Un libro da segnalare
a cura di Angela Santese, Università La
Sapienza, Roma
Lo sviluppo linguistico di Laura D’Odorico
(2005), Bari-Roma: Editori Laterza.
Una breve presentazione. Dall’introduzione:
“Quando inizia lo sviluppo del linguaggio? […] stabilire
quando inizia lo sviluppo del linguaggio significa già
dare una risposta ad alcune delle questioni fondamentali su cui
si è focalizzato il dibattito teorico negli ultimi quarant’anni:
qual’è la relazione tra comunicazione prelinguistica
e il linguaggio? Le varie componenti del linguaggio (fonologia,
semantica, sintassi) hanno sviluppi indipendenti o lo sviluppo
di una componente dipende dall’aver raggiunto un certo livello
nello sviluppo di un’altra? Che ruolo hanno i processi di
percezione e comprensione del linguaggio prodotto dagli adulti
rispetto alle capacità autonome di produzione da parte
del bambino?”
In questo volume, dice l’autrice, “il tentativo sarà
quello di trovare una continuità nelle varie fasi di sviluppo
del linguaggio, dalla comunicazione prelinguistica, alle espressioni
di una sola parola, alle prime combinazioni alla comparsa di frasi
morfologicamente e sintatticamente complesse, che pure appaiono
qualitativamente così diverse […] si porrà
un particolare accento sulle fasi e i processi di acquisizione
della lingua italiana, dal momento che le ricerche compiute negli
ultimi anni in questo ambito da studiosi italiani ci consentono
di tracciare un profilo in cui le specificità della nostra
lingua possono essere illustrate esaustivamente e confrontate
con i processi di tipo generale, comuni alla maggior parte delle
lingue studiate”
I titoli dei capitoli. Dall’indice
1. Percezione e produzione dei suoni prima del linguaggio
2. Dalla comunicazione prelinguistica alle prime parole
3. Lo sviluppo del vocabolario
4. Dalla produzione di parole singole alle prime combinazioni
di parole
5. Lo sviluppo morfosintattico
6. Il ruolo dell’adulto nel processo di acquisizione del
linguaggio
7. Questioni teoriche nello sviluppo del linguaggio
Ci ha particolarmente interessato
Il secondo capitolo tratta di come i bambini sviluppano
la capacità di comunicare con il mondo esterno. Molti dei
comportamenti esibiti dai bambini nei primi mesi di vita hanno
una efficacia comunicativa, nel senso che producono immediate
e regolari conseguenze nell’ambiente sociale, ma ciò
non significa che alla nascita sia presente una piena competenza
comunicativa. Questa richiede che ci sia intenzionalità.
Ad esempio il pianto è uno dei mezzi più efficaci
con cui il bambino comunica le sue esigenze, ma non possiamo dire
che sia un comportamento intenzionale. Nel libro, l’autrice
illustra le varie posizioni teoriche che spiegano quando nasce
la comunicazione intenzionale e quali sono i processi che determinano
il suo sviluppo.
Una delle tappe principali dello sviluppo, che si realizza verso
la fine del primo anno di vita: l’imparare a coordinare
la propria attenzione con quella delle altre persone per poter
condividere l’interesse verso un referente comune, la così
detta intersoggettività secondaria. Questa capacità
richiede sia l’abilità di comprendere i segnali dell’adulto
che portano alla condivisione del suo fucus attentivo sia l’abilità
di produrne di adeguati a far sì che il partner interattivo
comprenda e condivida il centro di interesse del bambino. A partire
dagli anni settanta molte ricerche si sono focalizzate sulla tappe
di sviluppo della capacità di seguire la direzione dello
sguardo e il gesto di indicazione, la cui comprensione e produzione
è ritenuta essenziale per giungere a condividere l’attenzione
con l’altro.
Inoltre da molti studi emerge come varie misure relative alla
competenza comunicativa prelinguistica, come la produzione e la
comprensione dei segnali di attenzione congiunta, soprattutto
del gesto di indicazione, si sono mostrate indici affidabili nel
predire il ritmo di sviluppo linguistico (in particolare l’ampiezza
del vocabolario). Nel capitolo vengono descritte recenti ricerche
che si sono interessate di indagare la relazione tra la comunicazione
prelinguistica e linguaggio in popolazioni che presentano
varie patologie nello sviluppo linguistico, come i bambini ai
quali viene diagnosticato un disturbo pervasivo dello sviluppo
o la sindrome di Down.
Le relazioni trovate tra la competenza prelinguistica e lo sviluppo
del linguaggio, secondo una prospettiva teorica, sono spiegate
sulla base degli effetti che i comportamenti comunicativi prelinguistici
producono sull’ambiente sociale. Quest’approccio enfatizza
il ruolo che l’interazione sociale (dunque non solo le competenze
individuali del bambino ma anche e soprattutto il comportamento
dell’adulto nell’interazione) ha nel processo
di acquisizione del linguaggio.
Ma qual è il ruolo dell’adulto
nel processo di acquisizione del linguaggio? Leggiamo, nel sesto
capito del libro, che un aspetto molto importante
per lo sviluppo della comunicazione e del linguaggio è
indicato dalla letteratura nella responsività materna
ai segnali del bambino e, nel corso del primo anno di vita, nello
stabilirsi di episodi di attenzione condivisa. Tomasello sostiene
che l’apprendimento lessicale è facilitato quando
è l’adulto che segue gli interessi del bambino piuttosto
che dirigerli. Ad esempio, l’acquisizione di nuove parole
è più rapida quando viene prodotta mentre il bambino
pone attenzione all’oggetto a cui si riferisce. Per quanto
riguarda i verbi, il loro uso in riferimento ad azioni che stanno
per accadere sembra favorire il loro apprendimento rispetto alla
descrizione di azioni in corso o completate. Hoff e Naigles, nella
loro recente rassegna, lanciano uno sguardo critico alle facilitazioni
fornite dall’ambiente sociale sullo sviluppo linguistico
attraverso diverse strategie interattive. Le interazioni sociali,
secondo la loro prospettiva, sono solo il luogo in cui il bambino
viene esposto ad una serie di dati, relativi alle funzioni del
linguaggio, al suo significato, alla sua struttura, che deve elaborare
ed analizzare.
Molti studi convergono sulla conclusione che la quantità
di linguaggio rivolto al bambino è importante per facilitare
il suo sviluppo linguistico. Questo effetto è dovuto al
fatto che il bambino può fare esperienza dell’uso
di più parole o di uno stesso termine in più contesti
e ciò può aiutare nella scoperta del loro significato.
Viene messo in evidenza che uno dei maggiori problemi metodologici
delle ricerche che valutano l’influenza dell’input
sullo sviluppo del linguaggio è la difficoltà a
distinguere gli effetti che il linguaggio materno potrebbe avere
sul linguaggio del bambino dagli effetti che il linguaggio del
bambino potrebbe produrre sul linguaggio della madre.
Il capitolo si conclude affrontando la questione del ruolo che
hanno le caratteristiche dell’input ricevuto nel facilitare
o meno lo sviluppo del linguaggio in bambini che a vario titolo
mostrano uno sviluppo linguistico atipico. Si evidenzia
che, date le difficoltà di ordine metodologico, spesso
le ricerche in questo ambito giungono a risultati contrastanti,
in alcuni casi mostrando la presenza di un input impoverito, rispetto
a quello rivolto ai bambini con sviluppo nella norma, mentre in
altri casi non riscontrando sostanziali differenze.
• Indice
della Sezione
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"Suono o Sono? - Un compito di consapevolezza fonologica"
- (Cd-rom + guida pp.24)
- di Margherita Orsolini, Sara Capriolo, Angela Santese
- Facoltà di Psicologia 2, Università "La
Sapienza" Roma
» Costo
- Prezzo al pubblico = € 34,00
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