» "Oltre le paure: verso un'idea di micromusica.
Un'esperienza" (I) - Infantiae.Org™
n.225/2005
di Meco Traversa, responsabile pedagogico,
Comune di Trino, Vercelli
Con un’insegnante che aveva iniziato con
una 3a classe elementare la pratica micromusicale ed aveva richiesto
un mio controllo periodico, avevamo impostato, dopo le iniziali
attività di preparazione molto “giocate” ed
informali, alcune strutturazioni ritmiche.
La classe aveva adottato, come modalità di presentazione,
il seguente ritmo ostinato:

Sono certo che anche chi è assolutamente
digiuno di teoria musicale ha intuito il ritmo ma, per rafforzare
la sua convinzione, glielo ripeto in quest’altro modo:

Avrei potuto scriverlo anche così:

Sembrava che questo ritmo fosse una sorta di
rituale propedeutico senza il quale il gruppo non potesse iniziare
l’attività di educazione musicale.
Pensammo subito che questa modalità potesse essere sfruttata
in altri modi e in altre direzioni.
In quel periodo la classe stava affrontando lo studio dell’uomo
primitivo e pensai di aprire la seduta con uno stimolo in una
neo-lingua, simulando possibili sonorità e fanta-espressioni
linguistiche dell’uomo delle caverne.
Attraverso il gioco d’imitazione e d’invenzione, tra
provocazioni e seduzioni fono-espressive, i bambini elaborarono
una serie di parole-suono adattabili al ritmo:

Dopo aver stabilizzato questa modalità,
ne nacque una simile:

Per un’intera lezione provammo l’esperienza
della fusione dei due ritmi, prima con l’uso della sola
voce, a due ritmi, poi con diversi strumenti (tamburi e legnetti,
sonagli e maracas etc), unendo successivamente voce e strumenti.
In palestra constatammo che il ritmo si poteva rappresentare con
il movimento:

Fu una vera scoperta per il gruppo.
Ed anche molto naturale.
L’insegnante era sorpresa per il fatto che il percorso dell’esperienza
ritmico-musicale che avevamo realizzato insieme – bambini
e animatori – aveva soddisfatto tutti, aveva affrontato
notevoli elementi conoscitivi e tecnici in una disciplina considerata
difficile ed impegnativa e, nel contempo, aveva integrato tutti
i bambini della classe, compresi quelli che tradizionalmente erano
considerati i più “lenti” o i più “vivaci”,
con problemi di relazione.
Negli incontri successivi alcuni bambini proposero di articolare
ulteriormente la proposta ritmica con una nuova formulazione della
parte iniziale:

I bambini erano molto orgogliosi della loro scoperta:
qualcuno disse che era una specie di rap, qualcun altro replicò
che noi avevamo imitato gli uomini primitivi e che i rappers
avevano imitato gli uomini primitivi.
Il gruppo aveva avanzato interessanti ipotesi storico-etnologico-musicali.
Il risultato finale fu il seguente:

Quella prima esperienza fu la base di tutto il
lavoro che svolgemmo quell’anno, ampliando continuamente
i nostri obiettivi musicali disciplinari e interdisciplinari.
• Il
progetto