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tirocinio nella formazione universitaria - Sezione Speciale
- "Tirocinio"
Il tirocinio: impressioni e considerazioni dal
punto di vista degli studenti
Antonella Paolizzi, Studentessa
iscritta al IV anno del Corso di Laurea in Scienze della Formazione
Primaria a Urbino
Considero la possibilità che ho avuto
di fare tirocinio un vero privilegio. Poter entrare in una classe
e condividere la vita con le insegnanti e i bambini è stata,
per me, una grande occasione di crescita prima di tutto da un
punto di vista umano e poi, sicuramente, sotto il profilo professionale.
Ho potuto osservare da vicino il lavoro delle insegnanti, le loro
strategie d’azione, il modo in cui programmano la didattica,
il tutto nella quotidianità della vita scolastica.
Le insegnanti hanno sempre valorizzato la mia presenza coinvolgendomi,
chiedendomi aiuto e collaborazione. Si sono dimostrate particolarmente
attente a spiegarmi ogni attività e ogni decisione, programmando
il lavoro in maniera tale che io potessi assistere al maggior
numero di attività durante il periodo del tirocinio. Presentandomi
a tutti i colleghi del centro, mi hanno permesso di entrare in
contatto con la varie realtà presenti nella scuola. La
scuola elementare che mi ha accolto è un ambiente affascinante
e stimolante, ma solo grazie all’osservazione esplorativa,
richiesta dal quaderno operativo, ho potuto conoscere la storia
e capire la cultura pedagogica che anima l’agire educativo
di questa scuola. La lettura del POF e i colloqui con i dirigenti
mi hanno permesso di capire le scelte che stanno dietro alle metodologie,
agli spazi e ai tempi che caratterizzano la vita delle classi.
Dimensioni, queste ultime, abbastanza particolari e per una persona
esterna, quale ero, a volte difficilmente comprensibili. Per questo
motivo la lettura e l’analisi delle finalità educative,
insieme alla cura delle insegnanti nel motivare ogni scelta alla
luce dei principi ispiratori del centro sono stati due aiuti fondamentali,
che hanno reso la mia esperienza di tirocinio proficua ed intensa.
Tuttavia ci sono stati momenti di incertezza durante questo periodo,
dovuti ad alcune scelte e stili educativi che mi provocavano e
creavano dubbi o reazioni critiche, in questi passaggi è
stato molto proficuo il confronto con il mio supervisore e con
le insegnanti accoglienti. Mi hanno aiutato a capire che spesso
queste impressioni erano legate alla brevità del periodo
che trascorrevo con la classe, insufficiente a comprendere il
valore di decisioni inscritte nell’arco dell’intero
arco scolastico.
La mia presenza nella classe, come ho detto, è sempre stata
valorizzata dalle insegnanti, che mi hanno coinvolto attivamente
in ogni momento. Non sono mai stata spettatrice passiva del lavoro
e delle attività dei bambini, che per loro natura non lo
permettono. Essi infatti mi hanno accolto, fin dal primo momento
con spontaneità chiedendomi aiuto o semplicemente partecipazione
ai loro giochi e alle loro discussioni. Quindi la mia non è
stata mai una presenza piatta, sia grazie ai bambini e alle insegnanti,
sia grazie all’attività di osservazione richiesta
dal quaderno operativo.
Prima di condurre questa attività è stato necessario
un periodo di conoscenza reciproca, durante il quale inevitabilmente
sono stata oggetto di osservazione da parte del gruppo. Essere
accettata e aver stabilito un rapporto di fiducia sono stati due
passaggi preliminari importanti alla mia successiva osservazione.
Sottolineo osservazione e non un guardare curioso e quindi fastidioso
per chi ne è oggetto. Quella che ho cercato di condurre
è stata un’osservazione partecipata che coglie anche
le sensazioni, i linguaggi non verbali, le atmosfere, le intenzioni.
Il rischio che il mio impegno e le mie energie si disperdessero
però in un’osservazione generalizzata e a volte superficiale,
è stato arginato dallo strumento messo a punto in università,
il quaderno operativo, che potrei definire a questo punto la cartina
tornasole della mia esperienza. Questo strumento guida ad una
serie di passaggi graduali, chiedendo di focalizzare l’attenzione
su diversi aspetti: inizialmente sulla classe considerando l’organizzazione
di tempi e spazi e i vari livelli di comunicazione; un secondo
livello di osservazione chiede di porre particolare cura nel considerare
il bambino i situazione di handicap all’interno della scuola.
Gli aspetti da tenere sotto controllo sono le relazioni interpersonali
con compagni e adulti e il suo livello di coinvolgimento; infine
l’osservazione del bambino in situazione di handicap durante
l’attività, ponendo attenzione nella rilevazione
al tipo di attività al modo in cui viene condotta, con
quali materiali, modalità e linguaggi si interviene e sottolineando
le competenze richieste al bambino e da lui espresse. Seguire
il cammino proposto dal quaderno operativo, che spinge anche ad
approfondire la conoscenza del deficit attraverso il contatto
con internet, permette di tracciare un profilo del bambino indispensabile
per “lanciarsi” nella fase di progettazione. Sempre
assistiti dagli insegnanti e dal tutor è possibile sperimentare
la responsabilità di pianificare un interveto didattico.
Quest’ultimo importante passaggio, purtroppo, è stato
negato a tutte noi che abbiamo vissuto il tirocinio al CEIS, per
motivi interni al centro. Considero questa impossibilità
un’occasione perduta.
Munita di blocco per appunti e di registratore, ho affrontato
ogni giorno del mio tirocinio con l’intenzione di far tesoro
di questa esperienza, fermando il più possibile dialoghi,
considerazioni, ecc… Alla fine il materiale raccolto era
tanto e tutto prezioso, quindi non è stato semplice scegliere
solo alcune osservazioni da proporre all’interno di questo
documento. A distanza di tempo rivedere tutto il materiale per
sistemarlo è stato importante, ho rivissuto quei giorni
con un po’ di nostalgia, ne ho apprezzato ancora di più
il loro valore e mi sono resa conto di quanto sono entrati a far
parte della mia vita, del mio bagaglio di esperienze e incidono
nel mio attuale impegno professionale.
Tratto da Maria Chiara Michelini, (a cura di)
L'apprendista insegnante, Quatroventi, Urbino 2003
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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