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- Sezione Speciale - " Infantiae.Org Nido"

"Il tempo e i tempi"

A cura della redazione di Infantiae.Org™

Esiste un tempo biologico, un tempo dei ritmi individuali, un tempo psicologico e di sviluppo, un tempo dei cicli di vita, un tempo cronologico, un tempo collettivo o sociale. Per il carattere di latenza del rapporto dell'uomo con il tempo (ma che ugualmente ha una forte ricaduta educativa ed è finalizzata a determinare in modo nello stesso tempo implicito ed incisivo la strutturazione delle esperienze e delle conoscenze del bambino) è possibile una lettura a tre facce della organizzazione e della rappresentazione del tempo nel nido.

Il tempo istituzionale

Il tempo istituzionale rimanda all'organizzazione della giornata del bambino, così come dell'adulto che sta con lui ed ha cura di lui.

 

 
» Camilla Monaco “ZEROTRE – Che cosa fanno i bambini al Nido ” (CD-Rom + guida pp. 24), Ediz. Infantiae.Org™, Roma 2007
Prefazione
di Clotilde Pontecorvo, Università “Sapienza” Roma.

Vai alla PRESENTAZIONE (clicca qui!)

Il tempo presso il nido è caratterizzato da un lato dall'organizzazione delle routine e delle azioni della giornata che si reggono da una parte sulle esigenze e sui ritmi dei bambini (l'entrata e l'uscita, il pasto ed il riposto, i momenti di gioco libero ed i momenti di apprendimento guidato) e dalle regole (esplicite o implicite che siano) del servizio educativo; dall'altra dalle modalità di organizzazione del lavoro degli adulti (il calendario, i turni di lavoro, l'articolazione degli orari, le modalità della compresenza, l'organizzazione delle attività con i bambini e la predisposizione delle ore dedicate alle attività di extra insegnamento, ecc.).

L'organizzazione dei tempi presso i servizi per l'infanzia deve essere flessibile, deve cioè tenere conto in massima misura sia delle tappe evolutive di crescita di tutti i bambini, sia degli stili individuali di ognuno. E' evidente che la predeterminazione accurata delle scadenze della giornata offre buone garanzie di sicurezza e di riconoscibilità. Se tuttavia questo si riducesse a ripetere le stesse procedure in modo sempre rigidamente uguali a se stesse non vi sarebbe certamente garanzia di flessibilità e i servizi per l'infanzia finirebbe per assomigliare sempre di più ad una struttura rigida.

Un'altra considerazione riguarda l'organizzazione del tempo di lavoro degli educatori e del personale ausiliario. E' necessario pensare in termini di massima razionalizzazione ed ottimizzazione delle risorse umane presenti. La qualità della vita del bambino presso i servizi per l’infanzia consiste nel raggiungimento di un equilibrio (rispettivamente differente fra i due servizi) fra due istanze fra loro contrapposte: da un lato la necessità della ricorsività che si traduce nella individuazione di punti di riferimento costanti e ripetitivi perseguiti con coerenza, dall'altro l'opportunità della flessibilità che si propone come strumento in grado di tenere conto della diversità, dei bisogni differenziati dei singoli bambini, dei ritmi individuali di crescita, degli stili personali di ognuno.

Si può affermare che l'individuazione di elementi fissi (le regole) rappresenta una indubbia garanzia di stabilità: ritrovare il proprio posto, vivere in un contesto nel quale la sequenza delle scadenze della vita quotidiana è marcatamente scandita e ripetuta in modo sempre uguale a se stessa, essere soggetti a rituali fortemente riconoscibili (l'entrata, il gioco, le attività, il pasto, il sonno, l'uscita) sono la garanzia di una situazione stabile ed in quanto tale vissuta come sicura. E' necessario tuttavia anche tenere presente che, quando gli schemi fissi diventano uno stereotipo, finiscono per essere vissuti come fini a se stessi e non funzionali a bisogni ed opportunità emergenti sempre diverse, possono giungere a rappresentare, anziché una situazione/occasione di crescita, un impedimento ed un intralcio.

All'opposto, la flessibilità deve essere dettata da ragioni consapevoli e deve partire dalla coerenza del modello educativo proposto e dall’equilibrio e dalla fermezza degli educatori.

Una situazione di rigidità, in nome del diritto all'uguaglianza delle opportunità, potrebbe rappresentare una disconferma dei bisogni diversi per ognuno e si configura, nei fatti, come una risposta ai bisogni degli adulti.

Il tempo simbolico

Attraverso l'organizzazione dei tempi vengono influenzati i modelli di vita dell'uomo. In qualche modo, il tempo è differente da luogo a luogo. La sua articolazione è diversa dal nord al sud, dalla città alla campagna, dalla montagna alla pianura, dal centro urbano alla lontana periferia. Il tempo inoltre è diverso per l'uomo e per la donna, per il bambino e per l'anziano, per il lavoratore che opera nell’agricoltura o presso l'industria.

Se inizialmente il bambino deve fare i conti con le scadenze fisse dei tempi della propria vita quotidiana, dovrà progressivamente anche rapportarsi all'esperienza simbolica dei tempi. Apprenderà cioè che esistono delle situazioni (dei "segni") che indicano quando è il tempo di compiere un'azione e quando invece non lo è, quando è giunta l'ora di iniziare una certa attività o di portare a termine un impegno, fino a quando è possibile trattenersi in un determinato luogo e quando invece occorre ormai sottrarsi da una data situazione.

Il rapporto del bambino con il tempo si sostanzia, sul piano dello sviluppo cognitivo, attraverso la percezione prima e la comprensione/adesione poi ai "segni" presenti nell'ambiente immediatamente circostante che costituiscono il riflesso dei sistemi simbolici del più ampio contesto culturale di cui anch'egli fa parte. Lo sviluppo può essere inteso in questo senso come la capacità progressiva del bambino di organizzare interiormente strutture in grado di rappresentare la realtà. Tali "mappe cognitive" si avvalgono, fra l'altro, dei contenuti fenomenici dell'esperienza temporale come la contestualità, la durata, la simultaneità, la successione, la velocità, la continuità, la persistenza, ecc.

Il tempo prassico

Ci si riferisce qui al tempo immediatamente pratico. E' il tempo necessario per mangiare, per vestirsi, per giocare, per svolgere determinate attività. Pensiamo, sul piano prassico, a due pertinenze antitetiche e nello stesso tempo complementari dell’articolazione del tempo nell'asilo nido.

Da un lato, sul piano oggettivo, il tempo è essenzialmente quello scandito dall'orologio. In questo senso un repertorio di azioni deve essere eseguito all'orario stabilito, nella sequenza giusta e rispettando i tempi stabiliti: si pranza ad un determinato orario e, prima di iniziare, è necessario lavarsi le mani; ognuno prima infila il proprio cappotto e poi attende l'arrivo dello scuolabus e così via. Le azioni del bambino devono cioè rapportarsi agli eventi esterni scanditi dalla routine e dalle regole della quotidianità: se si è in anticipo si può anche rallentare la propria azione, se si è in ritardo occorre fare più in fretta. La propria azione cioè deve conformarsi alle esigenze concrete ed oggettive esterne.

Dall'altro lato, sul piano soggettivo, le azioni richiedono un tempo per essere compiute che può essere diverso per ognuno. Il tempo può essere cioè manipolato dal soggetto in rapporto ad un fine. Vi sono casi in cui chi ha fretta corre il rischio di impiegare più tempo soprattutto quando occorre riflettere adeguatamente prima di compiere un’azione, quando è necessario predisporre una sequenza coerente prima di agire al fine di evitare di muoversi casualmente o alla cieca. E la capacità di "prendersi il tempo giusto" (l'organizzazione tanto dei propri ritmi motori, quando di quelli che comprendono anche la progettazione dell'azione) è un segno sicuro di maturazione e di crescita. Su questa prospettiva inoltre si muove inoltre la categoria del "tempo vissuto", una tappa fondamentale dello sviluppo psicomotorio.

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» Indice generale di "Infantiae.Org™ Nido

  

 

 

» Titolo
"ZeroTre - Che cosa fanno i bambini al Nido"
-
(Cd-rom + guida pp.24)
- di Camilla Monaco
- Prefazione di Clotilde Pontecorvo
- € 18,50 + spese di spedizione
- con pagamento anticipato la spedizione "base" è gratuita

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