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Infantiae.Org™ n.215/2004
Lettera aperta al Ministro Moratti
ed al Ministro Prestigiacomo
di Gabriele Ventura, Coordinatore pedagogico
scuole infanzia Comune di Bologna
Riassunto delle puntate precedenti
A costo di apparire ostinati (per l’ingenuità abbiamo
già provveduto con la lettera precedente), vorrei ribadire
la proposta che concludeva l’analisi contenuta nella missiva
del gennaio 2003 aggiornandola sulla base delle novità
successivamente intervenute e nel quadro della situazione attuale.
Riassumo brevemente per comodità dei lettori i punti essenziali
di allora.
In fase di approvazione della legge 53 sostanzialmente mi parve
valesse la pena di proporre un appello alle forze più responsabili
e avvertite degli schieramenti di maggioranza e opposizione perché
si trovasse la forza e il coraggio di concordare (nel corso del
dibattito allora in corso alla Camera) alcuni emendamenti correttivi
delle norme inerenti l’attuazione degli anticipi di ingresso
e di uscita alla .. e dalla scuola d’infanzia nei termini
seguenti:
1) Conferma della possibilità di ingresso
anticipato e facoltativo alla scuola d’infanzia e alla scuola
elementare ma con blocco alla data del 28 febbraio dell’età
prevista per la possibilità di accesso (anziché
al 30 aprile).
2) Generalizzazione dell’ingresso anticipato
con abolizione della facoltatività e ripristino dell’obbligo
scolastico relativamente all’età di accesso alla
scuola elementare (caso mai con ampia facoltà di deroga
per un eventuale posticipo su richiesta motivata da parte delle
famiglie.
3) Conferma della non obbligatorietà
della scuola dell’infanzia, ma anche conferma dell’impegno
alla generalizzazione dell’offerta formativa nell’ambito
del sistema prescolastico integrato di cui alla legge 62/2000.
4) Definizione per tutti i bambini che compiono
i tre anni fra il 1 settembre dell’anno in corso ed il 28
febbraio dell’anno successivo di una doppia possibilità
di iscrizione e frequenza (sia ai nidi e ad altri servizi educativi
per la primissima infanzia che alle scuole dell’infanzia).
Ritenevo infatti che un eventuale accordo “no partisan”
per il blocco dell’anticipo al 28 febbraio (oltre a favorire
un clima complessivo più corretto e utile nel confronto
politico fra maggioranza e opposizione sulla legge) avrebbe determinato
anche il presupposto per una proficua gestione dei processi reali
in termini costruttivi, perché ritenevo che (nei termini
proposti) questa sfida avrebbe potuto essere davvero gestita con
successo, laddove la conferma delle condizioni poi esplicitate
negli accordi successivamente raggiunti con ANCI fosse stato accompagnato
da:
- un serio piano pluriennale di formazione del personale docente
delle scuole d’infanzia e della scuola primaria,
- una valutazione rigorosa sul piano delle condizioni inerenti
l’edilizia scolastica e la dotazione di materiali didattici
e servizi di supporto da parte dei comuni per quanto riguarda
i necessari adeguamenti,
- una valutazione congiunta fra le parti in sede di negoziato
con le OO.SS. per gli aspetti di natura contrattuale ( ad es.
una più saggia e corretta interpretazione della norma che
specificava la necessità dell’introduzione di nuovi
profili professionali in relazione all’attuazione dell’anticipo).
- un serio piano di sviluppo pluriennale della scuola d’infanzia
statale (riprendendo il programma dei ministri Berlinguer e De
Mauro: 500 nuove sezioni all’anno per 5 anni) e di sostegno
economico delle scuole paritarie per la realizzazione del sistema
nazionale integrato previsto dalla legge 62/2000.
Segnalavo che già nella situazione allora vigente i bambini
venivano inseriti a settembre alla scuola dell’infanzia
a partire da 2 anni e 8 mesi ( i bambini che compivano i 3 anni
entro il 31 dicembre) e che a partire dal mese di gennaio venivano
inseriti (sui posti vacanti alla data) anche i bambini che compivano
i tre anni nel corso del mese di gennaio dell’anno scolastico
di riferimento. La proposta di blocco dell’anticipo al 28
febbraio insomma (rispetto alla situazione previgente) avrebbe
consentito l’ingresso e l’inizio della frequenza già
a settembre dei bambini che compiono i 3 anni nei mesi di gennaio
e febbraio (invece che a partire dal mese di gennaio), ma con
una riduzione del numero degli iscritti o con il potenziamento
dell’organico degli insegnanti (secondo quanto previsto
dal Piano nazionale di Sperimentazione).
Facevo notare per altro che nel passaggio dall’attuazione
del Piano nazionale di sperimentazione avviato nel 2003 al testo
del Decreto n.29/2004 erano scomparse le specificazioni che riguardavano
la riduzione a 20 del numero di iscritti per sezione nelle scuole
d’infanzia oppure l’adeguamento del rapporto numerico
insegnati/bambini in termini di 1:10 in caso di mantenimento del
numero degli iscritti pari a 25/28 per sezione e contestuale attuazione
dell’ingresso anticipato a settembre di bambini con età
inferiore ai 3 anni.
La soluzione proposta (connessa con il ripristino di fatto dell’obbligo
scolastico) avrebbe consentito inoltre una reale possibilità
di programmazione da parte degli Enti locali e dei gestori di
scuole paritarie dei flussi in ingresso alla scuola dell’infanzia
e alla scuola elementare (diversamente dalla situazione prefigurata
dalla norma sulla facoltatività poi definitivamente approvata),
avrebbe dato certezza di diritto alle famiglie e avrebbe infine
comunque garantito la possibilità di una conclusione dell’obbligo
scolastico e/o formativo in una età compresa fra 17,5 anni
e 18,5 anni (il che pareva un risultato e una mediazione non disprezzabile
rispetto sia alla situazione previgente sia a quella prefigurata
dalla legge.
Evidenziavo poi che nell’ipotesi proposta la ripartizione
per classi di età corrispondente alle tappe previste da
un ipotetico percorso formativo/curricolare da zero a 6 anni poteva
essere riconfigurata coerentemente, considerando fra l’altro
l’incrocio delle reali possibilità disponibili per
le famiglie in ambito locale ( diffusione del servizio di nido
e/o delle nuove tipologie di servizio emerse a fianco del medesimo
nel corso degli anni novanta, diffusione delle diverse tipologie
di scuola d’infanzia: statale e paritaria, ecc.). Con ciò
giustificando la chiamata in causa del Ministro delle Pari Opportunità
(allora soggetto proponente del Disegno di legge di riforma dell’ordinamento
dei servizi educativi per la prima infanzia poi effettivamente
presentato alla Camera nel novembre del 2003, ma successivamente
arenatosi fra sentenze della Corte Costituzionale e difficoltà
di natura politica e finanziaria).
L’iniziativa (così mi risulta quanto meno) suscitò
dibattito e occasioni di confronto sul tema in oggetto; ma, tradotta
poi in emendamento proposto in aula da parte dell’opposizione,
non ebbe successo.
Aggiornamento del quadro generale al mese di ottobre 2004
Il quadro generale in cui si collocavano quelle proposte ad oggi
risulta mutato in modo significativo da alcuni dati di fatto successivamente
intervenuti e da alcuni processi avviati e tuttora in corso di
sviluppo.
I termini della questione oggi sono costituiti dai seguenti dati
di fatto:
- Risultati dell’ingresso anticipato nella scuola elementare
(a modello organizzativo, formazione del personale docente e contesti
scolastici di fatto invariati) negli a.s. 2003/04 e 04/05 (cfr.
Tuttoscuola settembre 2004)
- Risultati dell’ingresso anticipato nella scuola d’infanzia
(a modello organizzativo, formazione del personale docente e contesti
scolastici di fatto invariati) negli a.s. 2003/04 e 04/05 (cfr.
Tuttoscuola settembre 2004)
- Situazione complessiva inerente i servizi educativi per la primissima
infanzia sostanzialmente invariata (timido sviluppo dei nidi aziendali,
blocco del DL di riforma dell’ordinamento, revisione di
alcune leggi regionali in materia, sentenze della Corte Costituzionale
in merito al conflitto di competenze fra Governo e Regioni).
- Sentenza della Corte Costituzionale inerente la competenza esclusiva
delle regioni in materia di organizzazione scolastica ed elaborazione
in corso di prime proposte di legge da parte di alcune Regioni
(Toscana).
- Legge di revisione costituzionale che prevede una definizione
di potestà legislativa esclusiva delle Regioni in materia
di organizzazione del sistema scolastica già approvata
dalla Camera e di prossima approvazione al Senato (pur al netto
del referendum confermativo previsto dalla norma) .
- Negoziato Governo-OO.SS. di categoria bloccato sul tema della
regolamentazione della funzione tutoriale e dei nuovi profili
professionali connessi all’attuazione dell’anticipo
nelle scuole d’infanzia.
- Emergenza di un tendenza demografica significativamente divergente
fra centronord (con aumento costante delle nascite negli ultimi
tre anni e con l’emergenza di fenomeni consistenti e diffusi
di liste di attesa per le scuole dell’infanzia già
dei bambini che compiono i 3 anni entro il 31 dicembre) e centro
sud (con diminuzione costante delle nascite negli ultimi 3 anni
e posti disponibili oggettivamente per l’ingresso anticipato
di bambini che compiono 3 anni entro il 28 febbraio).
- Perdurante situazione di distribuzione diseguale (in alcuni
casi fortemente diseguale) del servizio di scuola d’infanzia
statale per macroaree geografiche (servizio fortemente maggioritario
in tutte le regioni del centrosud e appena superiore, pari in
alcuni casi inferiore al 50% dell’offerta di servizio complessiva
in tutte le regioni del centronord).
- Blocco dei contributi alle scuole paritarie negli ultimi 3 anni
e stasi della verifica prevista dalla Legge 62/2000 dopo 3 anni
di vigenza da parte del ministro al Parlamento nonché della
iniziativa di governo per il consolidamento e lo sviluppo del
sistema prescolastico integrato.
- Abolizione dell’organico funzionale e del piano di sviluppo
della scuola d’infanzia (introdotti dai Ministeri Berlinguer
- De Mauro) perduranti dall’a.s. 2001/02.
- Approvazione del primo decreto attuativo della legge 53 (Decreto
n.59 del gennaio 2004) con promulgazione di un testo provvisorio
delle nuove Indicazioni nazionali per le scuole d’infanzia,
primaria e secondaria di 1° grado in attesa della approvazione
del Regolamento attuativo definitivo (entro settembre 2005).
- Configurazione di fatto dell’a.s. 2004/05 come anno di
sperimentazione generalizzata dei contenuti previsti dalla legge
53/2003 nelle scuole d’infanzia, primaria e secondaria di
1° grado (ancorchè per parti rilevanti subordinata
alla adesione volontaria dei collegi docenti posto i contenziosi
di natura giuridica e contrattuale ancora pendenti).
Valutazione preliminare di opportunità
Il carattere sperimentale dell’ingresso anticipato e la
verifica in corso di attuazione sono stabiliti dalla norma stessa.
E’ anche possibile (sul tema in oggetto) analizzare già
dei primi risultati dopo due anni scolastici di applicazione (2003/04
e 2004/05 più il 2002/03 per quanto riguarda le scuole
che aderirono al piano nazionale di sperimentazione).
L’utilità di un approccio critico di merito è
stato recentemente ribadito anche da autorevoli esponenti di forze
politiche di opposizione, per cui merita forse delineare un ulteriore
tentativo di riflessione e di proposta no partisan.
Essendo comunque intenzionato ad attestarmi su una posizione di
ostinato ottimismo della volontà introduco di seguito una
serie di proposte programmatiche con l’intento di offrire
una base di discussione per la elaborazione di una piattaforma
intellettualmente onesta e politicamente trasversale sui temi
dell’infanzia, delle famiglie e della formazione.
Una proposta di approccio: la concertazione come scelta
di metodo, la verifica in corso d’opera e una serie di correzioni
di merito come obiettivo
Mi pare evidente che l’abolizione dell’anticipo prevista
dalla norma vigente (per quanto facoltativo) non risulti più
fra le opzioni disponibili per una eventuale maggioranza alternativa
a quella attuale (eventualità che per altro non nemmeno
può darsi per forza di cose prima dell’a.s. 2006/07).
Il motivo di questa valutazione risiede in dati di fatto e di
diritto determinatisi nel corso degli anni di vigenza della legge
53 che non potrebbero certo essere cancellati retroattivamente
né da una abolizione né da una correzione strutturale
in tal senso della legge 53.
Mi pare di conseguenza evidente che l’unica modalità
possibile di abolizione dell’anticipo facoltativo potrebbe
consistere nella sua generalizzazione obbligatoria salvo introdurre
una possibilità ampia di deroga per le famiglie interessate
eventualmente al posticipo dell’ingresso in prima elementare.
Mi pare anche oggi (diversamente che 2 anni fa) che la gestione
della facoltatività di ingresso e di una opzionalità
di scelta del tempo scuola nella scuola primaria e secondaria
di 1° grado non costituisca di per sé un problema insormontabile
sul piano gestionale laddove però siano adeguatamente previste
le risorse per garantire una effettiva libertà di scelta
per le famiglie e una reale autonomia organizzativa da parte delle
scuole. Fra l’altro e in ogni caso due sentenze del TAR
(Lombardia e Lazio) nel corso del 2004 hanno posto già
elementi giurisprudenziali di riferimento su entrambe le questioni.
Mi pare infine che le questioni sollevate da ANCI e OO.SS. in
corrispondenza con l’avvio dell’a.s. 2004/05 in diverse
e recenti occasioni di consultazione istituzionale o di carattere
negoziale siano del tutto pertinenti e abbiano per altro un carattere
pro-positivo di confronto su questioni reali che nemmeno il Governo
e la maggioranza parlamentare possano contraddire senza contraddirsi.
Mi pare infine che perfino in materia di programmazione, allocazione
e gestione delle risorse date l’apparato ministeriale possa
migliorare e correggere molto, se è vero (come è
vero) che perfino tutti gli indicatori utilizzati per stabilire
gli organici delle scuole di ogni ordine e grado fanno acqua da
tutte le parti, che il sistema informativo del MIUR sia di fatto
bloccato da un contenzioso infinito per l’appalto del servizio
di gestione e che un salto di qualità sui temi in oggetto
unitamente all’assunzione di un sano e più proficuo
principio di realtà e di confronto con gli interlocutori
istituzionali, sociali e sindacali porterebbe credibilità
ben maggiore rispetto a campagne comunicative sulla cui attendibilità
ed efficacia è legittimo dubitare.
Proposte di merito per una iniziativa immediata
1) Vengono riconfermate tutte
le proposte di cui in apertura ad eccezione di quella di cui al
punto 2 che può sicuramente essere quanto meno differita
a valutazioni di opportunità e a tempi successivi con la
consapevolezza anche delle implicazioni giuridiche e gestionali
riferite in precedenza.
2) Viene proposto con urgenza un appello alla
desistenza immediata dal blocco assurdo di risorse accantonate
sull’esercizio 2004 presso il Ministero del Tesoro per la
sperimentazione degli anticipi nella scuola dell’infanzia
a fronte del fenomeno diffuso delle liste di attesa in tutte le
regioni del centro nord a carico di bambini in età ordinaria.
Non si capisce infatti perché mai se le condizioni pattuite
con ANCI in materia valgono a livello locale non debbano valere
anche a livello nazionale (esaurimento delle liste di attesa dei
bambini che compiono 3 anni entro il mese di dicembre). Fra l’altro
quelle condizioni sono state recepite sia nella CM che regolò
le iscrizioni per l’a.s. 2004/05 a gennaio 2004 che nel
Decreto n. 59/2004 attuativo della legge 53/200. Infine ed in
particolare si segnala poi che la strada improvvidamente indicata
a suo tempo allo scopo di dare attuazione agli anticipi nella
scuola d’infanzia (la sperimentazione di nuovi profili professionali
risulta molto più lunga e onerosa e molto meno sensata
rispetto a quella già indicata nel DM 100/2001 inerente
la attivazione della Sperimentazione nazionale nelle scuole infanzia
e scuola primaria (che prevedeva di fatto o la riduzione del numero
di iscritti per sezione o l’adeguamento del rapporto numerico
insegnanti/bambini in termini di 1:10) che potrebbe essere ulteriormente
temperata reintroducendo allo scopo l’istituto dell’organico
funzionale opportunamente parametrato, nonché prevedendo
una rivisitazione del profilo professionale del collaboratori
scolastici e dei parametri di definizione degli organici dei medesimi,
con individuazione di specifiche valutazioni di merito inerenti
le scuole d’infanzia e la scuola primaria.
3) Viene avanzata una proposta suscettibile
di immediata attuabilità in sede negoziale per rimediare
alla situazione di cui al punto 2 nei termini seguenti:
3.1 individuazione di quote di quel monte risorse pari
a 400 su scala nazionale proporzionalmente a popolazione scolastica
in età (possibilmente comprensiva anche dei nati gennaio
e febbraio) da
allocare nelle singole regioni e variamente destinabili: all’attuazione
degli anticipi, laddove ve ne siano le condizioni o invece all’esaurimento
tendenziale delle liste di attesa dei bambini con età ordinaria
(per dir così), laddove quelle condizioni non vi siano,
in relazione all’andamento del rapporto domanda e offerta
su base regionale e a un tendenziale riequilibrio della distribuzione
del servizio di scuola d’infanzia statale sul territorio
nazionale.
3.2 a partire dall’esercizio 2005 definizione di
nuovi parametri (correttivi di quelli vigenti) per l’erogazione
dei contributi per le scuole paritarie - comunali e private, ponderati
anche sul grado di copertura relativa del servizio paritario sul
totale dell’offerta di servizio prescolastico esistente
sul territorio regionale e locale. Il servizio paritario infatti
costituisce in alcune aree geografiche e/o metropolitane del paese
una parte molto rilevante ed in alcuni casi maggioritaria del
sistema prescolastico integrato: vedi il caso del Veneto, ma anche
(seppure non in misura maggioritaria) della Lombardia, del Piemonte,
dell’Emilia Romagna, senza voler considerare nemmeno i casi
del Trentino e della Valle d’Aosta).
4) Viene infine tratteggiata per linee essenziali
una nuova possibile mappa dei percorsi formativi da 0 a 6 anni
istituzionalmente prevedibili nella prospettiva della costruzione
di un quadro nazionale di indirizzo ispirato al concetto di un
sistema integrato di servizi educativi e scolastici per la prima
infanzia nei termini di seguito specificati in tabella.
NUOVA MAPPA DEI PERCORSI FORMATIVI
E SCOLASTICI DA O A 6 ANNI
a) Bambini che compiono meno di 1 anno al 28
febbraio dell’a.s. di riferimento:
Possibilità di attivazione di una gamma di soluzioni
di affido educativo (equipollenti sul piano del costo
e della qualità educativa del servizio):
- autogestite in ambito familiare (con sostegni di tipo
economici e facilitazioni sull’orario e nella gestione
del rapporto di lavoro, nonché con lo sviluppo
sul territorio, di una rete di servizi associativi e di
consulenza psicopedagogica, oltre che di assistenza sanitaria);
- di servizio educativo di nuova tipologia (es. L.R.8/2004
Emilia Romagna; L.P. Trento 4/2002) da introdurre nella
legislazione regionale come livello essenziale di prestazione
definito su scala nazionale;
- di iscrizione al nido (territoriale, aziendale e condominiale)
laddove già esistente (in misura necessariamente
ridotta su scala nazionale per ambiti territoriali causa
la diseguale distribuzione e complessivamente esigua distribuzione
del servizio e/o per categorie sociali corrispondenti
a situazioni familiari e specifiche condizioni lavorative
dei genitori nei territori provvisti del servizio).
b) Bambini che compiono 1 anno al 28 febbraio
dell’a.s. di riferimento:
Possibilità di attivazione/prosecuzione delle soluzioni
di cui al punto 1 e possibilità di iscrizione e
inserimento al nido di infanzia (territoriale, aziendale
e condominiale) garantita in misura almeno pari al 33
% dell’utenza potenziale (obiettivo U.E. definito
nella conferenza di Barcellona assunto come livello essenziale
di prestazione definito su scala nazionale).
c) Bambini che compiono 3 anni al 28 febbraio dell’a.s.
di riferimento:
Possibilità di iscrizione alla scuola d’infanzia
garantita in termini di generalizzazione al 100% della
domanda nel sistema prescolastico integrato con garanzia
di libertà di scelta ed equipollenza di costi e
qualità educativa assunta come livello essenziale
di prestazione definito su scala nazionale.
d) Bambini che compiono i 6 anni al 28 febbraio
dell’a.s. di riferimento:
Possibilità di iscrizione garantita sul 100% dell’utenza
potenziale alla prima classe della scuola primaria nel
sistema nazionale di istruzione con garanzia di libertà
di scelta ed equipollenza di costi e qualità educativa
assunta come livello essenziale di prestazione definito
su scala nazionale.
|
Ritengo che nella prospettiva delineata ci sarebbero
margini significativi di successo per una autentica (onesta e
propositiva) ed efficace (concreta e vincente) iniziativa culturale,
professionale e politico istituzionale qualificata in prima battuta
in una ottica di confronto costruttivo fra maggioranza e opposizione
e in seconda battuta (a verifica negativa sul punto precedente
effettuata) come opzione per una futura alternativa di governo.