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Teatropercaso (II) - Infantiae.Org™
n.286/2006
di Rosa Laura Rubiola e
Rita Villa, Scuola dell'infanzia di via Coppino, Torino
Il rapporto difficile con il sonno ed il volersi
addormentare spesso nel lettone di mamma e papà, costituisce
un problema che genera grosse difficoltà ai genitori e mette
a dura prova la loro pazienza e le loro risorse educative e comportamentali.
Infatti, questo piccolo “dramma serale” diventa un penoso
rituale del quotidiano. Nel percorso didattico del laboratorio “teatro
per caso”, vorremmo affrontare questo argomento con i bambini
di quattro anni e proporre loro, approfondendolo, questo problema.
Attraverso una storia che affronta le tipiche paure del bambino
al momento del sonno: il distacco dal genitore e quindi dell’abbandono,
la paura del buio, i brutti sogni. Per realizzare la storia si utilizzerà
la tecnica della recitazione e della lavagna luminosa.
PERCORSO
1. incontro: assistiamo alla rappresentazione del
racconto “il campo di grano”
2. incontro: entriamo nella scenografia e raccontiamo le nostre
esperienze e le nostre paure
3. incontro: con l’aiuto di un “oggetto magico”
raccontiamo i nostri sogni, coricati sul lettone
4. incontro: superati i nostri timori, vediamo insieme una storia
di paura, utilizzando la tecnica degli schermini.
PRIMO INCONTRO: IL CAMPO DI GRANO
uffa, uffa …….
Chissà perché devo stare qua da sola,
stavo così bene nel letto con mamma e papà, poi un
giorno papà ha deciso che era tempo di dormire da sola, nella
mia cameretta e nel mio lettino……. A me questo letto
sembra grandissimo.
Che fastidio davo? Mi addormentavo subito vicino
a loro.
Mamma!!! Ho sete
Te l’ ho già data l’acqua
Mamma!!! Mi racconti una storia?
La storia te l’ ho già raccontata
Mamma!!! Non riesco a dormire.
Spegni la luce e conta le stelle
Chiudo bene gli occhi e …….. vedo le
stelle, vedo le girandole, i fuochi d’artificio, uhh…..
le stelle colorate, gialle, rosse, blu, sembrano i fiori del campo
di grano…..
Si, è successo un mattino che come al solito
ero in ritardo e per arrivare in tempo a scuola avevo preso una
scorciatoia e così mi ero ritrovata da sola in mezzo ad un
campo di grano. Il grano era altissimo e le sue spighe spendevano
come oro sotto i raggi del sole e tutto intorno c’era un profumo
di fiori, fiordalisi, papaveri; le farfalle volavano. Tra i fiori
c’erano un sacco di insetti che bzzzz…. bzzzzz….
Chissà quali segreti si raccontano. C’è l’ape
che vola di fiore in fiore, c’è la coccinella che mi
solletica il braccio, e la ranocchia che salta.
e…… lassù si vede il cielo. Ci sono stormi di
uccelli che vanno e vengono: ciaoooo. Beati loro che sanno volare,
chissà cosa vedono da lassù…….. La mia
casa, la mamma sul balcone, la casa di nonna, la scuola uhhh…..
LA SCUOLA ero già in ritardo stamattina, figurati adesso…….
Che strada prendo? Vado di qua, no ci sono gia passata, vado di
la……. No…… Ma……..
Papà ….. sono qua. Ecco il mio papà che mi aveva
seguita fin dal mattino con il binocolo ed era venuto a prendermi,
mi ha preso per mano e accompagnata a casa da mamma. Che bello,
quel giorno non sono andata a scuola, ho fatto i biscotti, ho giocato
nel cortile, e ora sono molto stanca ……. Buonanotte
mamma ……. Buonanotte papà
I bambini reagiscono positivamente al racconto
e sono affascinati dalle immagini proiettate dalla lavagna luminosa
e iniziano spontaneamente a raccontare i loro rituali serali per
affrontare il sonno.
SECONDO INCONTRO
Con l’ausilio della lavagna luminosa ci ritroviamo
immersi, adulti e bambini, in una allegra e magica atmosfera, nella
scena del racconto, sul lettone a raccontare le proprie emozioni
e le proprie paure nell’affrontare il buio della notte e la
solitudine del proprio letto. Decidiamo, tutti insieme, che l’aiuto
di un piccolo oggetto ci aiuterà a superare i nostri timori.
La scelta cade su una piccola stellina colorata.
Ogni bambino, coricato nel lettone, ci racconta come fa ad addormentarsi.
- sono nel mio lettino, non riesco a dormire, parlo con mio fratello,
poi lui vuole mandarmi nel letto di mamma e papà. Io ho un
cagnolino e quando sono con lui non ho più paura. Quando
vado a fare la pipi chiamo mamma. Mamma vuole i baci quando viene
in camera da me, papà non viene mai.
- Mamma e papà dormono nel lettone, papà si alza presto,
io ho paura del buio perché le luci sono spente, allora chiamo
la mamma. Vorrei una stellina per non avere più paura.
- Dormo nel mio lettino, è azzurro, ogni tanto mi alzo e
vado a bere, mamma e papà dormono nel lettone. Io non vado
mai nel lettone perché mamma non vuole. Io dormo con la Barbie,
ma vorrei anche una stella.
- Io dormo nel mio letto, è “tantissimo grande”,
quello di mamma è ancora più grande. Io dormo solo
e mamma dorme con nessuno. Mamma mi racconta le storie belle, ogni
tanto dormo tutta la notte con lei.
- Dormo nel letto piccolino, è giallo, papà e mamma
dormono nel letto grande. Mamma ha un “sorellino” nella
pancia, la pancia è grande e io non posso andare nel lettone
per non fargli male. Io mi copro e ogni tanto mi faccio la pipi
addosso
- Dormo nel mio letto con il mio orsacchiotto e c’è
anche mia sorella. Papà mi racconta la storia di Zorro, poi
è stanco e va a dormire. Per addormentarmi vedo anche la
cassetta di Zorro. Papà non vuole che vado nel suo letto
perché do fastidio.
- Dormo nel mio letto a castello e mia sorella dorme sopra. Papà
e mamma hanno un letto più grande. Ogni tanto io vado nel
lettone di mamma e mamma dice: “ o stai zitto, o te ne vai
nel tuo letto.” Io ho paura del buio.
- Il mio letto è rosso, alla sera vado nel lettone con mamma
(la bambina non è a suo agio nel letto e non racconta).
- Io dormo nel lettone di mamma. Mi addormento con gli occhi, mamma
chiude la porta e mi lasciano in pace. Mamma viene dopo.
- Dormo nel mio lettino, poi chiamo la mamma e vado nel suo letto
perché ho paura dei mostri.
- Io ho paura del buio, una volta dormo nel letto di mamma, una
volta con mio fratello, una volta nel mio. Papà dorme nel
lettone, mamma vicino a me. Mamma dorme con me perché anche
lei ha paura del buio.
- Io dormo nel lettone, mio fratello nel suo letto.
- Ho paura del buio, dei fantasmi, dei mostri e dei ladri. Vado
nel lettone di mamma e papà e ci sto tutta la notte. Mamma
non è contenta perché al mattino ha mal di schiena.
- Dormo in camera con mia sorella, papà non mi fa andare
nel lettone.
- Vado nel lettone un pochino, poi vado nel mio letto, quando devo
fare la pipi vado in bagno da solo, ma una notte ho fatto la pipi
nel letto.
- I mostri di notte sono fatti di ferro.
- Ho paura del lupo perché mamma dice che se non sono bravo
viene il lupo.
- I mostri vivono nel bosco e anche le streghe.
TERZO INCONTRO
I bambini vengono accolti nello spazio teatro dove,
nascoste nel lettone ci sono tante stelline di gommapiuma (preparate
dalle insegnanti). Ogni bambino ne prende una e decidiamo di renderla
magica con la porporina. La stella fungerà da oggetto transizionale
per superare le paure e fare dei bei sogni. Ogni bambino sale nel
lettone con la propria stellina e ci racconta ad occhi chiusi un
sogno immaginario.
- quando non avevo la stella sognavo i dinosauri e avevo paura,
con la stella sogno una macchina rossa, la guida papà, mi
porta in campagna e ci sono le colline, un cavallo, una mucca e
il sole.
- Sto camminando con un cagnolino e sono andato a casa, mamma ha
detto che lo potevo tenere, ma poi mi sveglio ed è solo un
sogno.
- Mamma mi porta ai giardini e io non ho più paura del buio
e vado dai nonni.
- Mamma mi porta ai giardini, poi vado a casa a disegnare con tanti
colori. Ci sono le fate, le coccinelle e le farfalle.
- Vado in giardino, è bello, papà e mamma ballano,
io gioco con mia sorella.
- Vado a passeggiare e a comperare un gelato grande grande, poi
torno a casa a giocare con la mia cugina.
- Sono in giardino, mamma e papà stanno cucinando, la mamma
si è bruciata ed è andata in ospedale.
- Sono in montagna, raccolgo i fiori e i raggi di sole e li porto
a mamma e papà.
- Ho sognato una stella che mi racconta una storia: cappuccetto
rosso e i tre porcellini.
- Ho sognato una stella che volava, sono andato su una nuvola a
prendere il sole, quando sono sceso c’erano mamma e papà
e siamo tornati tutti insieme sulla nuvola.
- Sono andata in montagna a raccogliere la neve con papà.
- Sogno di giocare con il pallone, con Mattia e Diego e vinco io.
- C’erano le nuvole nel mare, sono andata in piscina e ho
preso il sole, poi mi sono svegliata nel mio lettino.
- Mia sorella andava a scuola e io sono andata a passeggiare con
la mamma, ho preso il gelato e sono andata al lago con le nonne.
QUARTO INCONTRO: I SOGNI SONO DESIDERI
I bambini assistono ad un piccolo spettacolo teatrale
realizzato con la tecnica degli schermini. il tema del racconto
serve a smitizzare la paura dei mostri notturni che spesso disturbano
il sonno dei bambini. Cancellando la paura con una buona dose di
umorismo termina questo percorso del laboratorio teatrale.
ADESSO TI PRENDO
Nelle profondità di una lontana galassia,
tra pianeti, stelle e asteroidi, una nave spaziale viaggiava a forte
velocità.
L’astronave filava dritta verso un piccolo e tranquillo pianeta.
Appena atterrata, dall’astronave uscì un mostro spaventoso.
Il mostro terrorizzò e divorò i pacifici abitanti
del pianeta, mangiò le montagne, bevve l’acqua dei
mari e non ancora sazio sgranocchiò qua e là qualche
stellina. In breve tempo l’intero pianeta fu distrutto.
Il mostro ripartì con l’astronave e si diresse verso
un pianeta dall’aria molto appetitosa: la Terra.
Sorvolò il pianeta, vide una città e dentro la città
una casa e dentro la casa un bambino: “ti mangerò,
sarai mio”.
Pippo stava leggendo un libro di mostri. Prima di coricarsi, impaurito,
guardò a destra e a sinistra, dietro la porta, dentro l’armadio
e sotto il letto, finalmente tranquillo si addormentò.
Nel frattempo il mostro aspettava: ““ti mangerò,
sarai mio”
Al mattino, Pippo si alzò si mise i jeans e le scarpe da
ginnastica e come tutte le altre mattine uscì di casa, aprì
la porta scese gli scalini e ……. il mostro finì
schiacciato sotto i suoi piedi.
Pippo andò a scuola.
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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