Il curricolo nella scuola
dellinfanzia (III)
di Miguel Zabalza Beraza - Universidad
de Santiago de Compostela
Il
curricolo nella scuola dellinfanzia Parte
(I)
Il curricolo nella
scuola dellinfanzia Parte (II)
2. IDEA DI EDUCAZIONE e IDEA DI SCUOLA
DELLINFANZIA che agisce come piattaforma del
curricolo di questa fase dello sviluppo infantile
Questo problema ci conduce nel cuore del
curricolo: quale ruolo formativo deve giocare la scuola
in questo periodo della vita infantile? In base alle risposte
che si danno a questa domanda si determina il senso ed i
contenuti formativi di questa fase.
La scuola dellinfanzia compie, a
nostro avviso, tre funzioni fondamentali.
1. Potenziare lo sviluppo nelle sue diverse
dimensioni e versanti.
A che cosa serve la scuola dellinfanzia
se i bambini che la frequentano presentano un livello
di accrescimento e sviluppo simile a quelli che non
la frequentano? Alcuni studiosi segnalano che, salvo
nel caso di contesti carenti, non esistono evidenti
dimostrazioni che le scuole favoriscano uno sviluppo
più rapido, completo e sostenuto dei bambini. E, al
contrario, non sono poche le famiglie che indietreggiano
quando dipende da loro lingresso dei loro figli
nella scuola dellinfanzia per evitare il rischio
che stiano insieme a bambini molto diversi: più malattie
e rischi di contagi, apprendimento di comportamenti
non appropriati, picchiarsi o farsi male, perdere il
rapporto diretto e personale dei genitori nei rapporti
di cura, ecc.
Sono convinto che la forza principale
della scuola deve consistere nellessere capaci
di dimostrare linfondatezza di questi pregiudizi.
La scuola dellinfanzia deve costituirne necessariamente
un surplus di garanzia rispetto allo sviluppo equilibrato
dei bambini. Gli insegnanti sono dei professionisti
dello sviluppo infantile. Tutto deve essere predisposto
affinché lesperienza di secolarizzazione dei bambini
piccoli sia arricchente.
E qui che il curricolo gioca
un ruolo importante, come il progetto formativo che
le scuole realizzano. E in tale progetto che deve
radicarsi la tranquillità e sicurezza delle famiglie.
E nel curricolo che si concretizzano gli ambiti
e le dimensioni in cui la scuola si predispone per influire
e per migliorare il processo di sviluppo dei bambini:
ciascuna delle sue capacità sarà affrontata in maniera
esplicita e vedranno offerte opportunità specificamente
predisposte per garantire le condizioni più favorevoli
per lo sviluppo.
Questa è, daltra parte, il senso
della proposta vigotsljiana della "zona di sviluppo
prossimale". E qui che si diventa veri educatori
dellinfanzia ed è questo il vero impegno professionale:
fare in modo che, con il nostro aiuto, i bambini sviluppino
le proprie capacità e competenze al di là e oltre ciò
che sarebbero stati capaci di fare senza la scuola.
2. Superare i possibili squilibri di natura
familiare o sociale.
Lidea di una scuola dellinfanzia
di tipo compensatorio (qualcosa di buono per i bambini
e le bambine provenienti dalle classi sociali più basse
e non particolarmente utile per quelli di classe media
e alta) costituisce più una tendenza degli anni passati
che di oggi. Ora è opinione comune che sia più importante
valorizzare il senso ed il contributo della scuola dellinfanzia
come opportunità sociale che si offre a tutti i soggetti,
sulla base dei diritti di cui ognuno è in possesso come
cittadino.
In ogni modo, la filosofia delluguaglianza
e dellinclusione non dovrebbe farci dimenticare
molto rapidamente le grandi differenze sociali esistenti
fra le bambine ed i bambini delle diverse condizioni
sociali, geografiche, culturali, ecc. Questo richiede
di favorire laccessibilità degli attuali sistemi
di educazione anticipatamente rispetto alle famiglie
e in tutte le situazioni.
E poco probabile che le famiglie
con difficoltà economiche portino i loro bambini alla
scuola dellinfanzia se non è gratuita. Oppure
che si decidano a farlo se temono che questo comporti
la perdita dellidentità culturale. Qualcosa di
simile accade con gli immigrati se le richieste burocratiche
o politiche rendono restrittive o pericolose le condizioni
di accesso.
Da qui la grande preoccupazione attuale,
al di là delle filosofie ugualitarie, su qual è la pratica
reale delle scuole: chi sono coloro che rimangono realmente
esclusi dalla scuola dellinfanzia per queste ragioni?
Il problema chiave è che si tratta
di un periodo scolare di difficile reversibilità per
quanto si riferisce allo sviluppo (linguistico, sociale,
intellettuale, ecc.). Di conseguenza, non basta garantire
luguaglianza del diritto di accesso dei bambini
e delle bambine nella scuola elementare, ma garantirlo
anche per la scuola dellinfanzia anche se questo
momento educativo non apartiene alla cosiddetta "scuola
del obbligo". In caso contrario, le differenze
fra bambini delle diverse classi sociali o gruppi culturali
possono comportare il pericolo di aumentare e di divenire
irrecuperabile.
3. Agire come un ecosistema in cui sono
stimolate e si rendono possibili nuove modalità di incontro
da parte dei bambini e delle bambine.
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- Incontro con se stessi: guardarsi da prospettive
differenti;
- incontro con altre persone (adulti e bambini):
serve per progredire nel principio di realtà
e per il superamento dellegocentrismo
e della dipendenza;
- incontro con cose e oggetti di natura
molto diversa: diverse nella loro natura
ed nei loro impieghi;
- incontro con informazioni e conoscenze:
trascendendo dallimmediato e decentrandosi;
- incontro con altre forme di comportamento
(le norme, le routine scolastiche, le condotte
degli altri, ecc.): questo faciliterà nuovi
vissuti, nuovi schemi di organizzazione
della propria azione e interessi, la possibilità
di fare previsioni e assumere impegni a
medio termine.
Se tutto questo potesse riassumersi in
una sola espressione, direi che la scuola dellinfanzia
è il grande momento di apertura del bambino alle nuove possibilità.
Questo deve comportare che la scuola dellinfanzia
costituisca uno spettro, il più ampio possibile, di nuovi
stimoli e opportunità per i bambini. La varietà delle
cose, la diversità delle attività, la presenza multipla
di soggetti diversi con cui relazionarsi, ecc., costituisce
lobiettivo di base che la scuola può fornire ai bambini
piccoli.
Per questo diciamo che la scuola dellinfanzia
è un momento di espansione, di ampliamento delle esperienze
e di registri per la decodifica.
In passato, la scuola comportava un
tipo di esperienze dirette che la famiglia non era in
condizione di offrire: a scuola si avevano cose e si
facevano esperienze che era difficile poter effettuare
a casa. Attualmente, il differenziale di novità degli
stimoli e di esperienze che può offrire la scuola si
è molto ridotto. I bambini arrivano a scuola saturati
di stimoli ed esperienze, dirette o vicarie (ricevute
tramite la televisione, cinema, ecc.). Tuttavia non
sempre possiedono gli strumenti di decodifica adeguati
per comprenderli o per trarne il massimo profitto per
quanto riguarda lo sviluppo delle proprie capacità.
Questo può e deve essere, nella fase
attuale, il grande contributo della scuola dellinfanzia:
condurre i bambini allacquisizione di quel potenziale
di ritorno di tutte le conoscenze che già posseggono
e di tutte le esperienze che per se stessi o per mezzo
della televisione hanno visto fare. E, con questo, siamo
nel cuore dellimpianto vigotskjiano: ciò che la
scuola può fornire è larricchimento delle esperienze
infantili (qualcosa di più e di meglio che i bambini
non saprebbero conseguire se realizzassero queste attività
ed esperienze da soli).
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programmazione e POF"
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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