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» Interazione tra pari e attività di costruzione della lingua scritta con bambini della scuola dell’Infanzia - PARTE PRIMA

di Franca Rossi, Università degli Studi di Perugia

Il presente contributo è la rielaborazione della relazione in lingua castigliana presentata al 3° Congreso Internacional de lectoescrtura- Morelia, Mexico. 23-25 marzo 2006.

In questo contributo si vuole proporre una riflessione sul ruolo dell’interazione sociale nel contesto di attività costruzione della lingua scritta che hanno luogo nella Scuola dell’Infanzia con bambini tra i 4 e i 5 anni d’età. Si utilizza il termine costruzione piuttosto che acquisizione proprio per sottolineare l’idea che la conoscenza è costruita attivamente e continuamente dai bambini durante il processo di interazione con gli adulti, con i propri pari e con i diversi strumenti , così come hanno indicato diversi autori tra cui ricordiamo Dewey 1959, Piaget 1972, Vygotskij e Leont’ev.
L’interazione che ha luogo nel contesto del piccolo gruppo origina processi cognitivi qualitativamente e quantitativamente diversi da quelli messi in atto in una situazione di lavoro individuale. Lo scambio sociale, mediato dall’uso del linguaggio per fare insieme qualche cosa, attiva nella circolarità del gruppo processi cognitivi che sollecitano riflessioni e confronti con altri punti di vista. Il gruppo inoltre consente ad ogni singolo bambino di lavorare a livelli più complessi di quelli nei quali potrebbe lavorare da solo. Ci riferiamo a quello che secondo l’espressione di Vygotsky costituisce la zona di sviluppo prossimo.
L’attenzione di questo lavoro è quindi per le forme di partecipazione alle discussioni che caratterizzano l’interazione mentre si lavora sulla lingua scritta con bambini che ancora non sanno scrivere in maniera convenzionale.

Le attività di discussione sono ormai considerate uno strumento efficace per sviluppare il pensiero argomentativo e metacognitivo. Il discorso che si sviluppa nelle discussioni tra pari non è solo lo specchio del modo di pensare di ciascun partecipante, ma è anche uno strumento per l’elaborazione del pensiero stesso (Pontecorvo, 1999). Nelle discussioni i partecipanti assumono ruoli caratteristici:
- l’assertore, colui che interviene in maniera perentoria, sicuro che il proprio punto di vista costituisca una definizione oggettiva ;
- lo scettico, colui che non si accontenta delle spiegazioni e richiede agli interlocutori chiarimenti ulteriori a sostegno delle loro idee;
- il compiacente, colui che è sempre d’accordo con l’altro e non apporta quindi elementi nuovi ed originali alla discussione.

Organizzare e gestire una discussione
Non è sufficiente mettere insieme dei bambini a lavorare per far scattare delle buone situazioni di scambio sociale e cognitivo, è necessario infatti gestire consapevolmente variabili di natura diversa. Possiamo distinguere variabili di tipo organizzativo da variabili legate alla gestione della comunicazione durante l’attività.
a) Variabili organizzative:
• la numerosità del gruppo: un piccolo gruppo può discutere bene se non supera in genere i cinque partecipanti;
• la familiarità del gruppo: di recente costituzione o con una precedente esperienza di lavoro insieme;
• il/i criterio/i per la composizione del gruppo: una eterogeneità cognitiva tale da garantire la manifestazione di prodotti e pensieri diversi;
• la durata dell’attività: dipende dall’attività stessa, dal gruppo, dall’interesse. E’ preferibile lavorare per 10-15 minuti lasciando, se occorre, il lavoro da completare in una successiva unità di lavoro.

b) Variabili gestionali

Oltre ad organizzare un piccolo gruppo per una discussione è fondamentale la capacità dell’insegnante di gestire la discussione, entrano in gioco le competenze gestionali dell’insegnante, la sua capacità di fornire scaffolding ovvero di sostenere la ricerca di una risposta condivisa attraverso il confronto tra i punti di vista di ognuno, sollecitando i bambini ad esplicitare al gruppo le ragioni delle loro scelte individuali, sollecitandoli inoltre ad argomentare il loro pensiero.
Per fare tutto ciò l’insegnante può utilizzare alcune strategie discorsive, per esempio:
• non dare risposte, ma rimandare al gruppo la/le domande;
• sollecitare il punto di vista dei bambini: “Che cosa ne pensi?", "Fammi capire bene",."Tu sei d'accordo con la proposta di xxx? Perché?”) e sollecitarne le ragioni;
• riassumere i diversi punti di vista emersi nel gruppo per facilitare il confronto e la scelta.
A tale proposito Bruner (1997) fa riferimento all’arte della cortesia nei discorsi. La cortesia non deve essere interpretata come un atteggiamento di gentilezza esteriore, ma come un atteggiamento più profondo che consente all’insegnante di muoversi con arte nei discorsi. Quando un’insegnante possiede l’arte della cortesia:
• pone domande, ma attende con pazienza le risposte dei bambini;
• pone buone domande, ovvero domande aperte, domande alle quali è sicura che i bambini siano in grado insieme di costruire una risposta;
• è attenta non solo a ciò che viene detto sul mondo, ma a come viene detto, al discorso costruito dai bambini;
• diventa una collaboratrice degli allievi. A tale proposito Bruner riporta che le sue migliori lezioni agli studenti sono quelle nelle quali vengono fuori domande di cui nemmeno lui conosce la risposta. Le risposte vengono cercate durante la lezione con gli studenti.

Il ruolo dei partecipanti nelle discussioni
La discussione è significativa nel momento in cui tra i partecipanti avvengono scambi comunicativi intensi e reciproci. Ciò comporta un cambiamento nelle usuali regole di partecipazione ai discorsi, infatti nelle discussioni i partecipanti non rispettano il turno di parola, possono interrompersi. possono assumere ruoli diversi: fare le domande, rispondere, valutare, riassumere quanto detto finora, rilanciare la discussione ecc.. E’ molto interessante, se si organizzano dei contesti adatti, vedere come i bambini sperimentano e si appropriano dei molteplici ruoli.

Osservare la partecipazione nelle discussioni
Sono numerosi gli aspetti della partecipazione dei bambini alle discussioni che meritano di essere messi evidenziati.

1. livello di partecipazione alla discussione: il livello di partecipazione viene quantificato prendendo in considerazione il numero di turni prodotti da ogni partecipante alla discussione, insegnante compreso. Ci offre un dato quantitativo immediato rispetto alla partecipazione di ciascuno, anche dell’Insegnante.

2. Analisi degli interventi dei bambini: si guarda con attenzione alle strategie di partecipazione dei singoli bambini alla discussione evidenziando le categorie discorsive adottate da ciascuno. Possono evidenziarsi stili individuali (assertore, scettico e compiacente), si possono, inoltre, individuare modalità di partecipazione periferiche - caratterizzata dall’uso frequente di categorie di intervento del tipo: “Fornisce spiegazioni solo re richieste”, “Si oppone senza argomentare”, “Ripete quanto detto da altri”, “Fornisce spiegazioni solo se richieste”- distinte da modalità di partecipazione più centrali caratterizzate da comportamenti discorsivi quali “Fornire spiegazioni anche se non richieste”, “Opporsi e argomentare il proprio dissenso”, “Proporre ipotesi ed elementi nuovi”.
In questa analisi la partecipazione alla discussione viene vista come una forma di socializzazione attraverso la quale i bambini imparano a partecipare attivamente alla forma di comunicazione meno utilizzata nei contesti di insegnamento/apprendimento.

3. Gli interventi dell’Insegnante: possiamo analizzare le strategie di gestione dell’interazione discorsiva adottate dall’Insegnante durante la discussione. La tipologia di interventi utilizzati dall’insegnante ha un’influenza diretta sulle possibilità di partecipazione dei bambini all’attività.

La partecipazione è sollecitata se l’insegnante prevalentemente:
• rispecchia, cioè se ripete fedelmente ciò che il bambino ha detto. Il rispecchiamento assolve nel discorso una duplice funzione, da un lato rinforza nell’interlocutore l’idea che l’adulto sta veramente ascoltando ciò che i bambini dicono e dall’altra permette al bambino di analizzare e guardare come ad un oggetto al proprio pensiero concretizzato nelle parole ripetute da altri.
• sollecita la formulazioni di spiegazioni in modo da aiutarla a comprendere meglio. In questo modo si pone come interlocutore che può “non capire” perchè non sa e non perchè il bambino non si è spiegato bene
• chiede ai bambini di esprimere il proprio punto di vista, valorizzando gli sforzi di espressione e di elaborazione di ipotesi piuttosto che la formulazione di risposte corrette, introducendo le sue richieste con espressioni del tipo “Ma secondo voi...”, “Come pensate che si possa...”
La partecipazione viene limitata, controllata se l’insegnante prevalentemente:
• regola il turno di parola, impedendo al flusso del parlato di scorrere in modo imprevedibile tra i partecipanti alla discussione;
• si rivolge prevalentemente al singolo, rinforzando la dimensione individuale dell’attività e trasformando la discussione in un dialogo ripetuto con interlocutori diversi;
• valuta il contenuto degli interventi dei bambini, sottolineando l’importanza di elaborare le risposte corrette piuttosto che valorizzare il processo di costruzione del pensiero che, almeno in una prima fase, può essere molto lontano dalle conoscenze convenzionali condivise dagli adulti.

» FINE PRIMA PARTE (La seconda e ultima parte nella prossima newsletter)



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