» 2. Cerchi, colori,
immagini e spartiti informali (I)
di Meco Traversa, responsabile pedagogico, Comune
di Trino, Vercelli
Durante quell’anno la nostra ricerca musicale, con una forte
spinta ludica, fu imperniata su quello scenario che definimmo
“suoni nell’aria”.
Certo è che quella che appare come un’attività
disciplinare priva di ostacoli, dimostra tutto il suo potere nel
risvegliare le potenzialità attentive.
Il lavoro deve essere svolto in modo graduale e non dovrete accontentarvi
di poco.
Se il gruppo si accorgerà della vostra scarsa considerazione
circa l’attenzione prestata, la qualità del suono
ricercata e la fedeltà dimostrata all’osservanza
delle regole stabilite dal codice adottato e dalle bizzarrie dello
strano direttore d’orchestra, il vostro lavoro non ha speranze
di evolversi.
Ma se avrete l’accortezza di osservare tutto molto attentamente,
non perdendo mai l’occasione di fare rilievi al gruppo,
anche personali, precisi e puntuali, vedrete che il vostro lavoro
procederà, determinando un sensibile miglioramento delle
acquisizioni timbrico-ritmiche e musicali in generale.
Avevo invitato più volte i bambini a spiegarmi
cosa significavano per loro i “suoni nell’aria”.
“Cosa provate? Cosa vorreste fare?” chiedevo.
Le risposte erano tante, le più strane e le più
fantasiose.
Decisi che era meglio adottare una strategia diretta.
Registrammo su audiocassetta una serie di suoni lunghi, realizzati
con piastre sonore, metallofoni, glokenspiele, triangoli, ecc.
un suono e una breve pausa alternati, alcune volte suoni sovrapposti
e rare frasi musicali casuali in scala pentatonica (utilizzando
la tecnica dello strumento preparato DO – RE – FA
– SOL – LA).
In salone chiesi ai bambini di muoversi liberamente, utilizzando
solamente le parti del corpo che proponevo loro, aiutandomi con
grandi schede illustrate.
La consegna prevedeva che durante la pausa sonora
il corpo rimanesse immobile:

Provammo più volte il gioco della figura,
del movimento e del suono.
I bambini erano carichi di energia.
Ogni tanto qualcuno si sbagliava o faceva finta di sbagliarsi:
faceva parte del gioco!
Il passaggio dall’interpretazione corporea a quella grafico-pittorica
fu abbastanza rapido e naturale.
Nacque dalla stessa richiesta dei bambini.
SUONO ———› MOVIMENTO
———› DISEGNO
Prevalentemente venivano privilegiati i movimenti ampi, morbidi
e rallentati per la parte motoria e il segno circolare e figure
arrotondate con colori tenui per la parte grafica.
Vorrei sottolineare l’importanza di questa pratica interdisciplinare
ai fini della strutturazione dello schema corporeo, dello sviluppo
della motricità segmentale, della coordinazione, dell’acquisizione
spazio-temporale e di tutti quei pre-requisiti psicomotori che
sono indispensabili per un sufficiente rendimento scolastico.
Pensate all’importanza di fare esperienze libere efficacemente
stimolate e canalizzate, costantemente imperniate sul desiderio
di fare.
Una conoscenza che parte dalla valorizzazione del soggetto e dalla
consapevolezza che ogni bambino può autoformarsi e soprattutto
autorealizzarsi.
Nel movimento ampio —————›
di varie parti del corpo c’è maggior consapevolezza
e conoscenza, oltre che una percezione diversa delle potenzialità
corporee.
Sono convinto che le esperienze vissute direttamente in una situazione
reale di gioco, di relazione e di processo evolutivo hanno un’incidenza
superiore rispetto a quelle artificiali riprodotte per mezzo di
esercizi guidati o attraverso la somministrazione di schede didattiche
sul grafismo e sul pre-grafismo.
Risultò interessante l’accostamento, per contrasto,
tra diverse tipologie di suoni e la creazione di “scenari
immaginativi”.
Avevo impostato il seguente quadro dinamico:
1) registrazione dal vivo di
a) suoni lunghi e brevi frasi musicali, usando gli strumenti precedentemente
citati
b) suoni di media lunghezza da realizzarsi soprattutto con diversi
tipi di tamburi, tamburelli, contenitori di cartone, di latta,
e bottiglie di plastica
c) suoni brevi ottenuti con legnetti, wood-block, pietre, graniti,
ecc.
2) Divisione in tre gruppi di lavoro a triangolo
equilatero
3) Movimenti alternati dei gruppi esclusivamente
in presenza del suono di appartenenza.

SUONI BREVI

SUONI MEDI

SUONI LUNGHI
Si definirono, senza che io dirigessi o condizionassi
in alcun modo i bambini, tre tipi di movimento:
TIPO A:
- lento eseguito in piedi
- morbido controllato o rallentato
- molto aperto e ampio con prevalenza di linee curve e circolari
- utilizzo di tutto il corpo
TIPO B:
- movimento eseguito prevalentemente a terra o con cadute
- posture ambivalenti aggressive/difensive, soprattutto con chiusure
e posizioni rannicchiate
TIPO C:
• movimento eseguito prevalentemente in piedi
• utilizzo del corpo in modo segmentale
• piccoli spostamenti e posture rigide
A livello ludico questa attività sfociò
in un gioco musicale molto gradito ai bambini e che aveva alcune
particolarità didattiche legate allo sviluppo della simbolizzazione.
All’inizio si trattò di abbinare le tre tipologie
di suono e movimento A B C, individuando i due elementi maggiormente
rappresentativi e identificandoli così:
- il triangolo - movimento lento, ampio e aperto
- il tamburo - movimento di chiusura a terra
- il wood-block - movimento a marionetta
- silenzio - postura statica.
• Il
progetto
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
- Vai alla Sezione dedicata
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» Costo
- Prezzo al pubblico = € 34,00 + spese di spedizione
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