» "Suono o Sono? Un compito di consapevolezza
fonologica" (PRIMA PARTE)
| di
Margherita Orsolini, Sara Capriolo e
Angela Santese - Facoltà di Psicologia 2
– Università “La Sapienza”, Roma
In questa serie di articoli (quattro ndr)
presentiamo il
"Suono o Sono? Un
compito di consapevolezza fonologica"
(CD-ROM + libretto/guida pp.24)
che abbiamo realizzato
con la Edizioni Infantiae.Org™ .
"Suono delle parole e significato"
Per i bambini che non sanno ancora leggere
e scrivere non è facile comprendere che le parole
hanno due aspetti: il suono e il significato.
Ecco un episodio che illustra bene questo punto. E’
un dialogo tra un bambino di 5 anni e un’insegnante
di scuola dell’infanzia:
Bambino Perché in inglese rosso
si dice red?
Insegnante Perché italiano e inglese sono due lingue
diverse;
in italiano si dice rosso e in inglese si dice red
Bambino E perché cane si dice dog?
Insegnante Te l’ho detto, non c’è un
motivo, gli inglesi hanno parole con suoni diversi
Bambino Sai perché blu si dice blu anche in inglese?
Insegnante No
Bambino Perché il mare è blu anche in Inghilterra
Insomma, se una cosa è proprio la
stessa, allora deve chiamarsi nello stesso modo!
I bambini in età prescolare sono abituati a utilizzare
il suono delle parole in maniera inconsapevole, automatica,
come un mezzo per arrivare al significato. In effetti, è
con la scrittura (e con l’esperienza di una seconda
lingua) che il suono delle parole diventa qualcosa a cui
pensare consapevolmente, qualcosa che si può analizzare
e scomporre. |
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» M. Orsolini, S. Capriolo,
A. Santese “SUONO o SONO? Un compito di consapevolezza
fonologica” (CD-Rom + guida pp. 24), Ediz.
Infantiae.Org™, Roma 2005
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Fonemi e grafemi
Il fonema è un’unità del suono delle parole.
Lo scambio di un fonema, come quello tra cane-pane, fatto-matto,
riesce a produrre in una lingua parole con significato diverso.
I sistemi alfabetici traducono le unità fonemiche di una
lingua in unità ortografiche ma non sempre si ha una lineare
corrispondenza tra fonemi e grafemi (Albano Leoni e Maturi, 2002).
Ad esempio, nel sistema alfabetico italiano al grafema C corrispondono
due diversi fonemi: la consonante affricata d’inizio della
parola ciliegia o la consonante velare di casa. La C di ciliegia
e la C di casa sono fonemi con caratteristiche diverse che tuttavia
vengono rappresentati nel nostro sistema di scrittura dalla stessa
lettera. Per il bigramma SC abbiamo una situazione ancora più
complessa. Prendiamo ad esempio le parole scarpa e sciarpa. Nel
caso di scarpa il bigramma SC rappresenta due fonemi: /s/ e /k/.
Invece nel caso di sciarpa il bigramma SC rappresenta un singolo
fonema /?/. Ci sono infine grafemi a cui non corrisponde alcun
fonema; questo è il caso della lettera I nelle parole sciarpa
o cielo.
Si può osservare anche il caso in cui allo stesso fonema
(come in quadro, cane, chiesa) corrispondono tre diversi grafemi
(q, c, ch).
Consapevolezza fonemica e apprendimento
della lingua scritta
Come afferma Olson (2002), attraverso i simboli
della lingua scritta le parti del linguaggio parlato diventano
oggetti che possono essere rappresentati, e su cui si può
riflettere. Chi usa la scrittura si abitua a riflettere sulle
parole: “la parola scritta m’ha insegnato ad ascoltare
la voce umana, press’a poco come gli atteggiamenti maestosi
e immoti delle statue m’hanno insegnato ad apprezzare i
gesti degli uomini” (Yourcenar, 1988; p.22).
Usando i segni dell’alfabeto, ci si abitua ad analizzare
le parole della voce umana come se fossero composte da tanti piccoli
suoni. La scrittura, in un certo senso, inganna la nostra coscienza
illudendola che la voce umana non faccia altro che comporre suoni
isolati, così come la scrittura compone le lettere. Questo
inganno arriva al punto che quando si chiede ad un adulto di contare
i fonemi della parola SCIARPA tenderà a dire che ce ne
sono 6 o 7, confondendo così le unità ortografiche
con le unità fonemiche (che sono 5).
Se nell’adulto la conoscenza della lingua
scritta tende a guidare l’analisi della lingua parlata,
nel bambino il rapporto tra le due componenti è molto dinamico.
Tra consapevolezza fonemica e apprendimento della lingua scritta
c’è un rapporto di reciproca facilitazione. Per i
bambini che frequentano l’ultimo anno della scuola dell’infanzia,
una facilità nell’analizzare e scomporre in fonemi
il suono delle parole può aiutare la scoperta dei meccanismi
della scrittura alfabetica. Ad esempio, può aiutare a capire
che per scrivere la parola mano servono quattro lettere. D’altra
parte, è proprio la conoscenza iniziale di alcune lettere,
e la comprensione che la loro funzione è quella di “dire”
i suoni delle parole, ad introdurre i bambini a una pratica di
analisi fonologica (Orsolini, 2000).
Per i bambini che in prima elementare iniziano
un apprendimento sistematico della lingua scritta, una buona capacità
di analisi fonemica delle parole può sostenere e facilitare
l’attività di scrittura. Ma, di nuovo, la pratica
dell’attività di scrittura e lettura rende più
sistematica ed efficiente l’analisi fonemica delle parole
(su questi argomenti consultare nel CD la sezione “Per saperne
di più”-Lo sviluppo della consapevolezza fonologica).
Suono o Sono? per valutare iniziali difficoltà
nell’apprendimento della lingua scritta
Il compito Suono o Sono? può essere utilizzato
da un logopedista, uno psicologo, o un insegnante di sostegno
per chiarire la natura delle prime difficoltà di scrittura
e lettura. Infatti alcuni bambini, nonostante abbiano avuto un
iniziale contatto con la lingua scritta, e abbiano compreso che
le lettere hanno a che fare con il suono delle parole, non riescono
ad analizzare con sistematicità e sequenzialità
questo suono. La loro difficoltà può interferire
negativamente con la scrittura: scrivere richiede un’analisi
sequenziale delle unità fonologiche della parola e il suo
coordinamento con la conoscenza dei grafemi (in altre parole,
una “scansione”-identificazione dei fonemi e la loro
traduzione in lettere). A sua volta, una difficoltà iniziale
con la scrittura interferisce negativamente con l’apprendimento
della lettura (Frith, 1985).
L’utilità di un compito di consapevolezza
fonemica sta nell’indicarci una possibile causa della difficoltà
con la lingua scritta. Uno psicologo scolastico, un logopedista,
o un’insegnante di sostegno vorranno chiarire se il bambino
in difficoltà ha una scarsa comprensione del principio
alfabetico (ha capito che le singole lettere rappresentano fonemi
piuttosto che sillabe?), una limitata conoscenza ortografica (sa
riconoscere le lettere?), una difficoltà nella scansione
visiva (sa riconoscere lettere in una sequenza?), o una difficoltà
con l’analizzare parole in fonemi.
Non tutti i compiti di consapevolezza fonologica
riescono a chiarire se un fattore di difficoltà nell’apprendimento
della lingua scritta sia proprio una scarsa capacità di
analisi fonemica. Infatti alcuni di questi compiti richiedono
anche un intenso controllo dell’attenzione; altri sono molto
impegnativi per la memoria verbale a breve termine, altri ancora
dipendono da un uso di corrette conoscenze ortografiche.
Alcuni studi in cui è stato utilizzato
il nostro compito di segmentazione fonemica (consultare nel CD
la sezione “Per saperne di più”, “Una
ricerca sul compito di segmentazione di parole”) mostrano
che esso è abbastanza adeguato per chiarire la presenza
di una specifica difficoltà nell’analisi fonemica
delle parole. Abbiamo infatti trovato, in analogia con quanto
emerge da studi recenti (Metsala, 1999; Foy e Mann, 2001) che
il più importante fattore predittivo della prestazione
dei bambini al compito Suono o Sono? è la conoscenza lessicale.
Bambini che hanno un lessico più ampio riescono più
facilmente nell’analisi fonemica. Altre abilità cognitive
(memoria a breve termine, controllo dell’attenzione visiva)
incidono poco nella prestazione al nostro compito.
Descrizione del compito Suono o Sono?
E’ un’attività di “indovinello”:
ognuno deve far indovinare all’altro il nome di un disegno.
Tu dovrai farmi indovinare il nome di ogni disegno
che c’è in questo libretto. Per non farmi indovinare
subito, mi dici solo un pezzettino del nome. Poi se non indovino
mi dici un altro pezzettino. Prima di cominciare ti faccio vedere
come si fa… Va bene?”.
Il bambino e l’adulto hanno ognuno un libretto
con alcune immagini e si alternano nel ruolo di indovinare.
La prima fase della somministrazione è
di familiarizzazione e ha l’obiettivo di aiutare il bambino
a capire il compito. Nella familiarizzazione il bambino ha un
“modello” (l’adulto che pronuncia il fonema
iniziale di una parola e poi aggiunge un fonema alla volta) e
qualche commento che porta la sua attenzione sul fatto che si
possono dire “pezzi” più piccoli di un’intera
parola o di una sillaba.
Soltanto quando ci si rende conto che il bambino ha compreso il
compito, si procede con la seconda fase, il test vero e proprio.
FINE PRIMA PARTE
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di "Suono o Sono?"