» 2. Cerchi, colori, immagini e
spartiti informali (III) - Infantiae.Org n.282/2006
di Meco Traversa, responsabile
pedagogico, Comune di Trino, Vercelli
Se avrete l’opportunità di lavorare
con le modalità che vi ho descritto, scoprirete che gli
spartiti possono essere classificati in 5 modi diversi:
- presenza di solo simbolo grafico eseguito con
segno tracciante di un solo colore (nero)
- presenza di solo simbolo grafico con utilizzo di diversi colori
- presenza mista di simbolo grafico e indicazioni scritte/didascalie
(pause: contare fino a 4 oppure…)
- presenza mista di rappresentazioni grafico-pittoriche e indicazioni
scritte/didascalie
- presenza di sola rappresentazione grafico-pittorica
Osservando le produzioni dei bambini mi accorsi
che erano enormi tele di arte astratta.


Si poteva dunque procedere in senso contrario.
Da un quadro di Kandinsky avremmo potuto ricavare una partitura
d’autore.
Ormai il gioco sembrava non avere fine.
Qualsiasi produzione scritta, manifesto, pubblicità ma
anche le decorazioni di prodotti dolciari, lattine, nervature
delle foglie, tutto insomma era diventato motivo per un’interpretazione
sonora.
Forse spinti e guidati dal “nume caos” e cogliendo
l’estrema casualità degli elementi e delle situazioni
che man mano andavamo incontrando, approdammo ad un’esperienza
fondamentale per il nostro lavoro.
“Il grande gioco dello spartito mobile”
fu il nome che scegliemmo per questa coinvolgente esperienza.
Avevamo a disposizione una stanza completamente vuota attigua
al nostro laboratorio.
All’inizio serviva come sala prove per i gruppi e per la
stesura degli spartiti sui cartelloni.
Con il progredire del lavoro, la documentazione relativa agli
spartitoni si accumulava sempre più e spesso giaceva sparsa
sul pavimento.
L’impressione che si aveva, entrando nella stanza, era di
un enorme e unico spartito musicale.
L’idea di trasformare il pavimento in un unico spartito
si formò in modo quasi naturale, ma la soluzione geniale
e rivoluzionaria riguardò l’utilizzo del materiale.
Fu un’amica esperta in educazione all’immagine a suggerirla.
Se anche voi, come penso, avete esperienza educativa, vi sarete
accorti di quanto sia importante la scelta del materiale che si
usa, in ordine al suo possibile recupero, alla praticità,
facilità d’uso e alla resa didattica.
L’idea di creare materiale in cartoncino/carta
da posizionare su un fondo di plastica bianca steso di misura
sul pavimento e successivamente fissato, risultò rispondere
effettivamente a queste esigenze.
La stanza (5 metri x 6 circa) era un’enorme lavagna bianca
su cui posizionare tutti gli elementi utili alla creazione del
grande gioco dello spartito mobile.
Dopo che il gruppo aveva effettuato la prova musicale, erano sufficienti
pochi minuti per sgombrare completamente il campo e lasciare di
nuovo completamente bianco il fondo.
Il vantaggio che offriva questa tecnica era la
possibilità, da parte dei bambini, di entrare a far parte
direttamente dello spartito.
In effetti i creatori dello spartito erano poi anche gli esecutori
musicali che si distribuivano parti e strumenti, occupando gli
spazi di partitura scelti.
Il risultato sonoro e lo scenario musicale dipendevano
direttamente da 6 variabili:

Ecco un possibile scenario di “spartito
mobile”

Come abbiamo accennato precedentemente, i bambini
facevano parte dello spartito mobile: si sedevano all’interno
degli spazi tracciati, si rannicchiavano tra due simboli rappresentanti
un effetto “sordina”, si ergevano fieramente sul disegno
rappresentante un’esplosione di suoni.
Il fatto che esprimessero col corpo e con appropriate posture
la rappresentazione grafico/musicale e che occupassero lo spazio
attraverso la loro sfera emozionale/affettiva, stava a significare
una completa armonia e un rapporto di totale fusionalità
con l’esperienza musicale.
I bambini erano la musica.
E’ importante che i bambini vivano questo primo livello
di esperienza, anche in modo ripetuto, affinché gradualmente
si possa passare ai livelli successivi di conoscenza e di interpretazione
musicale.
Da una primitiva e sincretica fase di esperienza vissuta, caratterizzata
dal massimo grado di soggettività e forte evidenziazione
degli elementi interni, occorre prevedere una naturale evoluzione
verso fasi più differenziate ed autonome, caratterizzate
da prese di distanza/oggettività e uso della sfera razionale.
Questo obiettivo finale non è mai definitivo: il percorso
deve essere effettuato anche a ritroso, permettendo rielaborazioni
e passaggi tra i vari livelli.
E’ importante, comunque, osservare attentamente le modalità
di occupazione degli spazi e degli ambiti assegnati ai bambini.
All’inizio dell’esperienza è fondamentale non
canalizzare le modalità d’investimento e non dare
consegne precise.
Nell’esperienza da me realizzata, alcuni bambini si stendevano
sul simbolo sonoro o nello spazio disegnato al suolo: accarezzavano
la produzione grafica, cercando di percepirne i limiti e i confini
con un’esplorazione corporea completa.
Altri, pur posizionandosi all’interno dello spazio grafico-pittorico,
assumevano posture meno aderenti all’oggetto, evitando un
coinvolgimento corporeo profondo.
Una minoranza di bambini aveva difficoltà ad inserirsi
direttamente nello spazio di lavoro musicale: essi oscillavano
tra posizioni totalmente esterne allo spazio assegnato e altre
in cui il rapporto di inclusione era vissuto in modo ambivalente,
utilizzando posture di massima distanza (in piedi e vicini ai
limiti estremi dell’area) o intermedie, sull’esatto
confine cioè tra l’interno e l’esterno.
Emergono così, in modo inequivocabile, le differenze tra
i bambini che si sentono “dentro” all’esperienza
e quelli che si sentono “fuori”, bambini che vivono
in modo radicalmente diverso rapporti di inclusione ed esclusione
all’interno di uno spazio definito.
Se vi cimenterete in questa esperienza micromusicale avrete modo
di cogliere comportamenti e vissuti che vi permetteranno una conoscenza
più approfondita dei bambini, soprattutto se avrete la
volontà di inserire tutti i dati scopici in una griglia
d’osservazione finalizzata all’acquisizione di un
completo quadro psico-pedagogico dei componenti il gruppo di lavoro.
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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- Prezzo al pubblico = € 34,00 + spese di spedizione
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