di certo, una
pianificazione preventiva non deve essere qualcosa di molto
rigido, come qualcosa che è stato deciso anticipatamente
una volta per tutte ed immodificabile. Come succede nella
musica (attività che esige unaccurata pianificazione
preventiva affinché il concerto non si trasformi in un caos
in cui ogni suonatore va per suo conto) possiamo lavorare
con le partiture chiuse (eseguendo puntualmente tutto e
solo ciò che sta scritto nel rigo musicale) oppure a partiture
aperte (come nel modello del jazz) in cui lunità dellinsieme
non solo non impoverisce ma si arricchisce dei contributi
originali (tuttavia non discordanti) dei singoli esecutori.
b) Qualcosa di formalizzato: almeno
posto per iscritto, in uno schema o in un grafico dal quale
risulti visibile lidea che guida il progetto.
Non serve niente dire di avere un progetto ma che lo abbiamo
in testa, che sappiamo bene che cosa vogliamo fare senza
la necessità di metterlo per iscritto. I progetti richiedono
un certo livello di formalizzazione.
c) Quella formalizzazione che consente
al progetto di rendersi visibile e, pertanto, pubblico.
I progetti educativi hanno la necessità, per legittimarsi,
di essere resi pubblici (non nel senso della pubblicità
commerciale) per unaltra duplice ragione: perché leducazione
è un diritto (e perciò deve essere chiaro che lofferta
educativa che attuiamo garantisce una risposta completa
a questo diritto) e perché sia coloro che intervengono nel
processo sia gli stessi possono desiderare di conoscere
e, alle volte, possano discutere e trasformare lofferta
formativa che si offre loro.
La scuola ed i docenti non sono paragonabili
a sette che pretenderebbero di influenzare i bambini in
maniera occulta e senza controllo. Al contrario, ciò che
vogliamo è che il tipo di lavoro che stiamo facendo con
i bambini sia assolutamente trasparente e, nella misura
del possibile, condiviso.
Occorre precisare che in alcune famiglie
esiste anche questa prevenzione (lo Stato attraverso la
scuola porterebbe loro via i bambini fin da molto piccoli
ed eserciterebbe su di essi influenze contrarie allorientamento
familiare). Questa situazione non ha nulla a che vedere
con lidea di curricolo che qui presentiamo.
d) Essendo il curricolo qualcosa di pubblico
e ben conosciuto ai destinatari si trasforma, a sua volta,
in un impegno.
E questa la grande virtualità del
curricolo: concretizza limpegno formativo portando
a compimento quanto assunto dallistituzione. Posto
che le famiglie conoscano ciò che viene offerto ai loro
figli, posto che lAmministrazione Educativa conosca
altrettanto e lo dia per valido, posto ancora che listituzione
ne offra lattuazione come espressione pubblica, quando
avviene tutto questo tale proposta diviene, di fatto, un
impegno. I genitori potranno pretendere che venga portato
avanti, o le scuole protestare se non dispongono dei mezzi
per attuarlo; può anche accadere che alle istituzioni educative
venga revocata lautorizzazione se non compiono tutto
questo.
E facile perciò capire che quando
parliamo di curricolo non stiamo parlando di qualcosa
di burocratico e fittizio come avviene per alcuni progetti
istituzionali (piani formativi, Progetti istituzionali,
prontuari educativi, ecc.), che sono sulla carta, per rispondere
ad esigenze amministrative, però che spesso non vengono
concretizzate nella pratica reale delle scuole. In questi
casi si è agito formalmente senza limpegno che il
curricolo richiede.
1.2. E
un progetto formativo
Non è nemmeno semplice
definire in modo chiaro quali caratteristiche deve possedere
un tipo di intervento che si possa definire di orientamento
formativo. Che cosè che è formativo? E
la stessa cosa cosa parlare di formazione e di educazione,
di istruzione, di socializzazione,
di prestazione di cura? E chiaro che tutti
questi aspetti hanno a che fare con unidea, pur vaga,
di formazione. Luna cosa però non vale
laltra.
Questidea
di progettualità formativa è stata ben sviluppata e spiegata
da F. Frabboni (1994, 2000)[2] che ha offerto uno dei contributi più importanti del curricolo
per la scuola. Effettivamente, attraverso il curricolo si
definisce e si attua il progetto che la scuola intende portare
avanti. E il contenuto di tale progetto, ma anche
il processo attraverso il quale si definisce (garantendo
sempre la partecipazione dei vari attori sociali interni
ed esterni, degli insegnanti, degli ausiliari) e la forma
nella quale si presenta (come una struttura flessibile in
grado di adattarsi ai diversi contesti istituzionali e personali)
ciò che determina un buon curricolo.
Il curricolo, dichiara Frabboni
(2000), ha il compito di garantire alla scuola una guida
e un traguardo formativo (ergendosi, quindi, a nemico implacabile
della scuola del caso). Tutto questo per dire che il curricolo
é il frutto di unesplicita opzione pedagogica (...)
che gode a monte - di unaltrettanto esplicita
opzione epistemologica. Ci riferiamo alle tre idee madre
precedentemente illustrate: lidea di educazione, di
infanzia e di scuola (pag. 53)[3].
Il senso formativo
delleducazione infantile dovrà essere
legato, secondo la mia opinione, ai seguenti aspetti:
a) ad uno scopo non
meramente assistenziale del lavoro con i bambini
piccoli;
Senza dubbio
la prospettiva curricolare delleducazione infantile
ha cercato con determinazione di superare la visione assistenzialistica
predominante in alcuni paesi. Anche da noi ha teso a caricarsi
di un senso prevalentemente assistenziale, almeno in alcuni
casi, come avviene per gli asili nido[4].
Di fatto, questo è ciò che giustifica la sua dipendenza
istituzionale dai Ministeri legati allassistenza sociale.
Occuparsi dei
bambini piccoli e delle loro necessità di base (alimentazione,
vestiario, igiene, ecc.) non è una questione di poco conto
ed ha molto a che fare con una politica di corretta protezione
della famiglia e di potenziamento del lavoro femminile.
Tuttavia, dalla prospettiva del curricolo (vale a dire,
dal progetto formativo al quale si lega la sua attuazione)
è chiaramente incompleta.
b) ad un tipo attuazione
aperta e che comprenda i diversi ambiti dello sviluppo infantile.
Esiste una
molteplicità di punti di vista dellazione educativa
con bambini piccoli nella scuola dellinfanzia. In
alcuni casi si ritiene che i bambini piccoli vadano a scuola
per imparare. E, trattandosi di una visione
globale, non lo si intende nel senso restrittivo che di
solito si attribuisce allidea di apprendimento (imparare
a leggere, a scrivere, a far di conto).
E inoltre
restrittivo pensare che i bambini piccoli vadano a scuola
per giocare. Si potrebbe accogliere questidea
nel senso che viene attribuito al gioco quando si dice che
è capace di abbracciare un insieme di azioni molto diverse
e comprendenti in sé le molteplici dimensioni dello sviluppo
infantile.
In definitiva,
il principio formativo è vincolato al potenziamento di tutte
e di ciascuna delle dimensioni dello sviluppo del bambino
piccolo: dalle capacità intellettuali ed affettive, dalla
personalità alle condotte, dalle emozioni alla destrezza
manuale, dal linguaggio o dalla logica alla pittura, alla
musica, allo sport.
Vedremo nei
punti seguenti in che modo questa prospettiva sia il punto
chiave del curricolo della qualità della scuola dellinfanzia.
Limpegno della scuola dellinfanzia è proprio
questo: favorire il pieno sviluppo dei bambini piccoli.
Senza disattendere nessuno dei profili dello sviluppo per
avvantaggiarne altri. E questa è lidea di formazione
che dà senso al curricolo (tanto della fase infantile quanto
delle altre tappe della scolarizzazione).
1.3. E
un Progetto Formativo Integrato
Ci riferiamo ad
una delle caratteristiche qualitative del curricolo. In
molti casi si tratta del principale contributo che la corrente
curricolare offre al miglioramento delle scuole dellinfanzia.
Anche quando si lavora in termini curricolari,
i cambiamenti fondamentali che il curricolo porta con sé
non hanno tanto a che vedere con i contenuti formativi (sebbene
si vanno effettivamente inserendo nuovi approcci di contenuto
formativo e nuovi ambiti di formazione nella misura in cui
si stanno sviluppando nuove e più attuali proposte curricolari)
e nemmeno con larticolazione dei cicli scolastici
(che dipendono maggiormente da concezioni politiche e da
criteri di organizzazione del sistema che viene utilizzato).
La mia opinione è che ciò che un impianto curricolare offre
(esige) è il fatto di proporre unidea di unitarietà
e di integrazione della proposta formativa.
Da qui il nuovo impulso che é stato conferito
alle istituzioni scolastiche come unità sistemica
dellazione educativa che trascende e che dà senso
a ciò che gli insegnanti individualmente fanno. Questo perché
sono le istituzioni scolastiche che definiscono e gestiscono
i progetti curricolari. Non sono i docenti individualmente
i soggetti che costruiscono il curricolo, ma listituzione
alla quale appartengono. Non siamo agenti o promotori di
progetti educativi propri. Facciamo parte di unistituzione
e di una categoria professionale che costruisce e sviluppa
un progetto educativo comune.
Nel caso della Spagna, in cui è vigente
un modello curricolare misto (lo stato si riserva di stabilire
le linee di base e comuni delle proposte curricolari che
dovranno essere completate ed adattate alla situazione specifica
di ciascuna istituzione scolastica), la definizione del
curricolo formativo dipenderà da questazione complementare
fra la proposta di base dellAmministrazione Educativa
competente e listituzione scolastica che concretamente
la elaborerà ed attuerà.
Effettivamente, tutte le scuole portano
avanti una proposta formativa: tutte partono dai programmi
ufficiali e quasi tutte stanno mettendo in campo elementi
propri che completano i disegni curricolari che costituiscono
la loro base formale. Daltra parte però, almeno in
Spagna, non tutte le scuole stanno sviluppando un progetto
formativo. Ed ancor meno possiamo dire che il progetto
formativo, se ce lhanno, sia un progetto formativo
integrato, vale a dire chiaramente dotato di unitarietà
e di continuità interna che rinforza il suo senso e la sua
coesione.
Può piuttosto accadere che ciascun insegnante
o educatore stia facendo, per così dire, la guerra ognuno
per proprio conto. Forse utilizza adeguatamente i programmi
ufficiali, ma lo fa a titolo individuale e non come
qualcosa che fa parte di un gruppo di professionisti delleducazione
che sta realizzando congiuntamente un Progetto disegnato
e garantito dallistituzione nella quale lavora.
E probabile che in Italia le cose
funzionino meglio. In quasi tutte le realtà italiane che
ho visitato, ho conosciuto scuole nelle quali effettivamente
gli insegnanti lavorano insieme ed elaborano un progetto
formativo generale (a volte costituito da un insieme di
progetti parziali dotati di caratteristiche diverse). Ma
non è questa la situazione più consueta. Normalmente tendiamo
a collocarci in un sistema molto individuale di lavoro,
cercando la nostra autonomia e capacità diniziativa.
Però il risultato di questa situazione è che diventa un
groviglio di difficoltà quando è il momento di arrivare
a proposte curricolari integrate.
Iram Siraj-Blatchford
(1998)[5] ha messo in risalto limportanza di arrivare ad una visione
partecipata del lavoro educativo per portare gli insegnanti
a costruire insieme un progetto formativo. In tale processo
costruttivo si consegue quellapprendimento corale
vigostjiano che permette di costruire prospettive comuni
fra gli insegnanti. Quando il collegio non si sente implicato
nel processo costruttivo e le proposte educative vengono
fornite da istanze superiori, si verificano molti scostamenti
nellinterpretazione del lavoro da realizzare e si
tende ad attuarle seguendo criteri individuali.
E in questo senso che possiamo dire
che non tutte le scuole hanno o si muovono nella prospettiva
del curricolo. E anche in questo senso che la problematica
del curricolo costituisce uno degli elementi più interessanti
nel processo di miglioramento delle scuole: come passare
da un modello attuativo basato sulle azioni individuali
ad un modello dazione educativa che poggia su progetti
istituzionali.
[1
Spodek, B. (1996): Alternativas curriculares na Educaçâo
de Infância: uma perspectiva histórica, en Formosinho,
Julia (Coord.): Modelos curriculares para a Educaçâo
de Infância. Porto Editora. Porto (Portugal). Pgas.
13-43.
[2]
Frabboni, F. (1994) : Le dieci parole della Didattica.
Milano. Ethel Editoriale.
Frabboni, F. (2000): Il piano dellofferta
formativa. Milano. Mondadori.
[3]
In italiano nelloriginale (n. d. t.).
[4]
Si tratta delle guarderias, un servizio simile ai
nostri asili nido.
[5]
Siraj-Blatchford, I. (1998): Criteria for determining
quality in Early Learning for 3-6 yearólds, en Siraj-Blatchford,
I. (Edit.): A curriculum development handbook for Early
Childhood Educators. Stoke on Trent (England). Trentham
Books. Pags. 3-14.
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