» Pietre,
marmi, graniti: la natura primordiale - Infantiae.Org™ n.250/2005
di Meco Traversa, responsabile
pedagogico, Comune di Trino, Vercelli
Credo che tutti noi, impegnati in diversi modi e in varia misura
nelle attività educative, ci siamo confrontati con il problema
del materiale.
Per la musica il problema sembra insormontabile. Tutti si chiedono
come sia possibile fare educazione musicale con pochi strumenti
o addirittura senza, e sono concordi nell’affermare che
quando non si può avere una produzione sonora sufficiente
e accettabile qualitativamente, la didattica ristagna, i bambini
si demotivano e tutto si blocca.
Tutto ciò è condivisibile e in parte realistico.
Sono personalmente convinto che l’uso della creatività
e di piccole “risorse sonore” possa fare nascere grandi
esperienze che si adattano, prima di tutto, alle caratteristiche
psicologiche infantili e che esprimono le necessità e i
bisogni espressivo-psicomotori dei bambini.
Nel “percorso pietre” (un’articolata attività
che scaturì all’inizio degli anni ‘90 da una
totale assenza di materiale all’interno di una struttura
privata in cui mi trovai a operare per circa 2 anni), possiamo
analizzare da vicino le tappe di lavoro, i metodi e i contenuti
proposti.
In attesa che arrivasse il materiale richiesto, ma con la necessità
di iniziare la formazione con il gruppo dei bambini, ero alla
ricerca di materiale ritmico da utilizzare. Nel gioco della ricerca
timbrica degli oggetti e del materiale, un bambino propose alla
nostra attenzione la percussione delle pietre.
Non era la prima volta che prendevo in considerazione l’elemento
pietra: prima di tutto ero un appassionato “pietrista”
fin da piccolo, uno di quei bambini che al mare o sul greto di
un fiume non resistevano alla tentazione di provare possibilità
timbriche e ritmiche, strane sonorità che si collegavano
a diversi tipi di rimbalzi e diverse sensazioni.
Attraverso l’opera di Jean Chevalier e Alain Gheerbrant
“Dizionario dei Simboli”, scopriamo alcune interessanti
osservazioni sulle pietre:
“Esiste un rapporto stretto fra l’anima e la pietra…”
“La pietra, come elemento della costruzione è legata
alla sedentarizzazione dei popoli e a una sorta di cristallizzazione
ciclica…”
“La pietra è anche simbolo della Terra Madre, e ciò
fu uno degli aspetti del simbolismo di Cibele. Presso molte tradizioni
le pietre preziose nascono dalla roccia dopo aver maturato in
essa.
Ma la pietra è viva e dà vita.
In Vietnam si crede che la pietra sanguini sotto l’azione
della zappa. In Grecia, dopo il diluvio, gli uomini nacquero da
pietre seminate da Deucalione.
In alcune tradizioni semite l’uomo ha origine dalla terra
ed alcune leggende cristiane vi fanno nascere lo stesso Cristo...”
“Jean-Paul Roux, studiando le credenze dei popoli altaici
oppone il significato simbolico della pietra a quello dell’albero.
Simile ad essa dopo che gli antenati più remoti l’hanno
eretta o vi hanno scolpito i loro messaggi, essa è eterna,
è il simbolo della vita statica, mentre l’albero,
sottoposto ai cicli della vita e della morte, ma che possiede
il dono prezioso della perpetua rigenerazione, è il simbolo
della vita dinamica…”
I due autori non solo rivolgono la loro attenzione al significato
delle pietre intese come grandi opere, monumenti eretti come i
menhir bretoni o come materiali da costruzione, ma anche come
pietre di piccole dimensioni, i sassi, i ciottoli:
“Anche i mucchi di pietra rivestono un valore simbolico.
Nei paesi delle Ande peruviane come in Siberia, la tradizione
vuole che i viaggiatori aggiungano una pietra ai cumuli che, col
tempo, assumono dimensioni piramidali.
Jean-Paul Roux vede in questa tradizione un’espressione
dell’anima collettiva: “ogni accumulazione di oggetti
modesti dotati d’anima rinforza le potenzialità di
ognuno di essi e finisce per creare una nuova anima estremamente
potente. L’anima di un ciottolo qualsiasi è debole;
ma essa si aggiunge alle anime degli innumerevoli ciottoli, e
l’anima collettiva del mucchio diventa una forza considerevole.
Si costituisce questa forza ammassando pietre in certi luoghi
scelti ed anche in questo caso l’anima collettiva e sacra
dell’obo è inseparabile dall’anima sacra del
suolo sul quale la si è alzata…”
La stessa cosa vale per l’elemento sonoro (i due autori
citano anche le “pietre sonore dell’antichità”):
una pietra sola sembra possedere una inconsistenza e una debolezza
timbrica, una indeterminatezza sonora, mentre l’insieme
delle pietre acquisisce una “portata e un’anima sonora”
di grande rispetto.
Il gruppo di lavoro era particolarmente attento e motivato e in
quel frangente, facendo di necessità virtù, lasciai
a briglia sciolta la mia creatività ma soprattutto la costruttiva
fantasia dei bambini.
La ricerca si indirizzò verso quattro principali direzioni:
• il piacere della manipolazione e della sonorità
casuale
• l’investimento espressivo
• il desiderio di comunicare e di giocare in gruppo
• la ricerca timbrica e ritmica.
Successivamente ripresi queste fasi e le perfezionai, articolandole
in un percorso didattico.
• Il
progetto