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Giochi da maschi, da femmine e ... da
tutti e due
di Paola Ricchiardi (Università di Torino)
e Anna Maria Venera (Centro di Cultura Ludica,
Comune di Torino)
Quando si intende acquistare un giocattolo, il primo aspetto che
si tiene in considerazione, di norma, oltre all'età del bambino,
è il sesso dello stesso: si desidera un giocattolo "da
maschio, da femmine o da tutti e due?".
Tale espressione, tratta da una discussione collettiva tenuta in
una sezione di scuola dell'infanzia sul tema dei giochi e giocattoli
adeguati per maschi e femmine, registrata a commentata da M. Pavone
(1), mette bene in evidenza la netta distinzione che esiste nella
concezione comune, fin dalla prima infanzia, tra giochi maschili,
femminili e neutri.
La produzione di giochi e giocattoli presente sul mercato è,
infatti, assai differenziata, come si può constatare anche
semplicemente osservando la disposizione dei giocattoli nelle vetrine
dei negozi specializzati e negli scaffali dei grandi magazzini,
ma anche le pubblicità che intervallano sistematicamente
la proiezione di programmi per l'infanzia e quelle cartacee presenti
nei giornalini rivolti ai più piccoli: bambole, passeggini,
trucchi.... popolano gli spazi rivolti alle bambine; mentre macchinine,
supereroi, armi giocattolo... occupano quelli maschili. Si tratta
di una differenziazione considerata assolutamente normale e auspicabile,
perché rispecchia ruoli e qualità classicamente attribuiti
a maschi e femmine. Tali strumenti ludici assumono, dunque, l'importate
compito di socializzare i bambini ai ruoli di genere. Le difficoltà
emergono nel momento in cui le trasformazioni delle figure maschili
e femminili nella società sono tali da entrare in conflitto
con i valori trasmessi dai giocattoli connotati per genere.
Diventa difficile, per esempio, continuare a sostenere l'importanza
che un maschio non giochi con il bambolotto in una società
come quella attuale, in cui i padri sempre più assumono comportamenti
di cura nei confronti dei propri figli.
L'avvicinamento attuale dei due generi ha portato con sé
innumerevoli dubbi di tipo educativo rispetto all'opportunità
o meno di indirizzare, incoraggiare e sostenere la tendenza di maschi
e femmine a giocare in maniera diversificata.
Tali interrogativi vanno dunque ben oltre il semplice fornire o
meno una bambola ad un maschio per i suoi giochi: il problema è
invece di definire, al di là delle continue trasformazioni,
quali differenze e specificità si vogliono conservare e valorizzare
della mascolinità e della femminilità. La scelta degli
strumenti ludici più adeguati viene di conseguenza. La domanda
è, dunque, più generale: riguarda, da un lato, gli
stessi ruoli maschili e femminili, che avvicinandosi in alcuni casi
si sono sovrapposti e confusi. In nome della "parità"
e dell'uguaglianza spesso si corre il rischio di perdere il valore
della diversità, per adottare modelli presunti "neutri",
che impoveriscono la realtà. Occorrerebbe, invece, individuare
gli aspetti peculiari da valorizzare, anche attraverso il gioco.
Conservare alcuni intrattenimenti ludici differenziati per genere
può, infatti, rappresentare uno spazio per maschi e femmine
per coltivare alcune specifiche attitudini ed interessi.
Lungi dal condannare, dunque, il gioco differenziato per genere
di per sé e dal desiderare un "mondo neutro", ci
domandiamo però quali valori trasmettano i giocattoli più
connotati per genere presenti oggi sul mercato ai futuri uomini
e donne della nostra società. Più in specifico ci
domandiamo come si collochino rispetto alla progressiva ridefinizione
dei ruoli maschili e femminili: assumono un ruolo conservatore o
accompagnano tali cambiamenti? Quali aspetti esaltano e hanno esaltato
delle concezioni di femminilità e mascolinità? Trasmettono
gli aspetti deteriori e più stereotipati presenti nella nostra
società (es. vanità e cura esclusiva del proprio corpo
per le donne e aggressività per gli uomini...) o ne incoraggiano
gli aspetti più costruttivi? Quali cambiamenti si possono
cogliere nel tempo?
Proprio la grande importanza formativa che attribuiamo all'attività
ludica e il ruolo fondamentale di socializzazione ai valori di una
certa società ci ha portati ad interrogarci sui messaggi
che portano con sé rispetto alla mascolinità e alla
femminilità i giocattoli più connotati per genere.
Il gioco rappresenta, infatti, uno dei modi attraverso il quale
il bambino conosce il mondo esterno e ricostruisce i significati.
L'attività ludica gli consente di comprendere le norme e
i valori che regolano una data società: diventa allora particolarmente
importante monitorare i significati ai quali bambine e bambini vengono
socializzati.
Ci siamo anche domandati se, in seguito alla ridefinizione dei ruoli
maschili e femminili, si possano già riscontrare dei cambiamenti
nel gioco infantile, in quale direzione e come si siano evoluti
progressivamente nel tempo.
Il testo inizia, quindi, con un'analisi di tipo storico-pedagogico
che, senza pretesa di esaustività, intende analizzare i giochi
e i giocattoli più comuni in alcune epoche storiche importanti,
al fine di evidenziare la presenza già in tempi molto lontani
di oggetti ludici specifici per i due generi. Il primo capitolo,
in particolare, illustra gli oggetti ludici tipici dell'epoca greca
e romana, del medioevo e del periodo che va dal '500 al '700. II
secondo capitolo, invece, tratta l'evoluzione dei giocattoli in
un'epoca, l'800, in cui cominciano a diffondersi strumenti ludici
prodotti dalla fabbrica del giocattolo e dunque con caratteristiche
anche molto differenti ai precedenti e con una fortissima diffusione.
Si giunge, dunque, progressivamente a domandarsi come si ponga il
mercato del giocattolo rispetto a tutto ciò (cap. III): propone
e promuove tali stereotipi? In che modo? A questi interrogativi
cercheremo di dare una risposta sia tramite un'analisi dei dati
relativi al mercato del giocattolo italiano ed europeo e alcuni
accenni al mercato mondiale, sia attraverso l'analisi diretta di
35 cataloghi del giocattolo, italiani e stranieri, del periodo che
va dal 1998 al 2005. Tale analisi consente di individuare se e quanto
il "mercato del giocattolo" spinga nella direzione degli
stereotipi di genere, se si registrano cambiamenti nel tempo, in
quali tipi di catalogo (educativo/commerciale; italiano/straniero)
questo è più presente, come e in che modo vengono
proposti gli stereotipi di genere.
Si prenderà in seguito in considerazione il contributo dato
al tema dalla ricerca educativa e psicologica, che hanno analizzato
la tendenza naturale dei bambini a rivolgersi a giocattoli connotati
per genere, l'età in cui questo fenomeno si manifesta, i
legami con gli stereotipi di genere, gli effetti sullo sviluppo
cognitivo e sociale del soggetto del gioco prolungato con determinati
materiali ludici, considerati adeguati all'uno o all'altro sesso
(cap. IV).
Ci si domanderà in seguito quali effetti recenti si possano
registrare nel gioco di maschi e femmine in conseguenza delle attuali
trasformazioni delle figure femminili e maschili. Allo scopo di
indagare tale aspetto è stato avviato uno studio osservativo-descrittivo,
che ha coinvolto in totale 704 soggetti, di età differenti:
genitori di bambini di scuola dell'infanzia; bambini di scuola primaria
e ragazzi di scuola secondaria di primo grado; studenti di scuola
secondaria di secondo grado e universitari.
Sono stati rilevati i giochi e i giocattoli preferiti da bambini
e ragazzi e quelli che hanno prediletto nell'infanzia gli adolescenti
e gli studenti universitari intervistati. La preferenza per un gioco
o giocattolo più o meno connotato per genere è stata
poi messa in relazione con una serie di variabili socio-ambientali,
con il percorso scolastico professionale scelto e con alcune opinioni
rispetto agli stereotipi di genere.
I risultati conseguiti sui tre gruppi di soggetti interpellati sono
stati commentati in tre capitoli separati (cap. V-VI-VII), anche
se in ciascuno vi sono rimandi e confronti con i precedenti e/o
successivi.
Si concluderà il contributo con alcune considerazioni generali
di tipo educativo. Tale analisi ha, infatti, principalmente l'intenzione
di fornire ad educatori ed insegnanti spunti di riflessione rispetto
alle pratiche educative attuate con bambine e bambini, ragazze e
ragazzi.
(1) Pavone M., "Melevisione ed educazione alle diversità",
sta in Coggi C., Migliorare la qualità della tv per bambini,
Milano, Franco Angeli, 2002, pp. 161-163.
Si veda: Paola Ricchiardi, Anna Maria Venera, Giochi
da maschi, da femmine e ... da tutti e due, Junior, Bergamo 2006
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