» Comunicazione & Contatti
Info e contatti
Portfolio

» Seminari & Convegni
» Eventi e prodotti editoriali

» Newsletter
Archivio newsletter
Pagina di registrazione
Newsletter 322/2008

» Ricerca nel sito

» Le Sezioni Speciali
ZeroTre Nido - Novità!
Infantiae Nido 2002-2006
Sviluppo del linguaggio
Programmazione e Pof
Il tirocinio
Come romanzi...
Diagnosi e intervento
Giocare con Infantiae.Org™
Infanzia e Lingua Scritta
» Le Edizioni Infantiae.Org™

» I Cd-Rom/libri di Infantiae.Org™

"ZEROTRE Bambini al Nido"
• "DAP Discorso e apprendimento"
"PLAYWAY Giocare per crescere"
"SUONO o SONO?"
"ELABORA Le Scienze nella scuola"
"FOAI Bambini e lingua scritta"
Entra nel catalogo online!
Torna alla pagina principale
  » Curricolo, programmazione e P.O.F. ©®2000-2008 Tutti i diritti riservati Infantiae.Org™ s.r.l.

"La programmazine nella formazione dei docenti"

Il progetto

di Maria Chiara Michelini, Dirigente di tirocinio didattico all’Università di Urbino

La questione del posto che la programmazione occupa, o è bene che occupi, nella formazione iniziale degli insegnanti si articola essenzialmente in due categorie di problemi:
Quali competenze devono essere possedute dall’insegnante?
Quali strategie garantiscono una formazione efficace per i futuri docenti?


Ma ancor prima di tentare una sintetica ricognizione di questi intrecci problematici, riandiamo all’interrogativo che John Dewey idealmente pone al centro del tavolo e cioè se: “l’educazione sia piuttosto arte che scienza (….). Se ci fosse una antitesi tra scienza e arte, mi sentirei costretto a schierarmi con coloro che affermano l’educazione essere un’arte. Ma non vi è alcuna antitesi, pur potendosi fare una distinzione (…..). La padronanza dei metodi scientifici e la riduzione dell’argomento a sistema affranca gli individui; rende loro possibile di vedere nuovi problemi, di escogitare nuovi procedimenti, e, in generale, favorisce la diversificazione più che la regolare uniformità” (J. Dewey, Le fonti di una scienza dell’educazione, , Firenze, La Nuova Italia, 1967, pag.5-6). La programmazione si è giocata in questi anni nelle scuole italiane mentre serpeggiava un equivoco di fondo sul suo ruolo, ancor prima che sui suoi modi, dentro il vero equivoco tra arte e scienza in campo educativo, per cui alla programmazione si è contrapposta spesso la categoria della creatività e della libertà intellettuale. Superato l’equivoco essa si disvela quale dispositivo professionale che consente all’esperienza scolastica di essere ricondotta a categorie scientifiche comunicabili, quindi in grado di divenire parte dell’attrezzatura mentale di altri insegnanti. Per affrontare la prima questione partiamo dal modello dell’insegnante come professionista riflessivo, sviluppatosi a partire dall’idea di apprendimento riflessivo, formalizzata grazie ad una rivisitazione del rapporto tra esperienza e conoscenza, tra pratica e teoria, che risale originariamente a Dewey , e che riflette sul passaggio da un sapere astratto e concettuale ad un sapere personalizzato e contestualizzato, grazie ad un atteggiamento critico e riflessivo nei confronti dei saperi convenzionali, del loro linguaggi e delle loro pratiche. Da questa concezione Schon ha sviluppato la riflessione sull’ insegnante “pratico-riflessivo (reflective practitioner), che costruisce il suo sapere riflettendo nella azione, in quanto la pratica professionale è un “processo di soluzione dei problemi . Problemi di scelta o decisionali sono risolti mediante la selezione, fra i mezzi disponibili, di quello che meglio si adatta a determinati fini.” 8 D. A. Schon, Il professionista riflessivo. Per una epistemologia della pratica professionale, tr. It., Bari, Dedalo, 1993, p. 67-68.). Entro questo modello si inquadrano tutta una serie di questioni estremamente attuali prima fra tutte quella della dialettica tra competenze disciplinari e competenze metodologico-didattiche. Qualche riferimento al quadro internazionale ci offre spunti interessanti di riflessione. L’ENTEP nel 2001 (European Network on Teacher Education Policies, Le competenze degli Insegnanti nell’Unione Europea, in G.Bonetta, G. Luzzatto, M. Michelini, M.T. Pieri (a cura di), Università e Formazione degli insegnanti: non si parte da zero, Udine, Forum – Editrice Universitaria Udinese, 2002, p.257-263) individua sei categorie di competenze, denominatore comune del profilo professionale dell’insegnante nei paesi esaminati. Esse sono:
—la dimensione sociale, l’insegnante è membro di una comunità, di cui è attore culturale;
—la dimensione della ricerca, intesa come appropriazione di un approccio scientifico e l’assunzione di inclinazioni alla ricerca;
—la dimensione disciplinare, come padronanza delle conoscenze disciplinari e interdisciplinari;
—la dimensione relazionale riferita agli alunni, alle loro famiglie, al team e alla scuola;
—la dimensione delle conoscenze pedagogiche;
—La dimensione della pratica riflessiva, che integri una dimensione critica o riflessiva nell’esercizio della pratica.

In quale di queste dimensione si inscrive l’attività della programmazione?

Uno dei problemi principali legato alla prassi programmatoria di questi anni è dovuto al fatto che essa è stata vissuta ed agita prevalentemente nella sua dimensione organizzativa e pragmatica, da un lato, quello della programmazione didattica, come operazione di basso profilo culturale (preparare materiali o fotocopie o regolamentare l’uso degli spazi all’interno di una scuola) e come vuoto esercizio retorico (enunciazione di finalità generalissime, sterile elencazione di obiettivi), svuotandola di aderenza teleologica alla prassi reale dall’altro, quello della programmazione educativa. In realtà pensiamo all’essenza metacognitiva della programmazione che deriviamo da Dewey quando afferma che “la realtà ultima della scienza dell’educazione non si trova nei libri, né nei laboratori sperimentali, né nelle aule scolastiche dove la si insegna, ma nelle menti di coloro che dirigono le attività educative.” (J. Deewey, op. cit, p. 20). In questo senso la programmazione è strumento intellettuale, capace di attivare il procedere a spirale attraverso l’immaginazione e l’invenzione costruttiva dell’uomo pratico di professione e costrutto distintivo dell’intenzionalità scolastica, che riesce a “coordinare a fini unitari il complesso dei fattori interni ed esterni che hanno specifica rilevanza educativa in un determinato contesto e cioè, dal punto di vista della scuola le modalità dell’ intervento didattico nei suoi aspetti di informazione verifica e recupero, e dal punto di vista ambientale il sistema di variabili culturali e sociali che caratterizzano docenti e allievi.” (R. Maragliano, B. Vertecchi, La programmazione didattica, Roma, Editori Riuniti, 1977, p. 27-28).
E se è vero che essa è sempre intreccio di tre ordini di elementi: culturali, progettuali, operativi, con valenza organizzativa, metodologica e relazionale, lega trasversalmente le sei dimensioni del profilo professionale dell’insegnante, con un forte ancoraggio in quella della pratica riflessiva. La programmazione è un crinale con due versanti: uno esogeno, la comunicazione all’esterno delle scelte educative e didattiche, la condivisione e la codifica delle stesse in un team o in una scuola, ed uno endogeno: è strumento di preparazione e riflessione sul proprio lavoro, attraverso il quale imparare dall’esperienza . Su questo versante la formazione iniziale dovrà impegnarsi per costruire un atteggiamento metacognitivo verso l’insegnamento ed una propensione a riflettere come tratto distintivo del proprio lavoro quotidiano. Inserire la programmazione nella formazione iniziale degli insegnanti significa offrire una traccia di lavoro da interiorizzare come strumento di riflessione da utilizzare nell’intero corso della propria professione, una strategia metacognitiva, quindi del pensare, in quanto favorisce la presa di coscienza e la trasformazione dei comportamenti degli insegnanti che si realizza attraverso l’uso strumenti operativi e concreti, divenendo autentica pratica riflessiva, un habitus. Esso appoggerà su di un thesaurus di strumenti (modelli di programmazione, tassonomie, docimologie, mastery, griglie, unità didattiche etc), il cui possesso, in termini di dimestichezza, darà corpo al programmare. L’esercizio di tali strumenti, fin dalla formazione iniziale, come categoria di sfondo dell’intero processo formativo, rende il docente “capace d’analizzare situazioni complesse in riferimento a griglie di lettura diverse, fare scelte rapide e riflesse sulle strategie adattate agli obiettivi e alle esigenze etiche, fare riferimento ad un largo repertorio di saperi, di tecniche e di strumenti utili, adattarli rapidamente ai progetti e alle interazioni formative, infine analizzare in modo critico e mediante la valutazione imparare lungo la sua carriera.” (M. Tardif, C. Gautier, in L. Paquay, M. Charlier, C. Perrenoud, (a cura di), Former del enseignants professionnels , Paris-Bruxelles, De Boeck, 1998, p.214).
Programmare è quindi pratica riflessiva che ha a che fare col dinamismo del fermentare, riferito a finalità, temi, urgenze, attualità, problemi,esperienze rispetto ai quali la riflessione è lo strumento che, solo, consente di esercitare la dimensione intellettuale dell’ insegnamento, evitando di lasciarsi travolgere dall’emergenza e col decantare, come spazio per individuare l’essenziale e svilupparlo in termini formativi. Un continuo passare al setaccio elementi, opzioni e istanze, tendendo conto della finalità e dei contesti specifici, in vista di di un coagulo denso, la scelta, che abbia il carattere della fondatezza, dell’efficacia e della ricerca di senso. Ora si pone la domanda di quale posto debba occupare la programmazione nella formazione iniziale dei docenti e di quali strategie garantiscano una formazione efficace in ordine ad essa. Una risposta è già negli esiti della storia di questi anni, il cui snodo centrale è stato quello di articolare i percorsi in modo da alimentare una sinergia costante tra saperi e pratiche, tra teorie e prassi, attraverso la continua riflessione sull’esperienza veicolata da strumenti e richieste specifiche. In particolare la scansione dei curricoli accademici in lezioni, laboratori e tirocinio ha consentito di creare pratiche riflessive, riferite a modelli e a quadri teorici di riferimento, nelle quali gli studenti sono stati chiamati a operare e a riflettere sul proprio operato, in specifici contesti, cui riferire la propria esperienza. Il ruolo dei soggetti propositivi degli stessi, si pensi ad esempio a quello dei supervisori di tirocinio, è stato frequentemente interpretato come accompagnamento riflessivo di un percorso in cui lo studente viene sollecitato attraverso strumenti appositi a vivere esperienze e, soprattutto ad interrogarsi su di esse analizzando i loro effetti e le loro implicazioni concettuali, producendo strategie e strumenti innovativi anche di tipo operativo. In questo senso si è fatto ampio esercizio di programmazione intesa come: “1) esercizio del feedback, 2) controllo progettuale di corsi-d’-azione: ovvero la loro integrazione in un progetto-scopo; 3) capacita di spostamento/revisione all’interno del progetto; 4) discussione aperta sul nesso mezzi/fini e/o fini/mezzi. (…..) Professionalità riflessiva vale a dire capacità progettuale/ capacità di verifica/ capacita di ri-finalizzazione costantemente esercitata in modo integrato e secondo un’ottica mai di mera esecuzione.(…) Ciò che non è semplice far acquisire è proprio questo innesto – micrologico, ed è questo il punto – di teoria e di prassi, di progettazione + esecuzione + riflessività, che ha bisogno di un iter suo proprio e che si decanta in uno spazio (formativo) ad hoc: il laboratorio appunto. Per poi farsi habitus.” (F. Cambi, Il laboratorio per l’operazionalizzazione dei saperi (educativi e non), in D. Orlando Cian (a cura di), Didattica universitaria tra teorie e pratiche, Padova, Pensa, 2002, p.33).
Il riferimento al laboratorio viene da noi assunto, in questo contesto, nel suo senso esemplificativo e non assoluto. Ciò tenendo conto costantemente dell’insieme di componenti di cui è costituita l’intelligenza pratica: le metacomponenenti, i processi di gestione e di governo che vengono utilizzati per pianificare, controllare e valutare l’attività pratica di soluzione dei problemi, le componenti di prestazione, processi di ordine inferiore usati per realizzare le indicazioni provenienti dalle metacomponenti e le componenti di acquisizione delle conoscenze. Ora l’accompagnamento riflessivo consiste proprio nella messa a disposizione di un repertorio di schemi cognitivi e di modelli che consentano di sperimentare e sviluppare individualmente l’interazione tra teorie ed esperienze pratiche, di strumenti operativi concreti di programmazione che sostanzino la pratica riflessiva.

Il contributo è tratto dalla rivista ufficiale dell'Opera Nazionale Montessori "Vita dell'Infanzia"

» Indice generale di "Curricolo, programmazione e POF"

   

  » Prodotto editoriale di riferimento








» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma
- Vai alla Sezione dedicata al "DAP" per conoscere gli altri autori: clicca qui


» Costo

- Prezzo al pubblico = € 34,00 + spese di spedizione
- Prezzo "Sconto 50% Università" = € 17,00 + spese di spedizione

» Clicca qui per informazioni su "Sconto 50% Università"

» Acquista "DAP" a € 34,00
» Acquista "DAP" a € 17,00


» Spese di spedizione
- PACCO ORDINARIO (consegna 8/10 gg lavorativi) = € 0,93 (*)
- PACCO ORDINARIO CONTRASSEGNO (consegna 8/10 gg lavorativi) = € 2,70
- PACCO CELERE TRE CONTRASSEGNO (consegna 3/4 gg lavorativi) = € 8,00

(*) Pagamento in carta di credito, bonifico bancario, c/c postale

Contatti
- Ordini via FAX ai numeri +39.06.7102526
- Informazioni al numero mobile 329.7004539 e/o a commerciale@infantiae.org


  » Cos'è e come iscriversi alla nostra newsletter ©®2000-2008 Infantiae.Org™ s.r.l. - Note legali
 

» Cos'è una newsletter
La newsletter è una modalità di comunicazione via Internet (testo scritto e/o pagina web) che generalmente viene inviata nella casella di posta elettronica di un utente/abbonato. Tutti gli abbonati alla news di Infantiae.Org™ ricevono periodicamente e gratuitamente un breve messaggio di testo con i titoli dei diversi contributi settimanali.

» Iscriviti subito!
Progetti didattici, esperienze, recensioni di testi, notizie di attualità sulle politiche educative delle diverse realtà territoriali, rappresentano solo una parte dei contenuti che settimanalmente proponiamo ai nostri lettori. » Pagina di registrazione

» Come consultare le newsletter precedenti
(A) Visitando il nostro "archivio"
(B) Utilizzando il motore di ricerca delle newsletter in basso

» Il motore di ricerca delle "newsletter"

» Cosa trovare all'interno

Questo motore di ricerca è collegato solo ed esclusivamante all'elenco completo delle newsletter di Infantiae.Org™ e non deve essere consultato per la ricerca di articoli/contributi suddivisi per argomento e/o parole chiave. Per la ricerca di questi ultimi utilizzare il motore di ricerca generale presente nella parte alta di questa pagina.

» Come funziona il motore di ricerca
(A) Digitare all'interno della casella di testo l'istruzione letter01 per la newsletter n.1 (letter con numero senza spazi e senza virgolette), "letter02" per la newsletter n.2 e così via.
(B) Cliccare il pulsante "Invia" a lato.

- ATTENZIONE! Per evitare l'intero elenco delle newsletter precedenti, ovvero centinaia di news in un singolo files, digitare specificatamente letter01 (letter con numero senza spazi e senza virgolette) e non soltanto la parola "letter". In caso contrario il database pubblicherà l'intero elenco dei files contenenti la parola letter!

» Trova le newsletter precedenti


 

 
  » Torna alla pagina principale ©®2000-2008 Infantiae.Org™ s.r.l.