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DEL NIDO - Sezione Speciale - " Infantiae.Org Nido"
"Educare con la musica all’asilo
nido"
a cura di Alessandra Padula
Alessandra Padula è docente di pianoforte
principale presso il Conservatorio di Pescara.
L’asilo nido, nato come semplice
luogo di custodia al quale le madri lavoratrici affidavano
i loro bambini, ha perso col tempo la sua funzione assistenziale
acquisendo validità ed efficacia educativa e conquistando,
di conseguenza, un ruolo progressivamente più rilevante
all’interno della comunità. Se inizialmente
l’asilo-nido veniva concepito essenzialmente come
operante in favore delle madri lavoratrici, si è
affermata man mano una concezione che lo vede come il luogo
istituzionale in cui, in collaborazione con la famiglia,
si attua la prima formazione del bambino.
L’asilo nido svolge perciò
un compito importantissimo e assai delicato, in favore non
soltanto dei bambini che vengono ad esso affidati, ma dell’intera
società, con una ricaduta valutabile in termini positivi
sia nell’immediato che nel medio e lungo periodo.
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Per molto tempo il dibattito tra sostenitori e detrattori dell’asilo-nido
è stato piuttosto acceso; oggi si ritiene comunemente che
questa istituzione possa dare un considerevole apporto allo sviluppo
dei bimbi piccoli, nel momento in cui vengano predisposte le condizioni
atte a far sì che l’ambiente educativo realizzato
sia davvero rispondente ai bisogni dei bambini.
Per ottenere questo risultato occorre rispettare
alcuni principi di carattere generale; ad esempio è necessario
salvaguardare la stabilità delle figure adulte che sono
a contatto con il bambino, affinché il bambino stesso possa
individuare, tra esse, la figura di riferimento, intrecciando
con essa un rapporto profondo e intenso; è poi indispensabile
stabilire un clima sociale positivo, affinché il bambino
acquisisca fiducia in se stesso e negli altri; inoltre è
importante caratterizzare l’ambiente in modo da renderlo,
per un verso, sensorialmente e culturalmente vivace, allo scopo
di stimolare i bambini, ma d’altra parte è necessario
renderlo anche piacevole e abbastanza rilassante, per non ingenerare
nei bambini superaffaticamento e stress.
Se poi proseguiamo la riflessione e ci domandiamo
quali debbano essere gli obiettivi irrinunciabili dell’azione
educativa rivolta ai bambini, possiamo sicuramente convenire che:
1) è necessario che il bambino si sappia
orientare nella realtà che lo circonda, ordinando le sue
percezioni in un quadro preciso e distinto;
2) è irrinunciabile che il bambino conosca
e sappia usare il suo corpo nello spazio e nella relazione con
le persone;
3) è importante che il bambino sappia
articolare un ragionamento, distinguendo tra premesse e conclusioni,
e sappia verificare se una certa conclusione sia davvero determinata
dalle premesse evidenziate;
4) è indispensabile che il bambino conosca
e riconosca le regole su cui si fonda la società in cui
vive, ma sappia anche che ogni regola è originata c da
una convenzione e può pertanto essere modificata;
5) è fondamentale che il bambino stia
bene con se stesso e con gli altri, sia capace di autonomia e
creatività e nel contempo sia disposto alla socializzazione
e alla collaborazione.
E’ chiaro che tutti gli educatori devono
operare sinergicamente per raggiungere questi traguardi, ma è
importante anche chiedersi se, e in quale misura, ciascun ambito
possa, con la propria specificità, contribuire al risultato
comune.
Interroghiamoci allora brevemente se i suoni
e la musica, utilizzati con funzione educativa, possano contribuire
al raggiungimento di questi traguardi.
1) La dimestichezza con i suoni e i materiali
che li producono favorisce l’acquisizione di alcune importanti
capacità percettive: le capacità visive (pensiamo
ai giocattoli sonori, in cui le parti che producono i suoni/rumori
sono molto caratterizzate quanto a forma e colore) e ovviamente
le capacità uditive (anche un bimbo molto piccolo è
in grado di distinguere l’intensità di un rumore,
sa riconoscere il timbro della voce di una persona conosciuta,
e così via: abbiamo dunque la prova che anche in tenerissima
età i bambini sanno riconoscere le principali caratteristiche
dei suoni). Inoltre familiarizzare con i suoni e la musica stimolerà
il bambino ad acquisire la capacità di organizzare l’esperienza
secondo le categorie spazio-temporali, incoraggiandolo a identificare,
nei suoni, non soltanto l’altezza, l’intensità
e il timbro, ma anche la durata (si presenta la nozione di tempo)
e la provenienza (prime intuizioni relative allo spazio).
2) Le attività dei giochi sonori, le canzoncine
accompagnate da esercizi di psicomotricità e simili affinano
nel bambino la capacità di operare discriminazioni somatognosiche
e tattili; inoltre le attività di animazione e drammatizzazione,
svolgendosi essenzialmente con movimenti del corpo, delle dita,
delle mani, delle braccia, contribuiscono alla strutturazione
dell’immagine corporea e al miglioramento della coordinazione
(ad esempio tra l’occhio e la mano, tra una mano e l’altra,
tra mani e piedi, ecc.).
3) Le attività con materiali sonori si
prestano ottimamente a sviluppare nel bambino il riconoscimento
che da una certa premessa (ad esempio un determinato gesto su
un giocattolo sonoro) discende necessariamente una precisa conclusione
(nell’esempio precedente: la realizzazione di un particolare
suono o rumore) e promuovono pertanto lo sviluppo logico del bambino.
4) Le attività di musica d’insieme,
come ad esempio il cantare in coro delle canzoncine, si basano
sul riconoscimento e sul rispetto di determinate regole (le parole
da pronunciare, l’alternarsi di suoni e silenzi, e così
via) che, come tutte le regole, possono però essere poste
in discussione ed eventualmente modificate, poiché sono
originate da una convenzione.
5) La musica può contribuire validamente
alla creazione di un clima positivo nell’ambiente educativo,
sia preparando e sottolineando i momenti di relax necessari per
ristorare le energie bruciate nel corso delle varie attività,
sia caratterizzando i momenti sensorialmente e culturalmente più
vivaci. L’induzione di uno stato di quiete può essere
favorita abbinando l’ascolto di una musica appropriata ad
alcuni movimenti di massaggio praticati dall’educatore a
turno a ciascun bambino: le percezioni tattili e cinestesiche
favoriranno il rilassamento fisico e psicologico dei bambini,
il che è particolarmente indicato dopo un’attività
intensa o per prepararsi gradualmente al riposo. Allo stesso modo
è appropriato far ascoltare una musica vivace, che induca
all’azione, quando si desidera stimolare i bambini ad intraprendere
un’attività impegnativa, che richiede un notevole
dispendio di energie.
In precedenza abbiamo ricordato come, precisando
le sue percezioni, il bambino possa orientarsi sempre meglio nella
realtà che lo circonda; ora menzioniamo il valido apporto
culturale che può essere dato dal cantare, ad esempio,
dei motivi popolari “sommersi” dalla cultura dominante.
Inoltre la musica, essendo uno dei famosi linguaggi
non-verbali, stimola l’espressione e la comunicazione e
contribuisce perciò a far sì che il bambino stia
bene con se stesso e con gli altri: come ogni attività
artistica stimola l’autonomia e la creatività ma
nel contempo si avvantaggia della cooperazione (pensiamo ai giochi
musicali d’insieme, al cantare in coro, all’animazione
e alla drammatizzazione di gruppo) e incoraggia dunque alla socializzazione
e alla collaborazione.
Possiamo concludere dunque che far familiarizzare
i bambini con i suoni e la musica piò contribuire validamente
allo sviluppo globale dei bambini stessi, promuovendo la formazione
non soltanto del gusto e dellasensibilità estetica, ma
anche la formazione logica, l’acquisizione delle coordinate
spazio-temporali, la strutturazione dell’immagine corporea
e della coordinazione motoria.
Infine la musica, mediante la realizzazione di
attività di gruppo, può contribuire alla socializzazione
del bambino, favorendo il consolidarsi di nuovi rapporti sociali
che integrino e arricchiscano il ristretto numero di rapporti
che è proprio della famiglia nucleare moderna.
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» Titolo
"ZeroTre - Che cosa fanno i bambini al Nido"
- (Cd-rom + guida pp.24)
- di Camilla Monaco
- Prefazione di Clotilde Pontecorvo
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