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» Interazione tra pari e attività di costruzione della lingua scritta con bambini della scuola dell’Infanzia - PARTE SECONDA

di Franca Rossi, Università degli Studi di Perugia

Il presente contributo è la rielaborazione della relazione in lingua castigliana presentata al 3° Congreso Internacional de lectoescrtura- Morelia, Mexico. 23-25 marzo 2006.

- PRIMA PARTE DEL CONTRIBUTO (newsletter 297/2006)

Discutere di scritte e scrittura

Quando un bambino entra a scuola per la prima volta porta con se molte conoscenze rispetto agli usi e alle funzioni della lingua scritta. Infatti il bambino di 3-4 anni, prima di entrare a scuola ha intrapreso autonomamente dei percorsi di costruzione della conoscenza sulla lingua scritta utilizzando l’interazione con i propri pari e con l’adulto.
Il contatto visivo con i segni scritti è quindi fin da subito anche un contatto cognitivo e numerosi contributi di ricerca (Ferreiro, Pontecorvo, Teberosky) hanno evidenziato che il bambino quando incontra i segni scritti si chiede: a che cosa servono? Che cosa ci fanno gli adulti? Perché quando gli adulti guardano questi segni a volte raccontano, a volte semplicemente parlano, a volte contano, a volte cantano? Allora ci è più chiaro quanto sia complesso dal punto di vista dei bambini comprendere la relazione che c’è tra le lettere scritte e le azioni sulle lettere , azioni che si manifestano utilizzando un canale orale.
Qualsiasi percorso di prima alfabetizzazione dovrebbe tener conto e quindi avere informazioni sulle esperienze del bambino con la lingua scritta, per esempio:
- verificare se il bambino ha avuto la possibilità di vedere e/o partecipare ad atti sociali nei quali la lettura e la scrittura erano utilizzati in modo significativo dai partecipanti,
- verificare che il bambino abbia avuto esperienze di ascolto di storie lette da adulti,
- verificare che abbia avuto la possibilità di tracciare dei segni con intenzionalità, cioè che abbia avuto la possibilità di sperimentare le sue ipotesi circa la relazione tra i segni scritti e la funzione che la scrittura deve assolvere,
- verificare che abbia avuto la possibilità di fare domande e di ottenere un qualche tipo di risposta dagli adulti.
Non possiamo dare per scontato che ogni bambino abbia avuto queste esperienze.

Nel quadro di un’introduzione dei bambini alla lingua scritta fondata sulla costruzione sociale della conoscenza secondo una prospettiva di derivazione vygotskyiana, abbiamo analizzato attività di confronto di scritture spontanee realizzate con piccoli gruppi di bambini di età compresa tra i 4 e i 5 anni.
La definizione stessa dell’attività pone in luce due elementi fondamentali:
a) il carattere delle scritture dei bambini, spontanee, quindi anche non convenzionali, anche scorrette;
b) l’attività, l’uso che di queste scritture si può fare, cioè il confronto all’interno del gruppo.
Lo scopo dell’attività non è far pervenire i bambini al termine dell’attività alla scrittura convenzionalmente corretta della parola proposta, quanto portarli gradatamente ad interrogarsi sulle scritture da loro prodotte e quindi sulle modalità di scrittura e sul sistema stesso di scrittura che nel caso della lingua italiana richiede una corrispondenza fonema/grafema.

Come si realizza l’attività
- L’Insegnante forma un gruppo di non più di quattro bambini di cui sa che possono lavorare bene insieme e che hanno un livello di eterogeneità cognitiva calibrata rispetto alla concettualizzazione sulla lingua scritta. Non sarà produttivo, infatti, mettere insieme per questo tipo di attività bambini che lavorano a livello presillabico (cioè primitivo) con bambini che hanno compiuto l’intero cammino per la costruzione del sistema di scrittura e che operano a livello alfabetico -per usare concetti e termini derivati dagli studi di Ferreiro e Teberosky (1979).
- L’Insegnante propone ai bambini di scrivere, ciascuno sul proprio foglio, una parola scelta tra quelle in qualche modo familiari al gruppo. Può essere il nome di un ingrediente se è stata appena realizzata un’attività di cucina; di un animale se si sta lavorando sugli animali, e così via. E’ importante che sia un nome comune concreto (persona, animale, cosa).
A scrittura ultimata l’Insegnante propone al gruppo il confronto e invita ciascuno a leggere ‘segnando con il dito’ in modo da far comprendere bene ai compagni e all’Insegnante ‘che cosa’ sta leggendo ‘dove’. Le differenze tra le modalità di scrittura della stessa parola e tra le modalità di lettura adottate da ciascun bambino susciteranno perplessità, interesse, curiosità, solleciteranno discussioni e spingeranno i rispettivi autori a giustificare le proprie soluzioni, diventeranno l’oggetto della discussione.

Analizziamo insieme un esempio (*)

Figura 1. Le scritte iniziali della parola FOLLETTO prodotte da ciascun bambino

Nella prima attività (cfr. trascrizione in allegato - vedi in basso) Filippo assume il ruolo di scettico, Federica il ruolo di assertore, mentre Sara e Damiano sono più vicini al ruolo di compiacenti.
Il conflitto all’interno del gruppo ha le sue origini nei diversi criteri di scrittura seguiti dai bambini, Federica Sara e Damiano (Fig.1) hanno utilizzato un criterio presillabico (non corrispondenza tra quantità di segni e quantità di suoni della parola), Filippo invece utilizza un criterio sillabico, si scrivono tante lettere quante sono le sillabe della parola. La richiesta di lettura fatta dall’insegnante (t.8) dà inizio al confronto all’interno del gruppo che si conclude con la condivisione di tre bambini su quattro di criterio di scrittura sillabico proposto da Filippo. Nel corso della discussione in particolare:
- si richiamano ripetutamente le regole per la lettura delle scritte (t.9,t.10, t.11, t.26) e si utilizza la lettura per controllare la correttezza delle scritte prodotte;
9. Federica: e no maestra ha sbagliato, lui sorpassa le lettere, quando si legge le lettere non vanno sorpassate sennò hai poi problemi.
10. Filippo: e no, Damiano fa così, sorpassa alcune lettere e sbaglia.
11. Federica: E certo lui le sorpassa , vedi , invece non vanno sorpassate senno non va bene

- si richiamano le regole per una scrittura di tipo sillabico e la necessità che non avanzino lettere nella lettura (t.21, t.41)
21. Filippo: si va bene ma è lungo guarda ti avanzano le lettere , perché folletto se te le conti sono tre e poi hai il problema che ti avanzano.

40.Damiano: provo a riscrivere.
41. Filippo: ne hai scritte troppe , non va bene, perché vedi se tu provi a contare trovi che sono tre parole.

- si interpretano ruoli diversi, da valutatore (t.9) diventa soggetti valutati (t.18,19,20)
9. Federica: e no maestra ha sbagliato, lui sorpassa le lettere, quando si legge le lettere non vanno sorpassate sennò hai poi problemi.
...
18.Federica: Ho fatto.
19.Sara: Ma hai scritto lungo.
20 Federica: Non importa, guarda che ognuno scrive come vuole scrivere .


ALLEGATO

Confronto di scrittura spontanea.

1. Ins: Allora iniziamo a scrivere la parola “folletto”.
2. Federica: Possiamo scrivere prima il nome?
3. Ins: Va bene.
4. Damiano: Io lo faccio lungo.
5. Ins.: perché il tuo nome è così lungo?
6. Damiano: Si, io lo scrivo sia , corto che lungo , lo stesso nome può essere scritto in due modi diversi.
7. Filippo: si, i nomi possono essere scritti come uno vuole , perché il nome è sempre lo stesso ma cambiano le lettere. Se uno poi c’ha due nomi può scrivere tutti e due.
8. Ins.: prova a leggere i due nomi che hai scritto .
9. Federica: e no maè ha sbagliato, lui sorpassa le lettere, quando si legge le lettere non vanno sorpassate sennò hai poi problemi.
10. Filippo: e no, Damiano fa così, sorpassa alcune lettere e sbaglia.
11. Federica: E certo lui le sorpassa , vedi , invece non vanno sorpassate senno non va bene
12. Filippo: Si non vanno sorpassate, guarda me se le sorpasso.
13. Federica: e si hai passato quelle per leggere non si devono sorpassare le lettere.
14. Filippo: E si perché qualche volta mi si alza il foglio e non leggo bene.
15. Ins: Va bene adesso che abbiamo capito questa regola che le lettere non vanno sorpassate proviamo a scrivere la parola “folletto”.
16. Filippo: io ho scritto.
17. Ins: aspettiamo che tutti gli altri finiscono.
18. Federica: Ho fatto.
19. Sara: Ma hai scritto lungo.
20. Federica: Non importa,guarda che ognuno scrive come vuole scrivere .
21. Filippo: si va bene ma è lungo guarda ti avanzano le lettere , perché folletto se te le conti sono tre e poi hai il problema che ti avanzano.
22. Damiano: io ne ho scritte cinque.
23. Filippo: ma no, così pure a te ti avanzano, queste le devi togliere perché folletto sono due parole, poi dopo anche tu hai lo stesso problema di Federica.
24. Sara: Io invece ne ho fatte quattro.
25. Federica: Io sei perché bisogna scrivere fino alla fine del foglio.
26. Filippo: e no sono tre parole, io lo so perché le conto senti fol-let-to, tre parole. Per esempio Filippo pur sono tre parole.
27. Federica: Per me quello che dici non va bene, la mia è lunga perché devo arrivare alla fine del foglio. E poi per me la parola folletto è lunga.
28. Filippo : lo so che ognuno può scrivere come vuole ma sempre due o tre devi contare. Vedi folletto se le conti sono tre parole. Perché prima di scrivere devi contare .
29. Federica: Per me folletto è una parola lunga
30. Damiano: Anche per me io ho scritto cinque lettere.
31. Filippo: no, tu quando scrivi devi contare; folletto sono tre parole
32. Ins.: se leggiamo come dice Filippo sono tre parole, se leggiamo come dicono Federica e Damiano sono di più dobbiamo decidere.
33. Filippo: folletto sono proprio tre parole.
34. Sara: maestra forse ha ragione Filippo.
35. Filippo: Si, si conta sono tre parole.
36. Sara: Io ne ho di più, allora che faccio?
37. Filippo: Se ne hai di più le cancelli.
38. Damiano: Maestra pure io voglio cambiare, cancello queste e scrivo con meno lettere.
39. Filippo: E certo sei sono troppe lettere.
40. Damiano: provo a riscrivere.
41. Filippo: ne hai scritte troppe , non va bene, perché vedi se tu provi a contare trovi che sono tre parole.
42. Damiano: Allora riscrivo.
43. Ins.: Allora ti ha convinto l’idea di Filippo?
44. Damiano: Così si legge bene, come dice Filippo non avanza niente.
45. Filippo: Infatti hai visto così conti tre lettere e non ti avanza niente.


* L’esempio è tratto da un lavoro di ricerca realizzato insieme con la laureanda G.Trappolini della cattedra di “Contesti e Processi educativi” della prof.ssa Marina Pascucci della Facoltà di Psicologia 2 dell’Università di Roma “La Sapienza”.



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