» Le teorie - Sezione Speciale
- "Tirocinio"
Approcci metodologici del lavoro di formazione/autoformazione
*
di Anna Maria Nespoli, Università Cattolica,
Milano
L’approccio metodologico nell’ambito delle attività
di tirocinio vede la formazione a partire da occasioni di continuo
richiamo tra conoscenza ed esperienza. Le metodologie utilizzate
si riferiscono infatti ad una concezione dell’apprendimento
di tipo esperienziale che prevede al suo interno l’utilizzo
di tecniche e strumenti peculiari appositamente studiati e predisposti
al fine di promuovere la circolarità evolutiva tra conoscenza/teoria
ed esperienza/azione.
ARTICOLAZIONE
Il supervisore lavora con gli studenti e collabora con i docenti
tutor, per rendere trasparenti e condivisi gli obiettivi del percorso
formativo, che si articola in due momenti complementari.
Il primo (Tavola 3) privilegia modalità di sperimentazione
indiretta, sulla base di conoscenze teoriche e pratiche relative
alla scuola materna ed elementare. È la fase in cui si
elaborano strumenti di osservazione, di interpretazione, di intervento
nella realtà della scuola pronti a rilevare e a registrare
l’esperienza per cui si lavora, a descriverla, a spiegarne
la complessità, in un processo continuo di apprendimento
dall’esperienza maturata. Esercitazioni per “problem
solving”, metodo dei casi, simulazioni, osservazioni, interviste
si sviluppano in ambienti formativi progressivamente determinati
da conoscenze-abilità-competenze finalizzate e funzionali
a costruire la professionalità docente in modo integrato.
Il secondo (Tavola 4) prevede la sperimentazione sul campo di
tutte le tematiche e degli argomenti progressivamente affrontati
e si articola nelle seguenti fasi:
Fase dell’osservazione delle attività
Dopo un’adeguata progettazione e programmazione condotta
in sede, i tirocinanti, in piccoli gruppi coordinati dai supervisori,
entrano nelle classi e nelle scuole dei rispettivi tutor come
osservatori. Loro compito è considerare come i docenti
e lo staff di scuola impostano, ai diversi livelli, la gestione
dell’insegnamento, della classe e della scuola. Per questo
lavoro di osservazione, i tirocinanti utilizzano gli strumenti
messi a disposizione nel corso delle esercitazioni durante gli
incontri in ambito universitario. Vengono inoltre previsti momenti
di intergruppo durante i quali i sottogruppi di osservatori/tirocinanti
mettono in comune le osservazioni critiche condotte nei diversi
momenti delle attività di insegnamento disciplinare, di
classe, di scuola.
Fase della progettazione delle attività
Piccoli gruppi di tirocinanti nei diversi contesti scolastici,
guidati dai supervisori e dai rispettivi tutor , provvedono a
progettare momenti significativi dell’attività didattica
ed educativa che i singoli dovrebbero poi svolgere nella classe
e/o nella scuola. Si tratta di acquisire un primo livello di competenza
didattica attraverso la collaborazione attiva e riflessiva alla
progettazione e alla realizzazione di un percorso di insegnamento
relativamente ad un ambito come interazione tra campi di esperienza
(scuola dell’infanzia) e tra discipline (scuola elementare).
Fase della ricerca/azione
I tirocinanti alla fine del loro percorso formativo possono verificare
sul campo i limiti e le possibilità che contraddistinguono
questa metodologia intesa come strategia aperta per connettere
teoria, tecnica e pratica. Si tratta di lavorare insieme a ricercatori
universitari, supervisori e ad operatori scolastici attorno a
temi di indagine all’interno di progetti educativo-didattici,
passando dall’individuazione di nodi concettuali alla ricerca
in azione. L’esperienza concreta che il tirocinio è
in grado di offrire a ciascun studente non può essere soltanto
limitata a quella dell’insegnamento:
“Il docente , infatti, non è soltanto colui al quale
è affidato l’insegnamento in uno o più ambiti,
in un sistema organizzativo composto da classe-scuola-territorio.
È anche colui che deve possedere abitudini alla ricerca
scientifica e , nondimeno, alla ricerca/azione” (Bertagna,
1999).
Fase della ricostruzione
Il tirocinio, così configurato, costituisce un rapporto
diretto con ciascun studente e include al suo interno l’attenzione
sia a cicli di formazione a livello individuale che di gruppo,
e quindi momenti di confronto e di condivisione dell’esperienza
: è la fase della ricostruzione e della riflessione sull’identità
professionale , quella in cui si discutono le esperienze con il
supervisore, che in quest’ottica assume il ruolo di guida-esperto
della professione.
IL RUOLO DEI GRUPPI DI LAVORO NELLO SVILUPPO
DI COMPETENZE PROFESSIONALI INDIVIDUALI
Nel nostro progetto di tirocinio sono previsti
gruppi di lavoro, come preparazione e riflessione all’esperienza
diretta, a diversi livelli e con compiti specifici (gruppi di
zona, di ordine di scuola scelta , di ambito disciplinare, su
temi transdisciplinari). Uno stesso studente , nell’arco
del corso di laurea lavorerà via via in più gruppi
(interzona, tematici, di ambito), che così si integreranno
facendo tesoro di esperienze inizialmente diversificate. Ciascun
supervisore è referente di ogni tipo di gruppo in base
alla zona di provenienza (per favorire la conoscenza diretta delle
effettive risorse del territorio) e alle competenze specifiche.
La formazione di questi gruppi di lavoro diventa occasione di
analisi ed espressione dei bisogni e delle aspettative di ogni
singolo tirocinante ai diversi livelli, come supporto/riferimento
alla formazione di competenze didattico/metodologico-specifiche
e come modalità di lavoro per una prima formazione al lavoro
in team. La costituzione di intergruppi permette, poi, sia di
mettere a confronto problemi diversi sorti nei singoli gruppi
sia di spingere a capire le motivazioni delle diversità
(AA.VV., 2001).
* tratto da "DIVENTARE INSEGNANTI, IL TIROCINIO
TRA SCUOLA, UNIVERSITÀ E TERRITORIO, UNIVERSITÀ
CATTOLICA DI MILANO, CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA FORMAZIONE
PRIMARIA"
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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