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» Il tirocinio nella formazione universitaria - Sezione Speciale - "Tirocinio"

Progetto di Tirocinio e Piano dell’Offerta Formativa

Rosanna Valeri, Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo “G.Leopardi” di Saltara (PU)

L’Istituto Comprensivo che dirigo comprende undici plessi scolastici, di cui cinque di Scuola dell’Infanzia, quattro di Scuola Elementare e due di Scuola Media, dislocati in tre diverse realtà territoriali e con differenti tipologie organizzative : monosezione, sezioni omogenee, sezioni eterogenee nella Scuola dell’Infanzia; organizzazione modulare, a tempo pieno, con pluriclassi nella Scuola Elementare.Esso costituisce pertanto per le studentesse tirocinanti un osservatorio privilegiato della variegata realtà della Scuola italiana. L’Istituto, che ha stipulato la Convenzione per l’attività di tirocinio con la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Urbino nel decorso anno scolastico, in quello corrente accoglie nove tirocinanti, di cui otto nella Scuola Elementare ed una nella Scuola dell’Infanzia.
D’intesa con la docente tutor, le insegnanti accoglienti ed io, sin dall’inizio abbiamo voluto dare al tirocinio una funzione orientativa, per offrire alle studentesse le occasioni e gli strumenti, non solo per un’attenta osservazione della realtà scolastica, sia da un punto di vista organizzativo, sia da quello specificamente didattico, ma anche e soprattutto per poter interagire con il contesto.
Considerato che quella dell’insegnante è una professione dinamica, in continua evoluzione, che richiede non solo esperienza ma, soprattutto, ricerca metodologica, motivazione e creatività, si è voluto promuovere la partecipazione ed il coinvolgimento delle studentesse per favorire il loro apprendimento attraverso il “fare” ed un’interazione autentica con i docenti accoglienti e con i singoli allievi .
Nell’attività di tirocinio si è stabilita, pertanto, una proficua sinergia fra il docente di classe ed il tirocinante in cui lo scambio di conoscenze teoriche, di esperienze didattiche, ha consentito di migliorare le “buone pratiche” e, nel contempo, ha permesso ad ognuno di partecipare attivamente al processo in cui non ci sono un osservatore ed un osservato, bensì due osservatori che leggono la medesima realtà anche in modo differente sulla base di ciò che sono, del loro vissuto e dei loro bisogni. É per questo motivo che la compilazione del quaderno operativo da parte delle tirocinanti, seppure valida strategia per un’osservazione esplorativa e formativa del contesto scolastico, rischia di diventare l’attività predominante, in cui l’osservazione può divenire fine a se stessa e non consentire al tirocinante di inserirsi nel progetto educativo e di coglierne appieno l’aspetto relazionale ed operativo.
Emerge perciò l’esigenza, per le Scuole accoglienti, di poter partecipare all’elaborazione del progetto di tirocinio evidenziando i propri bisogni, le attese, gli obiettivi, i percorsi per non essere soltanto un contesto educativo già strutturato da osservare ed esplorare, per altro in modo soggettivo, ma il luogo privilegiato per la progettazione didattica e per la relazione educativa , in cui ognuno possa portare il contributo di teorie pedagogiche condivise o condivisibili, di buone pratiche e di vissuti professionali.
L’Istituto che dirigo, nell’ottica della ricerca- azione e della formazione permanente, ha progettato e posto in essere in questi ultimi anni sperimentazioni didattiche, anche in continuità fra ordini, nell’ambito della personalizzazione di insegnamenti - apprendimenti, della flessibilità e della modularità. È particolarmente avvertito, pertanto , il bisogno di potersi avvalere delle risorse umane dell’Università per sperimentazioni assistite da attivare nelle classi/sezioni, supportate cioè dalla ricerca pedagogico - didattica propria della Facoltà di Scienze della Formazione, e per l’attività di formazione in servizio dei docenti accoglienti..
Un ‘ulteriore azione migliorativa deve riguardare inoltre i tempi del tirocinio che non sempre coincidono con quelli della didattica.Le tirocinanti, infatti, si inseriscono nelle Scuole e nelle classi quando la progettazione didattica annuale è conclusa. Non viene loro consentito, perciò, di sperimentare sul campo la collegialità che si esprime nell’elaborazione del Piano dell’Offerta Formativa e della programmazione educativo - didattica, di seguirne le fasi operative, di coglierne la complessità e, al contempo, l’originalità, di vivere le contraddizioni e le potenzialità di decisioni collegiali, condivise o mediate.
Pur apprezzando l’impegno profuso nell’attività di tirocinio dai supervisori, dai tutors e dai tirocinanti stessi, molti dei quali manifestano già quella “spinta ideale” che caratterizza l’educatore e lo contraddistingue, ritengo che occorra un lavoro di “rifinitura” del tirocinio avvalendosi anche del contributo delle Scuole accoglienti e recependo alcune delle loro proposte.
La formazione dei futuri insegnanti deve avvenire, infatti, non sulla base di una professionalità statica, sedimentata, sperimentata da altri e tramandata, bensì con riferimento ad una professione dinamica, in cui ognuno definisce autonomamente e responsabilmente la propria identità professionale, unica ed irripetibile.

Tratto da Maria Chiara Michelini, (a cura di) L'apprendista insegnante, Quattroventi, Urbino 2003

Indice "Il tirocinio fra scuola, università e territorio"
Indice generale "Tirocinio"

   

  » Prodotto editoriale di riferimento








» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma
- Vai alla Sezione dedicata al "DAP" per conoscere gli altri autori: clicca qui


» Costo

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