"Primi passi nella lettura di Mariella, una bambina con Sindrome
di Williams"
di Alessandra Rotondi
La Sindrome di Williams è una condizione genetica piuttosto rara che si
verifica in circa 1 su 20.000 bambini nati; è caratterizzata
principalmente dal deficit intellettivo oltre che da lineamenti
facciali caratteristici e da specifici disturbi sul piano organico
(ad esempio, anomalie cardiovascolari).
I bambini con questa sindrome hanno uno sviluppo psicomotorio
molto lento nei primi anni di vita: solo pochi di loro camminano
e producono singole parole prima dei 2 anni di età (e in
alcuni casi non arrivano a farlo fino ai 4 anni). La maggior parte
di loro ha seri deficit in abilità visuo-motorie. Le abilità
visuo-spaziali sono particolarmente deficitarie. Si è osservato
che i bambini con Sindrome di Williams hanno difficoltà
nella costruzione di una rappresentazione grafica (ad es. il disegno
di un elefante). Le difficoltà sono maggiori nei compiti
in cui viene richiesta un’elaborazione spaziale del materiale
ed una competenza prassica, mentre la prestazione è particolarmente
brillante nel riconoscimento di volti (abilità che esclude
la componente esecutiva).
La memoria è deficitaria soprattutto in compiti di memoria
visiva, sia a breve che a lungo termine, mentre le prestazioni
sono decisamente migliori in compiti di memoria verbale a breve
termine.
Serie difficoltà ci sono anche nella comprensione del numero
e nella risoluzione di problemi.
Le abilità linguistiche sembrano essere, nonostante il
ritardo nelle prime fasi evolutive, l’aspetto meno compromesso.
Fin dal primo contatto con un bambino con Sindrome di Williams
emerge con forza la sua capacità di usare abilmente il
linguaggio nell’instaurare una relazione comunicativa con
l’adulto. Molti ricercatori hanno messo in evidenza prestazioni
verbali particolarmente brillanti, che sono caratterizzate da
una buona fluenza verbale e da una pronuncia fonologicamente corretta.
Le difficoltà, invece, si concentrano sul piano semantico
e morfosintattico e si concretizzano in un linguaggio ripetitivo,
ecolalico e scarsamente funzionale. Esiste una forte variabilità
individuale tra diversi bambini con questa sindrome.
Le osservazioni che riporto qui di seguito riguardano una bambina
(a cui abbiamo dato il nome fittizio di Mariella), che frequenta
la prima elementare e ha circa 7 anni (i genitori, di comune accordo
con l’equipe che segue la bambina, hanno deciso di iscriverla
alla scuola elementare con un anno di ritardo). La bambina ha
avuto un intenso trattamento rieducativo e ha frequentato molto
attivamente la scuola dell’infanzia. All’ingresso
in prima elementare, la sua insegnante di sostegno l’ha
coinvolta anche nelle attività del laboratorio presente
nella scuola. Mariella ha gradito molte delle attività
proposte e ha mostrato anche in questo contesto una capacità
di “buttarsi” nell’interazione. Nei primi mesi
di scuola l’insegnante di sostegno non riteneva di poter
coinvolgere Mariella in un’attività in cui fosse
presente anche un altro bambino. Il timore era che lei si distraesse
molto. In effetti questo timore è stato superato; Mariella
riesce a mantenere una buona concentrazione anche interagendo
con un altro bambino.
Nelle sequenze di attività che sono state da me audioregistrate
e trascritte nel mese di marzo Mariella interagisce con l’
insegnante di sostegno Monica [Ins], il bambino Federico e la
sua insegnante di sostegno [Ins2].
La prima attività consiste in una tombola con lettere o
sillabe, in cui l’insegnante estrae delle parole e le legge
ad alta voce; i bambini hanno una cartellina con alcune lettere
in riquadri. Per ogni parola letta dall’Insegnante, coprono
la lettera o la stringa di lettere che corrisponde al fonema o
alla sillaba iniziale della parola.
Ins: Istrice (legge il cartellino)
Mariella: [i]? non ce l’ho
Ins: tu ce l’hai Federico?
Federico: si.
Ins: mamma (legge il cartellino)
Mariella: La [m] di mamma ce l’ho
(…)
Ins: Cerotto (legge il cartellino)
Mariella: va bene questa? [indica la casella corretta]
Ins: secondo te?
Mariella: va bene?
Ins: se vuoi ti ripeto la parola. Cerotto. Devi essere convinta,
si o no.
Mariella: e va bene. Mettiamola così.
Ins2: [cerotto] Federico, [ce]. Ripetila un attimo [rivolta a
Ins].
Ins: cerotto.
Ins2: con che inizia?
Federico: [p]
Mariella: no perotto, cerotto.
(…)
Ins: allora, vado, eh? Tazza.
[Mariella trova subito la casella giusta]
Ins2: dai Federico, tazza. Forza.
Federico: con la O.
Ins: tazza.
Mariella: tazzo?
Ins: Mariella, aiuta Federico. Digliela, ridigliela.
Mariella: tazza.
Ins2: con che inizia quella parolina?
Mariella: [t] e lui non lo sa.
(…)
In una seconda attività si chiede ai bambini di leggere
una parola che può essere il nome di una delle tre immagini
che precedono la parola scritta.
(tre immagini: Uva, Uova, Violino; la scritta è UOVA)
Ins: Questa scritta è il nome di una delle tre figure
che vedete qua sopra. Qual è?
Mariella: [u] [v] [a]
Ins: guardate bene, controllate bene
Mariella: [u] [o] [v] [o]
Ins: qual è secondo voi? qual è la figura che rappresenta…Allora
Federico indica questa (immagine delle uova). Te Mariella?
Mariella: [u] [v] [a]
Ins: Secondo te Mariella?
Mariella: uva
Ins: Allora secondo te è uva?
Federico: no.
Ins: No? Qual è?
(Federico indica adesso l’immagine del violino)
(…)
Ins: e dai, ragionate. perché no? Perché non c’è
scritto violino?
Mariella: perché [u] [u]
Ins: mh
Mariella: [u] [o] [v]…[a]
Ins: e che c’è scritto allora? violino?
Mariella: uva
(…)
Ins. Secondo te Federico?
Federico: sono le uova
Ins: Mariella, ma tu hai detto uva però! C’è
una differenza. Allora mi controlli bene la parola per favore.
C’è una bella differenza tra uva e uova.
Mariella: [u] [v] [a], [u] [va]
Ins: qui Mariella, di nuovo il ditino per favore.
(…)
Ins: [u]
Mariella: [u]
Ins: poi?
Mariella: [o]
Ins: …quindi [uo]?
Federico e Mariella: [va]
Ins: e quindi?
Mariella: uova
(Ora le immagini sono: Pentola, Pettine, Matita e la scritta è
pentola).
Ins: Pronti? Attenzione.guardate per benino.
Mariella: [p] [e] [t] [l] [a], [pen], [p] [e] [t] [l] [a], allora
io dico [pentola].
(…)
Ins: pentola. E dillo, parlane con Federico. Che ne pensa?
Mariella: pentola [rivolta a Federico].
Ins: che ne pensa Federico? Federico, tu che ne pensi?
Federico: pettine.
Ins: allora secondo te qui c’è scritto pettine, amore.
Perché? Secondo te perché c’è scritto
pettine?
Federico: perché qua ci sta [p] e qua ci sta [e]. e qua
ci sta [n] [t] [o] [l] [a],
Ins: ah, ma tu la hai lette tutte le letterine. Allora se le hai
lette tutte fai attenzione. L’hai lette per bene. Hai letto
per bene tutte le letterine quindi hai letto proprio la parola.
Se fai attenzione scoprirai la parola allora.
Francesca secondo te perché c’è scritto pentola?
Glielo devi spiegare bene a Federico. Solo perché l’iniziale
comincia con la [p] e la [e], come ha detto Federico?
Mariella: [p] [e] [n]
Ins: Mariella, guarda Federico! Allora Mariella dice come te che
comincia con la [p] e la [e]. Poi però Mariella dice che
qui c’è la…?
Mariella: [p]
Ins: e qui c’è la?
Mariella: [n]
Ins: secondo te è giusto?
Federico: no.
(…)
Ins2: Mariella, aiuta Federico.
Mariella: [p] [e] [t] [l] [a]
Ins: quindi che c’è scritto Federico?
Federico: pentola.
Ins: ah! C’è scritto pentola, Federico?
Federico: si.
Ins: sei convinto adesso? Si o no?
Federico: si.
Si può notare da queste attività
che Mariella ha appreso molto facilmente ad associare grafemi
a fonemi, ma trova ancora difficoltà a utilizzare il suono
delle lettere per riconoscere una parola. Questo riconoscimento
è tuttavia facilitato, nel compito qui usato, da un contesto
di immagini che suggerisce al bambino alcune possibili parole
(il compito è tratto da “Giochi per imparare“:
interpretare una scritta). Continueremo in un prossimo articolo
a raccontarvi come procede l’apprendimento di Mariella.
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» Titolo
"Suono o Sono? - Un compito di consapevolezza fonologica"
- (Cd-rom + guida pp.24)
- di Margherita Orsolini, Sara Capriolo, Angela Santese
- Facoltà di Psicologia 2, Università "La
Sapienza" Roma
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