Il curricolo nella scuola dellinfanzia (IV)
di Miguel Zabalza Beraza
- Universidad de Santiago de Compostela
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scuola dellinfanzia Parte (II)
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3. Gli assi intorno ai quali si struttura
il curricolo della scuola dellinfanzia
Sebbene questo contributo possa risultare,
almeno in parte, ridondante, vorrei proporre tre finalità
di fondo intorno ai quali si struttura, secondo il mio parere,
il curricolo della scuola dellinfanzia.
a) Prima finalità: lo sviluppo delle
strutture psicologiche dei bambini e delle bambine
Il periodo di scolarizzazione che copre
questetà comporta, principalmente, il consolidamento
di solide basi a cui afferiscono le strutture della personalità
e del comportamento dei soggetti. In questo senso, la scuola
conferma e completa lo sviluppo che la famiglia inizia.
Due istanze stanno alla base dello sviluppo:
-
la vitalità dei bambini, la loro dinamicità,
che sarà la componente dinamica di cui si nutriranno per
sviluppare il movimento e le attività sulla cui base andranno
consolidandosi gli apprendimenti;
-
la sicurezza o fiducia in se stessi che si nutrirà
dalla constatazione dellefficacia delle proprie azioni
e degli effetti gratificanti delle stesse.
Su entrambe queste basi (agendo costantemente
e consolidando quelle modalità di azione che risultano efficaci
e gratificanti) i bambini costruiranno il loro personale
senso di competenza: la sensazione di sentirsi capaci
di affrontare le sfide attuali e di riuscire a superarle.
Tutti questi aspetti, che si legano, come
abbiamo potuto vedere, a dimensioni importanti come il sentimento
di sicurezza e di competenza nei bambini, costituiscono
un quadro di condizioni della possibile organizzazione del
curricolo: potenziare lazione esplorativa, promuovere
situazioni di successo, offrire opportunità di affrontare
prove in modo graduale, ecc.
E tutto un insieme di azioni che
convergono su ciò che potremmo denominare pedagogia della
presenza che ha lo scopo di rafforzare lIo infantile.
Spesso è sufficiente la presenza di una guida (come era
sufficiente la madre o il padre) perché i bambini si sentano
sicuri e si pongano nella disposizione di affrontare attività
che non arrischierebbero a fare in sua assenza.
b) Seconda finalità: lo sviluppo e le
capacità generiche
Il curricolo della scuola dellinfanzia
deve coprire, in questambito, due aspetti:
-
Lespansione esperienziale, in modo tale che
il bambino vada ampliando il più possibile tutte le esperienze.
In questo senso, la scuola gioca un ruolo complementare
con la famiglia e con il contesto di vita del bambino (dobbiamo
offrirgli nuovi stimoli e nuove forme di esperienza).
La scuola dellinfanzia
deve essere, prima di qualsiasi altra cosa, una scuola ricca
di stimoli. Tutto deve essere sufficientemente ricco e stimolante
per provocare lazione e la ricerca cognitiva del bambino.
Per questo le sezioni vuote (con pochi materiali o poco
vari fra loro) o fredde sono poco stimolanti. Altrettanto
poco stimolanti sono le routine eccessivamente formalizzate
e predefinite da parte del docente (e questo non significa
dire che non debbono esistere) o un tipo di dinamica della
sezione poco creativa ed aperta alla spontaneità infantile.
-
La stimolazione cognitiva generica e specifica, in modo
che i bambini possano affrontare nella scuola sfide intellettuali
diversificate e ogni volta più forti e stimolanti.
Le impostazioni
didattiche attuali partono tendenzialmente dallidea
delle intelligenze multiple di H. Gardner. Di fronte
a concetti un po confusi sulla globalizzazione (che
fanno supporre, in modo eccessivamente semplicistico, che
i bambini crescono in modo globale ed indifferenziato) oggi
pare esistere un ampio consenso sul fatto che in ciascuna
delle capacità intellettuali (dal linguaggio alla psicomotricità,
alla musica, alla logica, alla pittura ed anche ai comportamenti
sociali) vi sia la necessità di interventi didattici specifici
con aperture alle dimensioni più generali dello sviluppo
(verbale, sociale, ecc.).
3) Terza finalità: lavvio del
processo di alfabetizzazione culturale
Questo processo, che continuerà per tutto
il periodo della scolarizzazione, acquista un significato
particolare in questa fase.
La cultura, in questo momento, non è altro
che la razionalizzazione dellesperienza (rendere
comprensibile e significativa lesperienza quotidiana).
Si tratta di sistematizzare la propria esperienza, riprodurla
con altri codici, riflettere su di essa con altri bambini
e bambine, ecc. Parlare di cultura non significa parlare
della cultura dei libri (senza peraltro disprezzarla) ma
della cultura come concetto ampio che abbraccia, quanto
meno, tre grandi componenti:
- La
cultura domestica e dei gruppi prossimali (la
famiglia, la casa, la scuola, ecc.). Ciò che lì si fa,
gli oggetti che fanno parte delle attività abituali,
ecc.
- La
cultura dellambiente vicino (le feste,
i sistemi di relazione e del lavoro, i mezzi di comunicazione,
lorganizzazione degli spazi, i sistemi di produzione,
ecc.).
- La
cultura formale (i libri, lapproccio ai
contenuti delle aree di conoscenza, compresi i temi
trasversali, lavvio agli strumenti della cultura
codificata: la lettura, la scrittura, larte, la
musica, ecc.
Uno dei cambiamenti più significativi operati
negli ultimi decenni in relazione allinfanzia riguarda
proprio la capacità (e la facilità) di questultima
di accedere ai contenuti della cultura. Forse non è in condizione
di decodificarla adeguatamente (ed è qui che devono concentrarsi
gli sforzi della scuola) ma è senzaltro capace di
coglierla e di intenderla a proprio modo.
La televisione, la carta stampata, linformatica,
gli stessi sofisticatissimi giocattoli, hanno ampliato in
modo enorme ed imprevedibile i sistemi simbolici. Come ricorda
Frabboni, i bambini non sono solamente piccoli esseri vulnerabili
che attirano un affetto incondizionato da parte degli adulti,
ma dal punto di vista della scuola dellinfanzia sono
e posseggono unenorme potenziale intellettivo capace
di impadronirsi del mondo che sta loro innanzi, ansiosi
di conoscere, curiosi oltre ogni limite.
In questa prospettiva, non vè dubbio
che uno degli sforzi principali del curricolo della scuola
dellinfanzia deve porsi, nellepoca attuale,
nella prospettiva di una sensibilità multiculturale delle
bambine e dei bambini. La presenza reale di altre culture
in sezione e, in ogni caso, la loro presenza virtuale e
costante in televisione, nei film, sulla stampa, nella pubblicità,
ecc., rende possibile ed utile la trasformazione della diversità
in un parametro di accettazione e di convivenza come qualcosa
di normale. Altrettanto occorre dire in relazione al rispetto
della diversità soprattutto nel caso di bambini con
necessità educative speciali.
Una delle scoperte
più interessanti di questi ultimi anni è leffetto
positivo esercitato sui bambini la presenza, con programmi
di integrazione ad hoc, di bambini handicappati nella scuola
normale. La presenza di bambini con necessità educative
in sezioni ordinarie non solo non ha causato pregiudizi
da parte dei bambini normali (mi si perdoni
di esprimermi così) ma al contrario ha apportato notevoli
vantaggi. Uno di essi è la maggiore sensibilità di fronte
agli altri ed alle loro necessità oltre alla disponibilità
ad aiutarli.
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Indice generale di "Curricolo,
programmazione e POF"
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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