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» L’EDUCATORE NEL NIDO: CARATTERISTICHE E FUNZIONI

di Camilla Monaco, Dipartimento dei Processi di Sviluppo e Socializzazione - Facoltà di Psicologia 2, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

- I numeri precedenti: newsletter 299 - newsletter 303

Il ruolo dell’educatore rappresenta uno degli aspetti fondamentali della vita quotidiana all’interno del nido. In un contesto educativo di questo tipo, infatti, l’adulto assume delle caratteristiche e svolge delle funzioni specifiche, che lo distinguono nettamente dal resto degli adulti con cui il bambino entra regolarmente in contatto e che costituiscono il suo mondo sociale in senso allargato.
Si tratta di una figura professionale specifica, cui spettano una serie di funzioni e di compiti particolarmente complessi e delicati, che richiedono un processo formativo adeguato e, soprattutto, continuo. Se da un lato l’educatore deve promuovere e sostenere lo sviluppo socio-emotivo-relazionale del bambino, dall’altro deve essere in grado di garantirne e stimolarne la crescita sul piano cognitivo.
Nella fascia di età compresa tra 0 e 3 anni, i bambini sono caratterizzati da una doppia tipologia di esigenze, cui il nido deve essere in grado di dare una risposta coerente ed efficace. Il bambino piccolo, infatti, ha un forte bisogno di accoglienza e di sicurezza a livello emotivo-affettivo, ma al tempo stesso è caratterizzato da una consistente spinta verso l’esplorazione e la conoscenza del mondo circostante. Il bisogno di sentirsi accolto in un ambiente emotivamente sereno e rassicurante e le esigenze di carattere conoscitivo ed esplorativo sono aspetti distinti – seppur non contrapposti – dello sviluppo infantile nei primi anni di vita (Galardini, 2003).

In letteratura è possibile individuare diversi costrutti teorici che si propongono di analizzare e descrivere il ruolo dell’adulto nel processo evolutivo del bambino, pur non facendo necessariamente riferimento ai contesti educativi rivolti alla prima infanzia.
In una prospettiva socio-costruttivista di matrice vygotskiana – secondo cui ogni forma di sviluppo si realizza sempre attraverso la comunicazione, la negoziazione e lo scambio con gli altri (Pontecorvo, 1999) – il costrutto di «Zona di sviluppo prossimale» (Vygotskij, 1923/1934) è molto utilizzato per studiare il rapporto tra bambino e adulto in ambito educativo. Secondo Vygotskij, i processi sociali rivestono una priorità assoluta rispetto a quelli di natura individuale: le funzioni psichiche del bambino emergono nelle interazioni che egli instaura con gli adulti o con i coetanei «più competenti». La Zona di sviluppo prossimale è quell’area di funzionamento psicologico che il bambino è in grado di raggiungere se è sostenuto dall’aiuto di un altro che «ne sa più di lui». L’attività congiunta dei soggetti nell’area di sviluppo prossimale, inoltre, è caratterizzata dall’interazione sociale in un contesto ben definito e “situato” (Mercer, 1992).

Un costrutto teorico vicino alla Zona di sviluppo prossimale è quello di schaffolding proposto da Bruner (1990), secondo cui le interazioni sociali che il bambino costruisce con il mondo esterno rappresentano le basi del suo sviluppo mentale, purché gli adulti siano in grado di svolgere con lui la funzione di «impalcatura di sostegno». In quest’ottica, il ruolo dell’adulto rispetto allo sviluppo infantile è paragonabile a quello svolto da una solida impalcatura che, a mano a mano che il bambino diventa competente e autonomo, deve essere gradualmente smantellata, al fine di garantirne l’autonomia e l’indipendenza.
Rogoff (1990) ha proposto il concetto di «partecipazione guidata», che si avvicina a quello bruneriano di schaffolding. L’autrice, in particolare, fa riferimento ad una situazione interazionale che coinvolge il bambino e un partner più competente ed esperto di lui, il cui intervento è in grado di costruire un «ponte» tra ciò che il bambino sa e ciò che sta per imparare, fornendo un valido sostegno ai suoi sforzi ed aiutandolo a superare le difficoltà.
Al di là del costrutto teorico usato per descrivere il ruolo dell’educatore all'interno di un contesto educativo come il nido, le strategie educative dell’adulto giocano sicuramente un ruolo importante nello sviluppo sociale e cognitivo del bambino. Tali strategie, che includono ad esempio l’individuazione di uno specifico rapporto numerico adulto-bambini, fanno parte della cosiddetta cornice educativa, al cui interno agiscono – e interagiscono tra loro – i vari protagonisti della vita quotidiana in questo particolare servizio socio-educativo. (Pontecorvo in Camaioni, 1987).

Il clima emotivo-relazionale e le situazioni volte a stimolare lo sviluppo socio-cognitivo del bambino, infatti, non dipendono soltanto dalle caratteristiche individuali del singolo o dalle dinamiche interazionali che si creano tra due o più individui: tanto l'organizzazione dell'ambiente quanto le strategie messe in atto dagli adulti possono influenzare, sia sul piano cognitivo che sul piano socio-relazionale, il percorso evolutivo dei bambini che frequentano il nido.
Esistono, ad esempio, degli studi recenti che indagano la relazione tra alcune caratteristiche psicologiche dell’educatore e alcuni aspetti dello sviluppo infantile nel nido (Tani, Vaccaro, 2002). Si è visto che un atteggiamento di chiusura psicologica da parte dell’educatore (definito «dogmatico») influisce negativamente sullo sviluppo del bambino. Nello specifico, i bambini affidati ad educatrici con un alto livello di chiusura psicologica presentano un andamento evolutivo più lento rispetto a quelli affidati ad educatrici poco dogmatiche (ibidem).

Le caratteristiche dell’adulto, e le strategie da questi usate nell’interazione con i bambini e nella gestione della vita quotidiana nel nido, rappresentano, dunque, un fattore importante rispetto allo sviluppo socio-cognitivo dei bambini che lo frequentano con regolarità.
Un altro aspetto rilevante del ruolo dell’educatore rispetto allo sviluppo dei bambini nel nido è la funzione svolta nel processo di acquisizione di identità del bambino. Secondo Levi (1983), ad esempio, il bambino si individua e si separa rispetto al mondo esterno confrontandosi – e a volte scontrandosi – con l'Altro, inteso sia come adulto significativo che come coetaneo.
Tanto la presenza dell’educatore, quanto quella dei «pari», rappresentano per il bambino un’opportunità di confronto con una realtà ambientale e relazionale nuova e diversa rispetto a quella familiare. La collaborazione in un clima sereno e armonioso, così come il conflitto (che costituisce l’altra faccia della cooperazione) in un contesto protetto e controllato, forniscono infatti ai bambini che vivono il nido un’occasione per conoscere l’Altro e trovare la «propria posizione» rispetto ad esso.
Per concludere, è inevitabile il richiamo a Bruner (1996), secondo cui la possibilità di «stare bene» con gli adulti e con i «pari» – in un contesto favorevole sia sul piano fisico che su quello relazionale – dà al bambino la consapevolezza delle proprie capacità, lo fa sentire membro di un gruppo e lo accompagna nella scoperta del mondo.


Riferimenti bibliografici

- BRUNER, J. S. (1990) Acts of meaning: Four lectures on mind and culture, Cambridge, MA, Harvard University Press; trad. it. La ricerca del significato. Per una psicologia culturale, Torino, Bollati Boringhieri, 1992.
- BRUNER, J. S. (1996) Celebrating divergence: Piaget and Vygotsky, in Human Development, 1997, 40 (2), pp. 63-73; trad. it. Celebrare la divergenza: Piaget e Vygotskij, in LIVERTA SEMPIO, O. Vygotskij, Piaget, Bruner. Concezioni dello sviluppo, Milano, Raffaello Cortina, 1998.
- CAMAIONI, L. (a cura di) (1987) Origine e sviluppo della competenza sociale, Milano, Franco Angeli.
- GALARDINI, A. L. (2003) Crescere al nido. Gli spazi, i tempi, le attività, le relazioni, Roma, Carocci.
- LEVI, G. (1983) Individuazione e rappresentazione del Sé nel bambino in asilo nido: osservazioni critiche, in MUSATTI, T., MANTOVANI, S. (a cura di) Bambini al nido: gioco, comunicazione e rapporti affettivi, Bergamo, Juvenilia, pp. 103-112.
- MERCER, N. (1992) Culture, context, and the construction of knowledge, in LIGHT, P., BUTTERWORTH, G. (Eds.) Context and Cognition: ways of learning and knowing, London, Harvester Wheatsheaf.
- PONTECORVO, C. (a cura di) (1999) Manuale di psicologia dell’educazione, Bologna, Il Mulino.
- ROGOFF, B. (1990) Apprenticeship in thinking. Cognitive development in social context, Oxford, Oxford University Press; trad. it. Imparando a pensare. L'apprendimento guidato nei contesti culturali, Milano, Raffaello Cortina, 2006.
- TANI, F., VACCARO, R. (2002) Dogmatismo educativo e sviluppo del bambino nei primi anni di vita, in Età evolutiva, n. 71, pp. 5-15.
- VYGOTSKIJ, L. S. (1923/1934) Problemy psichiceskogo razvitija rebënka; trad. it. Lo sviluppo psichico del bambino; trad. it. a cura di VILLA, A., Roma, Editori Riuniti, 1973.

 

 

 
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