"L'uso del libro tra discorso
orale e testo scritto" (prima parte)
di Margherita Orsolini
In questarticolo mi propongo
di offrirvi, senza alcuna sistematicità, alcuni spunti di riflessione
sulla lettura, e sul senso che può avere il leggere.
Vorrei iniziare ricordando un'immagine
tipica del leggere: qualcuno che da solo, in silenzio, guarda
attentamente una pagina scritta.Lo fa per studiare, cioè per acquisire
sapere, per istruirsi. Oppure lo fa per un piacere personale.
In quest'immagine la lettura è un atto solitario e silenzioso.
La solitudine della lettura si ripropone anche nella vita coniugale,
quando marito e moglie, o compagno e compagna, leggono nello stesso
letto prima di addormentarsi. Sono insieme, ma leggono ognuno
un libro diverso. Una bella descrizione di quest'immagine ce la
dà Calvino, e mi fa piacere leggervela.
Domani, Lettore e Lettrice, se
sarete insieme, se vi coricherete nello stesso letto come una
coppia assestata, ognuno accenderà la lampada al suo capezzale
e sprofonderà nel suo libro; due letture parallele accompagneranno
l'approssimarsi del sonno; prima tu poi tu spegnerete la luce;
reduci da universi separati, vi ritroverete fugacemente nel buio
dove tutte le lontananze si cancellano, prima che sogni divergenti
vi trascinino ancora tu da una parte e tu dall'altra.
(Italo Calvino, Se una notte d'inverno
un viaggiatore. Einaudi, 1979; p.156-57).
Il primo spunto di riflessione che
vi propongo è che la lettura solitaria e silenziosa è solo uno
dei possibili modi di leggere e di usare il libro. Vorrei portare
la vostra attenzione su un altro modo, che è quello di ascoltare
un testo che ci viene letto da qualcun altro. Questa particolare
modalità di lettura ha accompagnato i lettori per molti secoli.
Fino al medioevo inoltrato, gli scrittori
presumevano che i loro lettori avrebbero ascoltato e non semplicemente
guardato il testo. Coloro che sapevano leggere erano relativamente
pochi, ma le letture pubbliche erano un fatto usuale, e questa
pratica sociale di lettura si rifletteva nei testi che iniziavano
spesso invitando il lettore a "prestare orecchio" a
un racconto. I libri erano soprattutto letti ad alta voce. Ivan
Illich, nel suo bellissimo libro "Nella vigna del testo",
descrive la lettura nell'ambiente monastico intorno all'anno mille.
Il parlare domina l'attività del leggere.
Si legge ad alta voce, parlando
a se stessi, oppure ad altri che ascoltano.
La recitazione, anche sottovoce,
di versetti e salmi, impregna la vita quotidiana del monaco, anche
nei momenti di lavoro. Il lettore monastico -che canti o che borbotti-
coglie le parole dalle righe e crea un ambiente uditivo sociale,
pubblico.Tutti coloro che, con il lettore, sono immersi in questo
ambiente d'ascolto sono uguali di fronte al suono. Non importa
chi legga.
Nei monasteri ci sono tre modi
di leggere: quello della persona che ascolta la propria voce mentre
legge per altri; quello della persona che legge attraverso un
maestro e lettore, ascoltandone la voce, e quella della persona
che legge esaminando un libro. Questa lettura personale e silenziosa
era molto rara.
La lettura, come la scrittura,
era un'attività di borbottanti.
il libro è una registrazione
della parola o del dettato dell'autore. Nella lettura monastica
si "ascoltano i libri". Si ascoltano quando si legge
a se stessi, quando si recitano o si cantano, quando si partecipa
a una lezione nella sala del capitolo.
(Ivan Illich, Nella vigna del testo,
Cortina, 1994)
La lettura ad alta voce rispondeva a
una serie molto complessa di bisogni. Rendeva la lettura un atto
socialmente condiviso; rendeva vivo il testo, togliendolo dalla
fissità della parola scritta; era un mezzo per facilitare
la memorizzazione. Quanto fosse importante il "dare voce"
alle parole di un testo non è cosa facile da cogliere per noi,
che viviamo in un ambiente culturale profondamente mutato. Ci
può aiutare pensare che per secoli la lingua parlata ha avuto
una priorità sulla lingua scritta. Che il leggere veniva pensato
come un dialogo e una conversazione tra un testo e un lettore
o un gruppo di lettori. Le parole scritte erano considerate mute,
e morte. Solo nel momento in cui venivano pronunciate e dette
diventavano parole vive, che possono volare perché si riempiono
di spirito. E le parole pronunciate erano quelle che potevano
più facilmente essere memorizzate, in un periodo in cui la memoria,
e la lettura si intrecciavano profondamente.
La lettura ad alta voce non era soltanto
una pratica dei monasteri. Alberto Manguel, nella sua "Storia
della lettura" ha ricostruito testimonianze di letture ad
alta voce nelle sale dei castelli medievali, nelle locande
e cucine del Rinascimento e persino nei salotti del settecento.
Un esempio recente e' quello della
lettura nelle fabbriche di sigari a Cuba. Nel 1800 soltanto il
15% della popolazione operaia cubana sapeva leggere. Un poeta,
Saturnino Martinez, decide di pubblicare un giornale per gli operai
delle industrie di sigari. Il giornale doveva ospitare non solo
articoli politici, ma anche testi scientifici e letterari, poesie
e racconti. Il problema era che soltanto i pochi operai alfabetizzati
potevano utilizzare il giornale. Per risolvere il problema, Martinez
si presentò al preside di una scuola chedendogli di promuovere
delle letture ad alta voce del giornale, nei luoghi di lavoro.
Il preside convinse il proprietario della fabbrica "El fìgaro",
a permettere queste letture pubbliche.
Il giornale di Martinez pubblicò la
notizia di queste letture pubbliche:
La lettura nelle fabbriche ha avuto
inizio per la prima volta tra noi; l'iniziativa spetta ai bravi
lavortori di El Fìgaro. E' questo un passo da gigante sulla via
del progresso e della generale avanzata dei lavoratori, che in
tal modo si familiarizzeranno con i libri, fonte di eterna amicizia
e di grande divertimento
La pratica della lettura ad alta voce
si diffuse nelle fabbriche cubane, e si estese dal giornale ai
libri. Un pittore, Mario Sanchez, ricorda che il padre aveva fatto
il lettore in una fabbrica di sigari fino al 1920.
Al mattino leggeva le notizie dei
giornali locali e di quelli cubani che arrivavano quotidianamente
via mare dall'Avana. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio leggeva
un romanzo. Doveva dar vita ai personaggi imitando le loro voci,
proprio come un attore.
(Alberto Manguel, Una storia della
lettura, Mondadori, 1997)
Per gli operai cubani, l'ascolto di
articoli di giornale e di romanzi è stato forse un modo per scacciare
la noia dei gesti ripetitivi del lavoro. Un modo per considerare
nuove idee, e l'occasione per desiderare di imparare a leggere.
Ora vorrei aprire una breve parentesi
"psicologica" per chiarire alcune somiglianze e differenze
tra l'ascoltare e il leggere autonomamente un testo. Inizio col
chiedermi se sia proprio vero che ascoltare un testo è una
forma di lettura.
Come nella lettura, l'ascolto di un
testo mette in gioco la memoria e il pensiero. Le parole ascoltate,
così come le parole decifrate guardando i segni scritti, debbono
essere trattenute in memoria, per poter essere elaborate nella
loro struttura di frase, collegate a una frase precedente, e utilizzate
per mettere in moto il pensiero e l'immaginazione. Sia nell'ascolto
di un testo, sia nella lettura, le parole del testo sono soltanto
un passaggio iniziale verso la comprensione. Comprendere significa
costruirsi un modello mentale della situazione di cui tratta il
testo. Immaginare eventi e intenzioni dei personaggi, costruire
un ragionamento, pensare a un mondo possibile. Utilizzare i significati
del testo per uscire dalla rete del linguaggio ed entrare nella
realta virtuale del pensiero.
Per illustrare questo punto utilizzo
un esempio che ho sperimentato varie volte con gli studenti di
psicologia dell'educazione. Vi propongo un testo breve e molto
banale, che richiede al lettore di eseguire un disegno.
Disegna un cerchio. Mettici
i numeri 12, 9, 6, 3. Mettici due frecce, collegate tra
loro: una lunga che va verso il 12, e una corta che va verso il
3.
La comprensione delle parole, delle
frasi e del loro collegamento, può portare a diversi tipi di interpretazioni,
due delle quali vi mostro qui sotto.
| Disegna un cerchio. Mettici questi numeri:
12, 9, 6, 3. Mettici due frecce: una lunga che va verso il
12, e una corta che va verso il 3. Collega le frecce tra loro. |
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Nessuna delle due interpretazioni
è più "giusta" dell'altra. Ambedue sono compatibili
col significato "letterale" delle parole, delle frasi
e del loro collegamento. Le parole del testo possono evocare nella
mente del lettore immagini e conoscenze diverse, che danno luogo
a differenti interpretazioni.
Per comprendere il senso cio
che si legge, così come per comprendere il senso di ciò che si
ascolta, non bastano le conoscenze linguistiche (lessico,
grammatica); è necessario mettere in gioco la conoscenza della
realtà, del mondo, di noi stessi, di sentimenti e intenzioni
delle persone. Mettere in gioco ciò che sappiamo del mondo ci
permette di utilizzare le parole del testo come un ingrediente
per ricostruire e immaginare la situazione di cui tratta il testo.
Questo immaginare e andare al di là delle parole permette ai lettori
di dare un "senso" all'informazione contenuta nel
testo. Sensi in parte diversi, come diverse sono le menti e le
vite delle persone.
- segue
seconda parte
» Indice
di "Capire e godere i testi"
» Indice
generale di "Come romanzi..."
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"Suono o Sono? - Un compito di consapevolezza fonologica"
- (Cd-rom + guida pp.24)
- di Margherita Orsolini, Sara Capriolo, Angela Santese
- Facoltà di Psicologia 2, Università "La
Sapienza" Roma
» Costo
- Prezzo al pubblico = € 34,00
- Prezzo "Sconto 50% Università" = € 17,00
- con pagamento anticipato la spedizione "base"
è gratuita
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