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» SERVIZI EDUCATIVI PER BAMBINI E GENITORI NEGLI ANNI 2000 -2006

di Marisa Piccioli, Responsabile dei Servizi Educativi Soliera (MO)


1. Aspetti sociali del territorio.
I processi di trasformazione che hanno investito la società italiana negli ultimi anni hanno modificato la struttura e la vita quotidiana delle famiglie. Consistenti cambiamenti, a partire dall’incremento demografico, hanno interessato l’area dei servizi educativi dal 2000 al 2006, nel territorio di Soliera, piccolo comune nell’hinterland modenese (14.000 abitanti). Queste modificazioni ora riflettono la realtà di molti comuni del medesimo territorio e riguardano:
- La ripresa della natalità e il conseguente aumento della popolazione infantile.
- L’impegno delle donne nel mondo del lavoro.
- La necessità di due redditi in un nucleo familiare che vede la presenza di uno o più figli.
- L’aumento del costo del tenore di vita atteso.
- La frammentazione dei nuclei familiari e la riduzione del sostegno delle reti parentali.
- L’aumento delle famiglie immigrate, in prevalenza nuclei famigliari provenienti da Tunisia, Marocco, India e Pakistan.
- La maggiore consapevolezza dei genitori della necessità del bambino piccolo di socializzazione e di gioco con coetanei.

L’amministrazione ha sostenuto consistenti investimenti dal punto di vista dei servizi educativi, la costruzione e l’attivazione di due nuove strutture di nido d’infanzia e di cinque nuove sezioni di scuola dell’infanzia. L’ampliamento delle sezioni di nido e di materna ha portato alla riorganizzazione di questi servizi e ha posto l’esigenza di un costante e rapido adattamento da parte degli operatori e delle Amministrazioni.
Da cinque sezioni di nido, gestite dal comune di Soliera fino al 1999, si sono attivate progressivamente, le attuali dieci sezioni. Sei sezioni presso un nuovo nido d’infanzia, da settembre 2005, prima collocate presso i Nidi Roncaglia e Arcobaleno. A settembre 2003, è divenuto operativo il Nido d’infanzia il “Grillo Parlante” a quattro sezioni. Complessivamente i nidi tradizionali accolgono n. 152 bambini. A novembre 2003, è entrato in funzione in forma sperimentale un servizio integrativo, lo spazio bambini, “Il Sole”, come previsto dalla Legge Regionale n. 1/2000, che accoglie n. 18 bambini. I bambini che frequentano i servizi educativi sono n. 170.
Le due scuole d’infanzia statali “N. Bixio” e “Muratori” hanno visto un aumento progressivo della domanda dalla fine degli anni novanta. Sono state costruite cinque nuove sezioni, adiacenti al plesso Muratori, dal 1999 al 2006, che hanno ampliato progressivamente l’utenza della scuola e determinato una maggiore complessità nella gestione. L’aumento dell’utenza ha portato poi ad un aumento di richieste per i servizi, quali mensa, trasporto e prolungamento di orario. Le sezioni di scuola d’infanzia statale sono passate da sei alle dodici attuali, i posti bambino da n. 150 a 330.

2. Per una pedagogia del territorio. Il Pedagogista.
Le modificazioni strutturali ed organizzative dei servizi per l’infanzia hanno posto la necessità di riflessioni in relazione al loro sviluppo. E’ necessario un forte ruolo pedagogico nella fase di organizzazione, attenzione alla qualità educativa nella costruzione di una rete di servizi che ponga come centrale la condivisione del progetto educativo.
Una funzione importante è svolta dal Pedagogista relativamente alla programmazione, coordinamento, orientamento rispetto ai servizi presenti sul territorio, figura professionale a cui sono attribuite, nello specifico, competenze di tipo gestionale – amministrativo e tecnico – pedagogiche. Il Pedagogista progetta i servizi educativi in base a linee direttive dell’Amministrazione comunale, progetta insieme agli operatori dei servizi un sistema educativo coerente, rispondente il più possibile alle esigenze emergenti del territorio. Il pedagogista, responsabile dei servizi educativi, con funzioni di responsabilità può meglio coordinare il sistema dei servizi pubblici, comunali e statali, e dei servizi educativi privati, in appalto, in convenzione. Emerge nella realtà locale la necessità di tenere conto di soggetti diversi e di coordinare istanze con le stesse finalità, come la realizzazione di servizi di qualità per offrire opportunità di crescita, di sviluppo, di socializzazione ai bambini e alle loro famiglie.
Quali sono le linee del progetto educativo che orientano il pedagogista nella sua operatività sul territorio? In relazione ai servizi educativi 0/6 e alle istituzioni scolastiche per bambini in età 6/14 anni, l’intervento assume forme e metodologie diverse. L’esperienza del pedagogista rispetto ai servizi per l’infanzia assume tradizionalmente forme d’intervento dirette, mentre rispetto alle scuole di base, elementari e medie l’intervento ha modalità finalizzate all’integrazione e collaborazione, al coordinamento di gruppi di lavoro.
Questo è evidenziato dalle recenti normative, come il Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, emanato con DPR 8 marzo 1999, n. 275, che indica un ruolo di stretta collaborazione tra istituzioni scolastiche ed Enti Locali. La collaborazione è sancita nell’elaborazione a livello locale del Patto per la scuola, approvato dai Consigli Comunali, espressione di una cooperazione attiva e non assistenziale rispetto alle necessità della scuola, di considerazione relativa alle priorità emergenti, quali il disagio oppure il sostegno rispetto alla presenza di culture diverse nella realtà scolastica.
Le recenti riforme legislative, a partire dal titolo V della Costituzione, evidenziano il ruolo forte degli enti locali territoriali. Il Comune è l’ente territoriale più a contatto con le esigenze dei cittadini, con la possibilità di mediare tra le necessità emergenti e la possibilità di utilizzare risorse pubbliche. La riforma costituzionale del 2001 individua i Comuni e le Province quali titolari di funzioni proprie e di funzioni conferite con legge statale e regionale. Stato, regioni ed enti locali favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini singoli e associati per lo svolgimento di attività di interesse generale sulla base del principio di sussidiarietà.
Di conseguenza, il principio regolatore nell’attribuzione delle funzioni amministrative diventa la sussidiarietà. A fianco della sussidiarietà verticale, la Costituzione introduce la sussidiarietà orizzontale, principio che favorisce l’autonoma inizativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale. La riforma costituzionale esalta la vocazione dell’ente locale di farsi carico della domanda sociale di servizi. Di conseguenza, i comuni, la cui fonte di autonomia è lo statuto, sono titolari della parte più consistente di funzioni amministrative.

3.Le finalità formative per il territorio.
L’intervento tecnico pedagogico si propone di perseguire finalità formative per realizzare progetti di qualità sul territorio, alcune delle quali sono qui riportate.

- La condivisione di finalità pedagogiche con gli operatori dei servizi sia pubblici che privati, da raggiungere attraverso l’organizzazione di incontri in cui emergano le rispettive esigenze, in cui sia possibile il confronto.
- La formazione del personale educativo, l’organizzazione di gruppi di lavoro, come momenti finalizzati a riflettere insieme sui propri obiettivi, per fissare insieme progetti comuni su cui lavorare e confrontarsi.
- La continuità educativa tra i servizi 0/3 nel sistema delineato, la ricerca di un confronto attivo tra il personale dei servizi.
- La continuità tra i nidi e le scuole dell’infanzia statali e non statali, la ricerca di reciprocità nell’ambito dell’elaborazione di una progettualità comune.
- La continuità educativa tra le scuole dell’infanzia statali e non statali e le scuole primarie del territorio.
- La documentazione dei percorsi realizzati come costruzione di una memoria dei servizi educativi; lasciare tracce che rendano conto delle esperienze effettuate dai bambini contribuisce alla costruzione di una cultura dell’infanzia propria del territorio e sul territorio.
- La valorizzazione della presenza dei genitori e del loro ruolo di promozione all’interno dei servizi, attraverso la realizzazione di progetti specifici, la ricerca di una relazione condivisa, valorizzando gli incontri con i genitori, quali le assemblee di plesso, di sezione, i colloqui individuali, i consigli di gestione.
- La valorizzazione degli spazi educativi, quali punti di riferimento importanti per l’esperienza educativa dei bambini.
- L’elaborazione da parte degli operatori di progetti condivisi che possano costituire momenti di confronto per una reciproca conoscenza e per costruire una trama comune, quali:
-Percorsi in continuità tra le scuole materne e le scuole primarie, attraverso laboratori educativi di coinvolgimento di bambini, genitori e insegnanti.
-Percorsi di educazione musicale nelle scuole d’infanzia statali e non statali.
-Percorsi di formazione per genitori con bambini nei servizi educativi e nelle scuole.

4. Le metodologie adottate. Osservazione e ascolto.
Il territorio di Soliera verifica una costante immigrazione, sia da parte di famiglie straniere sia di nuclei provenienti dal sud; sono perlopiù persone povere, in cerca di lavoro e di nuove opportunità di vita; spesso presentano un basso grado di scolarizzazione, sono sprovvedute, disorientate, con difficoltà di inserimento nella rete sociale. Per queste famiglie, gli uffici comunali sono il primo accesso alla comunità, mentre i servizi educativi rappresentano la prima oppurtunità di inserimento nel nuovo tessuto sociale, un occasione di confronto, di conoscenza e di crescita.
Per chi opera sul territorio, le metodologie privilegiate sono l’osservazione attenta dei processi sociali, l’ascolto della persona, la necessità di adeguamento a tali processi con rapidità e ugualmente con flessibilità. La capacità di adeguarsi comporta infatti capacità di flessibilità, di ascolto, di osservazione e attenzione alle culture e alle storie di cui sono portatrici le famiglie. Questi sono strumenti di lavoro del pedagogista, utili per progettare gli interventi educativi da realizzare sul territorio. Ugualmente, sono strumenti di intervento propri delle figure professionali che operano nei servizi, per la realizzazione di progetti educativi. Dal punto di vista educativo, è necessario possedere strumenti di lettura della realtà sociale, dotarsi di metodologie di intervento poiché cambiano i bambini e cambiano gli adulti, si modifica la cultura con cui si affronta il lavoro, le varie situazioni familiari e le relazioni.
La capacità di osservazione, di ascolto, di accoglienza della cultura, di cui ogni individuo o gruppo sociale è portatore sono presupposto del progetto. Il progetto educativo da realizzare sul territorio è un discorso di qualità della presenza degli adulti, di un loro sostegno nell’affiancamento ai bambini. Il progetto educativo si costruisce con interventi integrati, con la collaborazione di figure professionali diverse che operano con l’intento di realizzare progetti formativi per la famiglia, per la persona, nello specifico per adulti e bambini in ogni loro fase evolutiva. Il pedagogista non può che operare in un sistema di servizi, con la collaborazione di figure tecniche, quali impiegati amministrativi, educatori, insegnanti e collaboratori scolastici, in un sistema comunale e statale, pubblico e privato. Per questo, i progetti di intervento necessitano di una riflessione comune sul lavoro degli adulti con i bambini, di una lettura che orienti in senso educativo la progettualità.
La documentazione è un momento successivo per valutare come l’approccio degli adulti si modifica, in ambienti di cura e di educazione. La documentazione, la raccolta di dati, di tracce sulle esperienze educative realizzate ci consente di interpretare i dati dell’esperienza, di adeguare il nostro progetto, orientandolo in un percorso qualitativamente alto.
Un’importante strategia di intervento è la gestione partecipata. Sono qui riportate due modalità di coinvolgimento dei genitori, una riguarda la fase di elaborazione dei criteri di ammissione ai nidi d’infanzia, l’altra è la partecipazione dei genitori interessati ai progetti educativi tra i vari ordini di servizi.
Nell’ambito del procedimento amministrativo di ammissione ai nidi d’infanzia, i genitori sono coinvolti in una fase precedente l’approvazione dei criteri. I criteri utili per la determinazione delle graduatorie sono presentati ai rappresentanti dei genitori, i presidenti dei consigli di gestione; è un momento in cui è possibile discutere dei criteri di assegnazione dei punteggi e del loro peso. I genitori partecipanti coinvolti in un processo decisionale sono informati e resi responsabili. E’ un momento di trasparenza amministrativa nell’ambito di un procedimento complesso, che consente di avere un ritorno rispetto alle modalità di ponderare le casistiche sociali contenute nei criteri.
Il coinvolgimento diretto dei genitori nei percorsi progettati dai nidi o dalle scuole d’infanzia è utilizzato nella continuità col proposito di favorire i processi comunicativi. I genitori dei bambini interessati al passaggio da un ordine di scuola all’altro sono invitati a partecipare alla costruzione di una parte di percorso, durante serate di lavoro o momenti di laboratorio. Servizi e famiglie costituiscono sistemi educativi complessi per i quali è necessario creare connessioni e possibilità di scambio, affinché diventino complementari. Attorno ai percorsi che compiono i bambini è necessario costruire e sostenere reti di relazioni; la trama relazionale che si definisce tra gli operatori dei servizi e le famiglie può favorire il confronto, lo scambio di punti di vista e contribuisce a riproporre le relazioni tra educatori, bambini e genitori in una giusta collocazione rispetto ai contesti di sviluppo. La costruzione di reti relazionali favorisce i processi di socializzazione e di sostegno ai genitori nel loro compito educativo.

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"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma
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