» Guide: Approfondimenti
teorici
"Bambini con ritardo fonologico e linguistico"
(II) *
a cura di Margherita Orsolini, Università
La Sapienza, Roma
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PRIMA PARTE dell'articolo
Il disturbo specifico di linguaggio
Alcune procedure sono fondamentali per compiere
una diagnosi di disturbo specifico di linguaggio:
1. Stabilire (attraverso test
standardizzati) se il linguaggio del bambino è
in ritardo nella produzione fonologica, e/o lessicale,
e/o sintattico-morfologica
2. Stabilire se c’è
un ritardo nella comprensione di enunciati con
diverse strutture grammaticali
3. Osservare, in una situazione
il più naturale possibile per il bambino,
la sua capacità di comprendere il linguaggio
e di farsi capire attraverso il linguaggio
4. Escludere, somministrando
test di sviluppo cognitivo e motorio, che il ritardo
linguistico sia parte di un più generale
ritardo di sviluppo.
5. Escludere che vi sia un disturbo
della comunicazione di origine emotiva, o un deficit
uditivo o un impedimento fisico all’articolazione.
Una comune classificazione del disturbo specifico
di linguaggio distingue tre sottotipi (cfr. Cipriani
e Chilosi, 1995):
• un disturbo specifico in cui la difficoltà
è limitata al livello fonologico
• un disturbo del linguaggio “espressivo”,
in cui le difficoltà interessano sia la
fonologia sia la struttura sintattica e morfologica
ma sono limitate alla produzione linguistica e
non riguardano la comprensione
• un disturbo del linguaggio “recettivo”,
in cui la comprensione, oltre che la produzione
di enunciati risulta deficitaria.
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» M. Orsolini,
S. Capriolo, A. Santese “SUONO o SONO? Un compito
di consapevolezza fonologica” (CD-Rom + guida pp.
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Gli strumenti utilizzati per valutare
la normalità del linguaggio dei bambini variano
molto da una nazione all’altra e persino da una
tradizione clinica all’altra.
Per valutare lo sviluppo fonologico (Bortolini,
1995) in genere si stabilisce quali fonemi linguistici
fanno parte del repertorio del bambino, quali processi
di semplificazione vengono applicati nella pronuncia delle
parole, in che misura la pronuncia delle parole sia corretta.
Per compiere queste analisi si può utilizzare sia
un campione di linguaggio spontaneo, sia un campione di
enunciati ottenuti chiedendo al bambino di descrivere
immagini, o di ripetere ciò che è stato
detto dall’adulto (vedere in un’altra parte
della sezione, come si fa una valutazione fonologica).
Per valutare lo sviluppo lessicale si
utilizzano in genere dei test che chiedono al bambino
di denominare immagini (produzione lessicale) o di indicare
l’immagine che corrisponde alla parola pronunciata
dall’esaminatore (comprensione lessicale).
Per esaminare lo sviluppo morfologico e sintattico
nella produzione del linguaggio si compie un’analisi
di linguaggio spontaneo, esaminando quali strutture morfologiche
(es., flessioni verbali, preposizioni, articoli, pronomi)
e sintattiche (es., accordo soggetto-predicato, frasi
passive, frasi relative) sono presenti e utilizzate correttamente.
Anche test di ripetizioni frasi possono servire per valutare
lo sviluppo morfologico e sintattico. La comprensione
di strutture morfologiche e sintattiche è valutata
in genere attraverso test che chiedono al bambino di scegliere
tra alcune immagini quella che corrisponde alla frase
detta dall’adulto.
Caratteristiche del ritardo fonologico nei bambini
con disturbo specifico di linguaggio
Se ci chiediamo quali caratteristiche abbia la produzione
fonologica dei bambini di 4 o 5 anni con disturbo specifico
di linguaggio, possiamo senz’altro tornare alla
descrizione dello sviluppo fonologico di un bambino di
due-tre anni (cfr. l’articolo sullo sviluppo fonologico).
Troviamo per lo più gli stessi fenomeni (Bortolini,
1995; Leonard, 1998): un repertorio ristretto di consonanti
(le difficoltà con le vocali sono piuttosto rare,
ma anch’esse sono documentate), una variabilità
nella pronuncia di uno stesso tipo di suono e talvolta
della stessa parola, semplificazioni (es., [coccolata]
per /cioccolata/), uso di strutture sillabiche semplici.
Ci sono tuttavia diversità importanti con la produzione
fonologica di bambini più giovani: il ritmo di
apprendimento è molto lento nei bambini con disturbo
specifico; al contrario, la produzione fonologica di un
bambino di due anni cambia a ritmi molto rapidi. Un’altra
diversità è che nei bambini di due anni
l’ampliarsi del lessico sia in comprensione sia
in produzione si associa ad un forte avanzamento nello
sviluppo fonologico. Al contrario, nei bambini con DSL
i cambiamenti a livello lessicale sembrano non indurre
cambiamenti a livello fonologico.
Esiti a lungo termine nella lingua parlata:
evoluzione dei bambini che hanno un ritardo linguistico a due
anni
Paul (2000) ha seguito longitudinalmente un gruppo di bambini
che tra i 20 e i 34 mesi produceva meno di 50 parole. Rivedendo
i bambini a 7 anni trova che c’è un gruppo (84% dei
soggetti) che ha pienamente recuperato il ritardo linguistico,
e che ha una produzione grammaticale del tutto nella norma. Il
gruppo “con ritardo persistente” è formato
dal restante 16% di bambini che ha ancora un ritardo linguistico,
evidente nella struttura sintattica delle frasi, molto più
semplice rispetto a quella di bambini di pari età.
E’ interessante chiedersi quali fattori permettono di prevedere
quali soggetti, tra i bambini che a due anni hanno un ritardo
di linguaggio, continuano ad avere un ritardo linguistico anche
a 7 anni. Ci sono tre fattori che le analisi statistiche mostrano
come altamente predittivi: lo status socio-economico della famiglia
(occupazione e livello di istruzione dei genitori), l’uso
della comunicazione, le abilità motorie del bambino. I
bambini che a due anni hanno frequenti scambi comunicativi con
i loro genitori hanno altissime probabilità di recuperare
il loro ritardo linguistico. Il fatto che anche un buon livello
di sviluppo motorio contribuisca a predire un buon esito dello
sviluppo linguistico suggerisce che per alcuni bambini il ritardo
linguistico è associato a un più generale ritardo
evolutivo. I bambini che recuperano più facilmente sono
quelli che hanno un ritardo ristretto all’area linguistica.
Esiti a lungo termine nella lingua parlata:
evoluzione dei bambini che hanno un ritardo linguistico a 4-5
anni
Bishop e collaboratori (Bishop & Edmundson,1987; Stothard,
Snowling, Bishop, Chipchase & Kaplan, 1998) hanno studiato
longitudinalmente un gruppo di 68 bambini di circa 4 anni che
hanno avuto una diagnosi di disturbo specifico di linguaggio.
Il gruppo viene rivisto a distanza di tempo, quando i bambini
hanno circa 5 anni e mezzo. Degli originari 68 soggetti, 30 risultano
aver risolto il ritardo (“Gruppo che ha risolto”).
Gli altri 38 soggetti (“Gruppo con ritardo persistente”)
continuano ad avere un ritardo linguistico. Bishop e collaboratori
riescono a riesaminare all’età di 15-16 anni, 26
soggetti del “Gruppo che ha risolto” e 30 soggetti
del “gruppo con ritardo persistente”, confrontandoli
con un gruppo di controllo (soggetti di 15-16 anni con uno sviluppo
linguistico tipico). Esaminano il lessico (comprensione e produzione
di parole isolate), la comprensione grammaticale (comprensione
di frasi), la produzione grammaticale (con una prova di ripetizione
frasi). Viene anche somministrata una prova di ripetizione di
non-parole (es. l’adulto dice bilona e il bambino
deve ripetere) che si è rivelata in molti studi un buon
indice della memoria fonologica a breve termine (vedere sviluppo
fonologico).
I bambini del “gruppo che ha risolto” ha una prestazione
sensibilmente più bassa rispetto ai ragazzi del gruppo
di controllo nella prova di ripetizione di non-parole e nella
prova di ripetizione di frasi. Inoltre i ragazzi che a 5 anni
facevano parte del gruppo con ritardo persistente ha una prestazione
più bassa anche nel lessico e nella grammatica.
Questo studio suggerisce due conclusioni:
1. Per i bambini che hanno un ritardo linguistico
a 5 anni (sia esso solo fonologico oppure anche di produzione
e comprensione lessicale e/o grammaticale), c’è una
certa probabilità di avere prestazioni linguistiche basse
anche nell’età adulta.
2. Molti bambini che a 4 anni hanno avuto una
diagnosi di “disturbo specifico” e che a 5 anni sembrano
aver risolto il loro problema, recuperano le loro capacità
lessicali e sintattiche ma continuano ad avere un lieve problema
fonologico che si manifesta soprattutto quando debbono ripetere
sequenze non familiari di suoni linguistici.
In queste conclusioni va evidenziata la parola “molti”,
evidentemente diversa dalla parola “tutti”: tra i
bambini che hanno avuto una diagnosi di disturbo specifico a 4
o a 5 anni, ci sono individui che recuperano totalmente il loro
ritardo.
L’apprendimento della lingua scritta
nei bambini con ritardo di linguaggio a 2 anni
Nello studio longitudinale di Paul (2000), descritto in precedenza,
un gruppo di bambini che tra i 20 e i 34 mesi produceva meno di
50 parole è stato ritestato a 7 anni e confrontato con
un gruppo di controllo considerando il riconoscimento di parole
scritte, la comprensione di un brano, e le abilità ortografiche.
Rispetto a queste abilità non emergono differenze significative
tra i bambini che avevano una storia di ritardo linguistico e
il gruppo di controllo. I bambini che a due anni erano in ritardo,
e che a 7 anni hanno ancora un ritardo nella struttura sintattica
delle farsi (gruppo “con ritardo persistente”) hanno
una prestazione molto più bassa degli altri bambini in
un compito di consapevolezza fonologica (vedere dizionario). Ma
anche per questo gruppo l’apprendimento della lingua scritta
è del tutto nella norma.
L’apprendimento della lingua scritta
nei bambini con ritardo di linguaggio a 4-5 anni
Il percorso di apprendimento della lingua scritta nei bambini
con “disturbo specifico di linguaggio” ha una notevole
variabilità. Alcuni bambini apprendono a leggere e a scrivere
con tempi del tutto normali e hanno buone prestazioni di lettura
e scrittura fin dalla prima elementare; altri hanno iniziali difficoltà
a impadronirsi del codice alfabetico, imparano a leggere e a scrivere
con estrema lentezza e alla fine della prima elementare leggono
e scrivono compiendo molti errori.
Un fattore predittivo della difficoltà nell’apprendimento
della lingua scritta è la presenza di un ritardo linguistico
al momento dell’ingresso nella scuola elementare. Bird &
Bishop (1990) hanno esaminato un gruppo di bambini che avevano
ricevuto una diagnosi di disturbo specifico a 4 anni e mezzo.
Quando vengono riosservati a 5 anni mezzo, c’è un
gruppo con ritardo persistente e un gruppo che ha risolto il ritardo.
Rivedendo questi bambini quando hanno 8 anni e mezzo si trovano
importanti differenze nell’apprendimento della lingua scritta.
I bambini del gruppo con ritardo persistente fanno molti errori
di accuratezza nella lettura e hanno prestazioni molto più
basse della media nella comprensione del brano, probabilmente
dovute alle loro persistenti difficoltà di comprensione
grammatticale. Viceversa, i bambini del gruppo che aveva risolto
il ritardo linguistico hanno un normale apprendimento della lettura
e scrittura.
Una debolezza della memoria a breve termine fonologica e una difficoltà
di consapevolezza fonologica (vedere dizionario) risultano fattori
associati alle difficoltà di apprendimento della lingua
scritta nei bambini con disturbo specifico di linguaggio. Questa
conclusione emerge da uno studio di Brizzolara, Casalini, Sbrana,
Chilosi, e Cipriani, (1999), che hanno indagato due gruppi di
bambini. Un primo gruppo, di 8 soggetti, è formato da bambini
in cui il disturbo specifico è ancora evidente al momento
dell’ingresso nella scuola elementare. Sono bambini con
ritardo fonologico associato a una produzione lessicale ritardata,
e che per lo più hanno difficoltà anche a livello
grammaticale, sia in produzione sia in comprensione. Il secondo
gruppo è formato da 10 bambini che hanno avuto una diagnosi
di “disturbo specifico” in età prescolare ma
che hanno recuperato il loro deficit al momento dell’ingresso
nella scuola elementare. Alla fine della prima elementare i due
gruppi vengono esaminati con prove di consapevolezza fonologica,
di memoria fonologica a breve termine, compiti di lettura e scrittura.
Il gruppo 2 (bambini con recupero del ritardo linguistico) ha
normali capacità di consapevolezza fonologica e di memoria
fonologica a breve termine e ha solo un leggero ritardo nell’apprendimento
della lingua scritta. Al contrario, il gruppo 1 ha prestazioni
deficitarie in tutte le prove, e ha serie difficoltà nella
lettura di parole di 2 e 3 sillabe. Questo risultato confermato
da studi successivi (Brizzolara e collaboratori 2002) suggerisce
che i bambini maggiormente a rischio di una difficoltà
nell’apprendimento della lingua scritta sono quelli in cui
il ritardo linguistico e fonologico è associato a un deficit
della memoria a breve termine e a una scarsa consapevolezza fonologica.
Conclusioni
Se dall’alto, come gli angeli nel film Il cielo sopra Berlino,
gettassimo un’occhiata a tutto ciò che le persone
sanno o non sanno fare bene, troveremmo una sorprendente varietà.
Un giovane suona il pianoforte socchiudendo gli occhi, non ha
bisogno di guardare lo spartito e le sue dita si muovono leggere
sulla tastiera. Al primo piano dello stesso palazzo, un ragazzo
è impegnato nel giornaliero esercizio al panoforte, le
sue dita si muovono lente e impacciate. Nel cortile una bambina
scatenata fa impennare la bicicletta e ride orgogliosa mentre
le ruote lasciano un segno sulla strada. Una sua amica seduta
su un sellino forse troppo stretto si muove lentamente mentre
la bicicletta oscilla ad ogni pedalata.
Suonare, andare in bicicletta, curare le piante, cucinare, radersi...La
lista di ciò che bambini e adulti imparano con diversa
rapidità e sanno fare con diversa maestria è interminabile.
A nessuno verrebbe in mente di fare una diagnosi di ritardo nella
capacità di guidare l’automobile. Eppure ci sono
persone che non riescono mai ad imparare veramente. L’importanza
che ha il linguaggio nella cultura occidentale, una certa idealizzazione
che ne abbiamo compiuto, il ruolo che le capacità linguistiche
rivestono nella riuscita professionale e sociale degli individui,
hanno fatto sì che una scarsa “maestria” linguistica
sia diventata oggetto di una speciale attenzione. Di preoccupazioni
e ansie per genitori e insegnanti. Di procedure diagnostiche per
psicologi e neuropsichiatri infantili. Di ricerche per gli psicologi
dello sviluppo. Il lato positivo di tutto ciò, è
che se comprendiamo meglio i fattori sottostanti a un deficit
nelle capacità linguistiche possiamo forse tentare di delicatamente
insegnare qualcosa, e di farlo con una certa efficacia. Il lato
negativo è che rischiamo di etichettare come disturbo qualcosa
che è semplicemente una variazione della normalità.
• Tabella
dei simboli fonetici delle consonanti dell'italiano
Riferimenti bibliografici
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Psychiatry, 35, 613-647.
* Questo articolo è una rielaborazione del capitolo Imparare
diversamente del libro di Orsolini, M. (a cura
di) (2000) Il suono delle parole. Milano: La Nuova Italia
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della Sezione
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» Titolo
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