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  » "L'uso del libro tra discorso orale e testo scritto" (II) ©®2000-2008 Tutti i diritti riservati Infantiae.Org™ s.r.l.

"L'uso del libro tra discorso orale e testo scritto" (seconda parte)

di Margherita Orsolini

Nonostante le somiglianze, non è la stessa cosa leggere autonomamente un testo, e ascoltarlo. Quando si ascolta un testo, la voce di chi legge, le particolari intonazioni usate per dare voce ai personaggi, fornisce un potente aiuto per passare dalla comprensione delle parole alla comprensione del mondo descritto dal testo. L'intonazione di chi legge dà vita a un personaggio, gli fornisce uno spessore emotivo, lo rende verosimile. Il passaggio dalle parole del testo all'immaginare mentalmente è guidato e facilitato.

Quando leggiamo autonomamente un testo, siamo meno guidati, ma nello stesso tempo siamo anche più liberi nella costruzione mentale di questa situazione. Siamo noi a dare voce ai personaggi e a colorare di tonalità emotive le parole del testo. Possiamo fermarci sulle frasi che più ci piacciono o che ci sembrano oscure. Decidiamo noi il ritmo con cui vogliamo andare avanti. La lettura autonoma ci fa guadagnare in libertà, e in personalizzazione del contatto con il testo. L'ascolto di un testo letto da altri ci fa condividere socialmente l'atto di lettura, e in parte anche la comprensione del testo. La lettura ad alta voce crea una situazione di particolare complicità e intimità tra un testo, un lettore, e uno o più ascoltatori.

Questa intimità credo sia uno dei sensi del leggere più gradito ai bambini. La storia letta ogni sera assolveva la più bella funzione della preghiera, la più disinteressata…il perdono delle offese. Non confessavamo nessun peccato, non cercavamo di conquistarci nessuna fetta di eternità, era un momento di comunione tra noi, un ritorno all'unico paradiso che valga: l'intimità. Senza saperlo, scoprivamo una delle funzioni essenziali del racconto e più in generale dell'arte, che è quella di imporre una tregua alla lotta degli uomini. L'amore ne usciva rinato.

(Pennac, Come un romanzo, Feltrinelli)

Dicevo all'inizio che in questa relazione non mi propongo di offrire piste di lavoro, ma di offrire materiale per cercare di condividere con voi qualche punto di vista sulla lettura. Le considerazioni sul ruolo della lettura ad alta voce ci suggeriscono che questa modalità di lettura dovrebbe avere un ruolo molto importante nella vita dei bambini, sia in famiglia che a scuola. E' vero che in molte scuole questa lettura si fa già, ma sarebbe interessante analizzare insieme come si fa, in quali momenti, e con quali libri. Ora vorrei considerare con voi un altro aspetto del leggere, vale a dire i motivi per cui leggiamo. Questa volta voglio iniziare dai motivi che mette in gioco la scuola. Si legge per sapere. Per memorizzare il contenuto di un testo, si legge per appropriarsi di nozioni, si legge per formarsi conoscenze. Non sono motivi da poco. Anche questo senso del leggere ci proviene da tempi remoti, dai tempi in cui il libro era diventato un oggetto in circolazione nelle università, uno strumento per l'insegnamento e la trasmissione del sapere filosofico e teologico.

Uno scrittore e grande studioso del 1300 ha espresso bene l'idealizzazione del libro come incarnazione della verità e della sapienza. Riflettiamo su come nei libri il sapere sia a portata di mano, quanto sia semplice e misterioso insieme; con quanta tranquillità, senza falsi pudori ci spogliamo davanti a loro della nostra ignoranza. I libri sono maestri che ci educano senza bacchetta né verga, senza strepiti né rabbia e non vogliono favori né soldi! O libri! …Voi siete miniere di sapere dove il saggio manda suo figlio affinché scavando ne estragga i tesori…voi siete le lampade ardenti da tenere sempre davanti.

(Riccardo da Bury, Philobiblon, Rizzoli, 1998).

La funzione del libro come oggetto per la trasmissione del sapere ha cominciato a esercitarsi più intensamente nel momento in cui i libri sono stati sempre più organizzati come testi da guardare e leggere silenziosamente e non più come testi da recitare e leggere ad alta voce. L'argomento del testo è anticipato nel titolo, il flusso dell'esposizione è stato ritagliato in paragrafi, i titoli dei capitoli sono ordinati in un indice. Tutto questo crea ordine, facilità nel ritrovare le informazioni, possibilità di memorizzare il testo visivamente.

…il suono delle righe della pagina si spegne e la pagina diventa uno schermo per l'ordine voluto dalla mente. Anziché mezzo per rivivere una narrazione, il libro è diventato l'esteriorizzazione di una struttura del pensiero.

(Ivan Illich, Nella vigna del testo, Cortina, 1994)

Questo senso del leggere, la lettura come via per la sapienza, ha avuto ripercussioni positive e negative. Da una parte ha creato le premesse per la democratizzazione del sapere. La cultura poteva essere non più appannaggio di una casta, ma di chiunque fosse in grado di leggere. Il libro e la sua conoscenza potevano diventare il mezzo per elevarsi, istruirsi, trovare una nuova dignità. D'altra parte questo stesso atteggiamento verso il libro ha creato la premessa per una passivizzazione del lettore. Ha creato l'idea che il buon lettore, e il buon scolaro, è soprattutto quello che ha imparato il libro, e non colui che impara attraverso il libro. Che conosce a memoria le informazioni fornite dal testo. E non che si serve delle informazioni del testo per organizzare un proprio ragionamento, per costruirsi un'opinione, dare un giudizio su stesso, gli altri, la realtà. Questo senso del leggere ha fatto perdere a milioni di persone il gusto di leggere. Ha fatto considerare il libro un simbolo dell'istruzione e della cultura e non più un oggetto che può arricchire piacevolmente la nostra vita.

Ma di che cosa può essere simbolo il libro, se non dell'istruzione?

Le Courbusier sosteneva che la casa è una "machine à habiter": sulla base di questa indicazione -che riguarda una delle esigenze indispensabili dell'individuo- siamo in grado di definire il libro una "machine à penser"?

(Roberto Denti, Lasciamoli leggere, Einaudi, 1999)

Il libro come macchina per pensare. Così come la casa è una macchina per abitare. Questa mi sembra una bella metafora, che potremmo cominciare a utilizzare con più sistematicità. Il libro non serve in primo luogo per acquisire nozioni, o per ricordare fatti. Serve per mettere in moto pensieri. Anche pensieri che c'entrano solo indirettamente col contenuto del libro. Un libro solleva in noi desideri, ci pone domande, dà il via a un cammino. Funziona se pensiamo a come soddisfare quei desideri, se cerchiamo risposte, se percorriamo una nuova via. Il lettore crea qualcosa di nuovo e di personale leggendo un libro. Se siamo privi di curiosità i libri non possono aiutarci. Se abbiamo paura di provare nuovi desideri, o di prendere nuove strade, i libri possono darci soltanto erudizione.

La lettura agisce solo da stimolo e in nessun modo può sostituirsi alla nostra attività personale… Quando la lettura è per noi l'iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire, allora la sua funzione nella nostra vita è salutare. Ma diventa pericolosa quando, invece di risvegliarci alla vita individuale dello spririto, la lettura tende a sostituirsi ad essa, così che la verità non ci appare più come un ideale che possiamo realizzare solo con il progresso interiore del nostro pensiero e con lo sforzo del nostro cuore, ma come qualcosa di materiale, raccolto fra le pagine dei libri come un miele già preparato dagli altri e che noi non dobbiamo far altro che attingere e degustare poi passivamente, in un perfetto riposo del corpo e dello spirito.

(Marcel Proust, Del piacere di leggere, Passigli Editori, 1997)

Chissà se possiamo condividere questo senso del leggere. Un senso lontano da quello dell'erudito medievale. Il libro come inizio e incitamento ad una ricerca personale.

Vi sembrerà forse che questo senso del leggere sia difficile da percorrere per noi adulti e ancora più arduo per i bambini. Forse in questo ci sbagliamo. I bambini, già nella scuola dell'infanzia dimostrano di saper fare tante cose diverse con i testi che proponiamo loro. Sanno ricordarli fin nei più minuti dettagli, se sono testi in cui hanno ritrovato e forse compreso meglio le proprie emozioni. Ma i bambini sanno anche discutere e giudicare i testi, se ne gliene diamo l'opportunità presentando il testo come un oggetto da interpretare con ipotesi, più che come oggetto semplicemente da ricordare.

Vorrei concludere con una considerazione ovvia. Il senso della lettura che noi possiamo trasmettere ai bambini è probabilmente quello che noi siamo abituati a vivere. Se il libro è per noi soltanto un oggetto scolastico, il simbolo della scuola e dell'istruirsi, non riusciremo a convincere i bambini che ci si può divertire leggendo. Se il libro è per noi soltanto uno strumento di evasione, forse riusciremo a far prendere i libri in mano ai bambini, ma difficilmente riusciremo a far sì che i libri siano anche per loro una "macchina per pensare". Per chi voglia creare nei bambini il gusto della lettura sarebbe importante mettere a fuoco qual è il senso e il posto della lettura nella propria vita personale. Con la consapevolezza che ci possono essere tanti diversi modi di leggere e usare i libri. E che non ce n'è uno solo buono. Per capirci nella nostra natura di lettrici-lettori, ci è ancora di grande aiuto Calvino.

La tua casa, essendo il luogo in cui leggi, può dirci qual è il posto che i libri hanno nella tua vita, se sono una difesa che tu metti avanti per tener lontano il mondo di fuori, un sogno in cui sprofondi come in una droga, oppure se sono dei ponti che getti verso il fuori, verso il mondo che t'interessa tanto da volerne moltiplicare e dilatare le dimensioni attraverso i libri. Per capire questo, il Lettore sa che la prima cosa da fare è visitare la cucina.

(Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore. Einaudi, 1979; p.143).

Non ci sono luoghi solo per l'intelletto e luoghi solo per il nostro corpo. La cucina è lo specchio del rapporto che abbiamo con il cibo e con la sua preparazione. E' anche il posto che dice qualcosa della nostra mente. Cosi' il libro non e' solo un insieme di parole scritte. E' anche un oggetto, che puo' parlare ai nostri sensi e non solo alla nostra mente. Per questo il piacere della lettura ha bisogno di un luogo fisico in cui i libri siano raccolti, ordinati secondo il gusto e le preferenze di chi li usa. Come organizzare questo luogo, che cosa metterci? Anche qui, ognuno di noi può avere gusti diversi. Qualcuno può voler mettere insieme i libri per genere letterario, qualcun altro per tematica. E negli scaffali possono esserci soltanto libri oppure, sparsi qua e la', altri oggetti che fa piacere guardare, come fotografie, riproduzioni di opere d'arte, vecchi rami contorti trovati chissà quando. Percorsi di letture e percorsi di ricordi personali mischiati insieme. Qualunque sia il modo in cui ci è piaciuto organizzare lo spazio dei libri a casa, questo modo parla un po’ di noi stessi e del posto che ha la lettura nella nostra vita.

E così sarà per il luogo che organizziamo a scuola per i libri. Che sia una biblioteca scolastica oppure una biblioteca di classe, questo luogo parlerà ai bambini dell'importanza della lettura. La varietà dei libri che questo luogo contiene suggerirà al bambino se a scuola si leggono soltanto cose serie, o se anche a scuola ci si può divertire con i libri. Il tipo di schede che si utilizzano in questo luogo dirà ai bambini se anche in biblioteca quello che conta è l'esercizio di comprensione, oppure se ciò che conta è un giudizio, anche semplice, sul libro che si è letto. Il tipo di cartelloni messi qua e là alle pareti ricorderà al bambino se la lettura del libro è stato uno dei tanti modi per iniziare un compito scolastico, oppure se e' stato l'inizio di una particolare complicità, a volte scherzosa e a volte seria, con altri bambini e con un insegnante.

- Vedi prima parte

» Indice di "Capire e godere i testi"

» Indice generale di "Come romanzi..."

   

  » Prodotto editoriale di riferimento






» Titolo
"Suono o Sono? - Un compito di consapevolezza fonologica"
-
(Cd-rom + guida pp.24)
- di Margherita Orsolini, Sara Capriolo, Angela Santese
- Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma

» Costo
- Prezzo al pubblico = € 34,00
- Prezzo "Sconto 50% Università" = € 17,00

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