Il curricolo nella scuola
dellinfanzia (V)
di Miguel Zabalza Beraza - Universidad
de Santiago de Compostela
| Il curricolo
nella scuola dellinfanzia Parte (I)
|
| Il curricolo nella scuola
dellinfanzia Parte (II) |
| Il curricolo nella scuola
dellinfanzia Parte (III) |
| Il curricolo nella scuola
dellinfanzia Parte (IV) |
4. Gli ambiti curricolari di fondo delleducazione
infantile
Partiamo da una constatazione: non tutti
i paesi fanno affidamento ad un documento curricolare
che serva da guida del lavoro di sezione. Questo significa
che in molte parti ciò che si deve fare (lavorare
giocare) nella scuola dellinfanzia - ed il modo
di farlo - viene lasciato in mano ai responsabili della
scuola ed agli insegnanti incaricati di portarla avanti.
Per questo, parlando di curricolo di questetà,
si può vedere che alcuni libri fanno riferimento alle diverse
attività ed esperienze che si possono svolgere in questa
fase. In ogni modo, sono sempre di più i paesi che optano
per un impianto curricolare comune che serva
di riferimento per il lavoro educativo in tutte le scuole
dellinfanzia.
Insisto nel dire
che esiste un forte dibattito sulla convenienza (cè
chi parla addirittura di legittimità) di uniniziativa
di questo tipo. Personalmente, lo voglio dire, sono un attivista
convinto della sua necessità: oggi come oggi, credo, abbiamo
la necessità di un curriculum ufficiale per la scuola dellinfanzia.
E la forma migliore di garantire che tutti i bambini,
qualsiasi sia la loro condizione, le loro capacità, la loro
origine, la loro collocazione, hanno il diritto di ricevere
una buona educazione fin da piccoli, vale a dire nel periodo
della vita nel quale leducazione può essere maggiormente
efficace.
Parlare dei diritti
dei bambini come filosofia politica è facile. Tutti i paesi
lo riconoscono. Ma questi diritti devono tramutarsi in fatti:
il diritto allalimentazione, alla salute, alleducazione,
al tempo libero, ecc. E non possiamo fermarci alle parole.
Solamente quando si trasformano in impegno i diritti diventano
effettivi. Dire che tutti i bambini hanno il diritto alla
salute non vuol dire niente. Limpegno si manifesta
quando si precisa che hanno il diritto di ricevere questo
o questaltro vaccino, a poter fruire di visite mediche
periodiche, ad essere accolti in un ospedale pubblico qualsiasi
sia lorigine e le condizioni della sua famiglia ed
il problema medico che deve essere affrontato. Questo sì
è un impegno.
In educazione
occorre qualcosa di simile. Non serve a nulla dire che i
bambini hanno diritto alleducazione. Il problema è
di concretizzare a quale educazione hanno diritto. Quali
contenuti educativi riceveranno indipendentemente dalle
condizioni e dalle loro capacità? Questo è per me il curricolo
ufficiale: limpegno che assumono gli stati e le istituzioni
di offrire a tutti i bambini (lo ripetiamo, a tutti)
un piano di formazione nel quale sono compresi i diversi
ambiti curricolari (lingua, motricità, conoscenza dellambiente,
espressione, ecc.).
Intorno alla
fine del 2000, il primo ministro britannico Tony Blair affermava
che non era politicamente accettabile che per il fatto di
essere nati in un quartiere o in un altro di una città,
o in una zona o in unaltra del paese, un bambino debba
essere condannato ad essere inserito il primo in una scuola
di qualità ed il secondo in una scuola mediocre. Se entrambi
hanno gli stessi diritti, deve essere garantita ad entrambi
la possibilità di fruire di servizi di simile qualità e,
in ogni caso, di qualità alta.
Entrambi questi aspetti costituiscono,
secondo il mio parere, il senso più profondo del curricolo.
Per questo credo che sia importante che debba divenire un
impegno reale ed obiettivo. Ciò che deve essere assunto
è che i bambini hanno diritto alla formazione nei diversi
ambiti che il curricolo definisce. Assumerlo da parte dei
responsabili educativi significa, daltra parte, che
debbono creare le condizioni affinché tale impegno possa
essere condotto in porto in modo effettivo ed efficace:
creare le istituzioni adeguate, formare i docenti, dotarli
delle risorse necessarie, ecc.
Il sistema educativo spagnolo prevede un
quadro curricolare generale che deve servire da piattaforma
minima per tutte le scuole. In esso vengono descritte
le grandi aree che debbono servire da riferimento per linsieme
delle esperienze (le più ampie e diversificate che sia possibile)
che vengono realizzate nella scuola dellinfanzia.
Anche se sono chiamate in modo diverso nelle diverse realtà
autonome della Spagna, non sono molte le differenze di contenuto
fra luna e laltra, se non nelle intestazioni
dei titoli. Nellattuale curricolo i grandi ambiti
di formazione della scuola dellinfanzia spagnola sono
i seguenti:
-
Identità e autonomia personale;
-
Esperienze nellambiente fisico e sociale;
-
Esperienze relative allespressione ed alla rappresentazione.
Non insisto oltre su questi aspetti, perché
si tratta di cose di minore importanza per i colleghi italiani.
Mi sia permesso, in ogni modo, poter fare un breve riferimento
al modello che io stesso ho messo a punto[1]
e che, a mio modo di vedere, esprime una concezione curricolare
ampia e globale dello sviluppo infantile di questa età.
La mia impostazione non esclude il lavoro
per aree di esperienza (come di solito é presentata la proposta
dei diversi Disegni Curricolari di base) ma gradua i vari
livelli in ciò che in questo lavoro deve essere portato
a buon fine. E organizzato intorno a quattro aree:
- Livello
emotivo-espressivo
Si riferisce
alla dimensione più emozionale e profonda dello sviluppo
del bambino. Non si tratta di ciò che il bambino riceve
ed assimila (nelle conoscenze, esperienze, competenze, ecc.)
ma ciò che manifesta da se stesso (le sue insicurezze, le
sue paure, le sue fantasie). Anche il suo mondo interiore
è qualcosa che ha bisogno di conoscere e cominciare a controllare
(attraverso la razionalizzazione, rendendone gli altri partecipi,
esplorandolo da diversi punti di vista, ecc.).
- Livello
sensoriale-psicomotorio
Si riferisce
allo sviluppo progressivo tanto della capacità e delle padronanze
percettive dei diversi sensi, quanto allo sviluppo delle
abilità motorie, del coordinamento e dellazione.
- Livello
relazionale-sociale
In questa prospettiva
ci si inserisce tutto quellinsieme di esperienze che
hanno a che fare con lo sviluppo sociale e la progressiva
padronanza delle interazioni (con gli adulti, con gli altri
bambini, con le regole, ecc.).
- Livello
intellettuale-cognitivo
In questo livello
si ritrovano le azioni abituali nella scuola in relazione
allo sviluppo delle capacità intellettuali dei bambini ed
allarricchimento del bagaglio di conoscenze ed esperienze
su se stessi e sul contesto.
Nella Tabella n. 1 si può vedere una descrizione
dettagliata dei diversi aspetti compresi in ciascuno dei
livelli menzionati.
Livello |
Contenuti
curricolari connessi |
|
Emotivo-espressivo |
·
Sentimento di sicurezza (paure, fantasie, desideri);
·
Senso di fiducia in se stesso;
·
Stile di vita: attacco versus difesa
·
Autoconoscenza: lio versus se stesso
Strategie didattiche: linguaggio per esprimere
sentimenti; mezzi per dichiarare attenuare
eliminare tensioni; attività e oggetti produttori
di piacere. |
|
Sensoriale - psicomotorio |
·
Accrescimento e salute (statura, igiene, alimentazione);
· Sviluppo
delle abilità sensoriali (sensibilità sensoriale,
attenzione);
·
Sviluppo motorio e psicomotorio (connessione mente-corpo,
schema corporeo, movimenti, comunicazioni vissute);
· Sensibilità
artistica. |
| Relazionali-sociali |
·
Sincronia relazionale (dialogo relazionale);
·
Apprendimenti sociali (intelligenza sociale): distinzione
io non io; capacità di avvicinamento ed allontanamento;
capacità di previsione (riduzione dellansia);
capacità di controllo; capire gli altri; riconoscere
ed apprezzare se stesso;
·
Identificarsi e differenziarsi dal gruppo. |
| Intellettuale
cognitivo |
·
Sentimento di efficacia e competenza;
·
Percepire la realtà, agire su di essa, rappresentarla;
·
Risolvere problemi, inventare e reinventare;
·
Linguaggio;
·
Logica e pensiero matematico;
·
Pensiero divergente ed artistico. |
Ciò che è importante non è tanto che venga
trattato maggiormente un contenuto rispetto ad un altro
(alla fine esistono poche differenze a questo proposito
fra una proposta curricolare e laltra), ma ciò che
il quadro complessivo presenta come stile comprensivo
per condurre le esperienze di sezione.
La novità (mi si perdoni la presunzione)
è che si presenta come una proposta che facilita la globalizzazione
delle esperienze di apprendimento. Qualsiasi sia il punto
cruciale o lunità che intendiamo elaborare, possiamo
organizzare il suo sviluppo in modo tale che siano affrontati
i quattro livelli sopra riportati e che possiamo aiutare
il bambino ad andare avanti in ciascuno di essi. E questo
è ciò che fa sì che leducazione infantile consegua
risultati equilibrati (nel senso che non si specializza
in nessuno degli ambiti curricolari dimenticando gli altri).
Altri modelli curricolari hanno scelto
categorie per differenti ambiti di formazione. Di particolare
interesse, per la dimensione internazionale, è il modello
High Scope (Hohman, Banet y Weikart (1979[2])
che struttura i contenuti curricolari intorno a ciò che
vengono definite esperienze chiave per la speciale
rilevanza che attribuiscono allo sviluppo infantile. Tali
esperienze chiave sono 56 e sono organizzate su 9 ambiti
formativi (Formosinho, 1998)[3]:
sviluppo sociale, rappresentazione, linguaggio, classificazione,
seriazione, numero, spazio, tempo, movimento, e sviluppo
fisico.
5. La famiglia
nello sviluppo del curricolo
Non è qui possibile affrontare in profondità
il ruolo della famiglia nella formazione dei bambini piccoli.
Mi limito a precisare che sarebbe quanto mai inopportuno
predisporre un curricolo educativo (nel senso già dichiarato
di progetto formativo integrato) che non tenga conto
della famiglia. Si può anche dire di più: che non comprenda
la famiglia nel proprio impianto interno.
Sono sempre più convinto (e mi perdonerete
ancora la sfrontatezza di esporre idee troppo personali)
che leducazione infantile non può essere esclusivo
appannaggio della scuola. La scuola non può impadronirsi
dei bambini di questetà per realizzare un progetto
che è stato elaborato e gestito dalla scuola stessa. Il
curricolo della scuola dellinfanzia, in quanto progetto
formativo, deve essere condiviso con la famiglia. Lo dico
con chiara consapevolezza dellesistenza di questa
complementarietà: questo protagonismo condiviso non è per
niente facile da organizzare ed esige un cambiamento di
mentalità tanto da parte degli insegnanti come dalle famiglie
stesse.
Non so se sto dicendo uneresia o
qualcosa che contraddice lopinione comune. La questione
sta, a mio parere, nel fatto che gli elementi più sostanziali
di questa fase, che deve essere ricca ed arricchente per
i bambini, sono le relazioni interistituzionali che siamo
in grado di stabilire durante i primi anni di inserimento
del bambino nella scuola.
Già si diceva, con avvedutezza, nel Libro
bianco per la Riforma del Sistema educativo[4]
spagnolo che lobiettivo della scuola
dellinfanzia nella quale i bambini sono accolti prima
della scuola dellobbligo, non è quello di accudirli
ed ospitarli mentre i genitori lavorano, ma di promuovere
indipendentemente dallimpegno lavorativo dei
genitori un sistema di esperienze in grado di favorire
il loro sviluppo. Tali esperienze non sostituiscano quelle
della famiglia ma che le appoggiano e le complatino. Di
conseguenza, tanto la famiglia come la scuola dellinfanzia
compartecipano agli obiettivi che devono accompagnare, guidare
e stimolare lo sviluppo psicologico infantile, attraverso
differenti esperienze educative che garantiscano che tale
sviluppo si realizza in maniera integrale (punto
3, p. 103).
Questidea di accompagnare, guidare
e stimolare lo sviluppo (non solamente sul piano psicologico,
ma anche su quello emotivo, sociale, culturale, ecc.) mi
pare fondamentale nel caso della definizione del ruolo della
famiglia nel periodo delleducazione infantile. I paesi
del nord, che sono particolarmente sensibili a questo tema
(il protagonismo della famiglia primeggia nel proprio orientamento
sullinfanzia), hanno sviluppato esperienze molto interessanti
di coinvolgimento dei genitori (sebbene più frequentemente
con le madri) nella progettazione e nella gestione dei programmi
di educazione infantile[5].
Una delle esperienze più coinvolgenti nellattuale
impostazione inglese sono i centri di accoglienza
promossi dal governo laburista. Una caratteristica fondamentale
di questi centri è il grande ruolo che i genitori svolgono
nel lavora educativo con i figli e le figle. Uno straordinario
esempio di questo genere è rintracciabile nel centro Pen
Green (Whalley, 1997, 2001)
Dalla collaborazione intensa fra famiglia
e scuola dellinfanzia si possono trarre solamente
vantaggi da entrambe le parti. E questa collaborazione dovrebbe
fondarsi, per quanto si riferisce alla scuola dellinfanzia
ed ai suoi insegnanti, su obiettivi differenti:
a) Collaborare, quando è il caso, nella
formazione dei genitori come educatori; molti sono genitori
per la prima volta e non sempre hanno chiaro quale tipo
di azione educativa possono sviluppare coi propri figli
e nellambito familiare.
b) Favorire il coinvolgimento dei genitori
in alcune attività educative che vengono messe in atto nella
scuola. Molte di queste iniziative formative aumentano chiaramente
(nel tempo, nelle attività che vengono predisposte e nel
momento della loro realizzazione) il tempo di permanenza
nellaula scolastica: attività di cura della salute,
di raccolta di informazioni o elementi della vita quotidiana,
di riflessioni su aspetti della vita di tutti i giorni,
ecc. Per poterle sviluppare completamente si determina una
specie di allargamento dellambito delle
attività, in modo tale che si utilizzi anche il tempo che
dovrebbe essere dedicato alla propria casa, al proprio tempo
libero.
c) Favorire (questo significherebbe
un salto qualitativo) la partecipazione diretta dei genitori
alle attività che vengono sviluppate a scuola. Questo implicherebbe,
a parte la componente emozionale derivante dalla presenza
dei genitori a scuola, un chiaro arricchimento delle esperienze
interattive dei bambini (più adulti coi quali condividere
idee e vissuti) e degli apprendimenti (soprattutto se la
presenza dei genitori è legata allo sviluppo delle iniziative
che non si potrebbero realizzare senza di loro).
Le ultime messe a punto della
scuola dellinfanzia devono essere lette alla luce
di questo movimento di apertura della scuola. Si tratta
di aprire la scuola alla comunità per stabilire ciò che,
in modo molto azzeccato, si è cominciato a sviluppare in
Italia con la denominazione di Sistema formativo integrato.
Si tratta di un progetto di formazione poliedrico al quale
partecipano i diversi agenti del territorio (dai musei alle
biblioteche, alle associazioni professionali ed artigianali,
alle famiglie ed alle stesse scuole). E, in mezzo a tutto
questo, come mediatore e catalizzatore delle influenze incrociate,
leducatrice con la propria consapevolezza professionale
contribuisce affinché tutto questo insieme di agenti formativi
confluisca in un forte arricchimento dellesperienza
formativa stessa (molteplice, stimolante, di sfida) che
si intende offrire ai bambini ed alle bambine di questetà,
perché sfruttino appieno questi anni tanto importanti della
vita.
[1]
Zabalza, M.A. (1987): Didáctica de la Educación Infantil,
Narcea, Madrid. 2ª ed. 1996.
[2]
Hohman, M.; Banet, B. y Weikart, P.D. (1979): Young
Children in Action: a manual for preschool educators,
Ypsilanti, MI. High Scope Press.
[3]
Formosinho, Julia (1998): A contextualizaçâo do Modelo
Curricular High Scope no âmbito do Projecto Infância,
en Formosinho, Julia (Coord.): Modelos curriculares para
a Educaçâo de Infância. Porto Editora. Porto (Portugal).
Pgas. 51-92..
[4]
MEC (1989): Libro Blanco para la Reforma del Sistema
Educativo, Ministerio de Educación y Ciencia, Madrid,
p. 103
[5]
Oberhumer, P. y Ulrich, M. (1997): Working with young
children in Europe: provisions and staff training, London,
Paul Chapman Publishing.
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- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
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