» 4. La ricerca timbrica e ritmica
- Infantiae.Org™ n.268/2005
di Meco Traversa, responsabile pedagogico, Comune
di Trino, Vercelli
Il “percorso pietre” sembrava non avere fine.
Ogni nuova idea o esperienza sembrava aprire la strada ad altre
ipotesi di ricerca, con una progressione geometrica.
In queste situazioni didattiche strutturate a laboratorio, l’importanza
è saper cogliere le osservazioni e la produzione dei bambini
per dar loro spessore, importanza e significato.
Era venuto il momento di mettere in primo piano la naturale tendenza
dei bambini alla percussione delle pietre che, in qualche modo
e fin dall’inizio, avevo inibito e di cui, forse, avevo
volutamente procrastinato l’inizio, per esser certo che
avrebbe sortito gli effetti desiderati.
Non so dire se in questa scelta c’era solamente intuito
e solida professionalità oppure una vera e propria pianificazione.
Chiesi a tutti di provare come potevano “suonare”
due pietre.
Fu il caos. Un suono assordante che solo a tratti sembrava indebolirsi
e placarsi per riprendere subito, fino ad arrivare a definirsi
rumore con vari attributi di sgradevolezza.
I bambini urlavano.
Qualcuno era chiaramente infastidito.
Era ciò che volevo. I bambini mi guardavano come per implorarmi
“facci smettere ! … perché tutto questo?”
Ma io volevo da loro la voglia di silenzio, giocare sul contrasto
sonoro.
Al mio chiaro e invocato segnale di STOP, il silenzio determinò
la realizzazione del desiderio collettivo e una rinnovata accettazione
della semplice richiesta sonora che annunciai loro: un colpo solo
al mio comando.
All’inizio – succederà anche a voi –
non è un colpo solo: è un TARATATACKTACK.
Bastano due o tre esecuzioni, un adeguato contatto oculare e una
messa a fuoco del linguaggio corporeo, per definire un semplice
e sonoro TACK.

Prendete in considerazione l’ampiezza e
la chiarezza del gesto.

Notai che tutti i bambini stringevano forte la
pietra che era chiusa nella mano sinistra.
Proposi loro di allargare progressivamente la mano per farne scaturire
un suono più chiaro e più cristallino.
Tutti erano scettici sul fatto che si potesse rilevare la differenza
timbrica.
Con sorpresa venne fuori un TAICK così brillante da risultare
inconfondibile rispetto al TACK iniziale.
Provammo ad alternare: TACK TAICK TACK TAICK TACK TAICK …
Il gioco era fatto. Quale delle mille strade seguire ora ?
Decisi di provare altre soluzioni timbriche .
Invece di comandare un colpo solo, chiesi al gruppo di produrre
un suono continuato, prodotto con piccolissimi e rapidi colpi
ravvicinati.
Il risultato era stupefacente, a metà strada tra l’effetto
pioggia e l’applauso, tra l’improvviso colpo di vento
e il passaggio veloce di un automezzo.
Chiesi al gruppo di far attenzione alla seguente dinamica di direzione:

Si poteva “giocare” anche sulla divisione
in gruppi:

La bozza di partitura informale che decidemmo
di stendere, ci spronò verso questi due disegni/partiture
cui, di concerto, demmo il titolo di “spazi stellari”.

In seguito i bambini stessi proposero una miriade
di possibili soluzioni da eseguire con le mani, la più
importante delle quali risultò lo sfregamento delle pietre.
Ecco uno schema delle possibilità timbriche più
comuni:
- percussione sulla pietra completamente trattenuta nell’incavo
della mano
- percussione sulla pietra trattenuta parzialmente nell’incavo
della mano
- percussione sulla pietra con mano quasi completamente aperta
- percussione sulla pietra con mano completamente aperta
- serie di percussioni rapide con passaggio dalla mano chiusa
alla mano aperta e viceversa
- sfregamento lento delle pietre in senso circolare
- sfregamento veloce delle pietre con brevi spostamenti verticali
- rotolamento delle due pietre prodotto dal movimento avanti-indietro
della mano
- schiocco prodotto dallo scivolamento delle pietre
- manipolazione nelle due mani chiuse di 4/5 pietre
- scuotimento nelle due mani chiuse di 7/8 piccole pietre per
imitare il suono delle maracas
- lancio e caduta sul palmo delle mani di 4/5 pietre
- percussioni e sfregamenti per terra o su diverse superfici
- vari sistemi misti
• Il
progetto