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» I RAPPORTI TRA NIDO E FAMIGLIA: ALLA RICERCA DI UNA CIRCOLARITA’ RECIPROCA

Camilla Monaco
Dipartimento dei Processi di Sviluppo e Socializzazione
Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

Il rapporto e la comunicazione con le famiglie sono un aspetto cruciale e delicato della vita e dell’organizzazione del nido. Come accennato nella prima parte del presente appuntamento (newsletter n. 299/2006), nel corso del trentennio successivo alla loro istituzione i nidi hanno subito una forte evoluzione, trasformandosi da servizi di cura e custodia con funzione socio-assistenziale a servizi socio-educativi.
Parallelamente a questo complesso percorso evolutivo, sono andati modificandosi anche i rapporti tra i nidi e le famiglie dei bambini che li frequentano. Mentre in origine tali strutture rispondevano prevalentemente (se non esclusivamente) alle esigenze lavorative dei genitori, oggi rappresentano dei contesti educativi “al servizio” dello sviluppo e del benessere del bambino.
Dedicare attenzione ai processi di crescita e di sviluppo dei bambini - sul piano cognitivo come sul piano socio-affettivo-relazionale - non significa, tuttavia, escludere le rispettive famiglie dalla vita di questo servizio. Al contrario, in quanto contesto socio-educativo rivolto alla prima infanzia, il nido rappresenta un’importante risorsa tanto per i bambini e gli educatori quanto per i genitori, anch’essi coinvolti nello svolgersi della vita quotidiana del servizio, seppure per un tempo più limitato.
Ma in che modo il nido può coinvolgere la famiglia?
Una delle esigenze fondamentali del bambino, a cui il nido deve impegnarsi a dare una risposta coerente ed efficace, è il vissuto di una certa continuità ed omogeneità tra l’esperienza familiare e quella educativa. Le ore che i bambini trascorrono all’interno del nido sono spesso numerose e, anche una volta che l’inserimento è avvenuto in maniera stabile e “sicura” (superando le ansie da separazione di piccoli e grandi), è importante che riescano a sperimentare una certa continuità tra ciò che vivono in famiglia e le esperienze che fanno all’interno del nido.
Se da un lato deve garantire una forte esperienza del “noi”, dall’altro il nido deve porsi come obiettivo la creazione di una dimensione del “mio”, affinché ognuno possa sentire una forma di continuità rispetto alla propria esperienza familiare (Galardini, 2006). Ad esempio, può essere molto importante per il bambino portare al nido alcuni oggetti personali, che lo aiutino ad accrescere il senso di familiarità e di appartenenza nei confronti di un ambiente esterno rispetto alla famiglia, ma non per questo meno accogliente e rassicurante.
Dal punto di vista pratico e concreto, il nido deve curare con molta attenzione i rapporti con la famiglia, prima ancora dell’inserimento del bambino. E’ importante, ad esempio, raccogliere in maniera accurata tutte quelle informazioni su quest’ultimo e sul suo contesto di vita familiare che possono essere utili per creare e mantenere un buon grado di continuità, oltre che per realizzare un programma educativo che sia sufficientemente individualizzato.
Accanto alle informazioni di carattere fisiologico-medico, l’educatore deve interessarsi anche agli aspetti sociali e relazionali della vita del bambino, nonché alle abilità cognitivo-linguistiche da questi raggiunte e manifestate.
Esistono in letteratura alcuni modelli di colloquio tra educatore e genitori, relativi a diversi momenti e diverse fasi della vita del bambino all’interno del nido. Si vedano, ad esempio Borghi, Guerra (1992), che propongono alcune tracce di colloquio con la famiglia rispetto a varie tematiche. Soprattutto negli ultimi anni, tuttavia, si è fatta strada la tendenza ad abbandonare l’uso di questionari e di colloqui troppo strutturati, con l’obiettivo di privilegiare la fluidità della comunicazione e di ridurre l’eventuale vissuto del genitore di essere sottoposto a valutazione o giudizio.
Per quanto riguarda i momenti di incontro e di scambio tra educatori e genitori, sarebbe importante prevedere periodicamente – accanto agli incontri di carattere formale che fanno parte dell’organizzazione del servizio – anche la possibilità di incontri informali che coinvolgano la famiglia sul piano educativo e la tengano informata su ciò che accade nel nido. Le comunicazioni scritte, le bacheche e gli incontri occasionali sono importanti, ma non possono essere sufficienti al fine di creare un clima di collaborazione e partecipazione.
E’ importante, inoltre, che il genitore possa avanzare in qualunque momento una richiesta di colloquio individuale con gli educatori, così da poter parlare in maniera più approfondita del proprio bambino, possibilmente in una situazione accogliente e rilassata (Manzardo, 2005).
L’instaurarsi di un rapporto di circolarità reciproca tra nido e famiglia è alla base del benessere e della crescita individuale di tutte le figure coinvolte, a partire dal bambino per arrivare al genitore, passando per l’educatore. E’ importante, dunque, che i familiari (la vita del nido spesso coinvolge anche altre figure, come nonni e babysitter) non siano soltanto coloro i quali “affidano” il bambino al servizio educativo, ma siano aiutati e sostenuti in un percorso di attiva partecipazione alla quotidianità di quest’ultimo.
Sono diversi i modi e i momenti in cui il nido può coinvolgere i familiari e renderli partecipi di ciò che accade al suo interno. L’organizzazione degli spazi rappresenta un esempio significativo dell’importanza della partecipazione dei genitori alla vita del nido.
Da una parte, il servizio può riservare loro uno spazio accogliente in cui possano trascorrere un po’ di tempo con i bambini e con gli altri genitori (la possibilità di incontrare e di confrontarsi con gli altri genitori è un’opportunità da non sottovalutare); dall’altra la programmazione educativa può prevedere la loro attiva collaborazione, in maniera strutturata e sistematica e non semplicemente occasionale. La famiglia, ad esempio, può avere un ruolo importante nel reperimento di una parte dei materiali che i bambini usano al nido, così come può contribuire all’allestimento degli arredi o alla ristrutturazione di alcuni ambienti.
Anche la partecipazione dei genitori ai momenti più conviviali, come quello della merenda, rappresenta un’importante risorsa per tutti coloro che, seppure con modalità diverse, vivono il nido (Galardini, 2003). I bambini hanno la possibilità di condividere con i propri familiari un momento tanto importante dal punto di vista individuale e sociale; gli educatori hanno modo di sostenere la familiarizzazione dei genitori con l’universo “nido” e questi ultimi possono più facilmente sentirsi immersi in un clima di amicizia e familiarità.
Ogni genitore può dare il proprio contributo al nido – e quindi ai bambini che lo vivono – sulla base delle proprie capacità, della propria disponibilità e dei propri interessi. Ciascuno può essere utile in qualche modo e deve essere sostenuto e stimolato, affinché riesca a trovare la modalità e i tempi di partecipazione che lo fanno sentire più vicino ai bambini e integrato nel sistema nido-famiglia.
Per concludere, non si può non ribadire che anche in quest’ambito, come in tutto ciò che riguarda il nido, i modelli generali possono essere molto utili ed informativi; tuttavia, sarebbe auspicabile che ciascun nido – sulla base delle proprie caratteristiche idiosincratiche, di quelle dei bambini che lo frequentano e delle rispettive famiglie – mettesse a punto le proprie strategie e costruisse i propri modelli operativi.

Riferimenti bibliografici

- GALARDINI, A. L. (2003) Crescere al nido. Gli spazi, i tempi, le attività, le relazioni, Roma, Carocci.
- GALARDINI, A. L. (2006) Spazi per crescere nei Servizi per l’infanzia, in Bambini, n. 3 (maggio), pp. 44-47.
- BORGHI, B. Q., GUERRA, L. (1992) Manuale di didattica per l’asilo nido, Roma-Bari, Laterza.
- MANZARDO, L. (2005) I servizi socio-educativi pubblici: modelli pedagogici e organizzativi, in Rassegna, anno XIII, n. 28, pp. 82-94.

 

 

 
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