» Le teorie - Sezione Speciale
- "Tirocinio"
"Alla scoperta della professione docente"
di Gianna Pengo, Università Cattolica,
Milano
DAL PROTOTIPO ALLA MACCHINA IN TEMPI VERTIGINOSI
Ritengo importante ricordare che il Corso di Laurea in Scienze
della Formazione Primaria è decollato solo quattro anni
fa, qui come nel resto del territorio nazionale e che quanto è
stato costruito finora nell’ambito del Tirocinio è
dovuto in gran parte alla fatica organizzativa e progettuale dei
Supervisori, nuove figure professionali costituitesi all’interno
di questo Corso di laurea e provenienti dal mondo della scuola,
e perché no, anche al loro spirito di abnegazione, non
comune di questi tempi, per aver creato dal nulla un ingranaggio
che si è così ben inserito nel resto del motore
formativo universitario.
NELLA FUCINA PEDAGOGICA. GLI ARTEFICI DI QUESTO NUOVO
PRODOTTO: I SUPERVISORI E GLI STUDENTI
A tutti noi Supervisori è parso subito
chiaro che per affrontare i numerosi ostacoli non era sufficiente
sfoderare e affilare le armi didattiche ben forgiate da comprovata
esperienza sul campo, ma di progettarne altre, di pensarle anche
in numero considerevole, nella previsione che molte avrebbero
potuto rivelarsi inutili. Urgeva, dunque, forgiare una nuova gamma
di strumenti e allestire una fucina pedagogica dove sperimentare
la loro fattibilità, ottimizzando i tempi di applicazione,
perché nel frattempo l’Università chiedeva
di metterli subito all’opera. Che cosa inventare? Da che
parte incominciare e come gestire le attività di Tirocinio,
per una così variegata utenza proveniente dai diversi ordini
di scuola superiore e non più selezionata da una preparazione
magistrale come una volta?
La partenza del prototipo didattico, pilotato da tante
urgenze
Esaminiamo, ora, alcune di queste priorità.
Lo stesso lessico che tutti noi mastichiamo nella quotidianità
del nostro lavoro, espressioni quali Unità didattica, P.O.F.,
Programmazione, Progetto didattico, è un ostacolo serio
per coloro che, per esempio, provengono da un Liceo o da un Istituto
tecnico. Il linguaggio che caratterizza ogni professionalità,
con il suo gergo, con le sue sfumature, con i suoi tratti caratteristici
rappresenta un filtro, capace di opacizzare qualsiasi argomento
e di vanificare anche la più attenta opera di formazione.
Diffondere e approfondire un patrimonio di vocaboli di uso comune
della professione docente, e dato per scontato sui testi oggetto
di studio degli esami universitari, è una delle priorità
trasversale ai nuclei tematici delle attività iniziali
di Tirocinio, di cui dirò tra poco.
La costruzione, poi, di un proficuo rapporto
di lavoro Supervisore/studente è un altro degli obiettivi
prioritari. Gli iscritti all’Università Cattolica
di Milano provengono prevalentemente da province lombarde, ma
non solo. Conoscerli, farsi conoscere e permettere che anche loro
si conoscano reciprocamente all’interno del gruppo richiede
tempo e attenzione. A differenza delle lezioni disciplinari, che
possono essere diverse a seconda del piano di studi dei due ordini
di scuola: materna ed elementare, le attività di Tirocinio
sono un prezioso momento di incontro tra gli iscritti a Scienze
della Formazione Primaria. In esse nasce, attraverso la discussione
di problemi, di difficoltà quello spirito di corpo insostituibile
per creare, far crescere e maturare un gruppo di lavoro.
Altra osservazione. Il prototipo didattico, ritornando alla metafora
con la quale ho aperto queste righe, presentandosi sul mercato
universitario, come prodotto di qualità, necessitava subito
e di un motore nuovo (la progettazione) e di un carburante innovativo
(la ricerca-studio). Le esigenze di progettualità e quelle
di elaborazione didattica, nel nostro progetto di Tirocinio, avvengono,
sì, nelle aule universitarie, ma anche nelle scuole accoglienti,
convenzionate con l’Università. Non parlerei, in
questo caso di tirocinio in università e di tirocinio nelle
scuole, non scontornerei un intreccio di saperi ottimamente costruito,
che si arricchisce continuamente attraverso scambi reciproci di
energie culturali e professionali. Tutte le scuole dimostrano
molto interesse nei confronti di questa nuova forma di collaborazione
con il tempio della cultura, per antonomasia.
Questo progetto, che, come ho detto, deve essere visto come un
momento unico, si basa sulla sistemazione e sulla riflessione
che ai saperi viene data nei corsi universitari (Chiosso, al Convegno
organizzato da S.I.M. a Milano nel novembre 2202 ). Nel primo
biennio essi s’incentrano su quattro importanti nuclei tematici:
· la professionalità docente
· la mediazione culturale
· l’osservazione
· la comunicazione
Alla costruzione di questo primo segmento del
percorso formativo, altri stimoli provengono anche dalle visite
alle scuole di metodo (Pizzigoni, Montessori, Agazzi ) e ai luoghi
deputati al sapere:
· musei, con la partecipazione attiva della studentesse
ai laboratori organizzati ad hoc da animatori, con valenza professionale
e con importante ricaduta sulla didattica;
· mostre, anche itineranti, ma presenti sul territorio
per i loro prodotti a forte risonanza pedagogica;
· sedi redazionali di riviste prestigiose, che operano
nel settore-scuola.
Se la formazione si presenta come risorsa fondamentale del nuovo
millennio, mentre lo stesso mercato europeo prospetta la formazione
continua ancorata alla formazione professionale di base, il contesto
universitario rappresenta l’ambito materiale in cui avviene
per eccellenza l’evento formativo. Il successo delle professioni,
(basato proprio sui saperi specifici e sull’autonomia) rappresenta
un punto di riferimento anche per gli insegnanti; nonostante oggi
l’alternativa professionale nella scuola sia ancora minoritaria,
perché impegnativa e difficile. Non si può dire:
“ In un futuro la scuola avrà queste necessità…”,
perché il futuro è sotto gli occhi di tutti, è
il presente.
Il bisogno d’insegnante che abbia più conoscenze
e padronanza degli orientamenti culturali e che possieda un’etica,
un codice deontologico verso se stesso e verso gli alunni è
l’urgenza nella quale l’Università sta investendo
da alcuni anni, attraverso il Progetto del Tirocinio.
Per concludere si può dire che l’azione formativa
dei futuri insegnanti, diffusasi capillarmente in tutte le scuole
convenzionate, con un certo successo, segna come sicuramente praticabile
il cammino progettato e sperimentato nel Tirocinio, in ambito
universitario.
* tratto da "DIVENTARE INSEGNANTI, IL TIROCINIO TRA SCUOLA,
UNIVERSITÀ E TERRITORIO, UNIVERSITÀ CATTOLICA DI
MILANO, CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA".
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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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