» Oltre le paure: verso un'idea di micromusica.
Un suono, un piccolissimo suono - Infantiae.Org™
n.223/2005
di Meco Traversa, responsabile pedagogico,
Comune di Trino, Vercelli
Con sorpresa si riconosce che fare esperienza con il suono è
fondamentale per i bambini i quali rispondono con impensabili
risultati attentivi e interpretativi.
La disposizione in cerchio e l’utilizzo dello strumentario
Orff sia a suono determinato (xilofoni, metallofoni etc…)
che a suono indeterminato (tamburelli con e senza sonagli, triangoli,
piatti sospesi, legnetti, maracas, percussioni …) o di strumenti
naturali o di uso comune scelti casualmente oppure intenzionalmente
dai bambini, determina un primo momento di conoscenza e di ricerca.
Questa esperienza, che generalmente propongo all’inizio
del percorso di lavoro, è denominata “la durata”
(fig. 2).
La consegna è di suonare il proprio strumento una volta
sola.
Per effettuare questa azione apparentemente elementare, occorre
attendere che il suono del bambino che precede abbia completamente
esaurito il suo effetto sonoro (fino all’ultima vibrazione
avvertita soggettivamente dal bambino).
Finito il suono, il bambino deve immediatamente far suonare il
proprio strumento.
Si prosegue così in sequenza, alternando suoni di breve
durata a suoni di lunga durata.

Mettere in campo la durata dell’evento
sonoro, crea un momento magico di percezione delle qualità
legate all’intensità, alla riscoperta delle peculiarità
timbriche e all’interpretazione soggettiva, cioè
come il suono viene vissuto interiormente.
Il potere evocativo/simbolico, il piacere/fastidio e il valore
assoluto della semplicità sonora a cui nessuno è
più abituato, determina momenti intensi di attenzione,
di rispetto di un’atmosfera inconsueta di “silenzio
sonoro”.
Durante i primi 2/3 turni di prova, il bambino prende le misure
e impara che deve aspettare e che deve rispettare la presenza
del suono che lo precede, ma desidera anche che il suo sia altrettanto
rispettato e valutato.
Tutti si confrontano e esprimono suggerimenti o critiche ai compagni.
Dopo diversi tentativi l’esperienza si completa e diventa
veramente significativa per il gruppo: con un semplice codice,
una regola di gioco condivisa, si è prodotto una musica
informale carica di senso musicale e di forti valori emozionali.
Così pure nell’esperienza “come parla uno strumento?”,
sicuramente tra le più significative nell’approccio
con un nuovo gruppo di bambini (ma che dà risultati positivi
sempre, anche con gruppi già collaudati, con adulti e con
musicisti navigati), la consegna del conduttore è così
semplice ed elementare che non blocca e non inibisce nessuno.
Se la consegna non presenta difficoltà, le risposte e i
risultati che si ottengono hanno una valenza didattica e pedagogica
dai risvolti profondi e interessanti sia sul piano sonoro-musicale
che su quello psico-pedagogico.
Si chiede ai ragazzi di disporsi in cerchio e di scegliere uno
degli strumenti musicali posti al centro del setting.
Effettuata la scelta, ogni partecipante è invitato a “far
parlare” a piacimento lo strumento, concedendo un adeguato
spazio temporale di ricerca soggettiva.
Quando un bambino ha finito il primo approccio mirato alla scoperta
timbrica ed espressiva che, necessariamente, si concentra su un’unica
modalità/prova, si passa al bambino successivo.
Alla fine del primo turno di attività ogni partecipante
è invitato a sperimentare, attraverso successive 2/3 turnazioni,
ulteriori possibilità timbrico-espressive, ponendo sempre
in rilievo l’avvertenza che lo strumento può essere
utilizzato “in toto” anche al di là del suo
uso convenzionale e ortodosso.
Lo xilofono può essere usato percuotendo i battenti sulla
base di legno che fa da cassa di risonanza oppure utilizzando
le dita per far suonare delicatamente le piastre e per produrre
un suono chiuso; le maracas possono essere fatte ruotare entrambe,
afferrandole per i manici con tutte e due le mani; il tamburo
può essere percosso con i battenti o con le mani oppure
sfiorato con movimento circolare delle dita sulla pelle…
Le possibilità sono illimitate.
L’esperienza va ripresa più volte, facendo cambiare
la scelta dello strumento.
I bambini familiarizzano così gradualmente con gli strumenti,
sperimentando direttamente la poliedricità del suono, avvicinandosi
con elementi minimi ad una libera forma creativa che il bambino
sente veramente sua.
Didatticamente ha molta importanza proseguire il lavoro facendo
interagire contemporaneamente due bambini, ampliando successivamente
il gruppo sino a quattro o cinque elementi.
Nel proporre quest’esperienza rimarrete stupiti anche voi
nel constatare l’impegno profuso dagli allievi e la naturalezza
con la quale tutti, anche i meno dotati e i meno aperti, si cimentano
nella ricerca timbrico-espressiva.
Ma ritorniamo alla valenza psico-pedagogica cui ho precedentemente
accennato.
• Il
progetto