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» Un curriculum centrato sulla lingua - Infantiae.Org™ n.262/2005

di Ana Teberosky, Università di Barcellona

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4 . Apprendere per mezzo della lingua

Questo quarto elemento si riferisce al valore euristico della lingua per trasformare l'esperienza o la conoscenza (Welles, 1987). Le esperienze di lettura di racconti possono esemplificare questa componente.

La frequentazione con la lettura a voce alta.

Diamo una grande importanza alla lettura a voce alta da parte della maestra; lettura d'ogni tipo di materiale scritto. Numerose ricerche mostrano alti indici di cofrelazione tra l'ascoltare letture e l'apprendimento della lingua scritta ( Teale, 1984). C'è una ragione epistemologica che E. Ferreiro (1996, pagina 132) esprime così: "Non importa che la scrittura sia un insieme di segni grafici intenzionali, infatti, non tutti gli insiemi di segni grafici costituiscono una scrittura: saranno le consuetudini culturali d'interpretazione a trasformare questi segni in oggetti simbolici e linguistici".

Obiettivi
- Permettere di associare i segni grafici con il linguaggio dei libri, con i tipi di testi e con i materiali sui quali tali segni si presentano: libri, giornali, riviste, lettere, calendari, eccetera.
- Aiutare il bambino a sviluppare una competenza sulla lingua dei libri.
- Aiutare il bambino a focalizzare la sua attenzione su ciò che il testo"dice" e non soltanto su quello che si "vuole che il testo dica", e differenziare tra una ripetizione letterale e un'interpretazione ( Olson, 1984).

Procedimenti
A differenza delle schede tanto frequenti nelle attività educative delle scuole dell'infanzia, i libri di racconti, presentano la lingua scritta.
Per avvalersene è necessario dissociare là competenza del bambino sulla "lingua scritta" dalla sua competenza sulla "scrittura della lingua"; non bisogna confondere il livello di realizzazione grafica con la lingua da scrivere. La lingua scritta dei racconti diretti ai bambini ha caratteristiche linguistiche particolari, che facilitano l'entrata nel mondo dei testi. Che cosa apprendono i bambini quando ascoltano dei racconti? Seguendo la proposta di Taylor (1990), e d'accordo con le nostre esperienze, possiamo dire che per mezzo della lingua, i bambini apprendono:

Liste
Nomi d'oggetti, nomi di personaggi, successioni di eventi che si presentano come liste nei racconti per bambini. Queste liste possono presentarsi come liste di nomi – liste di un termine -, con due nomi associati – liste di due termini -, come successione d'accadimenti - legati per congiunzione "e poi" -, eccetera. Abbiamo, per esempio, una lista di personaggi che salvano una topolina in "La topolina presuntuosa"; una lista di animali e una lista dei fatti che si succedono, in base al passaggio degli animali attraverso la finestra della topolina..
La lista può essere così enumerativa, ma anche essere accumulativa, aumentando l'intensità dei termini o dando un'idea di successione, per esempio il famoso "Veni, vidi, vici" di Giulio Cesare. La funzione della lista nelle narrazioni è quella di fare avanzare il piano dell'azione.

Focalizzazione sulla forma
Il ricorso a canzoni, rime, allitterazioni focalizzano l'attenzione del bambino non solamente sul contenuto, ma anche sulla forma delle parole. Analogamente ai giochi verbali (indovinelli, proverbi, canzoni, detti, eccetera), il testo dei libri rinforza l'attenzione di fronte al sistema dei suoni della lingua. Continuando con l'esempio della topolina le onomatopee che producono gli animali sono una maniera di richiamare l'attenzione sull'aspetto sonoro.

Ripetizioni
In generale i racconti presentano molti elementi ripetuti: le scene (come nel racconto del topolino), parole, ritornelli, canzoni, eccetera. La ripetizione contribuisce a creare aspettative e a rendere più prevedibile la struttura del racconto. La ripetizione può essere letterale, ripetizione della struttura sintattica e lessicale; possono ripetersi solo gli elementi lessicali o solo la struttura sintattica. Molte volte tuttavia, una ripetizione prende la forma di una domanda-risposta. Grazie alla ripetizione della lettura dell'adulto, il racconto può convertirsi in lettura condivisa, dove la partecipazione del bambino si basa sulla memorizzazione delle strutture ripetute.

Discorso diretto
Le domande-risposte si presentano frequentemente sotto forma di discorso diretto. Esiste una stretta relazione dal punto di vista dell'apprendimento, tra il discorso diretto (o citazione delle parole di un altro) e il linguaggio scritto. I racconti con discorso diretto (che si apprendono prima del discorso indiretto), con strutture che si ripetono, permettono anche di rendere più prevedibile la struttura del racconto, facilitando la lettura condivisa.
Il discorso diretto muove intorno al verbo dichiarativo "dire" (raccontare, spiegare, parlare, rispondere, domandare, eccetera.).

Vocabolario
Le ricerche mostrano che prima dei due anni, i bambini sembrano apprendere nuove parole dal contesto sociale d'interazione familiare con un riferimento diretto al contesto extralinguistico, più facilmente che dalle fonti indirette (Nelson, 1973). I bambini con più di tre anni possono apprendere nuove parole da fonti indirette, come la televisione o la lettura di libri a voce alta. Successivamente, i maggiori di otto anni ormai lettori autonomi, potranno accedere ai testi attraverso la lettura silenziosa, così che la fonte indiretta si può convertire in fonte diretta. Nagy e Al. (1985) ritengono che un terzo della quantità annuale di crescita del vocabolario delle bambine e dei bambini si produce come risultato della lettura.
La lettura dei racconti è pertanto, un modo per trasformare l'apprendimento del vocabolario. Nel contesto di riferimento extralinguistico lo sviluppo del vocabolario ruota intorno al verbo appellativo "si chiama" o intorno al verbo esistenziale "è" nel contesto di "è un...". L'articolo ha la funzione di dare un nome (d'altra parte il definito lui/lei serve per segnalare). Nel contesto di riferimento creato come esempio dal libro (indiretto) l'apprendimento del vocabolario cambia di contesto: passa da relazione nome-cosa a relazione nome-nome. Vuol dire che si realizza lo sviluppo di parole in forme più autonome e meno legate alla situazione d'uso. In questo caso si ha lo sviluppo del vocabolario sul verbo: "che vuol dire ..." (x vuol dire y): In questo contesto, il riferimento di un nome non è una cosa ma è un altro nome.

Definizioni
Questa relazione abitua all'apparire dentro allo stesso libro di racconti di "parole su parole": un nome si definisce attraverso un altro senza necessariamente rinviare a "una cosa". Mentre le forme verbali abituano a constatare che "una cosa è", le definizioni contenute nei libri introducono nel terreno delle future spiegazioni che possono accompagnarsi ad un "perché".

Lingua figurativa
I libri di racconti introducono i bambini nel mondo della finzione, e dentro di quello, nel mondo del paragone, della parafrasi, della metafora, della metonimia. Sappiamo della stretta relazione tra le figure del discorso e la lingua letteraria. I bambini apprendono modi differenti di interpretare il mondo e possono arrivare ad essere capaci di relazionare questi modi con la propria esperienza.
Tutti questi aspetti di stabilità dello scritto, la possibilità di legare certi brani, l'attenzione sulla forma hanno come conseguenza la rappresentazione sublimata dello scritto: non si scrive nella lingua di tutti i giorni, ma si scrive nella "lingua della domenica", in un linguaggio formale ( Blanche-Benveniste, 1982). In questo modo non si dicono le stesse cose nell'orale e nello scritto. Ma dalla rappresentazione sublimata della lingua scritta e dalla possibilità di entrare nel mondo della finzione, deriva un'altra maniera di rappresentare la propria esperienza, di trasformare la conoscenza: il modo d'interpretare l'esperienza in contesti differenti da quelli in cui si svolgevano originariamente. Porre in relazione l'esperienza con la finzione è un mezzo per rendere possibile che un'esperienza sia influenzata e trasformata secondo i modi linguistici sviluppati culturalmente.
Voglio terminare come ho cominciato, dicendo che una lingua non è qualcosa di neutro che codifica una conoscenza, ma che una lingua forma parte della conoscenza e che può servire non solo per esprimerla ma anche per trasformarla, come propongono Bereiter e Scardamalia (1987).


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Riferimenti bibliografici

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Bianche-Benveniste, Cl. (1982) La escritura del lenguaje dominguero. In E. Ferreiro e M. Gòmez-Palacio (Eds.) Nuevas Perspectivas sobre los procesos de lectura y escritura, México: Siglo XXI.

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Chafe, W (1986). Differences between speaking and writing, in D. Olson, N. Torrance e Hildyiard (Eds.) Literaty, Language and Learning, Cambridge: Cambridge University Press.

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Pontecorvo, Cl. (1994). Emergent Literacy and Education. In L. Verhoeven (Ed.) Functional literacy. Amsterdam: John Benjamins.

Teberosky, A. (1988) La dictèe et la redaction de cotes entre enfants du meme age, European Joumal of Psychology of Education, vol.III, 4, 399-414.

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Zumthor, P. (1987). La lettre et la voix. Paris. Editions du Seuil.


Il contributo è tratto da: Lourdes Teobada, III Congreso Internacional AGAMEI, Ler e escribir na escola infantil? Novas respostas, para unha vella polémica, Torculo Edicións, Santiago de Compostela, 1998. Per gentile concessione della curatrice.

Traduzione dal galego: Cristina Guglielmi e Giovanna Morando

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- a cura di Franca Rossi, Università di Perugia e Insegnanti delle Scuole
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