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» Un "SERVIZIO DI CONSULENZA PER LA PREVENZIONE E L’INTERVENTO SULLE DIFFICOLTÀ D’APPRENDIMENTO"

Responsabili: Prof.ssa Margherita Orsolini, Prof.ssa Gloria Scalisi, Facoltà di Psicologia 2 - Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione dell‘Università “La Sapienza” di Roma

Quando un bambino incontra difficoltà di apprendimento a scuola, vive un profondo malessere che può esprimersi in modi diversi a seconda della personalità individuale.

Alcuni bambini sviluppano un atteggiamento di sfida nei confronti degli insegnanti e persino dei compagni. Altri si adattano alle regole sociali della scuola ma perdono ogni motivazione verso l’apprendimento. Altri cercano di impegnarsi nelle attività scolastiche ma sviluppano un grande senso di frustrazione e sfiducia in se stessi perché il confronto con i compagni rivela spesso il loro “essere indietro”.

Le famiglie che cercano un aiuto nei centri pubblici riescono a ricevere una valutazione e una diagnosi. Più raramente, date le lunghe liste di attesa, riescono ad usufruire di un intervento specifico che potenzi l’esperienza di apprendimento del bambino e favorisca il suo benessere psicologico.

Il servizio di consulenza per la prevenzione e l’intervento sulle difficoltà d’apprendimento, aperto dal Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione dell‘Università “La Sapienza” di Roma, ha la funzione di progettare e realizzare interventi di potenziamento dell’apprendimento in collaborazione sia con i centri in cui è avvenuta l’eventuale valutazione del bambino (ASL, centri specialistici ospedalieri), sia con esperti di riabilitazione delle difficoltà d’apprendimento.

Gli interventi tengono conto delle specifiche difficoltà incontrate dal bambino, favoriscono lo sviluppo delle funzioni cognitive carenti (ad esempio, attenzione, ragionamento, memoria), consolidano nel bambino una fiducia nelle proprie competenze.

Gli interventi cercano anche di potenziare la capacità del bambino di interagire con altre persone, di esprimere verbalmente i propri pensieri, di fare ipotesi e ragionamenti, di comprendere il mondo sociale, di riflettere sulle proprie emozioni.

Cerchiamo di creare un ponte tra l’intervento operato da uno specialista delle difficoltà d’apprendimento e il sostegno che può essere costruito a casa dai genitori.

Cerchiamo di condividere con i genitori attività ludiche e di apprendimento che possano rafforzare il sentimento di competenza del bambino.

Offriamo ai genitori uno spazio di ascolto e di riflessione sulle emozioni complesse legate alle difficoltà del bambino.

Per progettare l’intervento utilizziamo i risultati dei colloqui con i genitori, delle valutazioni fatte in altri centri (ad esempio da un centro specialistico ospedaliero) e aggiungiamo a queste una valutazione dinamica con cui identifichiamo nel bambino le aree di più facile modificabilità e le aree più resistenti al cambiamento.

In questa breve presentazione del servizio vogliamo dare alcune informazioni sulla valutazione dinamica.


» "Determinare la propensione all’apprendimento in un bambino in difficoltà con l’imparare"

a cura di Margherita Orsolini, Facoltà di Psicologia 2 - Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione dell‘Università “La Sapienza” di Roma

Lo psicologo R. Feuerstein ha sviluppato un concetto di valutazione che si diversifica per molti aspetti da una tradizionale valutazione psicometrica. Se la valutazione ha l’obiettivo di indirizzare un intervento è importante determinare il grado di modificabilità dell’individuo, le aree in cui questa modificabilità può avvenire più facilmente o con più difficoltà. L’obiettivo della valutazione dinamica è valutare la propensione al cambiamento piuttosto che il livello attuale della prestazione. In alcuni casi l’obiettivo della valutazione dinamica è creare nuove strutture valutando le condizioni (il tempo, quantità e tipo di mediazione necessaria) in cui questo è stato possibile. Uno scopo della valutazione dinamica è valutare l’apertura dell’ individuo al processo di mediazione con cui l’adulto cerca di creare strutture di pensiero che ancora non sono presenti (data l’età o la speciale condizione neurologica genetica o acquisita). La valutazione dinamica vuole anche determinare quali processi di mediazione sono più adeguati per modificare il sistema cognitivo dell’individuo nella direzione desiderata.

L’approccio di Feuerstein ha alla base alcuni principi.

L’esperienza di apprendimento può provocare una modificazione cognitiva strutturale. Questo avviene quando il cambiamento non riguarda un particolare tipo di funzione, o l’acquisizione di particolari contenuti, ma influenza tutto il sistema cognitivo dell’individuo.

La modificabilità strutturale è resa possibile dalla plasticità del cervello umano che lo predispone a svilupparsi e costruirsi attraverso il processo di trasmissione culturale.

La modificabilità è una condizione che prescinde dall’età e dall’esistenza di lesioni o degenerazioni. Il cervello è capace di rigenerare e ristabilire alcune funzioni. La propensione dell’individuo a modificarsi in relazione alla propria esperienza di apprendimento rende possibili cambiamenti strutturali a livello cognitivo, emotivo, sociale.

Funzioni cognitive centrali, implicate nei processi di giudizio, controllo volontario dell’attenzione, nei processi di formazione dei concetti, di problem-solving, di ragionamento, influenzano funzioni cognitive più periferiche implicate con la percezione e con l’esecuzione motoria.

Il cambiamento dipende anche dal sistema di convinzioni e atteggiamenti dell’individuo. Se un individuo accetta la fissità della condizione, se non crede nella possibilità del cambiamento, se non si apre all’esperienza di apprendimento, il livello di modificabilità sarà drasticamente limitato.

Fasi della valutazione dinamica

Una valutazione dinamica, che permetta di osservare la modificabilità cognitiva del bambino ha diverse fasi.

1) Si sceglie il primo compito (o il primo item di un test) in modo tale che rientri nel range di competenza dell’individuo. In questa prima fase cerchiamo di capire che cosa il bambino può fare da solo, con un minimo intervento dell’adulto. Se il bambino riesce nel compito, mediamo una spiegazione (come hai fatto a farlo? Perché hai scelto proprio questo?).
2) Si sceglie un item di livello più complesso e questa volta mediamo, cioè interagiamo con il bambino per aiutarlo a risolvere il compito. Dobbiamo decidere se la mediazione può essere più di tipo concettuale, deve utilizzare un ancoraggio con esperienze più familiari al bambino, deve essere di tipo non-verbale (indicare, mimare).
3) Cerchiamo di capire, dopo alcuni interventi, in che misura il bambino è poi in grado di fare da solo, apprende la strategia che abbiamo cercato di insegnargli.

Durante la fase 1 l’adulto osserva se e come il bambino ha risolto il compito, e come l’ha affrontato. Durante la fase 2 l’adulto osserva:

• quando, con l’intervento di mediazione, si è verificato un cambiamento
• in che cosa consiste il cambiamento
• su quali aspetti deve focalizzarsi la mediazione

Nella fase 3 l’adulto osserva se c’è stato un cambiamento rispetto alla fase 1, l’impegno mostrato dal bambino, lo sforzo necessario, le strategie, l’efficienza delle risposte. Osserva in quali aspetti c’è una resistenza al cambiamento.

La mediazione dell’adulto

Per prima cosa la mediazione deve rendere possibile la risposta del bambino al compito. Deve permettere al bambino di sperimentare il successo. Poi deve riguardare il processo di ricerca della risposta, dando strumenti per pianificare, per “andare al di là” (trovare criteri, regole, spiegazioni), per riflettere su se stesso e sulle strategie che possono essere efficaci. Si mantiene alta finché non emerge un nuovo schema, o concetto o acquisizione di strategia (finché non emerge, i compiti propongono una ripetizione con variazione dello stesso concetto, o schema). Diminuisce quando il concetto, schema, ecc. comincia a emergere. Questo tipo di mediazione non c’è più quando il concetto, schema, ecc. si automatizza. E a questo punto la mediazione può riguardare la “trascendenza”. La mediazione che rende possibile la risposta e quella che si incentra sul processo si accompagnano sempre anche alla mediazione del sentimento di competenza, della sfida a se stessi, dell’individuazione, dell’ottimismo.

Ecco alcuni aspetti che possono richiedere una mediazione dell’adulto:

o La regolazione e il controllo del comportamento (che cosa pensi ti richieda quest’attività? Che cosa ti potrebbe aiutare a realizzarlo?; oppure, frazionare il compito: 1) prima di rispondere vorrei che mi descrivessi che cosa c’è in ognuna di queste immagini; dopo che il bambino ha descritto: 2) ti ricordi che cosa ti chiedeva di fare il compito? Dopo che ha risposto: 3) Adesso scegli l’immagine giusta ma prima di dirmela pensa dentro di te se è la risposta giusta e se ci sono altre possibilità)

o L’importanza di fare domande (un bambino mi ha detto che non sapeva che cosa significa “pupilla”, e me l’ha chiesto. E’ stato un bambino furbo, perché così ha imparato una parola nuova. Tu mi vuoi chiedere qualcosa?)

o La pianificazione (che cosa dobbiamo pensare prima di arrivare alla soluzione?)

o La scoperta di regole, patterns (Senti in questo compito c’erano tante immagini che si potevano scegliere, che cosa è stato più utile per scegliere l’immagine giusta?; quando si vuole copiare una figura difficile, da dove conviene iniziare? Che cosa ci può aiutare a ricordare la forma di una figura difficile?)

o La riflessione su se stessi come persona che apprende, riflette, che non si scoraggia, che va avanti anche quando è un pò stanca (es., “questa volta ho visto che ci hai pensato molto prima di rispondere”; “ho visto che ti sei guardata le mani per dire se la direzione era destra o sinistra”; sei stata molto brava quando hai continuato anche se ti sentivi un pò stanca)

o La riflessione sul nostro non essere diversi dagli altri; tutte le persone qualche volta si stancano, sbagliano, si scoraggiano, hanno bisogno di pensare ad altro.... (“beh questo compito era veramente difficile e questa volta ti sei scoraggiata un pò; sai che io quand’ero piccolo certe volte mi mettevo a piangere se un compito non mi veniva bene? Però poi ho imparato che dovevo solo aspettare di essere meno stanca e di avere più energie per pensare”).

Vai alla PRESENTAZIONE del "SERVIZIO DI CONSULENZA PER LA PREVENZIONE E L’INTERVENTO SULLE DIFFICOLTÀ D’APPRENDIMENTO
» Nota bene! La presentazione è in Microsoft Power Point. Per l'apertura/avanzamento delle pagine/informazioni cliccare sullo schermo. Buona lettura!

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» Titolo
"Suono o Sono? - Un compito di consapevolezza fonologica"
-
(Cd-rom + guida pp.24)
- di Margherita Orsolini, Sara Capriolo, Angela Santese
- Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma

» Costo
- Prezzo al pubblico = € 34,00
- Prezzo "Sconto 50% Università" = € 17,00

» Clicca qui per informazioni su "Sconto 50% Università

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