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» Il tirocinio nella formazione iniziale degli insegnanti: attualità e prospettive - Infantiae.Org™ n.222/2004

Mariangela Pasciuti, Dirigente scolastico –Supervisore Tirocinio Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria Università Studi di Bologna e Modena-Reggio Emilia. Sede di Reggio Emilia

Il Tirocinio nella formazione degli insegnanti in Italia

E’ dalla Legge delega del ’73 e dai successivi “decreti delegati” del ’74 che si parla di formazione universitaria dei docenti, anche se si dovrà attendere la Legge 341/90 (legge, ricordiamolo, non relativa allo stato giuridico dei docenti, bensì all’ordinamento universitario…) perché la cosa possa diventare operativa.
E sarà con il ’98 e il ’99 che verranno attivati il Corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria e la SSIS.
Documento importante da tenere in considerazione: i “Criteri Generali”, di cui alla Legge 127/97, con i quali le università definiranno in modo compiuto alcuni elementi fondamentali della formazione dei docenti, di tutti i docenti, dalla scuola dell’infanzia alla scuola superiore, con una sostanziale omogeneità per il Corso e le SSIS. Essi sono:
- la messa a fuoco del profilo professionale dell’insegnante nel contesto socio-culturale contemporaneo;
- la formazione di base, caratterizzata da insegnamenti legati ad aree disciplinari e trasversali e da attività specifiche di tirocinio e laboratorio;
- la presenza dei supervisori all’interno delle università per le attività di tirocinio.
E’ interessante rilevare come gli elementi suddetti siano tra di loro intrecciati, nel senso che, definito il profilo professionale dell’insegnante oggi, si pone la necessità di provvedere ad una formazione che si caratterizzi per una pluralità di dimensioni che vanno dalle conoscenze disciplinari alle competenze pratico-operative e che pertanto richiedono un rapporto privilegiato scuola-università, sostenuto e valorizzato da una figura sconosciuta fino ad ora all’istituzione accademica: il supervisore.
Appare qui, per la prima volta sulla scena italiana della formazione iniziale degli insegnanti, il tirocinio inteso come luogo privilegiato di incontro teoria-prassi.

Quadro Europa

Ma non è solo in Italia che si profila all’orizzonte accademico il tirocinio quale elemento integrante del processo di formazione.
Basti pensare, a tale proposito, ad alcuni recenti documenti dell’Unione Europea: il “Green Paper” e il “Seminario di Bruxelles” del 2001.
Entrambi, in riferimento alle esperienze di formazione dei docenti, ribadiscono l’importanza strategica del tirocinio, nella maggior parte dei casi basato su un modello “simultaneo” al percorso di studio e non “consecutivo”.
In particolare il “Seminario di Bruxelles” ha evidenziato le dimensioni che avvicinano le pur diverse modalità di formazione iniziale degli insegnanti nei diversi paesi. Queste risultano essere:
- la dimensione sociale (l’insegnante soggetto attivo e critico nel contesto socio-culturale contemporaneo)
- la dimensione della ricerca (l’insegnante ricercatore, attento alle più recenti conquiste delle discipline e delle scienze psico-pedagogiche)
- la dimensione dei contenuti (l’insegnante colto che padroneggia la struttura epistemologica della disciplina e gli intrecci interdisciplinari)
- la dimensione pedagogico-didattica (l’insegnante che progetta, organizza, valuta, documenta mettendo a punto percorsi di insegnamento/apprendimento)
- la dimensione relazionale (l’insegnante che interagisce con alunni, genitori, colleghi)
- la dimensione della pratica riflessiva (l’insegnante che realizza un’operazione di tipo metacognitivo sul proprio operato).
Il profilo professionale dell’insegnante risulta essere caratterizzato da una sostanziale complessità che richiede di alimentarsi di una formazione iniziale basata su una logica fondata sul confronto, sullo scambio continuo, sulla capacità di “imparare ad imparare”.
Concetto, questo, ribadito anche dall’attuale piano pluriennale di azione per la formazione della UE che mette, al primo posto, la formazione dei docenti.
Non a caso, l’ultimo ventennio ha visto spostarsi la formazione iniziale dei docenti dalle scuole secondarie (école normales, escuela normal de maestros, istituto magistrale…) alle università, con una peculiarità: il tirocinio.
Il tirocinio, dunque, anche a livello europeo, è ritenuto un momento essenziale per la formazione dei docenti in quanto garantisce quel confronto diretto e continuo con le “buone pratiche” che consente alla teoria di essere ri-vissuta e ri-collocata in un circolo virtuoso di conoscenze e competenze.

Attualità del tirocinio

Come abbiamo già ricordato, il Corso di Laurea e le SSIS nascono all’interno di un disegno complessivo di ri-collocazione della funzione docente in un contesto sociale e culturale che chiede alle nostre scuole di garantire il “successo formativo” agli alunni.
E’ in questa logica che gli insegnamenti degli attuali 4 anni del Corso di Laurea e dei 2 delle SSIS si integrano con le attività di tirocinio e laboratorio.
In estrema sintesi, gli insegnamenti rappresentano il momento teorico della conoscenza di temi e problemi; il laboratorio, il momento della simulazione dell’imparare a progettare strategie e percorsi; il tirocinio, il momento del confronto “in situazione” all’interno di contesti scolastici.
Il tirocinio diventa così il luogo privilegiato di incontro tra insegnamenti e laboratori in un processo circolare di teoria e prassi.
Ad esso, gli studenti, seguiti dai supervisori, dedicano 300 nelle SSIS e 400 nel Corso.
Un arco temporale del tutto significativo e capace di garantire quella reale integrazione tra “sapere, saper fare, saper essere” che la professionalità docente richiede.
Il tirocinio, infatti, quali obiettivi consente di raggiungere?
Allo studente consente di:
- conoscere da vicino la realtà scolastica;
- mettere alla prova le conoscenze acquisite confrontandole con la quotidianità scolastica;
- provare, in situazione protetta, a osservare prima e, gradualmente, governare poi, un “ambiente di apprendimento”;
- allenarsi ad imparare dall’esperienza;
- misurare le proprie aspettative, mettere alla prova il proprio orientamento lavorativo;
- ri-leggere e ri-collocare, attraverso un’operazione di tipo metacognitivo, l’esperienza effettuata.
Ma vale la pena ricordare che il tirocinio, in quanto “ponte” tra scuola e università, rappresenta un momento importante anche per l’università e la scuola.
Infatti, all’ università consente di:
- confrontarsi con i bisogni e le aspettative del mondo scolastico;
- attivare percorsi di reale partnership;
- ri-collocare insegnamenti, laboratori, tirocini anche alla luce dei bisogni e delle aspettative emersi.
Alla scuola, infine, consente di:
- confrontarsi con la ricerca accademica;
- attivare percorsi di lavoro congiunti;
- attribuire nuovi significati alle quotidiane pratiche che a volte, per consuetudine, non si ri-leggono e non si ri-percorrono.
Fondamentale, in questo intreccio di obiettivi sono la presenza e il ruolo dei supervisori all’interno dell’università; docenti e dirigenti in esonero totale (Corso) o docenti in esonero parziale ( Corso e SSIS) che hanno il compito di “guidare” l’esplorazione della scuola e della sua azione didattica garantendo agli studenti tempi, materiali, strumenti, luoghi di riflessione e di rielaborazione critica.
Come abbiamo visto nel documento di Bruxelles, la riflessione sulle pratiche didattiche è ritenuta una delle dimensioni essenziali della formazione degli insegnanti, oltre ad essere un “abito mentale” importante per l’insegnante cui si chiede la continua capacità di riflettere sul proprio operato per farne un momento di formazione continua.
Non è l’università che può e deve esaurire la professionalità del docente, ma è l’università che deve garantire, in una prospettiva di “apprendimento aperto”, la capacità di continuare ad “imparare per la vita”.
Il tirocinio vuole porsi come tratto essenziale per fondare questa capacità.

Prospettive

La Legge delega 53/03 di riforma del sistema scolastico italiano, all’art. 5 prevede la riforma della formazione iniziale dei docenti.
In particolare, si parla di laurea specialistica disegnando così un percorso 3+2 che dovrà essere attivato da “strutture d’ateneo o d’interateneo”.
E’ presto per formulare analisi definitive, tuttavia un elemento sembra di poter prendere in considerazione: il tirocinio.
Sembrerebbe che questo importantissimo momento di formazione possa essere consegnato ad un percorso aggiuntivo rispetto al 3+2, laddove si parla di “specifiche attività di tirocinio…” per “…coloro che hanno conseguito la laurea…”
La collocazione “a posteriori” e perciò secondo una logica non simultanea, come è stato fino ad ora, ma consecutiva del tirocinio rispetto al percorso di studio, potrebbe rappresentare un elemento di debolezza dell’impianto di formazione iniziale dei docenti che, ad oggi, pur tra qualche incertezza, ha comunque garantito un avvicinamento scuola-università da tempo auspicato.
E’ necessario riflettere con molta attenzione sull’ipotesi di un tirocinio esclusivamente a posteriori che qualcuno sembra ipotizzare. In un percorso quinquennale è evidente che l’attuale strutturazione dovrà essere rivisitata, anche alla luce dell’esperienza fin qui condotta, ma il tirocinio, con tutti i suoi significati di riflessione sulle “buone pratiche” della didattica quotidiana, è un occasione irrinunciabile ed estremamente preziosa di interazione teoria-prassi all’interno del nuovo percorso di studi che dovrà, oggi più che mai, saper attivare una rete di relazioni e collaborazioni tra enti e istituzioni diverse.
Questa consapevolezza sembra avere animato anche gli artt. 39, 40, 41 del recente Contratto di lavoro dei docenti.
Infatti viene esplicitamente riconosciuto il ruolo dei supervisori di Tirocinio all’interno del Corso di laurea e delle SSIS, unitamente alla ridefinizione, anche contrattuale, del ruolo del docente tutor, al quale sono riconosciute “le ore di lavoro aggiuntivo” delle quali si dovrà tenere conto in sede di “redazione dell’orario di servizio”.
Il fatto che un contratto di lavoro prenda in considerazione, con molta chiarezza, il profilo professionale del supervisore e del docente tutor rappresenta il riconoscimento –e ricordiamo che i riconoscimenti giuridico-economici vengono sempre dopo quelli guadagnati sul campo- dell’importanza del Tirocinio nella formazione iniziale.
Per concludere, vale la pena ribadire che riflettere sulle pratiche educative, focus del tirocinio, all’interno di un confronto continuo teoria-prassi che non colloca la teoria in un luogo e la prassi in un altro, è un modo, per dirla con le parole di Morin, di non parcellizzare e non disgiungere, bensì coniugare e tenere insieme. Solo così si potrà avere una conoscenza pertinente, cioè capace di affrontare il “complexus” dell’insegnamento oggi.

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"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
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