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Approfondimenti teorici
"Bambini con ritardo fonologico e linguistico"
(I) *
a cura di Margherita Orsolini, Università
La Sapienza, Roma
- PRIMA PARTE
L’importanza del linguaggio nella vita umana può
indurci a pensare che l’ “imparare a parlare”
sia totalmente regolato da fattori interni, di tipo biologico:
una capacità così vitale alla sopravvivenza
della specie dovrebbe essere robusta, insensibile alla varietà
delle condizioni ambientali in cui può svilupparsi,
modulata da ritmi di sviluppo geneticamente determinati.
In effetti i ritmi di sviluppo del linguaggio mostrano una
notevole variabilità individuale, maggiore di quella
che ci aspetteremmo da un processo di maturazione scandito
da una sorta di “orologio interno”. Se un bambino
di 2 anni e mezzo, pur crescendo in normali condizioni di
vita familiare, non riesce ancora a camminare possiamo essere
sicuri che c’è qualcosa di patologico nel suo
sviluppo motorio. Se a 2 anni e mezzo il linguaggio espressivo
(dire parole o brevi enunciati) non ha fatto la sua comparsa
siamo autorizzati a preoccuparci, ma non ad essere sicuri
che vi sia qualcosa di patologico. Per il linguaggio non
è facile individuare i limiti che caratterizzano
uno sviluppo normale distinguendolo da un processo di acquisizione
deviante e patologico.
E’ importante ricordare che un ritardo nello sviluppo
del linguaggio non è affatto un indice di ritardo
nello sviluppo cognitivo. La maggior parte dei bambini che
parlano tardi ha normali o ottime capacità intellettive
e sa usare diverse strategie (gesti, prosodia) per esprimere
le proprie intenzioni comunicative.
In questo articolo ci occupiamo di bambini che arrivano
tardi all’appuntamento con i “suoni” e
le strutture della lingua avendo peraltro un udito normale
e un normale sviluppo psico-fisico e affettivo. |
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Bambini che non parlano a due anni
Ruggero ha due anni e quattro mesi, è vivace, segue il
papà nei lavori di giardinaggio, imitandolo con una piccola
carriola e un rastrello. E’ in continua attività
e molto aperto alla comunicazione: alla vista di due vicine di
casa corre verso di loro, alza le braccia sorridendo e vocalizzando;
dopo essere stato preso in braccio allunga il braccio e indica
la cucina, dove qualche giorno prima aveva ricevuto un biscotto.
Alla richiesta della vicina “Vuoi un biscotto?”, sorride
e annuisce. Preso il biscotto dà un’occhiata alla
gabbia dove sta un uccellino, guarda attentamente e vocalizza
con un’intonazione come di “commento”, si gira
verso chi le ha dato il biscotto, fa ciao con la mano e se ne
va. Ruggero è intelligente, ha uno sviluppo motorio buono,
è disponibile e interessato alla comunicazione. Le uniche
parole che dice sono [mamma], [papa’], [nonna]. Alla sua
età la maggior parte dei bambini sa produrre qualche centinaia
di parole diverse, e sa combinare queste parole in brevi enunciati.
Ad esempio Chiara, all’età di due anni, dice alla
zia che le mostra un libro: [wetto noe’unlibope’bambini],
questo non è un libro per bambini. La zia chiede:
e tu come fai a saperlo? Chiara replica [pecche’
io cio’ latiligentsadinonno... nonna... papa’emamma],
perché io ci ho l’intelligenza di nonno, nonna,
papà e mamma. Micol (Lichtner, 1999), a 1 anno e 9
mesi, produce enunciati del tipo Canchetto (Francesco)
ha rotto una cosa, sedi per terra e gioca, messo da sola,
ammacci è bona (un’espressione romanesca, ammazza
è bona).
I genitori di Ruggero sono preoccupati. Non sanno che cosa aspettarsi,
si chiedono se il bambino recupererà in fretta il suo ritardo
linguistico, o se rimarrà sempre un pò più
indietro degli altri. Sentono dirsi dal pediatra che Ruggero sicuramente
parlerà a tre anni e che tutto procederà poi normalmente.
C’è qualche “sintomo” che potrebbe far
capire a un genitore se il proprio bambino recupererà prontamente
il ritardo linguistico? Esaminiamo i dati delle ricerche su questo
argomento.
Caratteristiche del ritardo linguistico prima dei tre
anni
La percentuale di bambini con un forte ritardo linguistico a due
anni oscilla tra il 9% e il 17% (Rescorla, 1989), con una prevalenza
di maschi rispetto alle femmine.
I bambini che parlano tardi vengono in genere identificati con
questo criterio: producono meno di 10 parole diverse (nella
fascia di età 18-23 mesi) o producono meno di
50 parole diverse e nessuna combinazione di almeno due parole
(nella fascia di età di 24-34 mesi).
L’ampiezza del lessico di produzione viene in genere stabilita
attraverso un questionario fornito ai genitori (Caselli &
Casadio, 1995), ma viene poi riesaminata attraverso osservazioni
dirette. E’ importante escludere che ci siano fattori cognitivi,
percettivi, neurologici, alla base del ritardo linguistico. Questo
viene in genere appurato somministrando un test di efficienza
intellettiva (ad esempio, le “scale Bailey” che valutano
lo sviluppo senso motorio), compiendo un esame audiologico e neurologico,
ed escludendo che il bambino abbia avuto frequenti episodi di
otite purulenta, che potrebbero aver determinato occasionali perdite
parziali di udito. La perdita, anche parziale, di udito potrebbe
infatti essere una causa di ritardo linguistico. E’ anche
importante stabilire se il bambino abbia una comprensione lessicale
buona, utilizzando ancora una volta un questionario per i genitori
oppure qualche semplice test di conoscenza lessicale.
Vengono definiti “bambini che parlano tardi” (late
talkers, [leittokes]) i soggetti che hanno un normale sviluppo
intellettivo e socio-affettivo, e che non hanno alcun apparente
danno neurologico.
Una comune caratteristica dei bambini che parlano tardi è
un forte ritardo fonologico che si accompagna al ritardo nella
produzione lessicale. Thal, Oroz e McCaw (1995) hanno esaminato
la lallazione di 7 bambini (età 18-33 mesi) con un forte
ritardo linguistico in una sessione di gioco libero con la mamma.
Li hanno confrontati con un gruppo di bambini o della stessa età
o più giovani, analizzando i diversi tipi di consonanti
prodotte nelle vocalizzazioni non comprensibili, in cui non era
riconoscibile alcuna parola. Sono emerse alcune importanti differenze.
Il repertorio di consonanti presente nei bambini che parlano tardi
è molto ristretto, essendo prevalentemente costituito da
nasali labiali e alveolari (/m/, /n/) e aspirate (/h/). Il repertorio
di consonanti presente nel gruppo di bambini più giovani
(12-18 mesi) è decisamente più ampio: oltre alle
nasali e alle semiconsonanti include occlusive labiali (/p/, /b/),
alveolari (/t/, /d/) e velari (/k/, /g/). Il repertorio di consonanti
presente nel gruppo di bambini della stessa età (18-33
mesi) include nasali labiali e alveolari , occlusive labiali,
alveolari e velari, alcune consonanti fricative e affricate, aspirate,
glottidali e semiconsonanti. Dunque i late talkers hanno un ritardo
fonologico che si evidenzia anche nell’attività di
lallazione, e non solo quando osserviamo i loro tentativi di produrre
parole.
Come evolve il ritardo linguistico tra i due e i tre anni
Molti bambini che a due anni hanno una produzione fonologica e
lessicale immatura, tipica di soggetti più piccoli, intorno
ai tre anni sembrano aver recuperato il ritardo: hanno un lessico
piuttosto ampio, molti dei loro enunciati sono comprensibili,
e iniziano a combinare parole. Questi bambini sono definiti in
inglese con una graziosa espressione, late bloomers ([leitblumes]),
bambini che sbocciano tardi. Roberts, Rescorla, e collaboratori
(1998) hanno osservato a 3 anni un gruppo di bambini che erano
stati identificati per il loro ritardo linguistico tra i 24 e
31 mesi di età. Rivedendoli a 3 anni, circa la metà
dei soggetti può considerarsi late bloomers: produce un
numero di enunciati comprensibili equivalente a quello di un gruppo
di controllo (19 bambini di 3 anni, con sviluppo linguistico tipico),
anche se la loro produzione fonologica è ancora più
indietro rispetto al gruppo di controllo. Anche le frasi sono
più brevi e meno complesse sintatticamente rispetto al
gruppo di controllo.
Altri studi permettono di individuare le caratteristiche del ritardo
linguistico che sono maggiormente predittive dello sviluppo linguistico
successivo. Per un bambino che a due anni produce pochissime parole
(nell’ordine della decina), la probabilità di avere
un rapido progresso a livello lessicale dipende dal suo livello
di sviluppo fonologico, che può essere indicato dai diversi
tipi di consonanti che sa utilizzare. La probabilità di
recuperare a livello di sviluppo sintattico entro i tre anni non
può invece essere predetta né dallo sviluppo fonologico
né da quello lessicale, ma soltanto dall’età
di comparsa delle prime combinazioni di parole (Mirak & Rescorla,
1998). I bambinI che intorno ai 31 mesi non producono alcun enunciato
con una combinazione di almeno due parole hanno un’alta
probabilità di mantenere il ritardo nello sviluppo sintattico
anche a 3 anni.
Il ritardo linguistico a 4-5 anni
Per molti bambini il ritardo linguistico sembra risolversi nell’età
prescolare tra i 4 e i 5 anni, ma per alcuni il ritardo si prolunga.
Un ristretto repertorio di consonanti continua ad essere presente
nel 22% dei bambini di 5 anni che erano stati valutati come bambini
in ritardo linguistico a 2 anni (Whitehurst & Fischel, 1994).
Un lessico limitato è presente nel 4% dei soggetti di 5
anni che erano stati valutati come bambini in ritardo linguistico
a 2 anni.
Ecco un esempio di bambino che ha un ritardo fonologico. Franco
ha 4 anni e 8 mesi, è un bambino intelligente, vivace,
desideroso di comunicare. In una conversazione parliamo di gocattoli
e gli dico che cosa piace ad un mio nipotino:
| Adulto: |
a lui piacciono anche...sai cosa? Le autoambulanze |
| Franco: |
io ce n’ho una soa peò pi?oa (*) |
| Adulto: |
e ha la sirena? |
| Franco: |
la siena? no pe... quea non ?ammina da soa, a da spinge
?o e mani |
| ... |
|
| Adulto: |
vediamo un pò che altri giochi... |
| Franco: |
ci ho due mattei |
| Adulto: |
che sono? |
| Franco: |
sono i mattei |
| Adulto: |
ah, ho capito. I martelli no? |
| Franco: |
si, uno è giao e uno è vedde. Poi ci ho un
?amion , bello ròsso (pronuncia con la [o] di [oro]) |
| Adulto: |
bello! |
| Franco: |
ròsso così (allarga le braccia per indicare
qualcosa che è grande) |
| ... |
|
| Franco: |
no, sopattutto ci ho...ci ho.. aoa..fammi pensae...ci ho
‘na macchinetta pi?oa e i finestini ce ‘a bu...pue
i specchi |
| Adulto: |
uh uh |
| Franco: |
e ma è pi?oissima, e poi ci ho i tatt...un tattoe
pi?oo ?osì, pi?oissimo |
(*) Il simbolo ? indica un’occlusiva glottidale; questo
suono assomiglia alla pronuncia toscana di /k/ in cane “depurata”
da ogni aspirazione.
Il ritardo linguistico di Franco è limitato
all’area fonologica. Le sue difficoltà con i suoni
linguistici riguardano le occlusive velari (/k/ e /g/ sono pronunciate
con un’occlusiva glottidale per tutte le parole ad eccezione
di macchina), e le liquide (/r/ è omesso se in
posizione intervocalica, come in [siena] per sirena,
o in cluster consonantici, come [tattoe] per trattore;
/l/ è omesso in qualsiasi posizione e pronunciato solo
per alcune parole come palla o bello). Nonostante
il repertorio di Franco sia piuttosto ampio, una sua particolarità
è l’assenza di consonanti che normalmente i bambini
acquisiscono molto presto, come le occlusive velari, e la presenza
di consonanti che normalmente sono acquisiti più tardi,
come /s/, /ts/. Da questo punto di vista, lo sviluppo fonologico
di Franco, così come di altri bambini con “disturbo
specifico di linguaggio”, presenta un’atipia: alcune
componenti che normalmente si sviluppano precocemente hanno difficoltà
ad essere acquisite, mentre altre componenti, seppure più
complesse, sono già state acquisite.
Alcuni autori (vedere Bortolini, 1995; Sabbadini, De Cagno, Michelazzo,
Vaquer, 2000) distinguono tre tipi di ritardo fonologico. In un
semplice ritardo fonologico c’è la persistenza di
alcuni processi di semplificazione della pronuncia tipici di un
bambino di due-tre anni. Ad esempio, dire [kaddo] per caldo. In
un ritardo fonologico più forte ci sono semplificazioni
non riscontrate nello sviluppo normale e parole idiosincratiche.
Questo può essere il caso di Franco, descritto sopra, in
cui si riscontrano alcune “atipie”. Infine in un ritardo
fonologico severo c’è un repertorio di consonanti
estremamente ristretto, la preferenza sistematica per un suono
e una conseguente scrsa comprensibilità del linguaggio
del bambino. E’ il caso di Alfredo che ripete la frase il
topo mangia il formaggio dicendo [topoattaatto].
Per i bambini che hanno un ritardo di linguaggio a 4-5 anni si
usa il termine “disturbo specifico di linguaggio”.
• Tabella
dei simboli fonetici delle consonanti dell'italiano
• Vai alla SECONDA
PARTE
* Questo articolo è una rielaborazione del capitolo Imparare
diversamente del libro di Orsolini, M. (a cura
di) (2000) Il suono delle parole. Milano: La Nuova Italia
• Indice
della Sezione
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"Suono o Sono? - Un compito di consapevolezza fonologica"
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