Info e contatti
Portfolio di Infantiae.Org™





» Le Sezioni Speciali
ZeroTre Nido
Infantiae Nido 2002-2006
Sviluppo del linguaggio
Programmazione e Pof
Il tirocinio
Come romanzi...
Diagnosi e intervento
Giocare con Infantiae.Org™
Infanzia e Lingua Scritta



» Eventi e prodotti editoriali

» Ricerca nel sito

 

» Le Edizioni Infantiae.Org™

» I Cd-Rom/libri di Infantiae.Org™
"ALTRO che STORIE!"
"ZEROTRE Bambini al Nido"
• "DAP Discorso e apprendimento"
"PLAYWAY Giocare per crescere"
"SUONO o SONO?"
"TUTTE LE PROMOZIONI 2010"
Entra nel catalogo online!

Torna alla pagina principale
  » ZeroTre - Nido - La sezione speciale ©®2010 Tutti i diritti riservati Infantiae.Org™ s.r.l.

» "I TEMPI DELLA VITA NEL NIDO"

di Camilla Monaco
Dipartimento dei Processi di Sviluppo e Socializzazione - Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

- I numeri precedenti: newsletter 299 - newsletter 303 - newsletter 305 - newsletter 309

I numeri precedenti, pur facendo riferimento a diversi aspetti di questo servizio educativo rivolto alla prima infanzia, si basano su un unico presupposto teorico: il nido deve essere considerato, pensato e strutturato come un luogo fisico e relazionale che accoglie i bambini nei primi tre anni di vita, stimolando e sostenendo le loro abilità socio-cognitive e fornendo loro un clima sereno e positivo sul piano emotivo-affettivo.
Un presupposto di questo tipo ha delle implicazioni rilevanti anche rispetto alla dimensione temporale: non si può parlare della quotidianità del nido senza rivolgere un’attenzione particolare a quelli che sono i tempi della vita in comune.
E’ ormai assodato che, a vari livelli, questo servizio rappresenta una risorsa fondamentale per i bambini che lo frequentano con regolarità. Ci si potrebbe chiedere, a questo punto, che ruolo svolga il tempo rispetto al percorso evolutivo dei bambini e alle loro modalità di conoscenza ed esplorazione del mondo circostante.
La gamma di situazioni, attività, emozioni e relazioni che i bambini possono sperimentare in un nido è veramente vasta e complessa; tuttavia, non è sufficiente “fare esperienza” di qualcosa affinché a tale esperienza venga attribuito, e successivamente compreso, il significato che essa racchiude. Le esperienze dei bambini nel nido, pertanto, non devono essere episodiche: è fondamentale che esse siano pensate, strutturate e vissute con una certa regolarità e, al tempo stesso, con un dinamico ri-adattamento alle situazioni e alle persone.
Nel contributo precedente, dedicato all’importanza della dimensione spaziale, si faceva riferimento alla centralità delle dimensioni di abitudine e ritualità rispetto al percorso evolutivo di ciascun bambino. Il concetto bruneriano di format (Bruner, 1983), pur facendo riferimento prevalentemente ad aspetti interazionali e relazionali, rappresenta un modello efficace per comprendere l’importanza della ripetitività nello sviluppo infantile, soprattutto nei primi anni di vita. Il format è inteso da Bruner come una struttura di sequenze interattive che si ripetono con modalità e ritmi regolari: il bambino sviluppa le proprie abilità socio-cognitive all’interno di queste strutture di interazione standardizzate, che inizialmente lo vedono coinvolto insieme ad un adulto e che nascono come interazioni abituali e ripetute in cui ciascuno «fa qualcosa» con l’altro.
In un contesto come il nido, in cui le interazioni e le relazioni abituali e ripetute rappresentano la norma e non l’eccezione, è particolarmente importante che gli adulti siano in grado di gestire gli aspetti temporali della quotidianità, rendendoli adatti alle esigenze di “quei particolari” bambini.
La dimensione temporale della vita nel nido deve essere presa in considerazione almeno in due prospettive distinte, ma al tempo stesso correlate e complementari tra loro: da un lato la gestione dei tempi che scandiscono la giornata, dall’altro la dimensione temporale dello sviluppo socio-cognitivo del bambino.
La giornata educativa è piuttosto lunga – soprattutto per chi rimane al nido fino al pomeriggio – pertanto la sua strutturazione deve basarsi in primo luogo sui bisogni fisiologici e psicologici dei bambini. E’ opportuno assicurarsi che a ciascun momento della giornata sia dedicato un tempo adeguato, in modo da ridurre i rischi di situazioni eccessivamente stressanti o di confusione legata alla carenza di organizzazione (Manzardo, 2005).
A livello temporale, la vita del nido si compone di numerose fasi, ciascuna delle quali è caratterizzata da una propria rilevanza e da un proprio significato: si pensi, ad esempio, ai momenti dell’accoglienza, della merenda, del pranzo, del relax o dei saluti. E’ importante che ogni fase sia caratterizzata da un inizio e da una fine, che il bambino deve poter conoscere e ri-conoscere, così da muoversi al suo interno in maniera sicura e competente.
Una gestione dei tempi che sia in grado di leggere e rispondere alle esigenze dei bambini può favorire e facilitare non soltanto la acquisizione di nuove conoscenze, ma anche gli scambi e le relazioni sociali (Borghi, Guerra, 1992). Se il bambino si trovasse immerso nella più completa disorganizzazione temporale, avrebbe grosse difficoltà ad imparare a distinguere “quando si fa cosa” e verrebbero a mancare le dimensioni di ripetizione e prevedibilità che stanno alla base del suo sviluppo socio-cognitivo (vedi sopra).
Passando, dunque, ad affrontare il ruolo del tempo e della sua organizzazione rispetto allo sviluppo infantile, bisogna prendere in considerazione alcuni aspetti importanti, che vanno al di là delle semplici “fasi evolutive” che caratterizzano il processo di crescita del bambino.
E’ fondamentale, ad esempio, conoscere in maniera dettagliata e approfondita i ritmi e i tempi personali di ciascuno, in modo da garantirne il rispetto e la considerazione, non solo da parte degli adulti ma anche da parte degli altri bambini.
Non si può non tener conto, inoltre, della possibile presenza di momenti di arresto o di regressione all’interno del processo evolutivo del bambino: è importante saper riconoscere le situazioni di questo tipo senza attribuirvi una valenza negativa, poiché esse appartengono al normale processo di sviluppo, esattamente come i momenti di crescita e avanzamento.
Un altro aspetto fondamentale dell’approccio educativo alla dimensione temporale dello sviluppo socio-cognitivo è dato dalla conoscenza e dal rispetto dei tempi di attenzione del singolo bambino. Così come accade nel mondo adulto, non tutti gli individui sono caratterizzati dalla stessa capacità attentiva, non solo in termini qualitativi ma anche in termini quantitativi. Il meccanismo di mantenimento dell’attenzione, infatti, non si presenta con caratteristiche universali, né in relazione all’età anagrafica, né in relazione alle tappe evolutive. Ogni bambino è caratterizzato in maniera idiosincratica dai propri tempi e dai propri ritmi e, nel corso della giornata, può vivere dei momenti di affievolimento dell’attenzione rispetto all’attività in corso (Giovannini, 2003).
Nel nido – così come in qualunque altro contesto educativo dedicato alla prima infanzia – gli adulti dovrebbero essere consapevoli dei vari aspetti e delle diverse sfaccettature che la dimensione temporale introduce nella vita in comune.
E’ importante, quindi, che gli educatori siano in grado di accogliere e comprendere anche i momenti della quotidianità in cui l’attenzione e la partecipazione dei bambini subiscono un calo. Tali situazioni non devono essere considerate necessariamente come una perdita di interesse per l’attività proposta e, in molti casi, è utile saper attendere che si ristabiliscano livelli di attenzione più alti (Musatti, Mayer, 2003), evitando che l’ansia e la preoccupazione dell’adulto prendano il sopravvento.
Per concludere, la strutturazione e la gestione del tempo nel nido sono aspetti particolarmente delicati della vita quotidiana al suo interno, sia per i bambini sia per gli adulti. E’ necessario che i tempi del nido siano modulati sui tempi dei bambini, sostenendo e stimolando i momenti di forte interesse ma, al tempo stesso, accogliendo e rispettando le situazioni di pausa o di regressione.


Riferimenti bibliografici

- BORGHI, B. Q., GUERRA, L. (1992), Manuale di didattica per l’asilo nido, Roma-Bari, Laterza.
- BRUNER, J.. S. (1983), Child’s Talk: Learning to use Language, Oxford, Oxford University Press; trad. it. Il linguaggio del bambino: come il bambino impara ad usare il linguaggio, Roma, Armando, 1987.
- GALARDINI, A. L. (a cura di) (2003), Crescere al nido. Gli spazi, i tempi, le attività, le relazioni, Roma, Carocci.
- GIOVANNINI, D. (2003), Le attività al nido, in Galardini, A. L. (a cura di), Crescere al nido. Gli spazi, i tempi, le attività, le relazioni, Roma, Carocci, pp. 107-123.
- MANZARDO, L. (2005), I servizi socio-educativi pubblici: modelli pedagogici e organizzativi, in «Rassegna», anno XIII, n. 28, pp. 82-94.
- MUSATTI, T., MAYER, S. (2003), Conoscere e imparare in un contesto educativo, in GANDINI, L., Mantovani, S., Pope Edwards, C. (a cura di), Il nido per una cultura dell’infanzia, Bergamo, Edizioni Junior, pp. 169-177

 
  » Torna alla pagina principale ©®2000-2008 Infantiae.Org™ s.r.l.