"L'uso del libro tra
discorso orale e testo scritto" (seconda parte)
di Margherita Orsolini
Nonostante le somiglianze, non è la stessa cosa leggere autonomamente
un testo, e ascoltarlo. Quando si ascolta un testo, la voce di
chi legge, le particolari intonazioni usate per dare voce ai personaggi,
fornisce un potente aiuto per passare dalla comprensione delle
parole alla comprensione del mondo descritto dal testo. L'intonazione
di chi legge dà vita a un personaggio, gli fornisce uno
spessore emotivo, lo rende verosimile. Il passaggio dalle parole
del testo all'immaginare mentalmente è guidato e facilitato.
Quando leggiamo autonomamente un testo, siamo meno guidati, ma nello stesso tempo
siamo anche più liberi nella costruzione mentale di questa
situazione. Siamo noi a dare voce ai personaggi e a colorare di
tonalità emotive le parole del testo. Possiamo fermarci
sulle frasi che più ci piacciono o che ci sembrano oscure.
Decidiamo noi il ritmo con cui vogliamo andare avanti. La lettura
autonoma ci fa guadagnare in libertà, e in personalizzazione
del contatto con il testo. L'ascolto di un testo letto da altri
ci fa condividere socialmente l'atto di lettura, e in parte anche
la comprensione del testo. La lettura ad alta voce crea una situazione
di particolare complicità e intimità tra un testo,
un lettore, e uno o più ascoltatori.
Questa intimità credo sia uno dei sensi del leggere più gradito
ai bambini. La storia letta ogni sera assolveva la più
bella funzione della preghiera, la più disinteressata…il
perdono delle offese. Non confessavamo nessun peccato, non cercavamo
di conquistarci nessuna fetta di eternità, era un momento
di comunione tra noi, un ritorno all'unico paradiso che valga:
l'intimità. Senza saperlo, scoprivamo una delle funzioni
essenziali del racconto e più in generale dell'arte, che
è quella di imporre una tregua alla lotta degli uomini.
L'amore ne usciva rinato.
(Pennac, Come un romanzo, Feltrinelli)
Dicevo all'inizio che in questa relazione non mi propongo di offrire piste di
lavoro, ma di offrire materiale per cercare di condividere con
voi qualche punto di vista sulla lettura. Le considerazioni sul
ruolo della lettura ad alta voce ci suggeriscono che questa modalità
di lettura dovrebbe avere un ruolo molto importante nella vita
dei bambini, sia in famiglia che a scuola. E' vero che in molte
scuole questa lettura si fa già, ma sarebbe interessante
analizzare insieme come si fa, in quali momenti, e con quali libri.
Ora vorrei considerare con voi un altro aspetto del leggere, vale
a dire i motivi per cui leggiamo. Questa volta voglio iniziare
dai motivi che mette in gioco la scuola. Si legge per sapere.
Per memorizzare il contenuto di un testo, si legge per appropriarsi
di nozioni, si legge per formarsi conoscenze. Non sono motivi
da poco. Anche questo senso del leggere ci proviene da tempi remoti,
dai tempi in cui il libro era diventato un oggetto in circolazione
nelle università, uno strumento per l'insegnamento e la
trasmissione del sapere filosofico e teologico.
Uno scrittore e grande studioso del 1300 ha espresso bene l'idealizzazione del
libro come incarnazione della verità e della sapienza.
Riflettiamo su come nei libri il sapere sia a portata di mano,
quanto sia semplice e misterioso insieme; con quanta tranquillità,
senza falsi pudori ci spogliamo davanti a loro della nostra ignoranza.
I libri sono maestri che ci educano senza bacchetta né
verga, senza strepiti né rabbia e non vogliono favori né
soldi! O libri! …Voi siete miniere di sapere dove il saggio
manda suo figlio affinché scavando ne estragga i tesori…voi
siete le lampade ardenti da tenere sempre davanti.
(Riccardo da Bury, Philobiblon, Rizzoli, 1998).
La funzione del libro come oggetto per la trasmissione del sapere ha cominciato
a esercitarsi più intensamente nel momento in cui i libri
sono stati sempre più organizzati come testi da guardare
e leggere silenziosamente e non più come testi da recitare
e leggere ad alta voce. L'argomento del testo è anticipato
nel titolo, il flusso dell'esposizione è stato ritagliato
in paragrafi, i titoli dei capitoli sono ordinati in un indice.
Tutto questo crea ordine, facilità nel ritrovare le informazioni,
possibilità di memorizzare il testo visivamente.
…il suono delle righe della pagina si spegne e la pagina diventa uno schermo
per l'ordine voluto dalla mente. Anziché mezzo per rivivere
una narrazione, il libro è diventato l'esteriorizzazione
di una struttura del pensiero.
(Ivan Illich, Nella vigna del testo, Cortina, 1994)
Questo senso del leggere, la lettura come via per la sapienza, ha avuto ripercussioni
positive e negative. Da una parte ha creato le premesse per la
democratizzazione del sapere. La cultura poteva essere non più
appannaggio di una casta, ma di chiunque fosse in grado di leggere.
Il libro e la sua conoscenza potevano diventare il mezzo per elevarsi,
istruirsi, trovare una nuova dignità. D'altra parte questo
stesso atteggiamento verso il libro ha creato la premessa per
una passivizzazione del lettore. Ha creato l'idea che il buon
lettore, e il buon scolaro, è soprattutto quello che ha
imparato il libro, e non colui che impara attraverso il libro.
Che conosce a memoria le informazioni fornite dal testo. E non
che si serve delle informazioni del testo per organizzare un proprio
ragionamento, per costruirsi un'opinione, dare un giudizio su
stesso, gli altri, la realtà. Questo senso del leggere
ha fatto perdere a milioni di persone il gusto di leggere. Ha
fatto considerare il libro un simbolo dell'istruzione e della
cultura e non più un oggetto che può arricchire
piacevolmente la nostra vita.
Ma di che cosa può essere simbolo il libro, se non dell'istruzione?
Le Courbusier sosteneva che la casa è una "machine à habiter":
sulla base di questa indicazione -che riguarda una delle esigenze
indispensabili dell'individuo- siamo in grado di definire il libro
una "machine à penser"?
(Roberto Denti, Lasciamoli leggere, Einaudi, 1999)
Il libro come macchina per pensare. Così come la casa è una macchina
per abitare. Questa mi sembra una bella metafora, che potremmo
cominciare a utilizzare con più sistematicità. Il
libro non serve in primo luogo per acquisire nozioni, o per ricordare
fatti. Serve per mettere in moto pensieri. Anche pensieri che
c'entrano solo indirettamente col contenuto del libro. Un libro
solleva in noi desideri, ci pone domande, dà il via a un
cammino. Funziona se pensiamo a come soddisfare quei desideri,
se cerchiamo risposte, se percorriamo una nuova via. Il lettore
crea qualcosa di nuovo e di personale leggendo un libro. Se siamo
privi di curiosità i libri non possono aiutarci. Se abbiamo
paura di provare nuovi desideri, o di prendere nuove strade, i
libri possono darci soltanto erudizione.
La lettura agisce solo da stimolo e in nessun modo può sostituirsi alla
nostra attività personale… Quando la lettura è
per noi l'iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo
di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire,
allora la sua funzione nella nostra vita è salutare. Ma
diventa pericolosa quando, invece di risvegliarci alla vita individuale
dello spririto, la lettura tende a sostituirsi ad essa, così
che la verità non ci appare più come un ideale che
possiamo realizzare solo con il progresso interiore del nostro
pensiero e con lo sforzo del nostro cuore, ma come qualcosa di
materiale, raccolto fra le pagine dei libri come un miele già
preparato dagli altri e che noi non dobbiamo far altro che attingere
e degustare poi passivamente, in un perfetto riposo del corpo
e dello spirito.
(Marcel Proust, Del piacere di leggere, Passigli Editori, 1997)
Chissà se possiamo condividere questo senso del leggere. Un senso lontano
da quello dell'erudito medievale. Il libro come inizio e incitamento
ad una ricerca personale.
Vi sembrerà forse che questo senso del leggere sia difficile da percorrere
per noi adulti e ancora più arduo per i bambini. Forse
in questo ci sbagliamo. I bambini, già nella scuola dell'infanzia
dimostrano di saper fare tante cose diverse con i testi che proponiamo
loro. Sanno ricordarli fin nei più minuti dettagli, se
sono testi in cui hanno ritrovato e forse compreso meglio le proprie
emozioni. Ma i bambini sanno anche discutere e giudicare i testi,
se ne gliene diamo l'opportunità presentando il testo come
un oggetto da interpretare con ipotesi, più che come oggetto
semplicemente da ricordare.
Vorrei concludere con una considerazione ovvia. Il senso della lettura che noi
possiamo trasmettere ai bambini è probabilmente quello
che noi siamo abituati a vivere. Se il libro è per noi
soltanto un oggetto scolastico, il simbolo della scuola e dell'istruirsi,
non riusciremo a convincere i bambini che ci si può divertire
leggendo. Se il libro è per noi soltanto uno strumento
di evasione, forse riusciremo a far prendere i libri in mano ai
bambini, ma difficilmente riusciremo a far sì che i libri
siano anche per loro una "macchina per pensare". Per
chi voglia creare nei bambini il gusto della lettura sarebbe importante
mettere a fuoco qual è il senso e il posto della lettura
nella propria vita personale. Con la consapevolezza che ci possono
essere tanti diversi modi di leggere e usare i libri. E che non
ce n'è uno solo buono. Per capirci nella nostra natura
di lettrici-lettori, ci è ancora di grande aiuto Calvino.
La tua casa, essendo il luogo in cui leggi, può dirci qual è il
posto che i libri hanno nella tua vita, se sono una difesa che
tu metti avanti per tener lontano il mondo di fuori, un sogno
in cui sprofondi come in una droga, oppure se sono dei ponti che
getti verso il fuori, verso il mondo che t'interessa tanto da
volerne moltiplicare e dilatare le dimensioni attraverso i libri.
Per capire questo, il Lettore sa che la prima cosa da fare è
visitare la cucina.
(Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore. Einaudi, 1979; p.143).
Non ci sono luoghi solo per l'intelletto e luoghi solo per il nostro corpo. La
cucina è lo specchio del rapporto che abbiamo con il cibo
e con la sua preparazione. E' anche il posto che dice qualcosa
della nostra mente. Cosi' il libro non e' solo un insieme di parole
scritte. E' anche un oggetto, che puo' parlare ai nostri sensi
e non solo alla nostra mente. Per questo il piacere della lettura
ha bisogno di un luogo fisico in cui i libri siano raccolti, ordinati
secondo il gusto e le preferenze di chi li usa. Come organizzare
questo luogo, che cosa metterci? Anche qui, ognuno di noi può
avere gusti diversi. Qualcuno può voler mettere insieme
i libri per genere letterario, qualcun altro per tematica. E negli
scaffali possono esserci soltanto libri oppure, sparsi qua e la',
altri oggetti che fa piacere guardare, come fotografie, riproduzioni
di opere d'arte, vecchi rami contorti trovati chissà quando.
Percorsi di letture e percorsi di ricordi personali mischiati
insieme. Qualunque sia il modo in cui ci è piaciuto organizzare
lo spazio dei libri a casa, questo modo parla un po’ di
noi stessi e del posto che ha la lettura nella nostra vita.
E così sarà per il luogo che organizziamo a scuola per i libri.
Che sia una biblioteca scolastica oppure una biblioteca di classe,
questo luogo parlerà ai bambini dell'importanza della lettura.
La varietà dei libri che questo luogo contiene suggerirà
al bambino se a scuola si leggono soltanto cose serie, o se anche
a scuola ci si può divertire con i libri. Il tipo di schede
che si utilizzano in questo luogo dirà ai bambini se anche
in biblioteca quello che conta è l'esercizio di comprensione,
oppure se ciò che conta è un giudizio, anche semplice,
sul libro che si è letto. Il tipo di cartelloni messi qua
e là alle pareti ricorderà al bambino se la lettura
del libro è stato uno dei tanti modi per iniziare un compito
scolastico, oppure se e' stato l'inizio di una particolare complicità,
a volte scherzosa e a volte seria, con altri bambini e con un
insegnante.
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» Titolo
"Suono o Sono? - Un compito di consapevolezza fonologica"
- (Cd-rom + guida pp.24)
- di Margherita Orsolini, Sara Capriolo, Angela Santese
- Facoltà di Psicologia 2, Università "La
Sapienza" Roma
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