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  » Sezione Speciale - "Tirocinio" ©®2000-2008 Tutti i diritti riservati Infantiae.Org™ s.r.l.

» Le teorie - Sezione Speciale - "Tirocinio"

Il tirocinio nella formazione iniziale dei docenti (I)

Maria-Chiara Michelini, Dirigente Scolastico della Struttura di Tirocinio del Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria dell’Università di Urbino

Premessa. Questo tempo ci ha abituati a respirare le evoluzioni che continuamente si prefigurano e le trasformazioni che su più piani si prospettano. E’ difficile scrivere, oggi, più che mai, di qualcosa che riguardi il futuro e che al contempo abbia in sé il carattere della certezza. Scrivere di formazione dei futuri docenti e, in essa, in particolare del tirocinio, è qualcosa che ha a che fare per un verso con un esperienza molto giovane, nel panorama del sistema formativo universitario italiano, quindi ancora fragile e poco consolidata, dall’altro con un quadro normativo ancora in evoluzione che potrebbe condurre a soluzioni organizzative e, specularmente, a cornici culturali, estremamente differenti da quelle sin qui affermati.

Che cosa può essere detto del tirocinio che resista alla Riforma Scolastica incipiente, ad una decretazione attuativa verso cui si addensano timori e aspettative, alle ansie e ai destini personali ad essi legati? La tentazione potrebbe essere quella di attendere che gli sfondi istituzionali meglio si definiscano ed operino quell’orientamento per cui sono nate. Ma c’è qualcosa che va oltre, c’è un livello che non si accartoccia e getta via, e su quel piano intendiamo muoverci, cercando di disegnare non certo pagine storicamente chiuse, ma nodi ed intrecci con cui la riflessione pedagogica sulla formazione dei futuri insegnanti non possa non confrontarsi in futuro, indipendentemente dalle ingegnerie sistemiche che si prefigurino. E’ forse un atteggiamento presuntuoso? Retoricamente la domanda ci consegna ad una risposta negativa e ferma; forte di quegli scenari culturali ed operativi che il cammino fin qui percorso ci ha permesso di assaporare.
A partire da queste premesse il Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria dell’Università degli Studi di Urbino ha realizzato il 19 febbraio 2003 il Seminario nazionale “L’Apprendista insegnante: formazione e tirocinio: quale futuro?” di cui si raccolgono qui gli atti.
Chi lo ha voluto e costruito ha cercato di evitare i rischi di sconfinamento in atteggiamenti celebrativi di un percorso per certi versi pionieristico e, quindi in qualche modo epico, e/o di ripiegamento vittimistico e sterile su scene da “ultimo atto”. L’intento era costruire un occasione di riflessione scientifica e culturale che passasse attraverso:
- Il fare memoria in senso non retorico, ma di necessaria coagulazione dei temi e dei problemi emersi nei primi quattro anni di vita di questo Corso di Laurea in Italia, con tutte le implicazioni, anche affettive ed emotive che una operazione di questo tipo comporta, quando viene svolta da chi ha vissuto la stagione della prima ora di un’esperienza.
- Il confronto tra le diverse università italiane e quindi tra le diverse realizzazioni e impostazioni nei vari corsi di laurea, con l’obiettivo di ricostruire anche concettualmente la policromia delle esperienze. Esso è in qualche misura mancato nei primi anni e perciò, avvertito come bisogno.
- La rilettura critica dell’esperienza e l’interpretazione dell’attività svolta, nell’ottica anch’essa del deweyano “pensiero riflessivo” che parta dall’esperienza, ma sappia trovare momenti di giusto distanziamento dalla stessa , con quell’atteggiamento, tipico della scienza, che rende “più intelligenti, più pensosi e più consci” (DEWEY J., (1951) , Le fonti di una scienza dell’educazione (trad it.), Firenze, La Nuova Italia, pag. 55) di ciò che si viene facendo e capaci di riferirla ad un punto di vista più ampio e generale, da cui ripartire in maniera creativa e nuova.
La ri-progettazione e la proposta, come momentanea conclusione del percorso qui delineato, come riformulazione dei problemi in termini di ipotesi di lavoro, come individuazione un po’ più nitida del “nucleo” fondamentale dei principi teleologici e metodologici da cui ripartire.

Il tirocinio nel percorso formativo universitario

Un primo nodo è rappresentato dal rapporto tra il tirocinio e l’Università, impegnata nella formazione iniziale dell’insegnante; rapporto che cercheremo ora di descrivere a partire dal concetto di Tirocinio.
H. Gardner nel suo libro Educare al Comprendere definisce l’apprendistato, di cui si chiarirà meglio il significato più avanti e che ora assumeremo tout court nella sua vicinanza di rapporti con il tirocinio :“Un’istituzione che educa, un momento essenziale nella vita della persona” (GARDNER H., (1993), Educare al comprendere Stereotipi infantili e apprendimento scolastico (trad. it.) Milano, Feltrinelli, p.132); questa definizione è qui richiamata in quanto evidenzia con forza gli aspetti non tecnici dell’empiria, con cui a volte viene associata l’idea del tirocinio, ma, al contrario, su entità e categorie di alto profilo. Il tirocinio ha a che fare con i concetti di istituzione, educazione, essenzialità, vita e persona;per ciò, al di la di ogni facile trionfalismo, è in qualche modo esperienza di lavoro su di sé nella costruzione di un “sapere esperto”, definito come capacità di “Prendere le informazioni e le abilità apprese nella scuola o in altri ambienti e applicarle in modo flessibile e appropriato in situazioni nuove e almeno in parte impreviste.” (GARDNER H, op. cit. pag. 18) e di tradursi in azione senza avere i caratteri del pragmatismo, “Conoscenza” che sa passare dall’essere astratta e concettuale a personalizzata e contestualizzata, confrondosi criticamente con i saperi convenzionali, con i loro linguaggi e le loro pratiche.
Il tirocinio è lo spazio per certi versi unico e reale in cui si mediano formazione teorica e concreta, pratica professionale, attraverso un esperienza professionale assistita.Questo spazio si è saputo confrontare, anzi ha saputo trarre origine e ragion d’essere, dall’accresciuta complessità del profilo professionale necessaria al futuro insegnante, al quale si richiede di prendere ogni giorno decisioni in situazioni sempre più variegate e difficili, sviluppando un altro grado di flessibilità e di credibilità, che può maturare soltanto in condizioni di vita reale.
Essenzialmente la professionalità docente si è venuta configurando come compaginazione di tre dimensioni necessarie ed in interazione dinamica tra loro:
- La dimensione delle conoscenze, si tratta dell’ineludibile padronanza degli alfabeti di base di ogni intervento didattico. In questo solco si inserisce anche la riflessione degli ultimi anni sui saperi fondamentali per le giovani generazioni, come sforzo di individuare il nucleo essenziale dei saperi, di fronte al proliferare di contenuti e opportunità formative che tendono ad appesantire e dissipare energie in ogni contesto. Possedere gli alfabeti significa anche avere familiarità e accesso alle informazioni rese disponibili dalla ricerca nel settore e dalla letteratura scientifica;
- La dimensione delle competenze, ossia la capacità d’uso di saperi, l’esercizio della padronanza attiva nelle diverse situazioni di conoscenze disciplinari, metodologico-didattiche e psico-relazionali direttamente utilizzatibili, la messa alla prova nell’uso di strumenti e tecniche propri del ruolo;
- La dimensione delle metacompetenze, intese come competenze complesse di concettualizzazione sull’esperienza, in modo da leggerla e orientarla attraverso la padronanza del proprio schema di riflessione, decisione ed azione. Ne costituiscono passaggi chiave l’identificazione dei nodi problematici, la raccolta delle informazioni mancanti, l’investigazione del senso delle azioni compiute. Si tratta di muoversi “verso lo sviluppo della capacità metacognitiva di saper far uso delle proprie conoscenze” attraverso l’acquisizione di una “struttura mentale aperta alle strategie e alle tecniche dell’esplorazione della ricerca” (GRASSILLI B., Il tirocinio: esperienza conoscenza formazione, in DALLE FRATTE G. (1998), (a cura di), La Scuola e l’Università nella formazione primaria degli insegnanti. Il Tirocinio e il Laboratorio, Milano, Angeli, pag. 56).

A loro volta conoscenze, competenze e metacompetenze dovranno essere riferibili essenzialmente a tre grandi aree, che sinteticamente definiamo area di competenza, utilizzando qui tale termine in una accezione vasta che intrecci conoscenze, competenze e metacompetenze (I concetti di competenza e metacompetenza hanno assunto diverse accezioni e significati, ampiamente documentati in letteratura. Su essi occorrerebbe un approfondimento ben più ampio ed articolato di quello che è opportuno in questa sede. Ci permettiamo di segnalare in particolare, per quanto riguarda il tirocinio, la distinzione operata in tal senso da FRABBONI F., GUERRA. L , LODINI E., (1995), Il tirocinio nella formazione dell’operatore socio-educativo, Roma, La Nuova Italia Scientifica, pag. 99-100; per quanto riguarda invece il dibattito in ambito scolastico i contributi del Seminario Nazionale Definire le competenze per la scuola dell’autonomia, Villa Falconieri, Frascati, 5 marzo 1999, apparsi in Annali della Pubblica Istruzione, n. 3-4 , 1999):

· L’area delle competenze culturali, che, se da sempre definiscono in termini di qualità il profilo del “bravo docente”, oggi più che mai devono possedere i caratteri di un livello di padronanza alto e per ciò capace della flessibilità necessaria alle continue evoluzioni cui le conoscenze e le loro declinazioni in termini di applicazioni didattiche e di curricoli scolastici, sono e saranno presumibilmente sottoposte.
Il quadro del continuo mutamento culturale non ne indebolisce la necessità, al contrario la rafforza, mettendola al vaglio dell’essenzialità: che cosa resiste al cambiamento, che cosa resta necessario conoscere, che cosa consente una soluzione innovativa?
Tutto ciò va posseduto dal docente e speso generosamente e creativamente nell’agire quotidiano.
L’area delle competenze metodologiche, le quali costituiscono, in qualche modo, lo specifico professionale del docente della scuola dell’autonomia.
Autonomia significa flessibilità di articolazione dell’itinerario, dell’offerta formativa, rispetto ai bisogni dell’utenza da un lato e dei traguardi fondamentali da assicurare ad ogni alunno dall’altro. Essa si incardina nella progettualità e nella collegialità dei docenti e si sostanzia delle competenze metodologiche che devono essere sempre più puntuali, condivise ed articolate.
L’area delle competenze relazionali, ineludibili in una scuola sempre più chiamata ad entrare in relazione con quanto di diverso e nuovo entra al suo interno e con quanto di altro si muove al suo esterno. Una relazionalità che va dal micro al macro, passando per tutti i livelli dell’organizzazione del sistema scuola e conservando il suo stile di apertura, di coinvolgimento, di valorizzazione, di solidarietà, di concertazione.
Sullo sfondo gli scenari di una società sempre più multiculturale e multietnica, di un villaggio sempre più globale e di un territorio sempre più ricco ed articolato.

La riflessione sull’evoluzione in termini di complessità del profilo docente non poteva non investire la formazione iniziale degli insegnanti e, segnatamente, i curricoli universitari dei Corsi di Laurea di Formazione Primaria, che, al contrario sono stati in qualche modo la risposta istituzionale alla domanda di una formazione iniziale qualificata e qualificante.
Si è trattato di rompere l’impianto formativo tradizionale, centrato su modalità trasmissive delle conoscenze e dei saperi (le lezioni) e metacognitive, di riflessione e discussione comunque centrate su quelle (i seminari), non dissipando l’insostituibile loro valenza formativa, ma intrecciandola sapientemente ad altre piste formative centrate sul fare intelligente e riflessivo (i laboratori) e su quell’apprendimento che è pensiero e pratica contestualizzata, che abbia in sé la vitalità e la verità delle situazioni reali ed il respiro ampio della ragionamento su di esse (per l’appunto il tirocinio).
Nell’implementare il nuovo impianto del percorso formativo articolato ed integrato tra lezioni, laboratori e tirocinio, la strategia del tirocinio diviene elemento fondamentale, in quanto apporta come suo specifico l’apprendimento in situazione e, quindi l’opportunità di coniugare, in un itinerario guidato e sostenuto dal tutor, le conoscenze e la loro traduzione pratica ed operativa.
Si farebbe un grave torto al tirocinio e alla valenza formativa che esso potenzialmente ha se fosse considerato come esperienza a sé stante rispetto al resto del percorso formativo universitario.
Ma questo è anche stato e continua ad essere uno dei problemi fondamentali, cui la collocazione in itinere dello stesso ha dato una risposta sicuramente coraggiosa e intelligente, ma non automaticamente capace di produrre integrazione dei percorsi.Ne rimandiamo l’approfondimento ad un momento successivo. Per ora è opportuno soffermarci sul fatto che il valore aggiunto del tirocinio consiste proprio, al contrario, nel suo essere inscritto nel sistema didattico universitario, per divenire fulcro delle migliori sinergie auspicabili tra lezioni, seminari, laboratori ed esperienze di apprendimento in situazione.
Perché ciò si realizzi è necessario che il tirocinio si caratterizzi quale esperienza non estemporanea, ma, al contrario, fortemente progettuale e riflessiva, superando ogni possibile rischio di empirismo, e divenendo il terreno in cui le conoscenze e le abilità acquisite negli altri segmenti della formazione universitaria, rompano il possibile incapsulamento (Per incapsulamento intendiamo il fenomeno per il quale le conoscenenze acquisite in “aula” restano chiuse entro quella dimensione e “incapsulate”, senza possibilità, quindi,di generalizzazione e applicazione ulteriore. Per approfondimenti si veda nello specifico: AJELLO A.M., Ripensare la scuola: su quali costrutti, in PONTECORVO C., AJELLO A.M., ZUCCHERMAGLIO C., (1995), I contesti sociali dell’apprendimento, Milano, Led., pag. 1117-137) e si declinino e vitalizzino rispetto ai problemi reali e concreti, con l’attivazione del dinamismo che passa attraverso il pensare sui processi e sugli esiti dell’agire. In qualche modo il tirocinio prefigura così l’impegno che il docente dovrà sostenere per tutta la durata della sua esperienza lavorativa, imparando ad apprendere dalla esperienza quotidiana e procedendo così per continui miglioramenti.

Per realizzare quanto sopra, i percorsi del tirocinio devono essere concepiti e praticati secondo due fondamentali coordinate metodologiche di carattere complementare ed interdipendente: il modello dell’apprendistato e il modello della ricerca-azione.

Il modello di apprendistato che sta emergendo dall’esperienza del tirocinio nella formazione iniziale degli insegnanti, è qualcosa che si discosta in maniera significativa dal modello tradizionale dell’apprendistato, in cui il novizio lavorava nella “bottega” di un esperto riconosciuto e, gradualmente, imparava a fare cose che, nel loro insieme, costituivano una professionalità, un mestiere. Era quello un modello di apprendimento centrato sull’osservazione e sull’esercizio di capacità semplici e pratiche, di difficoltà crescente, acquisite nel contesto produttivo esperto, con pochissimo insegnamento diretto. Dunque un’immersione basata sull’osservare e sul fare, di cui essenzialmente si vorrebbe recuperare in qualche modo l’efficacia formativa. Al contrario, il modello cui si può fare riferimento è quello dell’apprendistato cognitivo, nel quale obiettivo dell’insegnamento-apprendimento non sono tanto le pratiche in sé, quanto le capacità di pensiero e di soluzione di problemi sottostanti a tali pratiche..
Il focus, quindi, sta nelle capacità cognitive e metacognitive, nell’apprendimento di processi usati dagli esperti nell’affrontare compiti complessi attraverso l’esperienza guidata, in modo che le conoscenze acquisite vengano decontestualizzate, possano cioè essere impiegate in molti contesti diversi.
Il paradigma dell’apprendistato cognitivo è costituito da modellamento, assistenza, scaffolding- fading.
Il modellamento è la fase in cui prevalente è il ruolo del “modello”, chiamato a mostrare l’esecuzione, esteriorizzando i processi coinvolti in quel compito, in modo da consentire agli studenti, attraverso l’osservazione, la costruzione dello schema concettuale sottostante a tali processi.
L’assistenza vede lo studente in azione, osservato dall’insegnante che offre suggerimenti, feedback, informazioni di recupero, rincalzo. L’esperienza pertanto viene continuamente guidata dall’esperto.
Lo scaffolding-fading è la dinamica sapiente e dosata con cui l’esperto sceglie i sostegni da offrire man mano per l’elaborazione (scaffolding = scaffalatura), e, progressivamente, leggendo ed interpretando la crescita dello studente, li sottrae (fading come rimozione graduale del sostegno, affinché lo studente faccia da solo), aumentando spazi e strumenti di autonomia e di scelta.

In genere, i vari modelli di tirocinio universitario elaborati e costruiti in questi anni, hanno operato entro queste coordinate, dando vita così ad itinerari più o meno centrati sul fare, sul riflettere, sul trasmettere e sull’innovare e sul circuito virtuoso da alimentare tra i due poli. In questo senso gli ambiti dell’apprendistato cognitivo rappresentano occasioni per approfondire l’analisi dei modi dell’insegnare e appropriarsene criticamente. Anzitutto perché l’apprendistato è metafora dell’apprendimento stesso, inteso come pratica contestualizzata, graduata, inserita in un quadro significativo di attività. L’attenzione alla situazione, lungi dall’essere attenzione quasi estetica alla cornice, è consapevolezza che l’apprendimento avviene attraverso la partecipazione piena all’attività. In questo senso sono interessanti le concezioni che vedono l’apprendimento come “partecipazione periferica legittimata” all’interno di “comunità di pratiche” .
Il tirocinio quindi si pone come occasione per ripensare l’apprendimento superando l’antinomia teoria-prassi, verso quell’imparare lavorando che rappresenta la fluida evoluzione dell’appren-dere attraverso la pratica.

Indice "Teorie"
Indice generale "Tirocinio"

   

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"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
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