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» LA CURA DELLA PERSONA NELLA SCUOLA DELLA RIFORMA

di Silvia Turci, Scuola dell’infanzia di Mortizzuolo- Mirandola- Modena

La scuola è soggetto di memoria e di sguardo prospettico, perché in essa gli eventi acquistano un certo spessore storico e favoriscono gli sviluppi possibili. La memoria costruisce e fortifica l’identità. La scuola interpreta l’evoluzione della società e cerca di carpire piste di conoscenza degne di ricerca. Allora “ il futuro è il vettore essenziale dei soggetti e della società più viva, ma il passato è il tratto distintivo della loro solidità e della loro forza. E la persona è al centro del tempo “.
L’ordinamento scolastico nazionale invita le scuole a ripensare la propria identità istituzionale, richiede un rafforzamento del progetto pedagogico anche attraverso il dialogo con la famiglia, il territorio, fra le varie scuole ed altresì nuove condizioni per l’esercizio della professionalità docente, che è chiamata ad affrontare sempre più nuovi e delicati compiti formativi ed educativi, avendo una cura particolare per gli alunni. Quindi la centralità della persona mi ha portato a fare qualche debole riflessione ermeneutica.
“ L’accoglienza è saper leggere nelle pieghe della storia degli altri anche le proprie speranze, le proprie debolezze e le proprie frustrazioni. Essere ascoltati è un diritto pari a tutti gli altri diritti, ma anche un dovere senza il quale la democrazia non che svuotarsi ed indebolirsi. ( padre Giuliano Stenico )
A scuola l’accoglienza è la “parte del primo contatto dell’alunno con l’istituzione scolastica ed ha sempre un particolare :
-valore affettivo emozionale, perché il tono delle relazioni nella famiglia è diverso per qualità e quantità da quello della scuola;
-valore relazionale, in quanto la qualità dei rapporti nella scuola e nella famiglia sono diversi proprio per le finalità delle due istituzioni; a scuola infatti vengono chieste attenzione, concentrazione, ascolto, apprendimento che vanno ben preparati;
-valore cognitivo, poichè ogni docente ha un suo stile relazionale ed un proprio metodo di lavoro.

L’ingresso a scuola chiede all’alunno disponibilità di forze, adattamenti, flessibilità, caratteristiche che non possono essere minimamente trascurate. Pertanto è importante che la scuola premetta nel POF un sottoprogetto dedicato all”accoglienza”, in cui ogni persona viene:
-osservata nelle variabili del comportamento,
-ascoltata,
-identificata per i suoi tratti salienti, per individuare l’approccio, onde non produrre traumi difficilmente cancellabili e per definire le modalità del lavoro successivo.
Ritengo che tale operazione non sia inutile, ma anzi favorisca la crescita e lo sviluppo della persona, perché il soggetto è portato a riflettere sul suo processo attentivo ed a rendersi conto che l’attenzione è condizione necessaria per un buon esito delle attività e dei suoi apprendimenti, inoltre trova la soddisfazione dei bisogni e la risoluzione dei suoi problemi.
Il docente quindi si trova di fronte ad una “persona” che è stata intesa da diversi filosofi con sfumature rilevanti. Per Aristotele è la sostanza della cosa;
per Severino Boezio è la sostanza individuale di natura razionale;
per San Tommaso invece “ l’individuo è ciò che non è distinto, mentre la persona è ciò che è distinto…”
Infatti molto semplicemente partirei con un esempio: vado a comprare un’automobile però la voglio personalizzata…,quindi l’essere mia la macchina non è solo di proprietà, ma è individualizzante. Dal greco prosopon persona significa fissità, originalità.
La persona è una meta da seguire, quindi personalizzare significa valorizzare l’individuo ed elevarlo dal punto di vista soggettivo-originale. Fichte dice che nessuno diventa uomo se non tra gli uomini. Pertanto si diventa uomini quando si entra nell’universalità, perché quando si nasce si è persona in divenire. Uno non diventa uomo senza la madre affettiva, premurosa e disponibile. L’insegnante quindi aiuta i genitori a far maturare il figlio come persona. Quando vediamo degli alunni alunni trascurati, ci preoccupiamo per la loro crescita e formazione, temiamo che non diventino persona, ma rimangano individui con la loro datiti, con i loro tratti genetici e la propria storia, in quanto prevale solo la materialità.
La vera persona ha acquisito l’eidos ossia l’essenza. Allora come docenti dobbiamo formare persone con cultura, con dignità, con inquietudine, con certezze, però non si è educatori del prossimo, se non lo si è di se stessi. Io sono persona quando vivo l’avventura di aprirmi orizzonti sempre più vasti. Allora ogni docente valorizza la persona attraverso tante attività, fra cui quelle laboratoriali, nel rispetto dell’uguaglianza e delle pari opportunità. L’insegnante cerca l’unità nelle differenze, quindi è regista e non solo orientatore del tecnicismo, ma anche della comprensione dello studente che ha di fronte. A questo punto mi sembra opportuno far capire ai genitori durante i colloqui la relazione fra tempo e qualità, perché tutte le azioni richiedono qualità. Anche le lezioni frontali , i lavori di gruppo, le attività di laboratorio servono per sviluppare formazione ed istruzione. Ad esempio l’informatica deve essere usata solo come strumento per favorire apprendimenti, per cui il laboratorio è un luogo, un modo, una didattica, che non può sostituire completamente la relazione diretta interpersonale. Pinocchio, che non ha parlato con mamma e papà rifiuta la scuola e va volentieri al circo. Il figlio si forma veramente passando attraverso esperienze affettive, emozionale e culturali, ha quindi bisogno anche delle più svariate metodologie e di tanti sussidi didattici per apprendere in maniera integrale. Quindi è importante il luogo, ma anche la nostra didattica e didassi devono essere ideate ad personam con l’intento di sperimentare e di operare problematizzando la realtà contestuale che i ragazzi vivono quotidianamente.
A questo punto possiamo dire: “ Aver CURA di un’altra persona, nel suo significato più proprio, è aiutarla a crescere e ad attualizzare se stessa “ ( Milton Mayeroff ).
Infatti all’essere umano non è sufficiente vivere, ma gli è indispensabile dare significato alla sua vita, inscerare la sua esistenza con un senso, ossia rinvenire direzioni del pensare, del sentire e dell’agire per realizzare pienamente il suo essere.
Mi rendo conto che è difficilissimo per un docente educare, perché nessuno di noi è veramente preparato nel “mestiere dell’esistere, nel possesso di una sapienza intera, nella disponibilità ad offrire all’altra persona la proprie risorse cognitive, affettive, relazionali, materiali……..
Ma è proprio qui la strada da seguire abituandoci gradualmente a cogliere l’appello dell’altro ad entrare in una relazione di cura, come ci suggerisce Luigina Mortari.
Allora penso che sia opportuno fare alcune riflessioni sul principio di personalizzazione. In sintesi possiamo dire che esso chiama in causa:il pensiero di S. Tommaso; l’essere in sé e l’essere per sé; l’insegnamento apprendimento, per cui l’educatrice applica la maieutica socratica e funge da mediatrice; le UA, il PSP, gli OSA, gli OF ed il portfolio.
Potrò sembrare pedante, ma credo che analizzare il termine ‘personalizzazione’
possa aiutarci a discutere sulle “cose” piuttosto che sulle parole. Infatti l’attuazione delle “ Indicazioni Nazionali per i piani di studio personalizzati nella scuola “ si apre con questioni di lessico. Quindi, proprio attraverso la definizione delle parole utilizzate si costruisce il senso del discorso e si compiono anche serie di operazioni e di opzioni culturali, sociali e politiche. Il filosofo Ermanno Bencinvenga sostiene che una definizione stipula l’uso corretto di una parola. Infatti il linguaggio è forse lo strumento più efficace che noi utilizziamo per conoscere il mondo ed organizzarlo. Perciò nessuna definizione è neutrale, perché esistono sempre dei legami. Ogni docente per essere professionale e libero deve effettuare delle scelte sostanziali e qualificanti attraverso il linguaggio, il quale permette di esplorare e di ricercare in maniera preziosa. Ragionando poi sulle parole, l’insegnante può essere aiutato a comprendere il bambino- studente.

Personalizzazione è un termine non nuovo nel quadro della scuola italiana, però ora, dice Giorgio Chiosso, dovrebbe ridurre gli insuccessi e promuovere eccellenze attraverso itinerari differenziati. Pertanto devono essere chiari gli obiettivi, le risorse, le modalità nel rispetto dei tempi e dei ritmi di crescita di ogni studente.
Il concetto di educazione personalizzata nacque in Spagna nel 1970, il cui autore e Victor Garcia Hoz ( 1911- 1998 ), un pedagogista umanista, che nella sua impostazione neocomportamentista richiama la stretta connessione fra gli aspetti cognitivi, funzionali e valoriali, da considerare secondo un principio di complementarità, per favorire l’apprendimento .Quindi fine, finalità, obiettivi fondamentali ed operativi costituiscono una specie di piramide, al cui vertice c’è l’educazione e alla base vi sono gli obiettivi operativi legati ognuno agli atti concreti, che un essere umano deve realizzare, per poter raggiungere le successive mete della sua vita e della sua educazione. Ad esempio la figura di San Francesco implica significati letterari, religiosi, inoltre presenta spunti di ecologia e di pace, rispetto per gli animali. E’ una figura carica di messaggi educativi e formativi.
Bisogna comunque tenere sempre presente l’unitarietà della persona, perché sarà il fondamento dello sviluppo successivo. Secondo questa prospettiva viene bandita in maniera molto forte la frammentazione del processo educativo, evitando così la tentazione a percorsi che si configurino come adattamento esclusivo alle esigenze materiali.
Le direttrici fondamentali di crescita sono:
- imparare ad imparare, sviluppando i principi organizzativi delle conoscenze;
- imparare a pensare attraverso un’armonizzazione degli obiettivi dell’educazione.
Pertanto le attività educative ben programmate aiutano a sviluppare simultaneamente: disposizione, valori e conoscenze, poiché non considerano solo la materia della scienza da insegnare, ma anche gli obiettivi che sviluppano le funzioni fondamentali di ogni processo di apprendimento. Imparare ad imparare ed imparare a pensare sviluppano nell’uomo elementi comuni ai suoi simili che rendono possibile la comunicazione ed elementi distintivi che lo convertono in un essere unico e diverso dagli altri. La formazione integrale della persona richiede due tipi di obiettivi:
- obiettivi comuni che devono essere insegnati da tutti: rispetto di sé e degli altri,
dell’ambiente, senso di giustizia, valorizzazione del gioco,
vita di relazione, autonomia, fiducia nelle proprie capacità,
esprimere e controllare i propri sentimenti, utilizzare gli
strumenti linguistici, sviluppo della creatività e di abilità;
- obiettivi individuali che debbono favorire lo sviluppo delle caratteristiche di
ogni soggetto.
A quelli precedentemente elencati si possono aggiungere:
- oggettivare i propri sentimenti oppure rappresentarli simbolicamente;
- comprendere la necessità delle regole;
- pianificare con una trama un gioco, un pensiero;
- organizzare comportamenti in vista anche di scopi non esclusivamente
immediati.
Il tema della personalizzazione, che ha coinvolto i Paesi europei, ha portato a considerare con attenzione che quanto più gl’insegnanti si avvicinano ai ragazzi ed ai genitori per decisioni organizzative e didattiche, tanto più aumentano le possibilità di successo; che la differenziazione delle strategie formative aumentano gli itinerari, onde rispondere alla molteplicità delle esigenze e favoriscono la formazione di ogni alunno; che la prospettiva della personalizzazione va utilizzata in prospettiva curricolare, perché persegue l’individualizzazione la socializzazione di ogni studente.
L’esperienza mi ha fatto capire che si diventa persona con le persone ed allora noi docenti, data la situazione spesso precaria della famiglia dei nostri alunni e dei condizionamenti dei mezzi di comunicazione, che possono compromettere lo sviluppo della personalità, dobbiamo prenderci cura, come dice Luigina Mortari, dei piccoli studenti con:
- l’accoglienza effettuata con “ cura empatica”
- l’ascoltarci e l’ascoltarli
- la ricettività, poiché gli studenti hanno più bisogno di essere ascoltati che giudicati
- la responsività, che implica ascolto e risposta ai bisogni dell’altro
- la disponibilità cognitiva ed emotiva
- la non intrusività, cioè non prendere sulle spalle la vita dell’altro
- il saper attendere, perché tutti abbiamo i nostri tempi di apprendimento
- la dimensione emotiva della speranza, infatti Freire dice che “ se non si alimenta la speranza nessuna tecnica ha valore “
- la tenerezza, ossia la capacità di andare in contro all’altro, perché la tenerezza dà sicurezza.
Io aggiungo: il coinvolgimento, la condivisione, la congruenza tra gli interventi proposti e quelli effettuati,
- la coerenza tra regole e valori,
- la possibilità di percepire la propria storia in continuità,
- la fermezza e l’autorevolezza.
Questi valori elencati, come dice Padre Stenico, non si proclamano, perché vivono solo quando si rendono concreti. L’etica infatti non è una semplice enunciazione dei principi, ma l’impegno quotidiano che cerca di migliorare la vita di tutti. Contrastare le dipendenze e considerare ogni persona ricuperabile assume così un valore più alto e più generale: cercare la strada per liberare il futuro dalla paura e dall’insicurezza è scoprire il senso di una cittadinanza dove ognuno possa trovare il proprio posto senza rinunciare ad essere se stesso.
Sono convinto quindi che la legge 53/2003 impegni notevolmente gli operatori della scuola, in quanto promuove e valorizza proprio l’etica del prendersi cura dell’alunno, per reintrodurre la dignità della persona nella società e passare attraverso le azioni quotidiane, che rendono docenti e studenti più capaci di essere insegnanti ed alunni. La scuola oggi vive una forte complessità, che è specchio della realtà sociale, però chi vive il proprio compito educativo, ispirandosi a quanto detto precedentemente, vedrà sicuramente una sua riuscita insieme a quella dei bambini – ragazzi-giovani……
Concretamente quindi: FINE, FINALITA’, OF, ........costituiscono una specie di piramide al cui vertice vi è l’UDUCAZIONE, ed alla base gli OBIETTIVI OPERATIVI legati ognuno agli atti concreti, che una persona deve realizzare, per poter raggiungere i successivi traguardi della sua vita e della sua educazione.
Ad esempio:
con i bambini dei 5 anni affronterei la ricorrenza di S. Francesco, che implica significati religiosi, inoltre presenta spunti di ecologia, di pace, di rispetto per gli animali e di amicizia. In questo sono già presenti: motivazioni, obiettivi e finalità educative e formative.

ANCORA:
narrare la storia di S. Francesco e il lupo, che offre tanti spunti per conconversazioni: il lupo nella realtà, il lupo nelle fiabe, cosa faceva il lupo di Gubbio e perché con Francesco è diventato mansueto;
il lupo: dalla fiaba al gioco motorio, al gioco drammatico;……..
Comunque è fondamentale tenere sempre presente l’unitarietà della persona, perché sarà il fondamento dello sviluppo successivo. Secondo questa prospettiva viene bandita in maniera forte la frammentazione del processo educativo, così si evita la tentazione di formulare percorsi che si configurino come adattamento esclusivo alle esigenze materiali.
Le direttrici fondamentali si presentano con due linee di sviluppo.
imparare ad imparare, sviluppando i principi organizzativi delle conoscenze;
imparare a pensare attraverso un’armonizzazione degli obiettivi dell’educazione.
Pertanto le attività educative ben programmate aiutano a sviluppare simultaneamente: disposizioni, valori e conoscenze, poiché non considerano solo la tematica da trattare, ma anche gli obiettivi che sviluppano le funzioni fondamentali di ogni processo di apprendimento umano.
Da ciò si può evincere che nell’uomo esistono: elementi comuni ai suoi simili che
Rendono possibile la comunicazione ed elementi distinti che lo convertono in un essere unico e diverso dagli altri.
Quindi lo sviluppo integrale della persona richiede due tipi di obiettivi:
obiettivi comuni che devono essere conseguiti da tutti come il rispetto di sé e degli altri, dell’ambiente, il senso di giustizia, la valorizzazione del gioco, la vita di relazione, l’autonomia, la vita di relazione, lo sviluppo della creatività………;
obiettivi individuali che debbono favorire lo sviluppo delle caratteristiche di ogni soggetto come oggettivare i propri sentimenti, pianificare con una trama un gioco,
comprendere la necessità delle regole…..
Il tema della PERSONALIZZAZIONE che ha coinvolto i paesi europei ha portato a considerare con attenzione che:
- quanto più le docenti si avvicinano ai bambini ed ai genitori per devisioni organizzative e didattiche, tanto più aumentano le possibilità di successo;
- bisogna differenziare le strategie formative, aumentando gli itinerari, onde rispondere alla molteplicità delle esigenze e favorire la formazione di ogni bambino;
- la prospettiva della personalizzazione va utilizzata in prospettiva curriculare, perché persegue l’individualizzazione e la socializzazione di ogni bambino.

Sono pienamente convinta che il discorso fatto è facile in teoria, però in pratica come far emergere il modello di uomo da raggiungere?
Inoltre sarebbe importante riconoscere le differenze soggettive, sociali e culturali di ogni bambino a cui ci si rivolge.
Allora ritengo che a questo punto sia necessario tenere alta la qualità dell’OF sia
contenutisticamente, sia metodologicamente, proponendo altresì diversificazione
personalizzata degli itinerari educativi.

Docente della scuola dell’infanzia di Mortizzuolo- Mirandola- Modena Silvia Turci, Via A. Manzoni 1 41037 Mirandola - Tel 0535 23148 oppure telefax 0535 22547

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