» Rassegna di lavori scientifici
Trattamento logopedico: il ruolo della complessità
- SECONDA PARTE
a cura di Margherita Orsolini, Facoltà
di Psicologia 2 - Università "La Sapienza", Roma
Gierut, A. J., Champion, A.H. (2001) Three-element clusters in
phonological treatment. Journal of Speech, Language, &
Hearing Research, 44,4, 886-904.
Questo studio sperimentale utilizza le ipotesi esposte nel precedente
articolo (Terapia logopedica: il ruolo della complessità,
I): scegliere di intervenire sulle strutture o i suoni linguistici
più complessi induce cambiamenti a livello globale nel
sistema fonetico del bambino con ritardo nello sviluppo fonologico.
Nello sviluppo fonologico strutture sillabiche con clusters di
tre elementi consonantici sono molto complesse. Sillabe come /stra/
in stra.da, o /splen/ in splen.di.do violano
alcune regolarità tipiche delle parole. Una di queste regolarità
è che le consonanti in una sillaba si susseguono secondo
una scala di sonorità (dalla meno sonora alla più
sonora fino al nucleo vocalico). La sonorità è definita
come grado di apertura o di “rumorosità” del
suono in una sillaba (es., le occlusive sorde hanno meno sonorità
delle occlusive sonore, queste ultime hanno meno sonorità
delle fricative che a loro volta hanno meno sonorità delle
nasali ecc. fino ad arrivare alle vocali che hanno un grado massimo
di sonorità). La scala di sonorità è violata
in sillabe come /stra/ dove si va da un segmento /s/
con alta sonorità a uno con sonorità bassa come
l’occlusiva /t/ e poi, di nuovo, a uno con sonorità
alta come /r/. La scala di sonorità non è invece
violata da una sillaba come /tra/ in tra.ve dove si passa
da un segmento di bassa sonorità (/t/)a uno con sonorità
più alta (/r/) a uno con sonorità massima (/a/).
Obiettivi
Le autrici vogliono verificare l’efficacia di un intervento
che si incentra sull’insegnamento di clusters consonantici
di tre elementi. Che effetti di facilitazione ci saranno nel sistema
fonetico del bambino se il trattamento inizia dagli aspetti fonologici
più complessi? Ci sarà una generalizzabilità
ad aspetti apparentemente lontani, come l’ampliamento del
sistema fonetico a nuove consonanti (es., affricate)?
Metodologia
Partecipanti
Vengono osservati 8 bambini la cui età varia dai 3 anni
e 4 mesi ai 6 anni e tre mesi che in un test sullo sviluppo fonologico
risultano in serio ritardo (prestazione sotto il sesto percentile).
I bambini hanno un udito normale, funzioni cognitive nella norma,
un ritardo linguistico limitato all’aspetto fonologico.
Hanno un repertorio fonetico in cui mancano almeno cinque tipi
di suoni (che non vengono prodotti in nessuna posizione di parola).
Non producono alcun tipo di cluster consonantico.
Trattamento
Ogni bambino ha avuto un trattamento settimanale di 3 sessioni
di 1 ora ciascuna. Il trattamento si conclude dopo un massimo
di 19 sessioni.
I cluster consonantici sono presentati in posizione iniziale di
parola e con stimoli costituiti da non parole inserite all’interno
di una narrazione (vedere riquadro 3). Ogni bambino viene trattato
con un cluster consonantici diversi (es., skr vs. spr, vs.
sbr ecc.).
Nel trattamento ci sono due fasi, una di imitazione e una di
produzione spontanea. La fase 1 è di imitazione: si chiede
al bambino di ripetere ciò che dice l’adulto e si
danno al bambino tre tipi possibili di tutoring in ogni sessione.
Il tutoring A è che l’adulto, dopo l’esecuzione
del bambino, ripete il modello (es., il bambino dice tin,
l’adulto dice sprin). Il tutoring B sottolinea
la sequenzialità dei primi due suoni consonantici (es.,
l’adulto dice sp- rin). Il tutoring C sottolinea
gli ultimi due suoni consonantici (es., l’adulto dice s-
prin).
La fase 1 finisce quando il bambino raggiunge un 75% di accuratezza
in almeno due sessioni consecutive. Se questo non avviene, la
fase 1 comunque termina dopo 7 sessioni. Per accuratezza si intende
la produzione di un cluster con 3 elementi consonantici, non importa
se ogni consonante riproduce correttamente quella del modello
(es., sblin sarebbe considerata una produzione accurata).
Ricordiamo che l’obiettivo dell’intervento è
che il bambino produca cluster consonantici, non importa quali.
Nella fase 2 c’è una produzione spontanea, senza
un tutoring fornito dall’adulto. Questa fase finisce quando
il bambino raggiunge un 90% di accuratezza in almeno tre sessioni
consecutive. Se questo non avviene, la fase 2 comunque termina
dopo 9 sessioni. Sia nella fase 1 sia nella fase 2 ogni sessione
termina con l’adulto che produce in maniera corretta il
cluster consonantico target e chiede al bambino di ripeterlo.
| Riquadro 3 |
| Esempi di non-parola con un cluster consonantico
di 3 elementi |
Significato nella storia usata per il trattamento |
| sprin |
correre senza vestiti |
| spreb |
prendere un lucchetto |
| spræd |
intrappolare un coccodrillo nella gabbia |
| sprobu |
nome di un bambino |
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un giocattolo rotto |
Risultati
Ogni bambino produce il cluster consonantico target durante il
trattamento, secondo i criteri di accuratezza sopra esposti. Nella
fase 2, di produzione spontanea, l’accuratezza oscilla tra
l’83% e il 92% per tutti i bambini.
I bambini vengono di nuovo testati per osservare il livello della
loro produzione fonetica.
Una prima questione cruciale è: verrà mantenuta
nella produzione spontanea la capacità di produrre cluster
consonantici? I risultati mostrano che nessun bambino mostra di
utilizzare cluster consonantici di 3 elementi. Ma tutti i bambini
producono cluster consonantici di 2 elementi (es., tr-, br-) o
cluster con il segmento /s/ (es., sp-, sm-).
Una seconda questione cruciale è: ci saranno effetti di
ampliamento del sistema fonetico del bambino? I risultati mostrano
che in media i bambini aggiungono 5 nuove tipi di suoni al loro
repertorio. I suoni nuovi che i bambini acquisiscono non sono
necessariamente quelli che compongono il cluster consonantico
a cui sono stati esposti nel trattamento; per tutti i bambini
compaiono affricate nel repertorio fonetico.
Esaminando i differenti progressi di ogni bambino la autrici notano
che effetti di generalizzazione più forti si sono avuti
per quei bambini che avevano nel proprio repertorio fonetico almeno
due delle tre consonanti che formavano il cluster target oggetto
di trattamento. Consideriamo l’esempio del cluster consonantico
/spl/; i bambini che hanno /p/ e /l/ nel proprio repertorio fonetico
possono trarre il massimo di generalizzabilità dal trattamento
con il cluster consonantico /spl/. Bambini che hanno /s/ e /p/
(ma non /l/) nel proprio repertorio fonetico generalizzeranno
probabilmente a cluster consonantici in cui la consonante iniziale
è /s/ ma più difficilmente a cluster consonantici
dove la seconda consonante è una liquida (es., /tr/). Per
tutti i bambini, sarà molto probabile l’acquisizione
di affricate, nonostante questo tipo di suono non sia oggetto
di trattamento.
FINE
• Indice della
Sezione
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"Suono o Sono? - Un compito di consapevolezza fonologica"
- (Cd-rom + guida pp.24)
- di Margherita Orsolini, Sara Capriolo, Angela Santese
- Facoltà di Psicologia 2, Università "La
Sapienza" Roma
» Costo
- Prezzo al pubblico = € 34,00
- Prezzo "Sconto 50% Università" = €
17,00
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"Suono o Sono?" a € 34,00
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