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e prospettive - Sezione Speciale - "Tirocinio"
Il tirocinio nella formazione iniziale degli insegnanti: attualità
e prospettive
Mariangela Pasciuti, Dirigente
scolastico –Supervisore Tirocinio Corso di Laurea in Scienze
della Formazione Primaria Università Studi di Bologna e
Modena-Reggio Emilia. Sede di Reggio Emilia
Il Tirocinio nella formazione degli insegnanti
in Italia
E’ dalla Legge delega del ’73 e dai successivi “decreti
delegati” del ’74 che si parla di formazione universitaria
dei docenti, anche se si dovrà attendere la Legge 341/90
(legge, ricordiamolo, non relativa allo stato giuridico dei docenti,
bensì all’ordinamento universitario…) perché
la cosa possa diventare operativa.
E sarà con il ’98 e il ’99 che verranno attivati
il Corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria e la SSIS.
Documento importante da tenere in considerazione: i “Criteri
Generali”, di cui alla Legge 127/97, con i quali le università
definiranno in modo compiuto alcuni elementi fondamentali della
formazione dei docenti, di tutti i docenti, dalla scuola dell’infanzia
alla scuola superiore, con una sostanziale omogeneità per
il Corso e le SSIS. Essi sono:
- la messa a fuoco del profilo professionale dell’insegnante
nel contesto socio-culturale contemporaneo;
- la formazione di base, caratterizzata da insegnamenti legati
ad aree disciplinari e trasversali e da attività specifiche
di tirocinio e laboratorio;
- la presenza dei supervisori all’interno delle università
per le attività di tirocinio.
E’ interessante rilevare come gli elementi suddetti siano
tra di loro intrecciati, nel senso che, definito il profilo professionale
dell’insegnante oggi, si pone la necessità di provvedere
ad una formazione che si caratterizzi per una pluralità
di dimensioni che vanno dalle conoscenze disciplinari alle competenze
pratico-operative e che pertanto richiedono un rapporto privilegiato
scuola-università, sostenuto e valorizzato da una figura
sconosciuta fino ad ora all’istituzione accademica: il supervisore.
Appare qui, per la prima volta sulla scena italiana della formazione
iniziale degli insegnanti, il tirocinio inteso come luogo privilegiato
di incontro teoria-prassi.
Quadro Europa
Ma non è solo in Italia che si profila all’orizzonte
accademico il tirocinio quale elemento integrante del processo
di formazione.
Basti pensare, a tale proposito, ad alcuni recenti documenti dell’Unione
Europea: il “Green Paper” e il “Seminario di
Bruxelles” del 2001.
Entrambi, in riferimento alle esperienze di formazione dei docenti,
ribadiscono l’importanza strategica del tirocinio, nella
maggior parte dei casi basato su un modello “simultaneo”
al percorso di studio e non “consecutivo”.
In particolare il “Seminario di Bruxelles” ha evidenziato
le dimensioni che avvicinano le pur diverse modalità di
formazione iniziale degli insegnanti nei diversi paesi. Queste
risultano essere:
- la dimensione sociale (l’insegnante soggetto attivo e
critico nel contesto socio-culturale contemporaneo)
- la dimensione della ricerca (l’insegnante ricercatore,
attento alle più recenti conquiste delle discipline e delle
scienze psico-pedagogiche)
- la dimensione dei contenuti (l’insegnante colto che padroneggia
la struttura epistemologica della disciplina e gli intrecci interdisciplinari)
- la dimensione pedagogico-didattica (l’insegnante che progetta,
organizza, valuta, documenta mettendo a punto percorsi di insegnamento/apprendimento)
- la dimensione relazionale (l’insegnante che interagisce
con alunni, genitori, colleghi)
- la dimensione della pratica riflessiva (l’insegnante che
realizza un’operazione di tipo metacognitivo sul proprio
operato).
Il profilo professionale dell’insegnante risulta essere
caratterizzato da una sostanziale complessità che richiede
di alimentarsi di una formazione iniziale basata su una logica
fondata sul confronto, sullo scambio continuo, sulla capacità
di “imparare ad imparare”.
Concetto, questo, ribadito anche dall’attuale piano pluriennale
di azione per la formazione della UE che mette, al primo posto,
la formazione dei docenti.
Non a caso, l’ultimo ventennio ha visto spostarsi la formazione
iniziale dei docenti dalle scuole secondarie (école normales,
escuela normal de maestros, istituto magistrale…) alle università,
con una peculiarità: il tirocinio.
Il tirocinio, dunque, anche a livello europeo, è ritenuto
un momento essenziale per la formazione dei docenti in quanto
garantisce quel confronto diretto e continuo con le “buone
pratiche” che consente alla teoria di essere ri-vissuta
e ri-collocata in un circolo virtuoso di conoscenze e competenze.
Attualità del tirocinio
Come abbiamo già ricordato, il Corso di Laurea e le SSIS
nascono all’interno di un disegno complessivo di ri-collocazione
della funzione docente in un contesto sociale e culturale che
chiede alle nostre scuole di garantire il “successo formativo”
agli alunni.
E’ in questa logica che gli insegnamenti degli attuali 4
anni del Corso di Laurea e dei 2 delle SSIS si integrano con le
attività di tirocinio e laboratorio.
In estrema sintesi, gli insegnamenti rappresentano il momento
teorico della conoscenza di temi e problemi; il laboratorio, il
momento della simulazione dell’imparare a progettare strategie
e percorsi; il tirocinio, il momento del confronto “in situazione”
all’interno di contesti scolastici.
Il tirocinio diventa così il luogo privilegiato di incontro
tra insegnamenti e laboratori in un processo circolare di teoria
e prassi.
Ad esso, gli studenti, seguiti dai supervisori, dedicano 300 nelle
SSIS e 400 nel Corso.
Un arco temporale del tutto significativo e capace di garantire
quella reale integrazione tra “sapere, saper fare, saper
essere” che la professionalità docente richiede.
Il tirocinio, infatti, quali obiettivi consente di raggiungere?
Allo studente consente di:
- conoscere da vicino la realtà scolastica;
- mettere alla prova le conoscenze acquisite confrontandole con
la quotidianità scolastica;
- provare, in situazione protetta, a osservare prima e, gradualmente,
governare poi, un “ambiente di apprendimento”;
- allenarsi ad imparare dall’esperienza;
- misurare le proprie aspettative, mettere alla prova il proprio
orientamento lavorativo;
- ri-leggere e ri-collocare, attraverso un’operazione di
tipo metacognitivo, l’esperienza effettuata.
Ma vale la pena ricordare che il tirocinio, in quanto “ponte”
tra scuola e università, rappresenta un momento importante
anche per l’università e la scuola.
Infatti, all’ università consente di:
- confrontarsi con i bisogni e le aspettative del mondo scolastico;
- attivare percorsi di reale partnership;
- ri-collocare insegnamenti, laboratori, tirocini anche alla luce
dei bisogni e delle aspettative emersi.
Alla scuola, infine, consente di:
- confrontarsi con la ricerca accademica;
- attivare percorsi di lavoro congiunti;
- attribuire nuovi significati alle quotidiane pratiche che a
volte, per consuetudine, non si ri-leggono e non si ri-percorrono.
Fondamentale, in questo intreccio di obiettivi sono la presenza
e il ruolo dei supervisori all’interno dell’università;
docenti e dirigenti in esonero totale (Corso) o docenti in esonero
parziale ( Corso e SSIS) che hanno il compito di “guidare”
l’esplorazione della scuola e della sua azione didattica
garantendo agli studenti tempi, materiali, strumenti, luoghi di
riflessione e di rielaborazione critica.
Come abbiamo visto nel documento di Bruxelles, la riflessione
sulle pratiche didattiche è ritenuta una delle dimensioni
essenziali della formazione degli insegnanti, oltre ad essere
un “abito mentale” importante per l’insegnante
cui si chiede la continua capacità di riflettere sul proprio
operato per farne un momento di formazione continua.
Non è l’università che può e deve esaurire
la professionalità del docente, ma è l’università
che deve garantire, in una prospettiva di “apprendimento
aperto”, la capacità di continuare ad “imparare
per la vita”.
Il tirocinio vuole porsi come tratto essenziale per fondare questa
capacità.
Prospettive
La Legge delega 53/03 di riforma del sistema scolastico italiano,
all’art. 5 prevede la riforma della formazione iniziale
dei docenti.
In particolare, si parla di laurea specialistica disegnando così
un percorso 3+2 che dovrà essere attivato da “strutture
d’ateneo o d’interateneo”.
E’ presto per formulare analisi definitive, tuttavia un
elemento sembra di poter prendere in considerazione: il tirocinio.
Sembrerebbe che questo importantissimo momento di formazione possa
essere consegnato ad un percorso aggiuntivo rispetto al 3+2, laddove
si parla di “specifiche attività di tirocinio…”
per “…coloro che hanno conseguito la laurea…”
La collocazione “a posteriori” e perciò secondo
una logica non simultanea, come è stato fino ad ora, ma
consecutiva del tirocinio rispetto al percorso di studio, potrebbe
rappresentare un elemento di debolezza dell’impianto di
formazione iniziale dei docenti che, ad oggi, pur tra qualche
incertezza, ha comunque garantito un avvicinamento scuola-università
da tempo auspicato.
E’ necessario riflettere con molta attenzione sull’ipotesi
di un tirocinio esclusivamente a posteriori che qualcuno sembra
ipotizzare. In un percorso quinquennale è evidente che
l’attuale strutturazione dovrà essere rivisitata,
anche alla luce dell’esperienza fin qui condotta, ma il
tirocinio, con tutti i suoi significati di riflessione sulle “buone
pratiche” della didattica quotidiana, è un occasione
irrinunciabile ed estremamente preziosa di interazione teoria-prassi
all’interno del nuovo percorso di studi che dovrà,
oggi più che mai, saper attivare una rete di relazioni
e collaborazioni tra enti e istituzioni diverse.
Questa consapevolezza sembra avere animato anche gli artt. 39,
40, 41 del recente Contratto di lavoro dei docenti.
Infatti viene esplicitamente riconosciuto il ruolo dei supervisori
di Tirocinio all’interno del Corso di laurea e delle SSIS,
unitamente alla ridefinizione, anche contrattuale, del ruolo del
docente tutor, al quale sono riconosciute “le ore di lavoro
aggiuntivo” delle quali si dovrà tenere conto in
sede di “redazione dell’orario di servizio”.
Il fatto che un contratto di lavoro prenda in considerazione,
con molta chiarezza, il profilo professionale del supervisore
e del docente tutor rappresenta il riconoscimento –e ricordiamo
che i riconoscimenti giuridico-economici vengono sempre dopo quelli
guadagnati sul campo- dell’importanza del Tirocinio nella
formazione iniziale.
Per concludere, vale la pena ribadire che riflettere sulle pratiche
educative, focus del tirocinio, all’interno di un confronto
continuo teoria-prassi che non colloca la teoria in un luogo e
la prassi in un altro, è un modo, per dirla con le parole
di Morin, di non parcellizzare e non disgiungere, bensì
coniugare e tenere insieme. Solo così si potrà avere
una conoscenza pertinente, cioè capace di affrontare il
“complexus” dell’insegnamento oggi.
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"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
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