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» "Suono o Sono? Un compito di consapevolezza fonologica"

- QUARTA E ULTIMA PARTE

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di Margherita Orsolini, Sara Capriolo e Angela Santese - Facoltà di Psicologia 2 – Università “La Sapienza”, Roma

L’uso del compito Suono o Sono? In un laboratorio di attività linguistiche

Da alcuni anni abbiamo sperimentato un laboratorio di attività linguistiche in due scuole dell’infanzia situate in un quartiere periferico di Roma e frequentate da bambini di varia provenienza socio-culturale, con una prevalenza di famiglie a basso reddito. Uno dei problemi che le insegnanti segnalavano in queste scuole era il basso livello di sviluppo linguistico dei bambini, evidente soprattutto nella povertà del lessico e nella scarsa capacità narrativa.

Il laboratorio linguistico -in cui due tirocinanti psicologhe propongono a bambini dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia una serie di attività di lingua parlata e di lingua scritta- ha contribuito a modificare la situazione. Le competenze linguistiche dei bambini all’uscita dalla scuola dell’infanzia sono ora notevolmente più ricche.

 

 

» M. Orsolini, S. Capriolo, A. Santese “SUONO o SONO? Un compito di consapevolezza fonologica” (CD-Rom + guida pp. 24), Ediz. Infantiae.Org™, Roma 2005

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Suono o Sono? è uno dei compiti che viene sistematicamente somministrato ai bambini prima di formare gruppi di attività. Questo compito, insieme ad una prova di concettualizzazione della lingua scritta, è utilizzato per osservare il “livello iniziale” dei bambini nell’analisi fonologica delle parole e nella comprensione dei meccanismi della lingua scritta. Vengono così formati gruppi di 4-5 bambini eterogenei per livello (ma non troppo); per alcuni mesi questi gruppi sono coinvolti, a rotazione, nelle attività del laboratorio.

I bambini che non sanno compiere quasi affatto un’analisi fonemica della parole sono coinvolti in attività di conoscenza delle lettere per migliorare la consapevolezza fonologica. Ad esempio, c’è una tombola in cui i giocatori hanno cartelline con immagini (es., una bambola, un orso, un albero, un orologio), mentre il “tombolaro” estrae cartellini costituiti da lettere in stampato maiuscolo (es., O, A, ecc.). Ad ogni estrazione, i giocatori possono coprire il disegno di una cosa il cui nome inizia con la lettera estratta. Per i bambini che invece hanno un livello intermedio-alto di abilità nell’analisi fonemica viene proposto un gioco dell’oca, in cui i giocatori avanzano di tante caselle quanti sono i “pezzettini” in cui sanno segmentare una parola target.

L’adulto gestisce queste attività promuovendo al massimo la collaborazione e l’interazione tra bambini. Chi guida il gruppo non dice mai che cosa è giusto e che cosa è sbagliato e, in caso di opinioni contrastanti, non dice chi ha ragione. Piuttosto, aiuta i bambini a cercare un modo per verificare la propria idea. Ad esempio, nella tombola viene estratto il cartellino P e qualcuno dice che allora si può coprire il disegno della bambola; qualcun altro dice di no, si può coprire solo il disegno della palla. L’adulto prima di tutto chiede a ognuno di dire la propria idea, e di motivarla. Se non si arriva a un accordo l’adulto può chiedere di fare una prova: dire solo un pezzettino di bambola (ad esempio /ba/) e poi dire un pezzettino di palla, la parola su cui tutti sono d’accordo che inizia con P. “Vi sembra lo stesso suono /ba/ e /pa/?”. Se qualcuno dice di si, l’adulto non insiste. L’importante non è avere imparato che P non è l’iniziale di bambola ma aver imparato che sulle parole si può riflettere e pensare. Pensare in un modo che non sia noioso, che non ci faccia sentire “meno” degli altri, che ci faccia stare insieme.

Anche l’adulto, conducendo in questo modo l’attività ha più tempo e più strumenti per pensare. Come mai quel bambino ha detto che /ba/ e /pa/ sono uguali? Forse percepisce /ba/ e /pa/ come lo stesso suono? Proviamo a vedere che cosa succede proponendo un’attività in cui per diverse immagini target il bambino deve dire se l’adulto pronuncia la parola bene o male (per l’immagine della bambola, l’adulto dirà /pambola/).

In conclusione…

Vogliamo aggiungere qualcosa su quello che Suono o Sono? non è. Non è una prova con cui valutare la normalità-patologia del bambino. Un bambino può avere difficoltà ad analizzare parole in fonemi per ragioni che non hanno niente di patologico, e che sono semplicemente la sua scarsa esperienza con il riflettere a ciò che si dice e a come lo si dice.

Non è neanche un vero test psicologico, perché il gruppo di soggetti a cui abbiamo somministrato questo compito – pur essendo abbastanza ampio - non è un campione scelto casualmente e/o rappresentativo della popolazione infantile di questa età. I dati che forniamo non vanno dunque utilizzati per valutare la normalità o devianza del punteggio ottenuto dal bambino, ma come indicazioni della facilità o difficoltà con cui un bambino sa compiere un’analisi in fonemi. Queste indicazioni serviranno a progettare un intervento didattico adeguato, e non a formulare una “diagnosi”.

Abbiamo impiegato qualche anno per sperimentare questo compito. Nel CD cerchiamo di trasmettervi la nostra esperienza in maniera molto operativa, mostrandovi i dettagli di come il compito può essere somministrato.
Speriamo che nell’usare il nostro materiale capiti anche a voi un’esperienza che abbiamo spesso vissuto: ogni bambino ha un modo di affrontare le cose in parte diverso da tutti gli altri, un modo sempre interessante, che ci sorprende e ci fa pensare alla complessità della mente umana.


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