"Il POF come identità culturale e progettuale
della scuola"
di Mario Maviglia
Mario Maviglia è ispettore tecnico del Ministero alla P.I. e da diversi anni
si occupa di scuola dell'infanzia. Ha diverse
pubblicazioni al suo attivo ed attualmente dirige, insieme
con Giovanna Zunino la collana "Bambini e saperi nella
scuola dell'infanzia" per le edizioni Junior. E' coordinatore
della settima commissione per il riordino dei cicli scolastici
del Ministero alla Pubbica Istruzione.
Il P.O.F. (Piano dellofferta formativa) come identità culturale
e progettuale della scuola.
Il piano dellofferta formativa viene definito dal Regolamento dellautonomia
come "il documento fondamentale costitutivo dellidentità
culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed
esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare,
educativa e organizzativa che le singole scuole adottano
nellambito della loro autonomia".
Il POF rappresenta dunque lo strumento che la scuola autonoma si dà per ricondurre
ad un disegno unitario e coerente gli interventi di natura
culturale, organizzativa, didattica e gestionale elaborati
dallistituzione stessa nelle sue diverse articolazioni.
E attraverso il POF che la scuola definisce le proprie
linee dazione, i propri interventi educativi e le
strategie che intende adottare. Il POF si colloca dunque
nella cultura dellautonomia e ne rappresenta un elemento
fondamentale tanto da definirne "lidentità culturale
e progettuale" delle istituzioni scolastiche.
Ma come si costruisce "lidentità culturale e progettuale" di
una scuola nel quadro dellautonomia? Fino a che punto
unistituzione scolastica può differenziarsi (riconoscersi
diversa) da unaltra?
Partiamo da una definizione che mutuiamo dallambito psicologico, dove per
identità si intende "il senso del proprio essere continuo
attraverso il tempo e distinto, come entità, da tutte le
altre (
). Lidentità non è un dato, ma una costruzione
della memoria". Non molto diverso è il significato
che viene attribuito in campo pedagogico: "Con questo
termine si intende definire lautorappresentazione
e la percezione di sé come un soggetto unitario, con caratteristiche
e qualità stabili, permanenti e diverse da quelle altrui".
In queste definizioni possiamo scorgere almeno due aspetti che connotano il senso
dellidentità:
- da una parte il rapporto dinamico che intercorre tra stabilità e cambiamento.
Lidentità è qualcosa che ci consente di auto-riconoscerci
nel nostro cambiare nel tempo. Essa è il risultato di una
processualità che evolve ma che attraverso la costruzione
della memoria permette di distinguerci dagli altri;
- dallaltra, il significato da attribuire allespressione "percezione
di sé come soggetto unitario" riferita ad unistituzione
scolastica. Infatti, la scuola, intesa come unità, rappresenta
una realtà complessa allinterno della quale coabitano
anime, concezioni e stili diversi. In questo caso la costruzione
dellidentità va vista come un processo di composizione
organico e coerente di tutte queste diverse istanze. In
altre parole, lidentità di unistituzione scolastica
non può essere che lespressione di un "io multiplo"
fortemente impegnato a ricondurre ad un quadro complesso
ma unitario i diversi elementi dellistituzione: le
aspettative del singolo e quelle del gruppo, le esigenze
della classe e quelle della scuola ecc.
Proprio tenendo conto di queste definizioni e della realtà specifica della scuola,
possiamo individuare i seguenti elementi che strutturano
lidentità culturale e progettuale di una scuola e
che, sebbene fortemente intrecciati tra loro, qui vengono
trattati separatamente.
a) Un primo elemento è costituito dalle risorse umane e dalla professionalità
che esse esprimono. Inutile dire che le forme progettuali
e la vitalità delle stesse dipendono fortemente dalla robustezza
della preparazione professionale degli operatori scolastici.
Entrano in gioco evidentemente le capacità di tradurre in
itinerari educativi e didattici, significativi e pertinenti,
le indicazioni programmatiche nazionali e le sollecitazioni
provenienti dallambiente esterno. Ma si tratta anche
cosa ancor più importante, soprattutto nella scuola
dellinfanzia e nella scuola di base di dare
spazio e di accogliere il sapere spontaneo dei bambini e
di favorire i processi di costruzione autonoma e sociale
della conoscenza. Da questo punto, una scuola può caratterizzarsi
per unimpostazione progettuale marcatamente "trasmissiva"
del sapere, oppure può valorizzare il protagonismo degli
allievi.
b) Un secondo elemento è costituito dai riferimenti teorici impliciti
ed espliciti che informano il modello culturale e
progettuale di una scuola. Come abbiamo già affermato in
altra sede , spesso questi riferimenti sono più impliciti
che espliciti, soprattutto laddove non vi è stata l'opportunità
di disvelare - attraverso opportuni interventi formativi
- i quadri di riferimento utilizzati dalla scuola. Certo,
alcuni di questi quadri sono comuni a tutte le scuole, come
ad esempio il riferimento pressoché unanime che le scuole
fanno ai programmi ministeriali. In realtà noi sappiamo
che i programmi vengono interpretati più che applicati,
nel senso che essi vengono adattati alle esigenze delle
singole scuole o - in non pochi casi - presi a giustificazione
di ogni decisione educativa e didattica. Un'attenta analisi
di questi riferimenti dovrebbe disvelare le concezioni maturate
ed agite riguardo al testo programmatico. Ma c'è di più:
possiamo collocare all'interno di questo ragionamento un
altro aspetto quanto mai fondamentale per capire la dinamica
di genesi e di costruzione di ogni discorso programmatorio.
Ci riferiamo ai condizionamenti esercitati dalle immagini
e idee di bambino e infanzia che ogni docente (e ogni scuola)
esprime e che si ripercuotono inevitabilmente sull'agire
educativo. Esplicitare queste immagini può aiutare il gruppo
docente ad assumere consapevolezza di quella pedagogia antropologica
(o, parafrasando Bernstein, di quella "pedagogia invisibile"
) che non appare scritta in nessuna programmazione educativa
ma che condiziona il pensiero e l'azione dei docenti. Si
tratta di una sorta di immaginario individuale e collettivo
cui si fa implicito riferimento nella costruzione dei percorsi
educativi e didattici, un immaginario spesso in contraddizione
o non appaiato alle proposte didattiche più formalizzate
ed esplicite. In altre parole, anche in questo caso possiamo
riscontrare delle forme di discrasia tra le concezioni educative
più profonde ed autentiche delle scuole (ma per ciò stesso
più implicite ed inespresse) e quelle più formalizzate e
intellettualizzate riportate nelle programmazioni.
c) Un altro elemento, strettamente correlato a quanto abbiamo appena detto, è
costituito dalle iniziative formative avviate nel tempo
dalla scuola e che possono avere contribuito a indicare
o rafforzare determinate scelte culturali e progettuali.
La formazione in servizio, infatti, può costituire un potente
strumento di riflessione e rivisitazione dellimpianto
progettuale della scuola, soprattutto se sollecita un continuo
confronto con le pratiche educativo-didattiche adottate
dai docenti. Alcune iniziative formative possono "punteggiare"
in modo significativo la storia di una scuola e innescare
proficui meccanismi di revisione sul piano progettuale.
Linvestigazione critica delle proprie pratiche progettuali,
la ricerca dei riferimenti teorici sottesi e lanalisi
della congruenza tra intenti educativi e realizzazioni pratiche
possono favorire un processo di coscientizzazione in ordine
ai modelli di progettazione e ai risultati attesi.
d) Nella definizione dellidentità culturale e progettuale di unistituzione
non possono essere inoltre trascurate lelaborazione
e realizzazione di esperienze innovative che hanno contrassegnato
la storia di una scuola. Ci riferiamo, in primo luogo, alla
realizzazione di iniziative sperimentali che, attraverso
la delineazione di nuovi scenari culturali allinterno
dei quali operare, possono avere contribuito ad introdurre
modifiche sul piano didattico-organizzativo. In ogni caso,
le iniziative sperimentali e innovative, nel coniugare la
riflessione con lazione e nel proporre la ricerca
di nuove soluzioni nel fare scuola quotidiano, si caratterizzano
come momenti di svolta significativi nella biografia delle
istituzioni scolastiche. Spesso tali iniziative "segnano"
in modo permanente lidentità della scuola ed anzi
ne diventano laspetto peculiare e distintivo. Ma anche
alcuni ricorrenti e qualificanti elementi di connotazione
possono caratterizzare una scuola e definirne lidentità.
Pensiamo, ad esempio, ad una scuola che fa della didattica
laboratoriale lelemento qualificante della propria
proposta educativa, oppure ad una scuola che si caratterizza
per la forte attenzione che riserva ai rapporti con il territorio.
e) Infine, un ulteriore fattore di strutturazione dellidentità culturale
e progettuale di una scuola è costituito proprio dal contesto
socio-ambientale in cui essa opera, sia per quanto riguarda
le sollecitazioni/opportunità che esso offre alla scuola,
sia per quanto concerne i rapporti negoziali che si stabiliscono
tra queste due entità. Ora, è chiaro che il contesto ambientale
influenza, in qualche modo, le scelte progettuali della
scuola, ma in questa sede si vuole sottolineare lazione
progettuale che la scuola realizza tenendo conto della realtà
ambientale. Peraltro, siamo convinti che la prospettiva
dellautonomia solleciterà le istituzioni scolastiche
a dialogare ed interagire ancor più con le comunità locali
per la definizione di reti o accordi di programma, e comunque
per arricchire le possibilità di intervento delle scuole.
Del resto, la stessa elaborazione del POF si configura di
fatto come un "esercizio" di condivisone e negoziazione,
sia allinterno dellistituzione scolastica che
nei confronti dellesterno. Infatti, la definizione
del POF costituisce il terreno di incontro di istanze, proposte
e sollecitazioni diverse; si tratta di negoziare tali diverse
istanze e di farle confluire allinterno di un quadro
condiviso. Negoziare implica disponibilità a cambiare o
modificare in tutto o in parte il proprio
punto di vista, accettando il contributo degli altri.
Se si considera che sul piano progettuale il POF rappresenta un elemento non
secondario di qualificazione della scuola autonoma, si può
allora comprendere come sia necessario attrezzarsi sul versante
culturale e professionale perché lofferta della scuola
possa "riflettere le esigenze del contesto culturale,
sociale ed economico della realtà locale, tenendo conto
della programmazione territoriale dellofferta formativa".
Ma una negoziazione proficua è possibile solo allinterno
di un quadro chiaro e definito di ruoli e competenze. Vi
sono confini ne siamo convinti oltre i quali
la scuola non può spingersi, pena la perdita della sua identità
istituzionale e della sua stessa funzione formativa. Così,
ad esempio, la scuola deve salvaguardare la propria identità
dal rischio di ogni asservimento economicistico o utilitaristico.
Negoziare implica il riconoscimento dei propri "confini"
e di quelli degli altri.
Come si vede, alla definizione e costruzione della "identità culturale e
progettuale" di una scuola intervengono vari fattori
che nel loro intrecciarsi ed evolversi ne determinano la
fisionomia identitaria. Alla luce di tali riflessioni possiamo
dunque considerare il POF come una sorta di "carta
didentità" di unistituzione scolastica
che consente di tracciarne il profilo sul piano curricolare,
educativo e organizzativo.
» Indice
generale di "Curricolo, programmazione e POF"
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"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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