» Scienza e amore - Infantiae.Org
n.284/2006
di Sergio Neri
Se è giusto aver esaltato e tuttora esaltare il grande
amore della Montessori per i diritti dell'infanzia, tuttavia ciò
non basta a caratterizzare la sua opera pedagogica né il
suo contributo all'affermarsi dell'educazione nuova.
Infatti l'amore e, sul piano dei fatti, l'apostolato,
che è venuta esercitando instancabilmente, in un arco di
mezzo secolo, per la difesa dei diritti dell'infanzia, non nascono
tanto e solo dall'urgere di un profondo impegno morale, quanto
dal convincimento, meditato e sorretto da una rigorosa pratica
di studi scientifici, che occorra affermare:
a) il principio dell'autonomia dell'infanzia nel processo di sviluppo
dell'uomo;
b) della sua peculiarità e,
c) del suo valore positivo nel corso di tale processo.
Tutto ciò, non veniamo certo a dire cosa nuova, è
la grande eredità lasciata all'educazione nuova dal Rousseau.
Tuttavia nel Ginevrino sì trattava di un'intuizione, felice
e produttiva quanto si vuole, ma sempre dipendente dall'esasperazione
del contrasto natura-civiltà e dalla riconduzione dell'infanzia
al primo dei due poli dell'autonomia.
Si tratta, invece, nella Montessori di una convinzione che scaturisce
dall'esperienza e dall'attenta ed intelligente interpretazione
di essa sulla scorta di una psicologia dell'infanzia che, fattasi
più scaltrita anche per il suo contributo, tende a far
sì che la scienza dell'educazione abbia come suo laboratorio
principale la scuola e come sperimentatori, accanto agli specialisti,
gli stessi insegnanti: « é la personalità
umana e non un metodo di educazione che bisogna considerare: è
la difesa del bambino, il riconoscimento scientifico della sua
natura, la proclamazione sociale dei suoi diritti che deve sostituire
gli spezzettati modi di concepire l'educazione ».
Se dunque l'amore non è sufficiente a
darci gli elementi costituenti l'affermata autonomia dell'infanzia,
come si manifesta, allora, questa stessa autonomia alla luce di
un atteggiamento scientifico?
La formula della « mente assorbente »,
scaturita appunto dalle studio scientifico della natura del bambino,
riesce a sintetizzare felicemente le caratteristiche peculiari
del pensiero infantile. Essa non denota, come superficialmente
si potrebbe intendere, passività, né minorità,
né incompletezza del bambino in quanto tale, ma, al contrario,
vuole esaltare una situazione privilegiata dell'infanzia, una
sua peculiare creatività che non si può e non si
deve impedire od ostacolare senza pericolo di danno o di conseguenze
negative, che si ripercuotono indelebilmente sul futuro della
personalità del singolo.
Infatti la « mente assorbente » non
.è qualcosa di magico, riconducibile a qualche misteriosa
facoltà, bensì il modo attraverso il quale «
Si esprime nel fanciullo la totalità dei poteri spirituali
propri dell'uomo in generale », un modo, in un certo senso
aggressivo, di appropriarsi della realtà, di muoversi in
essa.
L'acquisizione pronta e globale del mondo circostante
e le stimolazioni al fare pratico, spontaneo ed immediato, frutto
di un'acuta sensibilizzazione dei poteri psichici del bambino,
non si manifestano in modo disordinato o casuale, bensì
attraverso un itinerario che la psicologia ha il compito di cogliere
e delineare secondo modalità scientificamente vagliate
e che la pedagogia non può assolutamente ignorare.
Se dunque lo sviluppo del bambino ha un suo corso,
naturale, spontaneo e creativo, l'opera educativa non deve più
avvenire secondo le modalità dell'insegnamento tradizionale,
ma deve, al contrario, predisporre quei mezzi e quelle condizioni
che sono ritenuti indispensabili allo spontaneo sviluppo dei poteri
del bambino, e cercare, anzi, di aiutarlo ed agevolarlo: «...il
bambino, — scrive la Montessori — si costruisce da
se solo, ha un maestro dentro di sé, il quale anch'esso
ha un programma ed una tecnica educativa, e noi, riconoscendo
questo maestro sconosciuto, possiamo avere il privilegio e la
fortuna di diventare suoi assistenti e suoi fedeli servitori,
aiutandolo come cooperatori ». « L'orgoglio della
nuova maestra — leggiamo in altra parte — deve essere
quello di aiutare il bambino a svilupparsi armoniosamente, a liberarsi
presto di lei, a preparare le vie al suo andare spontaneo abbattendo
i principali ostacoli che egli trova sulla sua via ».
A questa concezione dell'autosviluppo, a cui
è riconducibile uno dei cardini dell'educazione nuova e
che nella Montessori si specifica come periodo della mente asssorbente
e, successivamente, come « corso dei periodi sensitivi »,
deve corrispondere un'educazione la cui principale preoccupazione
deve consistere nell'apprestare un ambiente 'adatto a favorire
quello sviluppo, a soddisfare le richieste dei periodi sensitivi,
perché appunto da questa soddisfazione si viene costruendo
l'individualità, il carattere e la personalità del
bambino.
« Il nostro metodo, — afferma la
Montessori — ha rotto con le vecchie tradizioni; ha abolito
il banco, perché il bambino non deve più stare fermo
ad ascoltare le lezioni della maestra ed ha abolito la cattedra
perché la maestra non deve fare più le lezioni collettive
necessarie nei metodi comuni. Queste cose sono il primo atto esterno
di una trasformazione più profonda, che consiste nel lasciare
libero il bambino di agire secondo le sue tendenze naturali, senza
alcun legame di obbligo fissato o di programma, e senza i preconcetti
pedagogici che partono da quei principi che si sono fissati per
eredità nelle vecchie concezioni scolastiche ».
L'ambiente, in questa nuova concezione, viene
ad avere una posizione preminente; è il fornitore di materiali
e di stimoli per l'apprendimento, il vero maestro esterno che
non monta in cattedra per svolgere un programma a lui commesso
e da lui delineato, ma che offre i mezzi attraverso i quali possa
aver soddisfazione quella « fame mentale », con la
quale si manifesta un nuovo momento dello sviluppo.
Tutto ciò ci riconduce alla parte iniziale
della nostra esposizione: mente assorbente ed ambiente, autonomia
ed autosviluppo, nei significati che qui abbiamo cercato assai
brevemente di definire, non sono più frutto di un'elaborazione
aprioristica o filosofica, ma scaturiscono invece da un puntuale
atteggiamento scientifico, che non solo la Montessori assume davanti
ad ogni situazione di carattere educativo, ma che ci indica come
premessa irrinunciabile nel nostro quotidiano lavoro.
Neri Sergio, Scienza e amore, in Vita
dell’Infanzia – Opera Nazionale Montessori, Roma,
1969, n. 11 p. 13-14
Si ringrazia l'Opera
Nazionale Montessori per l'autorizzazione alla pubblicazione.
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