» Il nido come contesto per lo sviluppo
e il benessere del bambino
di Camilla Monaco
Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione.
Università degli Studi di Roma "La Sapienza".
Il presente lavoro è il primo di una
serie di contributi sul nido – inteso come contesto educativo
che favorisce e facilita lo sviluppo e il benessere del bambino
– che saranno pubblicati periodicamente nella newsletter
settimanale di Infantiae.Org™. Si tratta di contributi
relativi ad alcune aree tematiche centrali rispetto all’organizzazione
e allo svolgimento della vita quotidiana in questo particolare
servizio educativo.
Prima di calarsi in maniera microscopica nella realtà
del nido, può essere utile richiamare qualche informazione
basilare sulla sua nascita ed evoluzione, sulle sue potenzialità
educative e sulle opportunità di crescita e di sviluppo
che esso offre ai bambini che lo frequentano.
In Italia l’istituzione degli asili nido comunali risale
esattamente a trentacinque anni fa (cfr. Legge n. 1044 del 1971).
Tali strutture hanno subito una forte evoluzione nel corso del
tempo: da servizi di cura e custodia del bambino – intesi
soprattutto come servizi socio-assistenziali rivolti alle famiglie
– si sono trasformati col passare degli anni in contesti
educativi complessi e strutturati, che dedicano grande attenzione
ai processi di sviluppo e socializzazione dei bambini.
Il dibattito sugli eventuali fattori di rischio del nido ha
attraversato almeno un paio di decenni. La diversità
rispetto al contesto familiare e la presenza di altri bambini,
che implica la distribuzione dell’attenzione dell’adulto
e, dunque, l’impossibilità di un rapporto uno a
uno, erano da molti considerati come caratteristiche controproducenti
e dannose a livello evolutivo. In qualche caso si arrivava persino
a considerare gli asili nido come luoghi di deprivazione o,
nella migliore delle ipotesi, di grave alterazione dei “normali”
processi di sviluppo del bambino (Bondioli, Mantovani, 1988).
A partire dalla fine degli anni ’80 del secolo scorso,
si è andata sempre più consolidando la convinzione,
confermata da alcune ricerche condotte all’interno del
nido, secondo cui un contesto educativo di questo tipo rappresenta
per il bambino un’importante opportunità, non soltanto
a livello cognitivo, ma anche sul piano socio-relazionale e
affettivo (Musatti, 2004).
E’ innegabile che il nido offra ai bambini che lo frequentano
delle esperienze notevolmente diverse rispetto a quelle familiari;
tuttavia, anche una situazione extra-familiare, se opportunamente
pensata e organizzata, può rappresentare una risorsa
a livello evolutivo. Alcuni studi hanno dimostrato che le esperienze
extra-familiari precoci all’interno di un contesto educativo
facilitano l’acquisizione e lo sviluppo di numerose abilità
cognitive, sociali e relazionali (Levi, 1983; Howes, 1988; Musatti,
1987; Verba, Isambert, 1988).
Oltre che per la disponibilità di stimoli che favoriscono
lo sviluppo delle capacità percettive – e, più
in generale, cognitive –, il nido si caratterizza anche
per la presenza di un gruppo stabile di bambini e di alcuni
adulti, che si incontrano quotidianamente per un periodo di
tempo abbastanza lungo. Nel nido, infatti, i bambini hanno la
possibilità di sperimentare una vasta gamma di situazioni,
non soltanto rispetto agli spazi e agli oggetti, ma anche sul
piano delle interazioni e delle relazioni con gli Altri.
Il lavoro più intenso degli ultimi anni, che vede la
collaborazione tra il mondo della ricerca e quello dell’educazione,
è rivolto all’individuazione e alla diffusione
di alcuni standard di qualità, che garantiscano la configurazione
del nido come un contesto educativo in grado di sostenere e
favorire il benessere e lo sviluppo cognitivo e sociale del
bambino (Galardini, 2003; Musatti, 2005; Musatti, Picchio, 2005).
Cosa si intende, dunque, per un “servizio di qualità”
rivolto alla fascia di età 0-3 anni?
Come sostiene Bruner (1996), è importante per i bambini
“stare bene” insieme a coetanei e adulti: affinché
questo sia realizzabile nel nido, si devono creare delle situazioni
che offrano numerose possibilità, tanto a livello fisico
quanto a livello relazionale. E’ necessario che il dipanarsi
della vita quotidiana all’interno del nido aiuti il bambino
ad acquisire la consapevolezza delle proprie capacità
e dei propri limiti e lo faccia sentire membro di un gruppo,
accompagnandolo nel suo percorso di scoperta di sé e
del mondo.
Non è sufficiente mettere insieme un gruppo di bambini
e qualche adulto, all’interno di uno spazio “bello
e strutturato”, per avere la garanzia che il nido esprima
al meglio le proprie potenzialità educative e diventi
per ciascun bambino un’occasione di crescita e sviluppo,
a livello sociale, affettivo e cognitivo. I fattori che, nel
complesso, contribuiscono a realizzare un “buon nido”
vanno dal rapporto numerico tra educatori e bambini alla composizione
dei piccoli gruppi, dall’organizzazione spazio-temporale
della giornata alla capacità dell’adulto di ascoltare
e comprendere, oltre che di rispettare “i tempi”
e le caratteristiche individuali di ciascun bambino.
Nei prossimi contributi si cercherà di entrare in maniera
più approfondita nella vita quotidiana del nido, affrontando
varie tematiche: si parlerà, ad esempio, dei rapporti
tra nido e famiglia, del ruolo giocato dall’adulto rispetto
allo sviluppo sociale, affettivo e cognitivo del bambino, ma
anche di qualche momento cruciale della giornata, come l’accoglienza,
la merenda o il riposo pomeridiano.
Lo spirito dei contributi che seguiranno in questa newsletter
è quello di provare ad affrontare alcuni aspetti centrali
della quotidianità nel nido, alla luce degli studi condotti
negli ultimi decenni e avvalendosi di qualche esempio di carattere
concreto, che deriva dall’osservazione naturale diretta.
Una volta individuati alcuni criteri che possano garantire la
qualità di un servizio educativo rivolto a bambini di
età compresa tra 0 e 3 anni, il presupposto fondamentale
da cui si parte è che non esistono delle facili “ricette”
da seguire. Non bisogna mai dimenticare che la realtà
del nido è costituita soprattutto da uno specifico gruppo
di bambini, dai rispettivi genitori e da un certo numero di
educatori. Pertanto, le acquisizioni teorico-metodologiche e
gli strumenti, così come gli spazi e i tempi, vanno gestiti
e utilizzati anche sulla base delle caratteristiche e delle
esigenze reali delle persone che vivono quotidianamente il nido.
Riferimenti bibliografici:
- BONDIOLI, A., MANTOVANI, S. (a cura di) (1988) Manuale critico
dell’asilo nido, Milano, Franco Angeli.
- BRUNER, J. (1996) The culture of education, Cambridge, MA,
Harvard University Press; trad. it. La cultura dell'educazione:
nuovi orizzonti per la scuola, Milano, Feltrinelli, 1997.
- GALARDINI, A. L. (2003) Crescere al nido. Gli spazi, i tempi,
le attività, le relazioni, Roma, Carocci.
- HOWES, C. (1988) Peer interaction of young children, Chicago,
University of Chicago Press.
- LEGGE n° 1044 del 6 dicembre 1971, Piano quinquennale
per l'istituzione degli asili-nido comunali con il concorso
dello Stato, Gazzetta Ufficiale 15 dicembre 1971, n° 316.
- LEVI, G. (1983) Individuazione e rappresentazione del Sé
nel bambino in asilo nido: osservazioni critiche, in MUSATTI,
T., MANTOVANI, S. (a cura di) Bambini al nido: gioco, comunicazione
e rapporti affettivi, Bergamo, Juvenilia, pp. 103-112.
- MUSATTI, T. (1987) Sviluppo cognitivo e interazioni tra coetanei
nella prima infanzia, in CAMAIONI, L.. (a cura di) Origine e
sviluppo della competenza sociale, Milano, Franco Angeli, pp.
83-94.
- MUSATTI, T. (2004) Early educational setting in Italy: the
social context and educational prospects, in Prospects, vol.
XXXIV, n. 4, December, pp. 447-456.
- MUSATTI, T. (2005) La qualité de l'expérience
cognitive dans les milieux collectifs de la petite enfance,
in DUCRET, J. J. (Ed.), Scolariser la petite enfance?"Actes
du deuxième Colloque "Constructivisme et éducation,
Genève, Republique et Canton de Genève, Service
de la recherche en éducation, pp. 24-34.
- MUSATTI T., PICCHIO, M. (2005). Un luogo per bambini e genitori
nella città. Trasformazioni sociali e innovazione nei
servizi per l'infanzia e le famiglie. Bologna, Il Mulino/Ricerca.
- VERBA, M., ISAMBERT, A. (1988) La costruzione delle conoscenze
attraverso gli scambi tra bambini: statuto e ruolo dei “più
vecchi” all’interno del gruppo, in MANTOVANI, S.,
BONDIOLI, A. (a cura di) Manuale critico dell’asilo nido,
Milano, Franco Angeli, pp. 306-326.
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