» La normativa - Sezione Speciale
- "Tirocinio"
La posizione della Uil
Modifiche ex art V.
Fonte UIL
Decreto legislativo in materia di formazione
degli insegnanti ai fini dell’accesso all’insegnamento
ai sensi dell’art.5 della legge 53/2003
Lo schema di decreto legislativo con modifiche rispetto al testo
presentato in precedenza
La selezione di ingresso
In sintesi il nuovo sistema di formazione in ingresso dovrebbe
prevedere una apposita procedura concorsuale di selezione finalizzata
alla copertura dei posti riservati al concorso per titoli ed esami.
La selezione è indetta per ciascuna regione su posti da
ricoprire nella regione stessa.
Vengono attivate due tipologie di posti e quindi di percorsi formativi,
aventi pari dignità; una laurea magistrale, di cui non
si conosce la durata, finalizzata all’insegnamento nella
scuola dell’infanzia e primaria, ed un diploma accademico
di secondo livello per l’insegnamento nella scuola secondaria
di primo e secondo grado.
La selezione avviene per l’iscrizione al corso di laurea
magistrale, di livello unico per la scuola primaria e dell’infanzia,
e per l’ iscrizione al corso di diploma accademico di secondo
livello per la scuola secondaria.
Il percorso di formazione
I suddetti titoli si conseguono con la discussione di una tesi,
con la valutazione dei periodi di tirocinio svolti nelle scuole,
a cui si aggiunge il superamento di un esame di stato con prove
specifiche.
Il loro possesso abilita all’insegnamento e da titolo all’accesso
ai ruoli.
L’intero percorso di formazione viene svolto in istituendi
centri di Ateneo o d’interateneo per la formazione degli
insegnanti, i quali sono incaricati di curare anche la formazione
in servizio di docenti interessati allo svolgimento di particolari
incarichi all’interno delle scuole.
La definizione dei contingenti
Il numero dei posti messi a concorso viene definita con decreto
interministeriale per ogni triennio e rimodulabile annualmente
sulla base di stime previsionali del numero degli alunni, del
turn- over dei docenti nel triennio, la programmazione dei posti
di insegnamento complessivamente vacanti a livello nazionale rilevati
su base regionale.
Commissioni giudicatrici
Le commissioni giudicatrici, sia per la selezione di ingresso
che per i conclusivi esami di stato sono formate da docenti universitari
e da docenti titolari delle istituzioni scolastiche e formative.
Accesso alle graduatorie
A compimento del percorso gli interessati sono collocati in una
graduatoria distinta per ordini e gradi di scuola, da parte degli
uffici scolastici regionali, i quali, sulla base di un contingente
di posti accantonati a tale fine, procedono alla assegnazione
alle scuole degli aspiranti docenti per lo svolgimento di "un
anno di applicazione all’insegnamento" presso una scuola,
a cui il docente si impegnerà per 180 giorni, affiancato
da un tutor, con contratto di formazione lavoro.
Per la positiva conclusione è prevista la discussione con
il comitato di valutazione della scuola di una relazione finale.
A conclusione dell’anno di applicazione il dirigente stipula
con il docente il contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Fase transitoria
Si riattivano i corsi abilitanti; rispetto al precedente testo
non c’è più il riferimento alla riserva del
50 % dei posti per i precari presenti nelle attuali graduatorie.
Pur nella coerenza delle linee generali di tale impostazione,
in particolare per il potenziamento del ruolo della scuola e dei
docenti rispetto alle varie fasi del percorso formativo, a partire
dalla selezione, fino al tirocinio ed al "praticantato"
nella interazione con l’università, la UIL-Scuola
sottolinea negativamente la selezione precoce degli aspiranti
docenti di scuola dell’infanzia e primaria, incanalati a
conclusione degli studi di scuola secondaria superiore, prevedibilmente
il liceo pedagogico, di tipo vocazionale, nella scelta di una
possibile professione, a differenza di coloro che possono operare
tale scelta all’interno di un ventaglio più ampio
di opportunità, aperte dal conseguimento della laurea di
primo livello.
Il frequente rinvio a successivi provvedimenti amministrativi
non contribuisce a dare certezze al quadro di riferimento generale;
per la delicatezza e l’importanza degli argomenti "rinviati"
tra cui assumono particolare rilevanza quelli connessi al profilo
formativo e professionale dei docenti, e quello per la definizione
dei requisiti minimi curriculari dei candidati, la Uil Scuola
rivendica la necessità di un confronto concreto con il
sindacato rappresentativo delle istanze e delle esigenze professionali
dei lavoratori.
ANP
13 gennaio 2005
RIFORMA DEL CICLO SECONDARIO
Il Ministro presenta le linee di indirizzo
Nel piano di consultazioni promosso dal ministro Moratti sull'attuazione
del II ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione,
si è tenuto, oggi 13 gennaio, l'incontro con le parti sociali
al quale ha partecipato una delegazione in rappresentanza di Anp
e di CIDA.
Il Ministro, riservandosi di portare quanto prima in discussione
una bozza di articolato di decreto legislativo, ha presentato
un documento schematico contenente indicazioni di carattere generale
sulle scelte operate dal MIUR su tutta la materia del II ciclo:
aspetti comuni dei due sistemi (quello di istruzione e quello
di istruzione e formazione professionale); caratteristiche del
sistema liceale (norme generali); caratteristiche del sistema
della IFP (livelli essenziali); processo di attuazione.
La complessità delle problematiche affrontate e delle soluzioni
proposte richiede un'analisi attenta del documento, per cui la
nostra delegazione si è riservata di inviare successivamente
le proprie riflessioni e proposte, ma, nel contempo ha espresso
alcune valutazioni sugli aspetti generali sia di metodo che di
merito. Sono stati infatti richiesti l'invio tempestivo di documenti
(a partire dalla bozza di D.Lgs) è l'apertura di uno specifico
tavolo di consultazione.
Tre sono stati gli aspetti, sottolineati nell'intervento di Anp-CIDA,
da evidenziare nel futuro dibattito:
1. i dati dell'indagine OCSE-PISA 2003 ci indicano una situazione
di crisi del sistema scolastico e formativo del nostro paese che
vede alti tassi di dispersione, a fronte invece di una richiesta
generale del sociale e del mercato del lavoro di maggiori competenze.
Tale stato di perdita di risorse umane è sostanzialmente
ascrivibile ad un impianto di preminente uniformità dell'offerta
formativa, nella quale predomina un approccio teorico alla conoscenza.
Ciò pregiudica fortemente una risposta efficace ad una
domanda di percorsi diversificati corrispondenti ad altrettanti
interessi e vocazioni.
Il sistema delineato nella proposta del MIUR, che sposta una parte
consistente della sua realtà in strutture liceali, pone
chiaramente il problema del significato della formazione liceale
ed insieme quello della formazione di profili e competenze che
oggi provengono dal settore tecnico e che domani potrebbero non
avere più spazi di attuazione.
Dal primo impatto con il testo consegnato, l'impressione è
che si vada verso una nuova omologazione schiacciata su un'idea
di licealità non vera, senza asse culturale forte (i “20
licei, nessun liceo”, del documento pubblicato sul sito
Anp l'11.12.04);
2. nella stesura del testo del D.Lgs è necessario che sia
espressa chiaramente la volontà di sostegno dell'autonomia
delle scuole con l'indicazione esplicita che la potestà
gestionale, organizzativa e didattica spetta alle stesse e che,
nel passaggio di competenze tra Stato e Regioni, nulla venga a
modificare il campo delle attribuzioni delle istituzioni scolastiche
autonome. Si tratta di rispettare non solo le norme sull'autonomia,
ma soprattutto il Titolo V della Costituzione;
3. lo spostamento dell'asse verso un sistema liceale sembra essere
in controtendenza rispetto alle scelte di molti paesi europei
dove si afferma sempre più l'idea della parità o
pari dignità tra l'impianto di istruzione e di quello vocazionale,
non solo riguardo alle quantità, ma soprattutto riguardo
all'approccio alla conoscenza. Questa finalità, dichiarata
nella legge 53, rischia di essere compromessa proprio dalle scelte
che emergono dal documento, in termini di scarsa flessibilità
dell'offerta formativa, di tetti orari ancora troppo alti, di
parcellizzazione disciplinare e di durata degli studi diversificata
tra i due settori. Sembra che l'Europa vada in senso opposto.
E' ora di fare delle scelte: una riforma che intenda costruire
per il futuro, guardando al passato solo quanto basta per recuperarne
esperienze e dati significativi, deve avere un progetto, dare
delle priorità, scegliendo, semplificando, snellendo e,
soprattutto, individuando assi culturali riconoscibili
CISL Dlgs 2° ciclo. Ieri al MIUR. Dichiarazione ScrimaLa CISL
Scuola giudica del tutto interlocutorio il primo confronto sulle
linee-guida della bozza di decreto legislativo che dovrebbe configurare
gli assetti e i modelli organizzativi del 2° ciclo di istruzione
e formazione 14-01-2005
Incontro tra il Ministro Moratti e le parti sociali sui contenuti
dell’emanando decreto legislativo sul 2° cicloSi è
tenuto ieri, giovedì 13 gennaio 2005, l’annunciato
incontro tra il Ministro Moratti e i rappresentanti delle parti
sociali per un primo confronto sui contenuti caratterizzanti il
decreto attuativo della legge 53/2003 riguardante il 2° ciclo
di istruzione.Ci si attendeva la consegna di una bozza che presentasse
l’intero articolato sulla base del lavoro del gruppo di
esperti. Così non è stato.In verità, alla
presenza di circa 200 persone rappresentanti le varie sigle (associazioni,
le più varie, del mondo dell’imprenditoria e della
società civile; Organizzazioni Sindacali) e accompagnata
dallo staff politico e amministrativo del MIUR, il Ministro -
attraverso una specifica relazione e numerose “schede”
raccolte in un fascicolo - ha illustrato le “linee guida”
che dovrebbero ispirare il decreto.Il confronto - su un testo
predisposto dal MIUR che il Ministro si è impegnato ad
inviare quanto prima - inizierà nelle prossime settimane,
previa specifica convocazione.La CISL Scuola si riserva di entrare
nello merito dettagliato delle informazioni ricevute quando queste
saranno integrate dall’annunciato testo, base del confronto.Per
ora, di seguito, sono riportate le prime ed essenziali “riserve”
della CISL Scuola, contenute nella dichiarazione del suo Segretario
Generale, Francesco Scrima, diffusa al termine dell’incontro,
che sinteticamente enuncia e disamina le problematiche “sul
tappeto”. * * * * *Dichiarazione di Francesco ScrimaSegretario
Generale della CISL ScuolaLa CISL Scuola giudica il primo confronto,
avvenuto oggi con il Ministro, sulle linee guida dell’emanando
decreto attuativo del secondo ciclo, del tutto interlocutorio,
auspicando che in successive occasioni di incontro vengano prese
in considerazione le osservazioni e le obiezioni mosse all’impostazione
del provvedimento che, così com’è, prefigura
scelte sui “nuovi“ assetti e modelli organizzativi
del secondo ciclo da noi non condivise.La disponibilità
a raccogliere contributi, dichiarata dal Ministro, deve essere
concreta e dimostrata.In questa fase è fondamentale per
la CISL Scuola che ci sia il più largo coinvolgimento delle
parti sociali e della scuola reale per una condivisa definizione
dei contenuti del decreto, necessariamente diversi da quelli riportati
nella “bozza” presentata. Almeno tre sono i grandi
rischi che il preannunciato impianto del decreto non evita e che
se resta inalterato proietterà i giovani delle nuove generazioni
verso un’esperienza scolastica non incisiva, di cui non
è rilevabile lo spessore culturale, ma che già si
caratterizza per la diversa dignità educativa e formativa.Tali
rischi si configurano1. · nella frantumazione gerarchica
dei percorsi di studio, che porterebbe inevitabilmente ad una
canalizzazione irreversibile delle scelte degli studenti;2. ·
nell’assunzione di assetti ordinamentali e di modelli organizzativi
prima ancora di aver definito profili educativo-culturali e professionali
degli studenti, livelli essenziali delle prestazioni da assicurare
in tutti i percorsi, articolazione delle terminalità e
degli standard di riferimento per la spendibilità dei titoli
e delle qualifiche professionali (nel nostro Paese e in Europa),
criteri e parametri di accreditamento di soggetti non statali
che erogano il sevizio con finanziamento pubblico;3. ·
nella perdita del connotato unitario e nazionale del nuovo sistema
scolastico e formativo, vista l’accentuazione di processi
di “devolution”; il rischio concreto è il venir
meno della comparabilità e della pari dignità educativa
e formativa dei vari percorsi di istruzione e formazione.Il fermo
dissenso della CISL Scuola, inoltre, riguarda:1. · l’assegnazione
selettiva degli attuali istituti superiori alle distinte competenze
di Stato e Regioni, basata su puri criteri nominalistici e senza
tener minimamente conto dei processi di innovazione “ordinamentale-culturale-didattica”
delle aree tecniche e professionali;2. · la non soluzione
del nodo “diritto-dovere all’istruzione e alla formazione”
per 12 anni o comunque fino al conseguimento di una qualifica
entro il 18° anno (dipendenza stretta dalla disponibilità
delle risorse), per cui c’è il rischio della inesigibilità
di fatto di un diritto costituzionalmente garantito;3. ·
la più che ventilata ipotesi di trasferire tout-court il
modello didattico (orari) e dell’organizzazione professionale
dei docenti (funzioni tutoriali) già definito per il 1°
ciclo e oggetto di motivate e ripetute valutazioni negative;4.
· il prefigurato avvio di una complessa e indeterminata
fase di passaggio degli attuali Istituti Professionali alle Regioni
con il conseguente trasferimento - senza la garanzia di una necessaria
sede di confronto sindacale - dei beni, delle risorse e dell’intero
personale dirigente, docente e
ATA.Roma, 13 gennaio 2005
Ciò rende maggiormente esplicito il proposito, già
contenuto nel precedente “schema”, che l'opzione professionale
(e occupazionale) degli studenti che aspirano ad accedere all'insegnamento,
si concretizza solo a seguito del conseguimento di una (qualsiasi)
laurea triennale, e previo superamento delle relative prove di
selezione, dell'ammissione ai corsi di laurea magistrale, a numero
chiuso, le cui classi verranno definite con successivi Decreti
Ministeriali.
Gli accessi ai corsi di laurea magistrale sono quantificati sulla
base di una programmazione triennale del fabbisogno dei posti
di insegnamento da coprire nella Regione, nella misura pari al
50%, aumentati del 20%. Essi vengono successivamente ripartiti
tra le Università funzionanti nella Regione, tenuto conto
dell'"offerta potenziale" che ciascuna Università
sarà in grado di garantire.
La laurea magistrale si consegue con la discussione della tesi
e il superamento di un apposito esame di Stato e previa valutazione
positiva delle attività di tirocinio presso le scuole,
per la quale si terrà conto del giudizio del docente della
scuola presso cui si è svolto il tirocinio stesso.
La laurea magistrale così conseguita ha valore abilitante
e consente l'iscrizione in apposite graduatorie regionali distinte
per la scuola dell'infanzia, per la scuola primaria e per ciascuna
classe di abilitazione relativa alle scuole secondarie di primo
e secondo grado.
L'Ufficio Scolastico Regionale, nei limiti dei posti messi a concorso
e nel rispetto dell'ordine di graduatoria, assegna gli aspiranti
docenti alle istituzioni scolastiche per lo svolgimento di un
anno di "applicazione", con assunzione di responsabilità
di insegnamento, sotto la supervisione di un docente tutor designato
dal Collegio dei Docenti. Lo status di lavoro consegue alla stipula
con il Dirigente scolastico di un contratto di formazione-lavoro.
Al termine dell'anno di applicazione (per la cui validità
la durata non può essere inferiore ai 180 giorni, ma di
cui è prevista l'eventuale proroga di un anno) discuteranno
con il Comitato per la valutazione del Servizio una relazione
sulle esperienze e attività svolte e adeguatamente documentata.
In caso di giudizio favorevole , l'aspirante docente viene assunto
con contratto di lavoro a tempo indeterminato, stipulato con il
Dirigente scolastico, con il vincolo di permanenza nella scuola
stessa "almeno" triennale.
Il nuovo “schema” prevede, nel rispetto dei principi
direttivi della legge-delega, l'istituzione dei Centri di Ateneo
o interateneo per la formazione degli insegnanti al quale vengono
attribuiti numerosi compiti , alcuni dei quali vanno ben oltre
i vincoli della delega stessa, sui quali ci riserviamo di ritornare,
per i profili di criticità che obiettivamente evidenziano,
anche sul piano operativo. Analogamente vengono disciplinati i
Centri di eccellenza per la formazione permanente che completano
il monopolio universitario della formazione in servizio (oltre
che di quella iniziale) dei docenti, scelta per la quale ribadiamo
la nostra contrarietà e che pone seri dubbi di praticabilità.
Lo “schema” si conclude con una norma transitoria
e finale che rinvia ad un Decreto del MIUR la disciplina dei corsi
abilitanti speciali di cui alla legge 143/2004.
Al di là di queste primissime osservazioni e con le riserve,
già esplicitate, a più puntuali approfondimenti,
osserviamo che la tecnica decretativa adottata crea ulteriori
difficoltà di comprensione , e quindi di valutazione, per
il continuo riferimento a successivi atti di decretazione secondaria,
anche su aspetti estremamente importanti e decisivi, quale ad
esempio, l'individuazione delle classi dei corsi di laurea magistrale
e degli ambiti disciplinari, che non consentono di avere immediatamente
una visione d'insieme del provvedimento, per definire il quale
più che la metafora del "mosaico" si potrebbe
utilizzare quella delle "scatole cinesi", che possono
sempre riservare sgradevolissime sorprese, aggravando le negatività
di un giudizio di merito che riteniamo di aver già pertinentemente
motivato e che ci impegniamo, nuovamente, ad articolare e socializzare
nei prossimi giorni.
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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- Prezzo al pubblico = € 34,00 + spese di spedizione
- Prezzo "Sconto 50% Università" = € 17,00
+ spese di spedizione
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"DAP" a € 34,00
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» Spese di spedizione
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(*)
- PACCO ORDINARIO CONTRASSEGNO (consegna 8/10 gg lavorativi)
= € 2,70
- PACCO CELERE TRE CONTRASSEGNO (consegna 3/4 gg lavorativi)
= € 8,00
(*) Pagamento in carta di credito, bonifico bancario, c/c postale
• Contatti
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