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» 1.1. Il gioco del “fiore dai petali sonori” - Infantiae.Org™ n.247/2005

di Meco Traversa, responsabile pedagogico, Comune di Trino, Vercelli

Nella Scuola dell’Infanzia il gioco globale, dove si fondono elementi senso-motori, emotivo-affettivo-simbolici e razionali, rappresenta la metodologia didattica più efficace per costruire percorsi significativi e per avvicinarsi ai bambini per stabilire rapporti di comunicazione.
Ho sempre immaginato il lavoro con i bambini da 3 a 6 anni come uno “spazio aperto” uno “scrigno pieno di meraviglie” da cui trarre spunti sempre nuovi e invitanti.
E’ come un’opera d’arte che si costruisce insieme.
Durante il periodo di formazione in servizio, condotta presso una scuola dell’infanzia con cui collaboravo da lungo tempo per un’attività psicomotoria, i bambini stessi spostarono l’attenzione verso il mondo dei suoni, richiedendo insistentemente di ricercare le sonorità ambientali e di fare musica in modo giocoso.
I bambini stavano realizzando, in quel momento, un grande fondale per la drammatizzazione di una fiaba dove compariva un enorme fiore composto da 9 petali attorno alla sua corolla.
Il fiore, per le sue rilevanti dimensioni, era stato posto sul pavimento ed i bambini sembravano irresistibilmente attratti dal saltare da un petalo all’altro.
Avendo già sperimentato forme alternative di direzione, chiesi ad alcuni bambini musicisti di disporsi, in numero di due, sui petali e al centro del fiore (come risulta dalla figura n° 19).
Il bambino direttore, che veniva scelto dai bambini, aveva il compito di inventare la musica a piacimento, attraverso il suo movimento all’interno del fiore.
Quando toccava con i piedi o con le mani una parte del fiore, simultaneamente il musicista doveva rispondere con il suono corrispondente, la cui durata, intensità e velocità erano determinati dalla qualità del movimento e dalla gestualità del direttore stesso.
La zona esterna al fiore delimitata da un quadrato rosso era lo “stop” e valeva per tutti gli strumentisti.

I direttori potevano:
- saltare a piedi pari
- camminare lentamente o velocemente
- occupare contemporaneamente due spazi con i due piedi
- occupare alternativamente piedi e mani
- abbassarsi per ottenere un “piano” dal singolo strumentista o da parte di tutti
- alzarsi per ottenere un “forte” dal singolo strumentista o da parte di tutti

Tutti gli elementi musicali erano in campo e, nel contempo, venivano soddisfatti gli aspetti senso-motori, il desiderio di azione, di invenzione, di sorpresa e di attenzione da parte dei compagni, fase iniziale del superamento del proprio egocentrismo a tutto vantaggio della positiva azione provocata e indotta dal gruppo.
Le improvvisazioni musicali erano sempre gradevoli e i direttori più bravi riuscivano anche a sorprendere, ampliando con nuove modalità le potenzialità creativo-interpretative che il metodo offriva.
Potemmo raggruppare in questo modo le strutture maggiormente usate:
- attenzione e privilegio della parte ritmica, con tentativo di creare semplici strutture ritmiche con evidenziazione dei suoni brevi, prodotti dagli strumenti a suono determinato
- disegno mirato alla realizzazione di melodie
- assenza quasi totale di pause (il bambino non sapeva fermarsi e occorreva espressamente invitarlo)
- presenza equilibrata di pause e stop prolungati.


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