» Personalizzazione e portfolio
(I) - Infantiae.Org n.280/2006
Silvia Turci, insegnante scuola dell'infanzia,
"F. Budri" Mortizzuolo-Mirandola (Mo)
Il Portfolio sia nel campo del lavoro sia in
ambito educativo e scolastico non è altro che una cartella
(una carpetta che raccoglie materiali di documentazione) contenente
le conquiste formative di ogni bambino e bambina emerse dalle
diverse prove. Pertanto entrano in campo docenti, bambini e genitori
attraverso i percorsi delle varie iniziative, affinché
queste ultime possano essere personalizzate per singoli bambini
e bambine od anche per piccoli gruppi.
Il concetto di persona
Le “Indicazioni” e le “Raccomandazioni”
del Ministero dell’Istruzione inseriscono, a questo proposito,
il concetto di persona. In questa prospettiva, anche a me importante
parlare prima del bambino (Martina, Giovanni, Stefano, Luciana,
ecc.) come soggetto persona e solo successivamente del suo operato
e dei risultati raggiunti. A mio avviso la dimensione di ‘persona’
è una meta da raggiungere: quando io parlo di personalizzare
non faccio altro che valorizzare il bambino ed elevarlo dal punto
di vista della sua originalità. Il filosofo Fiche sosteneva
che nessun individuo può diventare uomo se non tra gli
uomini quando si entra a far parte dell’universalità,
infatti quando un bambino nasce è persona in itinere. E’
logico che non diventa uomo senza prima aver ricevuto l’affetto
fruito dai rapporti di cura parentale e delle figure che gli stanno
intorno.
Per questo, come insegnante, in collaborazione con i genitori,
cerco di aiutare i miei bambini a maturare come persone; se invece
venissero trascurati, la maturazione della loro identità
verrebbe compromessa e, con questo anche le loro potenzialità
di divenire ‘persona’
La vera ‘persona’ ha cultura, dignità e desiderio
di aprirsi a nuovi e vasti orizzonti, grazie anche alle tante
attività laboratoriali e non, nel rispetto dell’uguaglianza
e delle pari opportunità. Come docente mi pongo infatti
l’obiettivo di garantire unità nelle differenze,
facendo capire ai genitori l’importanza della relazione
fra tempo e qualità, poiché tutto l’agire
richiede qualità.
Penso che analizzare il termine personalizzazione
ci aiuti a discutere sulle “cose” piuttosto che sulle
“parole”. Infatti proprio le “Indicazioni nazionali
sui piani di studio personalizzati nella scuola” si aprono
trattando questioni di lessico. E’ proprio dalla definizione
delle parole usate che si costruisce il senso di un discorso e
nello stesso tempo si compie una serie di operazioni culturali-sociali
e politiche.
Dunque il linguaggio è indubbiamente il mezzo più
efficace per conoscere la realtà, però nessuna definizione
è neutrale, poiché esistono legami fra i termini
stessi. Allora io docente devo fare delle scelte sostanziali e
qualificanti proprio attraverso il linguaggio, il quale offre
a me docente mezzi preziosi idonei per ragionare, per conoscere,
per comprendere e per aiutare il bambino.
Il termine personalizzazione nella scuola non
è nuovo e dovrebbe aiutare a “ridurre gl’insuccessi
e promuovere eccellenza attraverso itinerari differenziati”
come afferma Giorgio Chiosso. Ed in questa prospettiva, il compito
dell’insegnante è di chiarire chiaramente gli obiettivi,
le risorse, le modalità, il rispetto dei tempi e dei ritmi
di sviluppo di ogni bambino e bambina. Finalità ed obiettivi
costituiscono una specie di cono al cui vertice c’è
l’educazione, mentre alla base vi sono gli obiettivi operativi,
che sono legati ognuno alle azioni concrete, che ogni bambino
deve realizzare, per poter raggiungere le varie mete della sua
vita.
Ad esempio: sulla vita di S. Francesco si possono portare a termine
diversi percorsi con motivazioni, obiettivi e finalità
diverse: significato religioso, spunti di ecologia e di pace,
rispetto per gli animali, drammatizzazione, il lupo nella realtà
e nella fiaba.
Per qualsiasi attività devo tenere sempre presente l’unitarietà
della persona, perché è il fondamento di ogni sviluppo
successivo. Secondo questa prospettiva, la frammentarietà
viene bandita e nello stesso tempo vengono evitati percorsi che
si adattano esclusivamente alle esigenze materiali.
Pertanto le attività educative ben pensate e programmate
sviluppano valori e conoscenze e favoriscono l’apprendimento
secondo due direttrici: imparare ad imparare ed imparare a pensare.
Il tema della personalizzazione, che ha coinvolto i paesi europei,
ha messo in evidenza che:
• gl’insegnanti più collaborano con i genitori,
più aumentano la possibilità di successo;
• la prospettiva della personalizzazione va utilizzata in
prospettiva curricolare;
• le strategie formative attraverso diversi itinerari favoriscono
la formazione dei bambini;
• la diversità e l’originalità di ogni
bambino e bambina vanno riconosciute come valore;
• l’educazione dei bambini entra nella famiglia e
quindi può diventare “ un nuovo progetto formativo
della famiglia e con la famiglia”;
• il processo di personalizzazione di ogni intervento formativo
trova la sua concretizzazione nella compilazione del PORTFOLIO
delle competenze in base alle caratteristiche di ogni scuola e
di ogni bambino.
Il portfolio delle competenze individuali
La personalizzazione degli interventi educativi
e formativi si concretizza, almeno sul piano degli adempimenti,
per così dire, più formali, nella compilazione di
schede delle competenze: si tratta di una descrizione sintetica
dei percorsi seguiti e dei progressi raggiunti da ogni bambino
e da una documentazione significativa di elaborati, che indicano
le risorse, i modi ed i tempi di apprendimento, gl’interessi
e le peculiarità di ogni bambino e bambina.
La scuola dell’infanzia “ Filomena Budri” di
Mortizzuolo, che è una frazione del comune di Mirandola
di Modena ha individuato criteri di scelta all’interno di
un percorso didattico funzionale all’utilizzazione del portaolio,
che valorizzi l’autonomia di ricerca di sviluppo, cooperando
con la famiglia.
Le parole chiave sono:
- OSSERVAZIONE
- RIFLESSIONE
- OBIETTIVO A MEDIO E LUNGO TERMINE
Attraverso il loro impiego formuliamo la nostra proposta formativa
per tutti i bambini e prestiamo un’attenzione particolare
ai bambini dell’ultimo anno. In più casi abbiamo
scelto attività, giochi e prove al posto di altre: il nostro
scopo è che ogni bambino si senta protagonista del proprio
processo educativo e si senta responsabile e motivato ad apprendere.
Poiché le prove da includere nel portfolio
devono essere selezionate, i genitori hanno la possibilità
di prendere atto e riflettere consapevolmente sui livelli raggiunti,
sugli eventuali limiti e nello stesso tempo sulle potenzialità.
In questa prospettiva, il portfolio assume una funzione pedagogica
nella misura in cui, come insegnante, sono disponibile ad interrogarmi
su ciò che ritengo importante nell’apprendimento
ed a mettere in discussione la mia prassi didattica.
Il contributo è tratto dalla rivista dell'Opera
Nazionale Montessori "Vita dell'Infanzia"
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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