» "I TEMPI DELLA VITA NEL NIDO"
di Camilla Monaco
Dipartimento dei Processi di Sviluppo e Socializzazione - Università
degli Studi di Roma “La Sapienza”.
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I numeri precedenti, pur facendo riferimento a diversi aspetti
di questo servizio educativo rivolto alla prima infanzia, si basano
su un unico presupposto teorico: il nido deve essere considerato,
pensato e strutturato come un luogo fisico e relazionale che accoglie
i bambini nei primi tre anni di vita, stimolando e sostenendo
le loro abilità socio-cognitive e fornendo loro un clima
sereno e positivo sul piano emotivo-affettivo.
Un presupposto di questo tipo ha delle implicazioni rilevanti
anche rispetto alla dimensione temporale: non si può parlare
della quotidianità del nido senza rivolgere un’attenzione
particolare a quelli che sono i tempi della vita in comune.
E’ ormai assodato che, a vari livelli, questo servizio rappresenta
una risorsa fondamentale per i bambini che lo frequentano con
regolarità. Ci si potrebbe chiedere, a questo punto, che
ruolo svolga il tempo rispetto al percorso evolutivo dei bambini
e alle loro modalità di conoscenza ed esplorazione del
mondo circostante.
La gamma di situazioni, attività, emozioni e relazioni
che i bambini possono sperimentare in un nido è veramente
vasta e complessa; tuttavia, non è sufficiente “fare
esperienza” di qualcosa affinché a tale esperienza
venga attribuito, e successivamente compreso, il significato che
essa racchiude. Le esperienze dei bambini nel nido, pertanto,
non devono essere episodiche: è fondamentale che esse siano
pensate, strutturate e vissute con una certa regolarità
e, al tempo stesso, con un dinamico ri-adattamento alle situazioni
e alle persone.
Nel contributo precedente, dedicato all’importanza della
dimensione spaziale, si faceva riferimento alla centralità
delle dimensioni di abitudine e ritualità rispetto al percorso
evolutivo di ciascun bambino. Il concetto bruneriano di format
(Bruner, 1983), pur facendo riferimento prevalentemente ad aspetti
interazionali e relazionali, rappresenta un modello efficace per
comprendere l’importanza della ripetitività nello
sviluppo infantile, soprattutto nei primi anni di vita. Il format
è inteso da Bruner come una struttura di sequenze interattive
che si ripetono con modalità e ritmi regolari: il bambino
sviluppa le proprie abilità socio-cognitive all’interno
di queste strutture di interazione standardizzate, che inizialmente
lo vedono coinvolto insieme ad un adulto e che nascono come interazioni
abituali e ripetute in cui ciascuno «fa qualcosa»
con l’altro.
In un contesto come il nido, in cui le interazioni e le relazioni
abituali e ripetute rappresentano la norma e non l’eccezione,
è particolarmente importante che gli adulti siano in grado
di gestire gli aspetti temporali della quotidianità, rendendoli
adatti alle esigenze di “quei particolari” bambini.
La dimensione temporale della vita nel nido deve essere presa
in considerazione almeno in due prospettive distinte, ma al tempo
stesso correlate e complementari tra loro: da un lato la gestione
dei tempi che scandiscono la giornata, dall’altro la dimensione
temporale dello sviluppo socio-cognitivo del bambino.
La giornata educativa è piuttosto lunga – soprattutto
per chi rimane al nido fino al pomeriggio – pertanto la
sua strutturazione deve basarsi in primo luogo sui bisogni fisiologici
e psicologici dei bambini. E’ opportuno assicurarsi che
a ciascun momento della giornata sia dedicato un tempo adeguato,
in modo da ridurre i rischi di situazioni eccessivamente stressanti
o di confusione legata alla carenza di organizzazione (Manzardo,
2005).
A livello temporale, la vita del nido si compone di numerose fasi,
ciascuna delle quali è caratterizzata da una propria rilevanza
e da un proprio significato: si pensi, ad esempio, ai momenti
dell’accoglienza, della merenda, del pranzo, del relax o
dei saluti. E’ importante che ogni fase sia caratterizzata
da un inizio e da una fine, che il bambino deve poter conoscere
e ri-conoscere, così da muoversi al suo interno in maniera
sicura e competente.
Una gestione dei tempi che sia in grado di leggere e rispondere
alle esigenze dei bambini può favorire e facilitare non
soltanto la acquisizione di nuove conoscenze, ma anche gli scambi
e le relazioni sociali (Borghi, Guerra, 1992). Se il bambino si
trovasse immerso nella più completa disorganizzazione temporale,
avrebbe grosse difficoltà ad imparare a distinguere “quando
si fa cosa” e verrebbero a mancare le dimensioni di ripetizione
e prevedibilità che stanno alla base del suo sviluppo socio-cognitivo
(vedi sopra).
Passando, dunque, ad affrontare il ruolo del tempo e della sua
organizzazione rispetto allo sviluppo infantile, bisogna prendere
in considerazione alcuni aspetti importanti, che vanno al di là
delle semplici “fasi evolutive” che caratterizzano
il processo di crescita del bambino.
E’ fondamentale, ad esempio, conoscere in maniera dettagliata
e approfondita i ritmi e i tempi personali di ciascuno, in modo
da garantirne il rispetto e la considerazione, non solo da parte
degli adulti ma anche da parte degli altri bambini.
Non si può non tener conto, inoltre, della possibile presenza
di momenti di arresto o di regressione all’interno del processo
evolutivo del bambino: è importante saper riconoscere le
situazioni di questo tipo senza attribuirvi una valenza negativa,
poiché esse appartengono al normale processo di sviluppo,
esattamente come i momenti di crescita e avanzamento.
Un altro aspetto fondamentale dell’approccio educativo alla
dimensione temporale dello sviluppo socio-cognitivo è dato
dalla conoscenza e dal rispetto dei tempi di attenzione del singolo
bambino. Così come accade nel mondo adulto, non tutti gli
individui sono caratterizzati dalla stessa capacità attentiva,
non solo in termini qualitativi ma anche in termini quantitativi.
Il meccanismo di mantenimento dell’attenzione, infatti,
non si presenta con caratteristiche universali, né in relazione
all’età anagrafica, né in relazione alle tappe
evolutive. Ogni bambino è caratterizzato in maniera idiosincratica
dai propri tempi e dai propri ritmi e, nel corso della giornata,
può vivere dei momenti di affievolimento dell’attenzione
rispetto all’attività in corso (Giovannini, 2003).
Nel nido – così come in qualunque altro contesto
educativo dedicato alla prima infanzia – gli adulti dovrebbero
essere consapevoli dei vari aspetti e delle diverse sfaccettature
che la dimensione temporale introduce nella vita in comune.
E’ importante, quindi, che gli educatori siano in grado
di accogliere e comprendere anche i momenti della quotidianità
in cui l’attenzione e la partecipazione dei bambini subiscono
un calo. Tali situazioni non devono essere considerate necessariamente
come una perdita di interesse per l’attività proposta
e, in molti casi, è utile saper attendere che si ristabiliscano
livelli di attenzione più alti (Musatti, Mayer, 2003),
evitando che l’ansia e la preoccupazione dell’adulto
prendano il sopravvento.
Per concludere, la strutturazione e la gestione del tempo nel
nido sono aspetti particolarmente delicati della vita quotidiana
al suo interno, sia per i bambini sia per gli adulti. E’
necessario che i tempi del nido siano modulati sui tempi dei bambini,
sostenendo e stimolando i momenti di forte interesse ma, al tempo
stesso, accogliendo e rispettando le situazioni di pausa o di
regressione.
Riferimenti bibliografici
- BORGHI, B. Q., GUERRA, L. (1992), Manuale di didattica per
l’asilo nido, Roma-Bari, Laterza.
- BRUNER, J.. S. (1983), Child’s Talk: Learning to use Language,
Oxford, Oxford University Press; trad. it. Il linguaggio del bambino:
come il bambino impara ad usare il linguaggio, Roma, Armando,
1987.
- GALARDINI, A. L. (a cura di) (2003), Crescere al nido. Gli spazi,
i tempi, le attività, le relazioni, Roma, Carocci.
- GIOVANNINI, D. (2003), Le attività al nido, in Galardini,
A. L. (a cura di), Crescere al nido. Gli spazi, i tempi, le attività,
le relazioni, Roma, Carocci, pp. 107-123.
- MANZARDO, L. (2005), I servizi socio-educativi pubblici: modelli
pedagogici e organizzativi, in «Rassegna», anno XIII,
n. 28, pp. 82-94.
- MUSATTI, T., MAYER, S. (2003), Conoscere e imparare in un contesto
educativo, in GANDINI, L., Mantovani, S., Pope Edwards, C. (a
cura di), Il nido per una cultura dell’infanzia, Bergamo,
Edizioni Junior, pp. 169-177