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"Il curricolo nella Scuola dell'Infanzia" (I)

di Miguel Zabalza Beraza, Università di Santiago de Compostela

....Tempo fa, in un incontro internazionale sull’educazione infantile organizzato dalla JUNJI (Junta Nacional de Jardines Infantiles) del Cile ho avuto l’onore di ricevere l’invito a tenere una conferenza sul curricolo nell’educazione infantile. Si tratta di un argomento emblematico in quanto sono molti i paesi che non lo hanno introdotto nelle proprie politiche educative e non mancano gli esperti che si dichiarano contrari a formalizzare sul piano curricolare la cura dei bambini piccoli. Devo dire che la mia posizione personale è decisamente a favore della definizione di un curricolo ufficiale che impegni tanto i governi così come gli insegnanti e che costituisca il riconoscimento esplicito dei diritti dei bambini a ricevere l’educazione ed a beneficiare di scuole dell’infanzia di qualità. Non è questo tuttavia il tema che vorrei discutere se non al termine di questo mio intervento. Mi limito a citare un piccolo episodio: c’era in un convegno una signora (penso che si trattasse di un’insegnante di scuola dell’infanzia) proveniente da un paese del nord che era venuta a confidarmi che era un po’ confusa. Poiché aveva sentito parlare del curricolo nei termini che io avevo detto, mi ha confessato che nel suo paese “i bambini vanno nei luoghi in cui ci si occupa di loro. Noi abbiamo acqua e sabbia ed altri materiali per farli giocare. Ed è quello che loro fanno. Quando qualcuno di loro ha qualche problema ce lo dicono e noi li aiutiamo”.

Credo che questo aneddoto ci possa servire come punto di partenza per una riflessione sul curricolo della scuola dell’infanzia. E’ onesto riconoscere  che non si tratta di un tema facile e semplice. Essere convinti della sua importanza (questo è il mio caso personale e di molti altri colleghi) non è un ostacolo per riconoscere che altri studi sul problema difendono posizioni differenti rispetto a quelle che io qui intendo sostenere. Non amano di meno i bimbi piccoli rispetto a quanto noi possiamo a nostra volta amarla, né dedicano minore entusiasmo alla sua crescita. Per questo meritano tutto il mio rispetto. E per questa ragione spero anch’io di meritare il rispetto di coloro che non credono che un impianto curricolare sia applicabile alla scuola dell’infanzia.

Per porci adeguatamente di fronte al tema del curricolo della scuola dell’infanzia è importante prendere in considerazione la modalità nella quale è andata evolvendosi l’attenzione e la cura dei bambini piccoli. In termini molto generali, possiamo dire che la scuola dell’infanzia è passata per una serie di fasi che le hanno permesso di raggiungere un elevato livello di sviluppo istituzionale e pedagogico. Alcuni parametri che hanno fatto perno sul suo sviluppo possono essere sintetizzati nei seguenti punti:

·        E’ passata da un servizio di assistenza dei bambini piccoli, ad un sistema orientato a migliorare la sua preparazione (readiness) per la scuola (per questo é chiamato a volte “pre-scolare”) fino a raggiungere una fase nella quale il suo obiettivo di fondo è di favorire lo sviluppo dei bambini e mettere a loro disposizione un ambiente ricco che renda possibile una sua espansione esperienziale equilibrata.

Si tratta di orientamenti che sono sicuramente differenti fra loro ma che, come suole accadere in educazione, il fatto di passare da una fase all’altra non elimina la situazione precedente ma ha la necessità di essere integrata nelle proposte più complete che seguono. Ciò che si modifica è il gioco fra figura e sfondo dell’impianto di fondo: in altri termini, quale aspetto compare come elemento fondamentale (figura) e quale rimane come elemento importante ma tuttavia di secondo ordine (il fondo o contesto). In questo modo i modelli prescolastici degli anni sessanta e settanta non hanno disatteso la cura dei bambini ma concentravano maggiormente la loro attenzione nel prepararli per il successivo grado scolastico. La stessa cosa sta accadendo ora: non è che non si riconosce l’importanza della cura e della preparazione al grado scolastico successivo ma la priorità é stata rivolta nella direzione dello sviluppo personale e sociale dei bambini e del loro arricchimento globale. D’altra parte questo non esclude situazioni (in determinate occasioni per le particolari condizioni sociali o economiche nelle quali emergono) nelle quali risulta necessario prestare attenzione assistenziale ai bambini piccoli ed alla loro preparazione pre-scolastica perché si possano successivamente integrare nella scuola normale.

·         Una seconda linea di sviluppo della scuola dell’infanzia va collocata – almeno credo – nel ruolo attribuito agli insegnanti che hanno cura delle bambine e dei bambini piccoli. In questo senso, le fasi descritte nel punto precedente hanno contribuito a definire l’identità e le competenze che gli insegnanti di scuola dell’infanzia hanno portato avanti nel loro lavoro. Dalla scuola dell”adulto che ha cura” (la cui principale caratteristica era che si dovevano prendere i bambini, farli stare bene e rispondere alle loro necessità primarie: alimentazione, igiene, sonno, gioco, ecc.) si è passati ad una scuola condotta da professionisti dell’educazione. La modalità nella quale è andato via via evolvendosi il profilo dell’educatore di scuola dell’infanzia è molto diversa in relazione alla particolare tradizione pedagogica di ogni singolo paese: in alcuni si è rafforzato il ruolo di insegnante (fornendo una formazione molto simile a quella degli insegnanti degli altri livelli della scuola di base), in altri è venuta imprimendosi una direzione di lavoro più diretta alla “gestione dei contesti di apprendimento” (le cui competenze sono maggiormente rivolte all’organizzazione degli spazi e delle risorse disponibili), ed in altri casi infine è stata attribuita importanza fondamentale alle “dinamiche relazionali” (lo stesso educatore si trasforma in elemento chiave del tipo di relazioni ed interazioni che è capace di promuovere fra i bambini, con gli adulti, con l’ambiente circostante, con la cultura, coi materiali, ecc.).

·         Un terzo asse dello sviluppo dell’educazione infantile va collocato all’interno di come si è andati concependo in ciascun momento lo sviluppo dei bambini (come crescono e come imparano) ed all’idea che si è venuta a creare su ciò che era necessario e ciò che era conveniente fare per favorire tale sviluppo. Siamo passati, in questo senso, da modelli più innatismi, secondo i quali è opportuno lasciare che il bambino vada via via evolvendosi seguendo la propria linea di sviluppo naturale ed evitando i ‘rischi’ esterni che potessero alterarne il processo (la metafora del giardino), all’idea piagetiana che congiunge tale sviluppo naturale (gli stadi) alla stimolazione ambientale in modo tale che l’accrescimento corporeo, e soprattutto quello intellettuale, si attua seguendo un processo predeterminato per quanto riguarda la sequenza delle fasi attraverso le quali passa in dipendenza dal contesto, in relazione alla validità e la ricchezza dei contenuti e delle esperienze somministrate. In seguito ha avuto sempre maggior peso la prospettiva sociale di Vigotskij secondo il quale lo sviluppo è il frutto dell’interazione sociale con i pari e con gli adulti: è la condivisione di esperienze e gli scambi comunicativi che fanno sì che alla fine diveniamo in grado di farli nostri ed impiegarli a vantaggio del nostro sviluppo.

Ho vissuto personalmente le diverse prospettive di sviluppo dei bambini e condizioni affinché lo sviluppo avvenga nel migliore dei modi. Quando è nato il nostro primo bambino, mia moglie ed io avevamo mantenuto, com’è naturale, un contatto costante con il pediatra. Era un medico giovane appena arrivato da un paese straniero dove aveva conseguito la specializzazione. I suoi consigli erano rigorosi: il bambino necessita, ci comunicava, di molta tranquillità. In questa età il bambino è come un essere asociale la cui funzione principale è di rafforzare le sue strutture somatiche e neurologiche. Quello che deve fare è perciò mangiare e dormire. Tenetelo in casa senza rumori, con poca luce e lasciando che passi rilassato tutto il tempo fra una poppata e l’altra. Deve essere nutrito al seno ogni tre ore. Bisogna essere molto precisi sugli orari perché altrimenti si abitua male. Né mia moglie né io, entrambi psicologi, abbiamo fatto molto caso a questi consigli. Ci sono sembrati inutilmente rigidi e molto distanti dalle nostre idee sull’argomento.

Dopo due anni è nato il nostro secondo figlio, in questo caso una bambina. Abbiamo mantenuto lo stesso pediatra e ci siamo rivolti a lui come di consueto. Ciò che è interessante è che il suo messaggio si era totalmente trasformato: i bambini sono esseri molto sociali, ci ha detto, hanno bisogno di vedere gente e di stare in mezzo agli altri. Che dorma quando ha sonno e mangi quando ha fame. E di notte che dorma tranquillo senza bisogno di svegliarlo per la poppata.

Il nostro pediatra aveva cambiato posizione, era passato dalla nostra parte. E’ un buon esempio di come è andato evolvendosi il senso dello sviluppo infantile: dal pensare di “lasciare che la natura vada seguendo il suo processo, promovendo le condizione che consentano lo sviluppo” al ritenere che “lo sviluppo sia essenzialmente il frutto dell’interazione con l’ambiente”. E’ l’ambiente che alimenta il processo e che costituisce le opportunità che determinano, nel loro insieme, la maggiore o minore qualità di sviluppo.

Insieme ai modelli classici dello sviluppo infantile, si sono recentemente presentate alla ribalta altre ottiche di approccio, sebbene un po’ più incerte, basate sulla neurologia e che postulano la stimolazione diretta delle zone cerebrali connesse con lo sviluppo delle capacità dei bambini. I primi risultati sono stati spettacolari per quanto riguarda l’allevamento dei bambini. Tuttavia non sappiamo ancora qual è il prezzo che è necessario pagare per una stimolazione rigida ed intensa: quali saranno gli effetti secondari nelle altre dimensioni dello sviluppo, fino a che punto saranno duraturi i suoi effetti e, soprattutto, se tutto questo porterà ad una migliore qualità della vita dei bambini (mentre sono bambini e dopo, quando si faranno adulti).

Ebbene, la modalità nella quale si è prodotta l’evoluzione di ciascuna di queste direzioni di lavoro, la particolare posizione che ha prevalso nel nostro paese o nel nostro contesto, determinerà la forma in cui andremo ad affrontare la sfida della costruzione del curricolo per la scuola dell’infanzia.

Dalle considerazioni sopra esposte è facile capire che la mia idea di scuola dell’infanzia è che si tratta di una tappa educativa il cui obiettivo principale è di favorire l’arricchimento esperienziale dei bambini e delle bambine piccoli allo scopo di ottimizzare lo sviluppo di tutte le loro capacità. E’ necessario, per quanto possibile, confidare in professionisti competenti e ben preparati così come in ambienti istituzionali ricchi di stimoli. In questa prospettiva, il curricolo costituisce una particolare offerta formativa che ciascun paese e ciascuna istituzione formativa mette a disposizione delle famiglie e dei bambini e si impegna a sviluppare per garantire che tutti godano dei benefici che una buona scuola dell’infanzia è in condizione di offrire loro.

Questa è la mia idea di partenza e da essa ho cercato di trarre i punti che mi accingo ad esporre. Propongo cinque punti.

1.      A che cosa si riferisce il curricolo?

Vorrei analizzare in questo punto da dove parte l’idea di “curricolo” e che cosa comporta la sua applicazione all’organizzazione delle attività di cura e di lavoro educativo con i bambini piccoli. Mi interesserà soprattutto approfondire un’idea di curricolo che si identifichi con l’idea di “progetto educativo integrato”.

2.      Qual è l’idea di educazione e di scuola dell’infanzia su cui si fonda il curricolo di questa fase dello sviluppo?

Cercherò in questo punto di analizzare le funzioni fondamentali che si suppone che si debbano portare avanti in relazione ai bambini piccoli. E’ ovvio che lo sviluppo del curricolo dipende da come sono state definite tali funzioni e dal senso che si attribuisce loro in relazione allo sviluppo infantile.

3.     Quali sono gli assi intorno ai quali si struttura il curricolo della scuola dell’infanzia?

I bambini piccoli seguono un processo di maturazione e di sviluppo le cui coordinate di fondo sono già determinate dal codice genetico. Senza dubbio la scuola, allo stesso modo di come fa anche la famiglia, può giocare un ruolo sostanziale nella facilitazione e nel rafforzamento di tale processo. Ugualmente, il periodo della scuola dell’infanzia è intrinsecamente connesso al radicamento ed all’espansione delle componenti di base della personalità e del carattere del bambino piccolo. Sostanzialmente, la scuola dell’infanzia si apre come un grande scenario di apprendimento e di alfabetizzazione culturale.

4.     Quali sono gli ambiti curricolari di fondo della scuola dell’infanzia? Perché quelli e non altri?

Vorrei fare, su questo punto, un’incursione sulle grandi aree curricolari che si identificano come spazio di intervento educativo per quest’età sottolineando gli apporti di ognuna e quali sono in specifico i principali contributi per lo sviluppo infantile.

5.Quale ruolo gioca la famiglia in questo processo?

Vorrei evidenziare il grande ruolo che corrisponde a quello che viene giocato dalla famiglia nel processo dell’educazione dei propri figli piccoli. E come tale ruolo sostanziale deve essere coordinato con coloro che fanno la scuola.

Come si comprende, si tratta di una visione introduttiva che successivamente sarà ampiamente sviluppata da altri colleghi che conoscono più da vicino il sistema delle scuole dell’infanzia italiane. La mia visione è di necessità più generica.

Benché conosca ed apprezzi enormemente l’educazione infantile che si esercita in Italia, non sono in grado di effettuarne un’analisi appprofondita. Le mie riflessioni nascono più che altro dalla mia esperienza in Spagna e da molti contatti con colleghi di altri paesi europei e latinoamericani. Non ho la pretesa perciò di approfondire i diversi aspetti menzionati. Cercherò semplicemente di presentare il panorama di alcuni nodi dell’attuale dibattito su come affrontare con onestà (politica e professionale) la sfida di un curricolo, ricco e di qualità, per la scuola dell’infanzia.

» Indice generale di "Curricolo, programmazione e POF"

   

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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma
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