» Oltre le paure: verso un'idea di micromusica
- Infantiae.Org™ n.221/2004
di Meco Traversa, responsabile pedagogico,
Comune di Trino, Vercelli
Alla fine del percorso di formazione, che spesso si conclude in
modo catartico e con pieni risultati di consapevolezza, l’educatore
esce con alcuni punti fermi che sa di dover approfondire ed ampliare.
L’idea base è quella di aver identificato una pratica
musicale elementare, semplice, che si può realizzare con
materiale effettivamente reperibile e in vari spazi facilmente
organizzabili.
L’idea centrale sta nel concetto di micromusica.
Ho pensato spesso che, nel coniare il termine micromusica, io
sia rimasto influenzato da quello di micropsicoanalisi, ovvero
quella branca non ortodossa della psicanalisi sviluppatasi negli
anni ’50, che si connota per la sua precisa ricerca e attenta
valutazione del microdettaglio onirico e dell’elemento microscopico
del vissuto rimosso.
E’ indubbio che alcune analogie e alcune connessioni esistono,
prime fra tutte l’accreditamento e la grande importanza
che il percorso metodologico imprime allo sviluppo ontogenetico
del bambino tenendo conto di quello filogenetico dell’individuo.
Seguire alcune tappe fondamentali che vanno dal ritmo alla percezione
timbrica, alle prime melodie, per arrivare ad una complessità
musicale, significa seguire le tappe evolutive dell’uomo,
compiere simbolicamente un viaggio interiore con una doppia valenza
educativa per il discente e per il docente.
E nei viaggi, si sa, sapere da dove si è partiti è
importante tanto quanto sapere dove si vuole arrivare.
Altra analogia è la ricerca, la presa in considerazione
e il pieno utilizzo dell’elemento “microscopico”.
E’ ciò che ho definito “tecnica del piccolo
pezzo” dove l’elemento minimo, il marginale, il trascurabile,
prendono la loro rivincita.
Piccoli strumenti, piccoli elementi e piccola musica.
Il suono come punto di partenza.
Nella pratica micromusicale si ha la possibilità di partire
da un elemento minimo, osservato al microscopio, estrapolato,
analizzato e successivamente enfatizzato ed ampliato.
Io la definisco “cellula iniziale”.
Per me rappresenta uno stimolante punto di partenza.
Recentemente si è saputo di una interessante teoria apparsa
sull’autorevole periodico inglese “Musical Times”
a firma di R. Smith Brindle.
Secondo l’autore – che non ha certamente goduto dei
favori dei musicologi più cauti e tradizionalisti –
L. V. Beethoven deve il suo fascino e la sua attrattiva alla particolare
capacità di creare le sue musiche su cellule e frasi ritmiche
simili, ripetute e variate ossessivamente.
E cita come esempi illuminanti e più rappresentativi il
1° movimento della Sesta Sinfonia e il 2° movimento della
Settima. Per questa sua caratteristica compositiva Beethoven è
stato paragonato ai protocompositori di musica preistorica e il
critico dissacratore ha parlato pure di “memoria arcaica”
e di “archetipi ritmico-sonori”
I principali fattori proto-musicali sono l’uso di un metro
regolare e la ripetizione di semplici ritmi con base motorica-dinamica.
La ripetizione è fondamentale nella protomusica e la sua
forma primigenia consiste nella ripetizione di un singolo disegno
ritmico.
Smith Brindle, che prefigura una sorta di eredità culturale
e psicologica, ricorre all’idea di filogenesi – Jung
la definisce inconscio collettivo – che riaffiora attraverso
varie forme espressive e permette a tutti noi di rispondere così
prontamente e prepotentemente a questa eco di esperienze lontanissime.
Questa digressione su una querelle di musica colta che ricorre
ad un’analisi etnomusicale e antropologica e richiama quelle
onto e filogenetiche, ci riporta ad un punto fondamentale riguardante
il significato della micromusica. Il parallelismo tra la citata
teoria e la pratica micromusicale è evidente: la micromusica,
secondo il modello Orff da cui prende spunto e secondo la connotazione
teorica originale che a mano a mano andrò a definire, deve
la propria caratterizzazione a questi semplici elementi:
• valorizzazione del suono e dell’evento sonoro
• ricorso a cellule ritmiche e frasi ritmiche elementari
• ripetizione delle frasi e uso degli ostinati ritmici
• utilizzo di strumentario di facile uso, materiale povero,
naturale e corporeo.
• Il
progetto