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» IL SIGNIFICATO DELLO SPAZIO NEL NIDO

di Camilla Monaco

Dipartimento dei Processi di Sviluppo e Socializzazione - Facoltà di Psicologia 2 -Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

- I numeri precedenti: newsletter 299 - newsletter 303 - newsletter 305

Come si è visto nei contributi precedenti il nido rappresenta un contesto educativo che può rivelarsi estremamente “facilitante” rispetto allo sviluppo e al benessere del bambino piccolo. L’opportunità di incontri quotidiani e la costruzione di rapporti di familiarità reciproca, sia con gli adulti di riferimento che con i coetanei, aiutano i bambini a sviluppare una spiccata sensibilità nei confronti dell’Altro (Emiliani, 2002; Giovannini, 2003).
E’ importante ricordare, tuttavia, che né la sola presenza di adulti e di altri bambini né la possibilità di frequentarli quotidianamente danno di per sé alcuna garanzia rispetto alla creazione di un clima armonioso e positivo, che favorisca lo sviluppo cognitivo e socio-emotivo del bambino che vive il nido.
Se si considera questo particolare servizio educativo come un “contesto privilegiato” in grado di stimolare e sostenere la crescita del bambino nei primi anni di vita, non si può assolutamente trascurare la sua organizzazione a livello di spazi e tempi, oltre che di interazioni e relazioni.
Fermo restando che l’opportunità di condividere parte della quotidianità con coetanei e adulti significativi costituisce una risorsa fondamentale per lo sviluppo del bambino, è necessario non sottovalutare gli eventuali aspetti negativi di una vita di gruppo non adeguatamente pensata e supportata dagli educatori. La comparsa di situazioni di stress e di momenti di forte tensione emotiva, infatti, potrebbe ostacolare gli scambi e le interazioni tra bambini e favorire la manifestazione di comportamenti aggressivi (Bonino, 1988).
In Italia, a differenza di ciò che accade ad altri livelli del percorso educativo (si pensi, ad esempio, alla scuola secondaria), i nidi sono strutture particolarmente sensibili agli aspetti “spaziali” della vita quotidiana del bambino. La cultura dello spazio, inteso come luogo che deve promuovere e favorire l’accoglienza, l’integrazione e il benessere di chi lo abita, è ormai abbastanza diffusa – seppur con numerose eccezioni – sia tra gli “addetti ai lavori” che tra i genitori (Musatti, Picchio, 2005).
L’organizzazione dello spazio, infatti, deve essere il risultato di un’attenta riflessione. Nel nostro paese il nido nasce spesso come un ri-adattamento di strutture architettoniche nate per altri scopi, pertanto è fondamentale pensare gli spazi interni ed esterni in un’ottica di qualità. Il ruolo dell’educatore non si esaurisce esclusivamente nel rapporto diretto con i bambini e con le loro famiglie: la cura degli aspetti estetici, percettivi e sociali dello spazio rappresenta un buon punto di partenza per la creazione di un progetto educativo coerente ed adeguato.
Il presupposto fondamentale per la strutturazione e l’organizzazione di un nido dovrebbe essere dato dalle esigenze e dai bisogni dei bambini, oltre che dalle loro potenzialità evolutive. Nello specifico, le caratteristiche spaziali del servizio educativo dovrebbero rispondere a due necessità basilari per lo sviluppo ed il benessere di ciascun bambino nei primi anni di vita. Si tratta di due ordini di esigenze distinte ma non contrapposte, che rappresentano due aspetti complementari nel processo di sviluppo socio-cognitivo del bambino (Bondioli, Mantovani, 1988; Emiliani, 2002).
a) il forte bisogno di accoglienza e sicurezza a livello emotivo-relazionale;
b) la consistente spinta verso l’esplorazione e la conoscenza nei confronti del mondo esterno.
Rispetto al primo punto, lo spazio del nido dovrebbe consentire al bambino una forte esperienza del «noi» all’interno di un contesto familiare e condiviso, oltre a favorire lo sviluppo della dimensione del «mio», ovvero permettere a ciascuno di sentire una forma di continuità rispetto alla propria esperienza in famiglia (Borghi, Guerra, 1992). Per i bambini può essere molto importante, ad esempio, avere la possibilità di portare al nido alcuni oggetti personali, che lo aiutino a costruire un solido senso di appartenenza rispetto ad un ambiente “estraneo”.
Per quanto riguarda, invece, i bisogni di carattere esplorativo e conoscitivo, il nido deve garantire a ciascun bambino l’opportunità di fare esperienze che stimolino e sostengano il suo sviluppo, sia a livello cognitivo (ad es. attraverso la stimolazione di percezioni sensoriali significative) che a livello sociale (ad es. attraverso la promozione degli scambi sociali tra bambini).
Come si pensa e si organizza lo spazio del nido?
L’organizzazione di un servizio educativo per la prima infanzia dovrebbe tener conto di alcuni aspetti fondamentali, legati al modo in cui bambini e adulti vivono e si muovono quotidianamente nello spazio. Ad esempio, la strutturazione del nido dovrebbe evitare gli spazi troppo ampi e dispersivi, che potrebbero diventare poco accoglienti e provocare un senso di disorientamento nei bambini.
Questi ultimi hanno bisogno di vivere all’interno di spazi contenuti e raccolti, che possano proteggerli dalle situazioni di stress emotivo e sonoro e favorire i momenti di condivisione delle esperienze. Per queste ed altre ragioni, la dimensione del piccolo gruppo all’interno di spazi non eccessivamente grandi rappresenta la modalità ideale di organizzazione della giornata del nido.
Nei nidi italiani esistono due tipologie principali di gestione degli spazi. Nella maggior parte dei casi, il servizio è organizzato in sezioni, che dividono i bambini a seconda dell’età (ad esempio, Piccoli, Medi e Grandi, oppure Lattanti e Divezzi). Questa scelta è legata alla relativa omogeneità dei livelli di sviluppo, che si presuppone faciliti il lavoro degli educatori. Esistono, tuttavia, alcuni nidi in cui si preferisce formare le sezioni con bambini di età diversa, nella convinzione che una certa differenza a livello evolutivo possa essere utile e stimolante, sia sul piano cognitivo che su quello dello sviluppo della socialità.
A prescindere dai criteri utilizzati per la divisione dei bambini, la sezione rappresenta in ogni caso lo spazio specifico di un particolare gruppo: ciascun bambino riconosce quello spazio come proprio e al suo interno impara a conoscere e padroneggiare tutte le routines e i rituali che vi si svolgono.
L’instaurarsi di abitudini e ritualità, anche rispetto allo spazio in cui questo avviene, contribuisce a dare un senso di stabilità e continuità alla vita del nido, rafforzando il senso di sicurezza di ciascun bambino. E’ noto che la ripetizione e la prevedibilità sono caratteristiche fondamentali per i bambini, soprattutto nei primi anni di vita, poiché costituiscono degli importanti punti di riferimento e li aiutano a conoscere e comprendere le regole che strutturano la vita individuale e di gruppo (Bondioli, Mantovani, 1988).
Un altro aspetto fondamentale dell’organizzazione dello spazio nel nido riguarda il rapporto tra ambienti interni e ambiente esterno: è importante che i bambini, nel caso in cui le condizioni atmosferiche lo rendano possibile, trascorrano una parte della giornata all’aperto, entrando in contatto con tutto ciò che fa parte della dimensione del «fuori». Gli spazi esterni – proprio come quelli interni – devono essere opportunamente pensati: anche il giardino, ad esempio, deve diventare un luogo accogliente, organizzato a partire dalle reali esigenze dei bambini (Galardini, 2006).
Nel momento in cui lo spazio viene inteso come un’importante risorsa educativa, e non semplicemente come un contenitore delle esperienze di bambini e adulti, è fondamentale che esso sia pensato con grande attenzione, affinché possa accogliere le persone che lo abitano e “raccontarne” la storia.
La dimensione spaziale, infatti, costituisce una risorsa anche per tutti gli adulti coinvolti nella vita del nido, dagli educatori ai genitori (Boscaino, 2005). Per i primi, come per i bambini, è importante che lo spazio del nido sia ben pensato e organizzato: questa condizione agevola notevolmente il loro lavoro, garantendo la possibilità di concentrarsi in maniera preferenziale sulle attività e sulle relazioni. Inoltre, il benessere degli educatori è una condizione fondamentale della vita all’interno del nido e non può essere in alcun modo trascurato (Musatti, 2004; Musatti, Picchio, 2005).
Per quanto riguarda i genitori, il nido può coinvolgerli in almeno due modi: da un parte, può riservare loro uno spazio accogliente in cui possano trascorrere un po’ di tempo con i bambini e con gli altri genitori; dall’altra la programmazione educativa può prevedere la loro attiva collaborazione (ad esempio, attraverso il reperimento di oggetti e materiali che possano essere utilizzati da bambini ed educatori).
Questo numero si proponeva di fornire qualche spunto di riflessione sull’importanza dello spazio all’interno del nido, cercando di tenere in considerazione tutti gli attori sociali coinvolti e le loro rispettive esigenze. Dal momento che la dimensione spaziale e quella temporale sono strettamente connesse e interrelate, il prossimo contributo sarà interamente dedicato alla gestione dei tempi nella vita del nido.


Riferimenti bibliografici

- BONDIOLI, A., MANTOVANI, S. (a cura di) (1988), Manuale critico dell’asilo nido, Milano, Franco Angeli.
- BONINO, S. (1988), Aggressività, cooperazione e modelli educativi nell’asilo nido, in Età evolutiva, n. 29, pp. 86-90.
- BORGHI, B. Q., GUERRA, L. (1992), Manuale di didattica per l’asilo nido, Roma-Bari, Laterza.
- BOSCAINO, D. (2005), Ri-pensare gli spazi dei bambini, in Bambini, anno XXI supplemento al n. 10, pp. 66-71.
- EMILIANI, F. (a cura di) (2002), I bambini nella vita quotidiana. Psicologia sociale della prima infanzia, Roma, Carocci.
- GALARDINI, A. L. (2006) Spazi per crescere nei Servizi per l’infanzia, in Bambini, n. 3 (maggio), pp. 44-47.
- GIOVANNINI, D. (2003), I bambini tra loro: la vita di gruppo nel nido, in Galardini, A. L. (a cura di), Crescere al nido. Gli spazi, i tempi, le attività, le relazioni, Roma, Carocci, pp. 87-106.
- MUSATTI, T. (2004), Early educational setting in Italy: the social context and educational prospects, in Prospects, vol. XXXIV, n. 4, December, pp. 447-456.
- MUSATTI T., PICCHIO M. (2005), Un luogo per bambini e genitori nella città. Trasformazioni sociali e innovazione nei servizi per l'infanzia e le famiglie, Bologna, Il Mulino/Ricerca.

 

 

 
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