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  » "L'uso del libro tra discorso orale e testo scritto" (I) ©®2010 Tutti i diritti riservati Infantiae.Org™ s.r.l.

"L'uso del libro tra discorso orale e testo scritto" (prima parte)

di Margherita Orsolini

In quest’articolo mi propongo di offrirvi, senza alcuna sistematicità, alcuni spunti di riflessione sulla lettura, e sul senso che può avere il leggere.

Vorrei iniziare ricordando un'immagine tipica del leggere: qualcuno che da solo, in silenzio, guarda attentamente una pagina scritta.Lo fa per studiare, cioè per acquisire sapere, per istruirsi. Oppure lo fa per un piacere personale. In quest'immagine la lettura è un atto solitario e silenzioso. La solitudine della lettura si ripropone anche nella vita coniugale, quando marito e moglie, o compagno e compagna, leggono nello stesso letto prima di addormentarsi. Sono insieme, ma leggono ognuno un libro diverso. Una bella descrizione di quest'immagine ce la dà Calvino, e mi fa piacere leggervela.

Domani, Lettore e Lettrice, se sarete insieme, se vi coricherete nello stesso letto come una coppia assestata, ognuno accenderà la lampada al suo capezzale e sprofonderà nel suo libro; due letture parallele accompagneranno l'approssimarsi del sonno; prima tu poi tu spegnerete la luce; reduci da universi separati, vi ritroverete fugacemente nel buio dove tutte le lontananze si cancellano, prima che sogni divergenti vi trascinino ancora tu da una parte e tu dall'altra.

(Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore. Einaudi, 1979; p.156-57).

Il primo spunto di riflessione che vi propongo è che la lettura solitaria e silenziosa è solo uno dei possibili modi di leggere e di usare il libro. Vorrei portare la vostra attenzione su un altro modo, che è quello di ascoltare un testo che ci viene letto da qualcun altro. Questa particolare modalità di lettura ha accompagnato i lettori per molti secoli.

Fino al medioevo inoltrato, gli scrittori presumevano che i loro lettori avrebbero ascoltato e non semplicemente guardato il testo. Coloro che sapevano leggere erano relativamente pochi, ma le letture pubbliche erano un fatto usuale, e questa pratica sociale di lettura si rifletteva nei testi che iniziavano spesso invitando il lettore a "prestare orecchio" a un racconto. I libri erano soprattutto letti ad alta voce. Ivan Illich, nel suo bellissimo libro "Nella vigna del testo", descrive la lettura nell'ambiente monastico intorno all'anno mille. Il parlare domina l'attività del leggere.

Si legge ad alta voce, parlando a se stessi, oppure ad altri che ascoltano.

La recitazione, anche sottovoce, di versetti e salmi, impregna la vita quotidiana del monaco, anche nei momenti di lavoro. Il lettore monastico -che canti o che borbotti- coglie le parole dalle righe e crea un ambiente uditivo sociale, pubblico.Tutti coloro che, con il lettore, sono immersi in questo ambiente d'ascolto sono uguali di fronte al suono. Non importa chi legga.

Nei monasteri ci sono tre modi di leggere: quello della persona che ascolta la propria voce mentre legge per altri; quello della persona che legge attraverso un maestro e lettore, ascoltandone la voce, e quella della persona che legge esaminando un libro. Questa lettura personale e silenziosa era molto rara.

La lettura, come la scrittura, era un'attività di borbottanti.

…il libro è una registrazione della parola o del dettato dell'autore. Nella lettura monastica si "ascoltano i libri". Si ascoltano quando si legge a se stessi, quando si recitano o si cantano, quando si partecipa a una lezione nella sala del capitolo.

(Ivan Illich, Nella vigna del testo, Cortina, 1994)

La lettura ad alta voce rispondeva a una serie molto complessa di bisogni. Rendeva la lettura un atto socialmente condiviso; rendeva vivo il testo, togliendolo dalla fissità della parola scritta; era un mezzo per facilitare la memorizzazione. Quanto fosse importante il "dare voce" alle parole di un testo non è cosa facile da cogliere per noi, che viviamo in un ambiente culturale profondamente mutato. Ci può aiutare pensare che per secoli la lingua parlata ha avuto una priorità sulla lingua scritta. Che il leggere veniva pensato come un dialogo e una conversazione tra un testo e un lettore o un gruppo di lettori. Le parole scritte erano considerate mute, e morte. Solo nel momento in cui venivano pronunciate e dette diventavano parole vive, che possono volare perché si riempiono di spirito. E le parole pronunciate erano quelle che potevano più facilmente essere memorizzate, in un periodo in cui la memoria, e la lettura si intrecciavano profondamente.

La lettura ad alta voce non era soltanto una pratica dei monasteri. Alberto Manguel, nella sua "Storia della lettura" ha ricostruito testimonianze di letture ad alta voce nelle sale dei castelli medievali, nelle locande e cucine del Rinascimento e persino nei salotti del settecento.

Un esempio recente e' quello della lettura nelle fabbriche di sigari a Cuba. Nel 1800 soltanto il 15% della popolazione operaia cubana sapeva leggere. Un poeta, Saturnino Martinez, decide di pubblicare un giornale per gli operai delle industrie di sigari. Il giornale doveva ospitare non solo articoli politici, ma anche testi scientifici e letterari, poesie e racconti. Il problema era che soltanto i pochi operai alfabetizzati potevano utilizzare il giornale. Per risolvere il problema, Martinez si presentò al preside di una scuola chedendogli di promuovere delle letture ad alta voce del giornale, nei luoghi di lavoro. Il preside convinse il proprietario della fabbrica "El fìgaro", a permettere queste letture pubbliche.

Il giornale di Martinez pubblicò la notizia di queste letture pubbliche:

La lettura nelle fabbriche ha avuto inizio per la prima volta tra noi; l'iniziativa spetta ai bravi lavortori di El Fìgaro. E' questo un passo da gigante sulla via del progresso e della generale avanzata dei lavoratori, che in tal modo si familiarizzeranno con i libri, fonte di eterna amicizia e di grande divertimento

La pratica della lettura ad alta voce si diffuse nelle fabbriche cubane, e si estese dal giornale ai libri. Un pittore, Mario Sanchez, ricorda che il padre aveva fatto il lettore in una fabbrica di sigari fino al 1920.

Al mattino leggeva le notizie dei giornali locali e di quelli cubani che arrivavano quotidianamente via mare dall'Avana. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio leggeva un romanzo. Doveva dar vita ai personaggi imitando le loro voci, proprio come un attore.

(Alberto Manguel, Una storia della lettura, Mondadori, 1997)

Per gli operai cubani, l'ascolto di articoli di giornale e di romanzi è stato forse un modo per scacciare la noia dei gesti ripetitivi del lavoro. Un modo per considerare nuove idee, e l'occasione per desiderare di imparare a leggere.

Ora vorrei aprire una breve parentesi "psicologica" per chiarire alcune somiglianze e differenze tra l'ascoltare e il leggere autonomamente un testo. Inizio col chiedermi se sia proprio vero che ascoltare un testo è una forma di lettura.

Come nella lettura, l'ascolto di un testo mette in gioco la memoria e il pensiero. Le parole ascoltate, così come le parole decifrate guardando i segni scritti, debbono essere trattenute in memoria, per poter essere elaborate nella loro struttura di frase, collegate a una frase precedente, e utilizzate per mettere in moto il pensiero e l'immaginazione. Sia nell'ascolto di un testo, sia nella lettura, le parole del testo sono soltanto un passaggio iniziale verso la comprensione. Comprendere significa costruirsi un modello mentale della situazione di cui tratta il testo. Immaginare eventi e intenzioni dei personaggi, costruire un ragionamento, pensare a un mondo possibile. Utilizzare i significati del testo per uscire dalla rete del linguaggio ed entrare nella realta’ virtuale del pensiero.

Per illustrare questo punto utilizzo un esempio che ho sperimentato varie volte con gli studenti di psicologia dell'educazione. Vi propongo un testo breve e molto banale, che richiede al lettore di eseguire un disegno.

“Disegna un cerchio. Mettici i numeri  12, 9, 6, 3. Mettici due frecce, collegate tra loro: una lunga che va verso il 12, e una corta che va verso il 3”.

La comprensione delle parole, delle frasi e del loro collegamento, può portare a diversi tipi di interpretazioni, due delle quali vi mostro qui sotto.

Disegna un cerchio. Mettici questi numeri: 12, 9, 6, 3. Mettici due frecce: una lunga che va verso il 12, e una corta che va verso il 3. Collega le frecce tra loro.
     
 

Nessuna delle due interpretazioni è più "giusta" dell'altra. Ambedue sono compatibili col significato "letterale" delle parole, delle frasi e del loro collegamento. Le parole del testo possono evocare nella mente del lettore immagini e conoscenze diverse, che danno luogo a differenti interpretazioni.

Per comprendere il senso cio’ che si legge, così come per comprendere il senso di ciò che si ascolta, non bastano le conoscenze linguistiche (lessico, grammatica); è necessario mettere in gioco la conoscenza della realtà, del mondo, di noi stessi, di  sentimenti e intenzioni delle persone. Mettere in gioco ciò che sappiamo del mondo ci permette di utilizzare le parole del testo come un ingrediente per ricostruire e immaginare la situazione di cui tratta il testo. Questo immaginare e andare al di là delle parole permette ai lettori di dare un "senso" all'informazione contenuta nel testo. Sensi in parte diversi, come diverse sono le menti e le vite delle persone.

- segue seconda parte

» Indice di "Capire e godere i testi"

» Indice generale di "Come romanzi..."

   

  » Prodotto editoriale di riferimento






» Titolo
"Suono o Sono? - Un compito di consapevolezza fonologica"
-
(Cd-rom + guida pp.24)
- di Margherita Orsolini, Sara Capriolo, Angela Santese
- Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma

» Costo
- Prezzo al pubblico = € 34,00
- Prezzo "Sconto 50% Università" = € 17,00
- con pagamento anticipato la spedizione "base" è gratuita

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